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lunedì 20 gennaio 2020

BOLIVIA ROMPE I LEGAMI E SOSPENDE SUO RICONOSCIMENTO DALLA PSEUDO “RASD”


La Bolivia ha deciso di sospendere suo riconoscimento della pseudo “rasd” e di “rompere tutti i suoi legami” con l'entità fittizia, ha annunciato il ministero delle Relazioni Estere del paese sudamericano in un comunicato pubblicato ieri sul suo sito ufficiale. 
La Bolivia ha inoltre affermato che adotterà il principio della “neutralità costruttiva” nei confronti del conflitto artificiale intorno al Sahara marocchino e che “si adopererà d’ora in poi per sostenere gli sforzi compiuti nel quadro dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile, conformemente ai principi e agli obiettivi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite”.
“La Bolivia è determinata a costruire una nuova relazione con il Regno del Marocco, basata sul rispetto reciproco della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale e sulla non ingerenza negli affari interni dei due paesi”, sottolinea il comunicato. 

venerdì 17 gennaio 2020

Aperti cinque consolati africani in Sahara Marocchino


Dopo Costa d’Avorio, Gambia e Unione delle Comore, ecco Guinea e Gabon hanno aperto venerdì i loro Consolati generale a Dakhla e a Laayoune in Sahara Marocchino.
La cerimonia d’inaugurazione della rappresentanza guineana è stata presieduta dal ministro degli Affari Esteri, della Cooperazione Africana e dei Marocchini Residenti all’Estero, Nasser Bourita, e dal suo omologo guineano, Mamadi Touré. Mentre quella del Gabon è stata presieduta da Nasser Bourita, e dal suo omologo gabonese, Alain-Claude Bilie-By-Nze.
L’apertura del consolato Guineano a Dakhla riflette una specificità particolare nelle relazioni bilaterali storiche distinte tra Marocco e Guinea, che si sono ben rafforzate grazie alle visite del Re Mohammed VI a Conakry nel 2014 e 2017 e alle visite del Presidente Alpha Condé in Marocco negli ultimi anni, ha sottolineato Bourita in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo guineano.
Rabat e Conakry hanno instaurato relazioni basate su solide basi storiche, forti legami umanitari e intese su tutte le questioni regionali, ha proseguito Bourita, notando che la Guinea ha sempre avuto una posizione costante, chiara e positiva sulla questione del Sahara marocchino, così come ha sempre sostenuto le legittime posizioni del Regno intorno al suo Sahara.
“La Guinea è sempre stata al fianco del Marocco in tutte le sue azioni diplomatiche in seno all'Unione Africana (UA) e all'ONU”, ha spiegato, affermando che “l'apertura oggi di un consolato si inserisce in linea con queste posizioni costanti, sin dall'inizio di questo conflitto regionale artificiale intorno alla Marocchinita del Sahara”. Il presidente della Repubblica di Guinea, Alpha Condé, ha svolto un ruolo importante nel ritorno del Marocco all’UA, quando era il presidente di tale organizzazione, ha proseguito Bourita.
Il ministro ha inoltre affermato che l’apertura del consolato consentirà di interagire con la comunità guineana, di sviluppare le relazioni economiche e commerciali e di sostenere la presenza degli studenti guineani nella regione.
Al di là della sua portata politica e diplomatica, l’apertura di questa rappresentanza costituisce un mezzo di interazione economica, partendo dal fatto che la città di Dakhla costituisce un autentico collegamento tra il Marocco e la sua profondità africana, ha proseguito il ministro.
La dinamica dell’apertura di queste rappresentanze diplomatiche è un chiaro messaggio rivolto dal Marocco a coloro che desiderano trovare una soluzione nel quadro della piena sovranità marocchina sulle sue province meridionali e l’integrità territoriale del Regno, dal momento che la marocchinita del Sahara si consolida ogni giorno, attraverso posizioni diplomatiche e misure giuridiche, come l’apertura di consolati, le continue dichiarazioni positive di paesi aventi peso e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza”, ha osservato.
Da parte sua, il ministro degli Esteri guineano Mamadi Touré ha sottolineato che la decisione di aprire un consolato generale a Dakhla è un atto sovrano della Guinea, che concretizza ancora una volta le posizioni costanti del suo paese nei confronti del Sahara del Marocco sia in seno all’ONU, all’Unione africana (UA) che in altre sedi internazionali e che l’apertura s’iscrive nella continuità del rafforzamento delle relazioni bilaterali al servizio degli interessi comuni dei due Paesi.
La rappresentanza diplomatica avrà la missione di vigilare sul benessere dei cittadini guineani e di difendere i loro interessi nelle province meridionali del Regno, ha proseguito Turé, sottolineando che l’apertura di questo consolato è “un esempio concreto” delle relazioni di cooperazione “distinte” tra Marocco e Guinea.

venerdì 10 gennaio 2020

Gambia apre un consolato generale in Sahara Marocchino


Dopo Costa d’Avorio e l’Unione delle Comore, la Repubblica del Gambia ha aperto suo consolato generale in sud del Marocco a Dakhla. La cerimonia dell'inaugurazione è stata presieduta proprio  dal ministro degli Affari Esteri, della Cooperazione Africana e dei Marocchini Residenti all'Estero, Nasser Bourita, e dal suo omologo gambiano, Mamadou Tangara. L'apertura si inserisce in linea dritta con la posizione costante di questo paese africano rispetto alla questione del Sahara marocchino, ha affermato Bourita nella conferenza stampa congiunta con il suo omologo gambiano.
Gambia ha sempre sostenuto la legittimità internazionale e i diritti storici del Regno in tutte le sedi regionali e internazionali, ha spiegato. Inoltre, ha sottolineato l'importanza di questo evento nella storia delle relazioni solide e storiche tra Marocco e Gambia, relazioni che hanno conosciuto una grande evoluzione negli ultimi anni, ricordando in tale contesto la prossima riunione della commissione mista a Banjul, dove una serie di convenzioni saranno firmate in diversi settori.
Molti paesi manifestano il loro interesse ad aprire rappresentanze diplomatiche nelle province meridionali, per esprimere il loro sostegno alla marocchinita del Sahara, ha osservato, facendo sapere che altri consolati saranno aperti a Dakhla e Laayoune da paesi africani e non africani.
L'apertura del consolato gambiano a Dakhla e quello dell'Unione delle Comore a Laayoune conferma che la marocchinita del Sahara è irreversibile, ha voluto precisare Bourita, sottolineando che, come altri consolati hanno sede a Marrakech, Casablanca o Tangeri, “è normale che tali rappresentanze diplomatiche siano presenti nelle province sud del paese nell'ambito della sovranità del Marocco”. Questa decisione rafforza anche la dinamica positiva della causa nazionale sulla scena internazionale grazie al costante sostegno espresso da diversi paesi al Marocco.
Oltre alla sua portata politica, l'apertura di queste rappresentanze diplomatiche costituisce una leva per lo sviluppo di scambi commerciali ed economici tra il Marocco e questi paesi, ha detto, notando che questi consolati svolgeranno un ruolo importante nel rafforzamento delle relazioni tra il Regno ed Africa e che, attraverso la città di Dakhla, sarà un vero polo economico nel sud del Marocco.
La città di Dakhla costituisce un vero e proprio trait d’union tra il Marocco e la sua profondità africana, ha continuato Bourita, sottolineando che questa città è dotata di alti istituti di formazione professionale che potranno essere messi a disposizione dei fratelli africani per beneficiare dell'istruzione e di tirocini in settori di interesse comune, in questo caso la pesca marittima, il turismo e l'agricoltura.
Da parte sua, il ministro gambiano degli Affari Esteri ha sottolineato che la decisione del suo paese di aprire un consolato generale a Dakhla è un atto di sovranità conforme alle regole e agli usi diplomatici, aggiungendo che tale atto si inserisce nella logica proseguita da Gambia sin dalla sua indipendenza, vale a dire il riconoscimento del Marocco e del suo Sahara. In tale contesto, ha ribadito la posizione del Gambia che “non ha mai sofferto di ambiguità sulla questione del Marocco e dell’integrità territoriale del Marocco”. Tangara ha inoltre accolto con favore il fatto che tale apertura costituisca un “evento storico”, dato che Gambia è il primo paese africano ad aver aperto una rappresentanza diplomatica in questa città, notando che è solo l'inizio di una forte dinamica di cooperazione tra i due paesi, in particolare dopo l'apertura di un'ambasciata a Rabat e di un consolato onorario a Casablanca.
Il Regno del Marocco esercita effettivamente la sua sovranità sul Sahara e la decisione del Gambia di aprire una rappresentanza consolare in questa regione del Regno si inserisce nel quadro delle posizioni espresse da questo Stato in seno all’Assemblea generale dell’ONU e ad altri forum internazionali che sostengono l’integrità territoriale del Marocco, ha insistito. Il capo della diplomazia gambiana ha sottolineato che “qualsiasi critica a questa decisione rappresenta un’ingerenza nelle relazioni diplomatiche tra due paesi africani sovrani, Marocco e Gambia”.
Lo scorso giugno la Costa d'Avorio ha aperto un consolato onorario a Laayoune e a dicembre l'Unione delle Comore ha inaugurato suo consolato generale nella stessa città.


mercoledì 18 dicembre 2019

L'Unione delle Comore ha aperto consolato generale a Laayoune in Sahara Marocchino


L'Unione delle Comore ha aperto mercoledì suo consolato generale a Laayoune in sud del Marocco. 
La cerimonia d'inaugurazione è stata presieduta dal ministro degli Affari Esteri, della Cooperazione Africana e dei Marocchini Residenti all'Estero, Nasser Bourita, e dal suo omologo comoriano, Souef Mohamed El Amine.
In una dichiarazione alla stampa, il console generale dell'Unione delle Comore a Laayoune, Sayed Omar Sayed Hassan, ha accolto con favore le relazioni “fraterne” tra il Regno del Marocco e l'Unione delle Comore, sottolineando che tali relazioni risalgono agli inizi dell'indipendenza delle Comore.
È un “onore per l'Unione delle Comore d’aprire un consolato generale nella “capitale del Sahara marocchino", ha detto Sayed Hassan, aggiungendo che “l'apertura di questo consolato conferma la marocchinita del Sahara e i legami fraterni tra i nostri due paesi”.
Il diplomatico comoriano ha invitato tutti i paesi africani a seguire l'esempio del suo paese e aprire rappresentanze diplomatiche nelle città del Sahara marocchino dicendo: “Auspico che altri paesi amici e fratelli del Marocco seguano l'esempio dell'Unione delle Comore per dimostrare la loro solidarietà e fraternità nei confronti dei nostri fratelli marocchini e il loro riconoscimento per tutto ciò che il Regno del Marocco apporta ai nostri paesi e ovunque in Africa”.
La cerimonia di apertura si è svolta in presenza del Wali della regione di Laayoune Saguia El Hamra, Governatore delle province di Boujdour, Abdeslem Bekrate, e dei governatori di Tarfaya e Smara, del presidente della regione, Sidi Hamdi Ould Errachid, degli eletti della regione e dei rappresentanti delle organizzazioni della società civile.
Da ricordare che la Costa d'Avorio ha aperto, in giugno scorso, un consolato onorario nella stessa città, mentre Gambia ha recentemente annunciato la prossima apertura del suo consolato a Dakhla.


mercoledì 13 febbraio 2019

IL PE APPROVA ACCORDO DI PESCA TRA MAROCCO E L'UE INCLUDENDO IL SAHARA


Con 415 voti favorevoli, 189 contrari e 49 astenuti su 653 eurodeputati presenti alla seduta plenaria che il Parlamento europeo ha approvato, martedì, in sessione plenaria a Strasburgo, il nuovo accordo sulla pesca tra il Marocco e l'Unione europea (UE) che include il Sahara Marocchino.
Questo voto è l'ultima tappa di convalida a livello europeo prima dell'adozione da parte del Parlamento marocchino e la sua entrata in vigore.
L’accordo stabilisce le condizioni d'accesso per la flotta europea e prevede le esigenze di una pesca sostenibile.
Cosi, l’approvazione costituisce l'incoronazione di un processo di negoziati tecnici, di convalide giuridiche e di concertazioni politiche tra il Marocco e l'UE in un clima di serenità, di fiducia e di responsabilità, tale processo di preservare i fondamentali dell'integrità territoriale, gli interessi economici del Regno ed il partenariato storico multidimensionale tra le due parti.
Evento logico, infatti, degli sviluppi positivi recenti nel partenariato strategico bilaterale, in particolare l'approvazione dell'accordo agricolo che estende le preferenze tariffarie ai prodotti derivati dalle province del Sud del Regno.
Il nuovo accordo di pesca tra il Marocco e l'UE è stato firmato il 14 gennaio a Bruxelles, coprendo la zona di pesca che si estende dal parallelo 35 fino al parallelo 22, cioè dal Cap Spartel nel nord del Marocco fino al capo Bianco nel sud del Regno, quest'accordo precisa, tra l'altro, le zone di pesca e le condizioni d'accesso per la flotta europea, con un aumento della contropartita finanziaria che passerà da una media annuale di 40 milioni di euro a 52,2 milioni (+30%).
L'accordo comprende anche disposizioni che mirano ad ottimizzare i vantaggi per le popolazioni locali delle zone interessate e prevede esigenze tecniche che riguardano la preservazione della sostenibilità delle risorse alieutiche e la tutela dell'ambiente del mare.
Soddisfatto  il ministero marocchino degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, perché “questi strumenti giuridici coprono la regione del Sahara Marocchino”, l’approvazione “conferma che il Regno del Marocco è l’unico appropriato giuridicamente, nel quadro dell'esercizio della sua sovranità, a negoziare e firmare accordi che includono il Sahara Marocchino”, aggiungendo, che “dopo l'adozione nel mese scorso dell'Accordo agricolo, il voto d'oggi viene a confermare l'attaccamento del Marocco e dell'Unione europea al rafforzamento del loro partenariato strategico e la sua preservazione dalle manovre politiche e giuridiche disperate condotte dall'Algeria e “il polisario””.
Rallegrato il Gruppo Europarlamentare d'amicizia UE - Marocco: “il voto positivo consolida di nuovo l'eccellenza delle relazioni tra l'Europa ed il Regno del Marocco”.
“Quest'accordo è a beneficio prima di tutto per le popolazioni di Sahara. Garantisce 45000 posti di lavoro diretti ed indiretti nelle esportazioni del settore della pesca in Sahara. Rafforzare questo settore vale a dire rafforzare questi posti di lavori sia a Boujdour, Dakhla o a Laâyoune, i principali porti di Sahara. Quest'accordo è dunque una potente leva dello sviluppo economico del settore della pesca in Sahara. Occorre ricordare che i pescatori europei sono così beneficiari di quest'accordo. Le 128 navi autorizzate a pescare sono infatti senza attività dal 14 luglio 2018. Queste navi potranno tornare pescare e fare rivivere un'industria indispensabile per la salvaguardia dell'occupazione di questo settore in Europa, soprattutto in Spagna, in Portogallo ed in Francia”, ha pubblicato il Gruppo Europarlamentare d'amicizia UE - Marocco.

venerdì 12 gennaio 2018

Il Governo marocchino non risponde all’opinione dell’avvocato della Corte di Giustizia dell’UE sull’accordo bilaterale di pesca

Un comunicato stampa è stato pubblicato, il 10 gennaio 2018, dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE), sulle conclusioni del suo avvocato generale Melchior Wathelet, nel rinvio pregiudiziale che riguarda l'Accordo sulla pesca tra il Marocco e l'Unione europea. Infatti, l’avvocato generale pretende che “l’accordo di pesca concluso tra l’UE e il Marocco è invalido per il fatto di essere applicabile al Sahara”.
Da osservare subito che dai termini del comunicato, l’avvocato della Corte, Melchior Wathelet, ha emesso conclusioni che, dal loro semplicismo ed la loro estrema radicalità, sono fondamentalmente incompatibili con la ricchezza e la profondità delle relazioni tra il Marocco e l'UE, incompatibili con la specificità della questione di Sahara e le prove giuridiche e politiche.
Le conclusioni di Wathelet stupiscono con la loro parzialità, gli argomenti di legalismo dichiarati nascondono male la loro pura natura politica e rivelano un'ignoranza profonda dei fatti e una ignoranza ovvia del diritto internazionale. È da precisare che le sue conclusioni sono individuali, espresse in fase preliminare della procedura (se ci sarà) e non rappresentano la posizione dei giudici della Corte e nemmeno il verdetto finale della Corte, che sarà reso soltanto in fine di procedura.
Ma, se tali conclusioni sono un non-evento dal punto di vista giuridico, sono davvero una fonte d'interrogazione dal punto di vista politico, poiché, fanno sospettare che la questione politica è ben motivata nei contenuti apparsi. Questo sospetto è più che giustificato da quanto questo stesso avvocato aveva emesso, nel settembre 2016, conclusioni politiche sull'Accordo agricolo Unione Europea - Marocco; conclusioni che sono state confutate dai giudici della Corte nel loro verdetto finale che aveva concluso alla legalità accordi tra il Marco e l'UE e alla non-ricevibilità dei ricorsi dei separatisti del “Polisario”, peggio ancora, aveva condannato il “Polisario” per pagare le spesse al tribunale europeo.
Da considerare, che è importante rilevare che il governo marocchino non ha reagito o commentato le opinioni dell’avvocato, ciò dà prova che il Marocco si sente fiducioso dei suoi diritti, sereno nella sua legittimità e forte dell'unità nazionale attorno alla sua Sacra Causa ovvero Sahara marocchino. Il silenzio ufficiale marocchino si spiega, inoltre, con il fatto che il Marocco non è parte nel dossier e, dunque, rimane estraneo dalla procedura aperta dinanzi alla CJUE e non si considera legato dalle conclusioni dell’avvocato.
Ma ogni osservatore informato non possa che respingere queste conclusioni, attraverso le quali l’avvocato del CJUE si è arrogato il diritto di prendere parte su questioni strettamente politiche.
Per non dimenticare che le relazioni tra il Marocco e l'UE hanno dimostrato la loro forza, la loro ricchezza e la loro resilienza. L'Accordo sulla pesca che è uno fra altri elementi di un partenariato diversificato tra le due parti, non è stato mai richiesto dal Marocco, infatti, è stato l'Unione europea a richiederlo e ha insistito sul suo rinnovo che dovrebbe essere nei mesi prossimi. Di concreto, tre giorni fa, la Commissione Europea ha chiesto ufficialmente di rinnovare l'Accordo sulla pesca, prima della sua scadenza a luglio. Allo stesso modo, la Commissione Europea ha dimostrato pubblicamente, in una relazione ufficiale recente, basata su studi in Sahara, che l'Accordo sulla pesca produce vantaggi socioeconomici sostanziali per le popolazioni e contribuisce, pertanto, allo sviluppo.
Se le conclusioni dell’avvocato suonano male nel discorso generale dell'Unione europea in confronto al Marocco, però indicano che una molteplicità sconcertante di alcuni intervenuti e voci nell'UE metterebbero fragile la coerenza delle posizioni dell'Europa e compromettono le basi del partenariato compatto ed affidabile che l'UE ed il Marocco auspicano.
A seguire la logica contestabile dell’avvocato, uno Stato che “non avrebbe diritti” su una parte del suo territorio, non vi avrebbe neppure responsabilità! Questa logica, però, non regge, è smentita ogni giorno dall'UE stessa, per esempio, con chi l'Europa coopera quando si tratta di arginare la minaccia terroristica? Con chi l'Europa lavora nella lotta contro l'immigrazione irregolare? Su chi l'Europa conta quando si tratta di preservare la pace e la stabilità? Verso chi l'Europa si rivolge, certamente verso il Marocco.
Sia il Marocco che l'UE, devono stare sereni ma prudenti, di fronte ai tentativi ripetitivi di compromettere le basi delle loro relazioni e mettere in pericolo l'affidabilità del loro partenariato. Pur denunciando le incoerenze e il doppio linguaggio di alcuni protagonisti europei, che si assumano la piena responsabilità delle loro azioni, occorre salutare la posizione delle Istituzioni e Stati membri dell'UE che hanno ribadito il loro attaccamento al partenariato multidimensionale con il Marocco.


martedì 7 novembre 2017

MAROCCO. IL RE MOHAMMED VI: IL SAHARA RESTERÀ SEMPRE MAROCCHINO

In occasione del 42mo anniversario della Marcia Verde – di 350mila partecipanti venuti da tutto il Marocco, ordinata nel 1975 dal Re Hassan II per liberare il Sahara allora sotto il colonialismo Spagnolo - il Re Mohammed VI del Marocco ha indirizzato un discorso alla nazione. “Questa commemorazione – ha ricordato il Sovrano – cade a qualche settimana dal 60mo anniversario del discorso del defunto Mohammed V a M’Hamid El Ghizlane, in Sahara. Con la Marcia Verde quest’evento costituisce un momento cardine che simbolizza il patto dell’unità nazionale, sigillato tra il trono alawita ed il popolo marocchino, patto la cui chiave è Sahara Marocchino.
Il discorso storico del M’Hamid El-Ghizlane del 1958 è pregno di significato segna una tappa fondamentale nel processo di completamento dell’integrità territoriale del nostro paese e sottolinea una sola verità incontrastabile: la marocchinità del Sahara e l’attaccamento del popolo marocchino alla sua terra”.
“Dal momento in cui il Marocco ha avuto la sua indipendenza e ben prima che la questione di Sahara fosse consegnata alle Nazioni Unite nel 1963, quando nessuna rivendicazione veniva mossa per il Sahara ad eccezione delle richieste legittime del Marocco, o meglio ancora, ben prima che l’Algeria diventasse indipendente, anteriormente a tutti questi fatti, rivolgendosi ai chioukh (notabili) ed ai rappresentanti delle tribù sahrawi venuti a presentargli fedeltà, nostro nonno aveva sottolineato i diritti storici e legittimi del Marocco sul suo Sahara”.
Il Sovrano ha inoltre ricordato questa dichiarazione di suo nonno Mohammed V: “Proclamiamo solennemente che proseguiremo la nostra azione per il ritorno del nostro Sahara, nel quadro del rispetto dei nostri diritti storici e conformemente alla volontà dei suoi abitanti …”. Quindi il Sovrano attuale ha ribadito che il Sahara resterà marocchino fino alla fine dei tempi, e che seguirà le tracce del suo nonno Mohamed V e di suo padre Hassan II.
“Abbiamo a cuore, ora che la terra è liberata, di operare con lo stesso impegno per garantire alla popolazione di queste province condizioni di vita degna e favorire lo sviluppo. Siamo altresì determinati a liberare i nostri figli trattenuti nei campi (a Tindouf in Algeria)”, ha aggiunto Mohammed VI.
D’altra parte il Sovrano ha sottolineato che il Marocco mantiene suo impegno d’adesione al processo voluto dal Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ed a cooperare con il suo Inviato personale. “Sarà così finché saranno rispettati i principi ed fondamenti della posizione marocchina”, ha insistito il Sovrano. Tali principi sono:
– Nessun regolamento della questione di Sahara è possibile al di fuori della sovranità piena ed intera del Marocco sul suo Sahara, ed al di fuori all’iniziativa d’autonomia, la cui comunità internazionale ne ha riconosciuto la serietà e la credibilità;
– Spetta alle parti all’origine del conflitto di assumersi interamente la loro responsabilità nella ricerca di un regolamento definitivo;
– Il pieno rispetto dei principi e fondamenti approvati dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu per il trattamento di questo conflitto regionale artificioso; essendo l’organo dell’Onu, di fatto, la sola istanza internazionale incaricata di supervisionare il processo di regolamento;
– Il rifiuto categorico di ogni superamento, di ogni tentativo di portare danno ai diritti legittimi del Marocco ed ai suoi interessi, di ogni proposta obsoleta volta ad allontanare il piano di regolamento dai parametri referenziali approvati, dell’inserimento tendenzioso di altri argomenti, i quali sono trattati dalle istituzioni competenti;

Il Re Mohammed VI ha anche insistito sul lavoro da effettuare all’interno del paese: “Lo ho più volte sottolineato, non resteremo con le braccia incrociate ad attendere che sia trovata la soluzione auspicata. Proseguiremo piuttosto l’azione al fine di stimolare lo sviluppo delle nostre province del sud e garantire alla loro popolazione le condizioni di una vita libera e degna”. Su questa base il Sovrano ha annunciato il proseguo di realizzazione del modello di sviluppo specifico per queste province, in parallelo con l’attuazione della regionalizzazione avanzata, cosa che dovrebbe permettere agli abitanti della regione di garantire la gestione democratica dei loro affari e contribuire allo sviluppo della loro regione.

mercoledì 18 ottobre 2017

Marocco. Il Re Mohammed VI riceve il nuovo inviato personale del Segretario generale dell’ONU per il Sahara

“Il Re Mohammed VI ha ricevuto, ieri 17 ottobre 2017, al Palais Royal di Rabat, Horst Kohler Inviato personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per il Sahara Marocchino, che visita il Marocco nel quadro di un tour regionale” che lo vedrà nei prossimi giorni anche in Algeria e Mauritania, annuncia un comunicato del Palazzo Reale. Il comunicato ricorda che Kohler è anche ex Presidente tedesco ed ex Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI). È stato nominato nell'agosto scorso, dal Segretario generale dell'ONU, Antonio Guterres, come Inviato personale in Sahara, in sostituzione dell’americano Christopher Ross.
L'udienza si è svolta in presenza di Fouad Ali El Himma, Consigliere del Re, Nasser Bourita, ministro degli Esteri e David Schwake, Consigliere speciale di Kohler.
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU deve prendere conoscenza, da qui alla fine del mese d'ottobre, di una relazione sulla situazione nella regione e sulle eventuali prospettive di regolamento conformemente alla sua risoluzione d'aprile 2017.
Si tratta della prima visita di Horst Kohler nella regione maghrebina nell’ambito degli sforzi del nuovo Segretario generale dell'ONU, Antonio Guterres, per rilanciare il processo dei negoziati di Manhasset tra Marocco, Algeria e Mauritania fermo dal 2012.
Il nuovo emissario dell'ONU intende mettere in campo ogni sforzo per avvicinare i punti di vista tra le diverse parti che prendono parte ai negoziati, sulla questione del Sahara. Per arrivare a questo avvicinamento, Horst Kohler intende visitare oltre il Marocco, l'Algeria e la Mauritania, tutti tre rappresentati nei negoziati sotto l'egida dell'ONU per il regolamento del conflitto attorno al Sahara.
È una nuova pagina nella questione di Sahara? Sul campo, l'emissario di Antonio Guterres riuscirà ad avvicinare i punti di vista, sulla base della proposta d'autonomia delle regioni di Sahara presentata dal Marocco nel 2007? Riuscirà ad organizzare il censimento della popolazione dei campi “saharawi” a Tindouf in Algeria, come raccomanda l’ONU? Certamente, l'esperienza di Horst Kohler spinge numerosi specialisti in politica internazionale, maghrebini ed occidentali, a credere che ne abbia più possibilità di riuscire dove il suo predecessore, l'americano Christopher Ross, è fallito. Ex SG dell’ONU Ban Ki-moon e suo emissario Christopher Ross erano conosciuti per la loro mancanza di professionalità e di oggettività nell'esercizio delle loro prerogative.
Si ritiene che il nuovo emissario di Antonio Guterres avendo una grande esperienza nei settori politici e diplomatici, potrebbe dare una spinta seria verso la soluzione di una questione creata a tavolino nel periodo della guerra fredda dal colonnello Gheddafi e dell’Algeria per destabilizzare il Marocco. che dura da oltre quattro decenni. La proposta marocchina d'autonomia del Sahara, presentata all’ONU nel 2007 e giudicata dall’ONU credibile e seria.
 Riprendere il cammino di Manhasset?
Horst Kohler desidera quindi rilanciare i negoziati di Manhasset bloccati dal 2012, a causa delle manovre dell’Algeria e dei separatisti del Polisario. I 4 negoziati di Manhasset sono una serie di discussioni tra le parti implicati direttamente nel conflitto attorno al Sahara per arrivare ad una soluzione politica di questa questione.
Questi negoziati, ai quali l'Algeria e la Mauritania sono sempre rappresentate, derivano dalla risoluzione numero 1754 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata il 30 aprile 2007 e che esorta le parti ad avviare negoziati diretti, senza condizioni preliminari ed in buona fede per arrivare “ad una soluzione politica, giusta, duratura e reciprocamente accettabile”.

Benché favorevolmente accolto ed accreditato di una buona reputazione, occorre attendere che Horst Kohler presenti la sua relazione sul Sahara e la situazione nei campi di Tindouf in Algeria, ad aprile 2018, prima di giudicare se il successore di Christopher Ross abbia deciso di trattare la questione del Sahara con rigore e la neutralità requisiti.

domenica 30 luglio 2017

Il Re Mohammed VI alla Festa del Trono: Miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini è una priorità come Sahara Marocchino e Africa

Il  discorso del Trono è un appuntamento tradizionalmente molto atteso dai Marocchini, quello che coincide quest'anno col 18esimo anniversario d’intronizzazione del Re Mohammed VI, era particolarmente storico.
Cosi, sabato sera, il Sovrano ha vivamente criticato le cattive prestazioni dell'amministrazione pubblica marocchina rispetto al settore privato, pur facendo assumere ai responsabili incompetenti i ritardi nella realizzazione dei progetti di sviluppo.
Mentre le scelte di sviluppo sono riconosciute per la loro pertinenza, le mentalità del personale e dei responsabili dell'amministrazione pubblica non sono cambiate e rallentano spesso progetti importanti, ha osservato il Sovrano. È dunque indispensabile legare la responsabilità al resoconto conformemente alla Costituzione, ha insistito il Sovrano, rendendo tuttavia omaggio ai responsabili ed al personale coscienziosi dell'amministrazione pubblica.
Mohammed VI non ha neppure risparmiato i responsabili dei partiti politici che, ha affermato, tirano beneficio dei successi economici e dei progressi sociali registrati senza tuttavia assumere il loro ruolo. I regolamenti dei conti tra partiti politici portano pregiudizio agli sforzi di sviluppo e d'ammodernamento delle strutture dello Stato, ha sottolineato il Sovrano. La gente non crede nei partiti politici e disprezza i responsabili disonesti, cosa che li spinge a girare il dorso alla politica.
Il Re Mohammed VI si è rammaricato che “quando il bilancio si rivela positivo, i partiti, la classe politica ed i responsabili si affrettano di occupare il primo piano della scena per raccogliere i benefici politici e mediatici delle acquisizioni realizzate. Ma, quando il bilancio è deludente, si nascondono dietro il Palazzo Reale e si l’attribuiscono la responsabilità”. In questo contesto, il Re rileva che “l'evoluzione politica del Marocco ed i suoi progressi in materia di sviluppo non si sono riflessi positivamente sull'atteggiamento dichiarato dai partiti, dai responsabili politici e dai amministrativi, nei confronti delle aspirazioni e delle preoccupazioni reali dei Marocchini”, notando che le scelte del Marocco in materia di sviluppo restano globalmente pertinenti, ma il problema risiede nell'immobilismo delle mentalità, e le carenze in termini d'esecuzione e d'innovazione.
Il Sovrano osservato che le pratiche di alcuni politici eletti spingono un numero di cittadini, in particolare i giovani, ad allontanarsi dall'impegno politico e la partecipazione alle elezioni. La ragione è semplicemente non fanno fiducia alla classe politica, e che alcuni attori politici hanno pervertito l'azione politica deviandola dalla nobile finalità che gli è assegnata per definizione. “Se il Re del Marocco non è convinto di certe pratiche politiche, se non fa fiducia a numerosi politici, cosa resta, dunque, al popolo?” si domanda il Sovrano.
Il Re ha detto a coloro che deludono le aspettative del popolo: Basta! Abbiate timore di Dio per ciò che riguarda la vostra patria … Svolgete pienamente delle missioni che sono le vostre, o eclissatevi! Poiché il Marocco si conta dalle donne ed dagli uomini onesti e sinceri verso il loro paese. “Ormai, questa situazione non può perdurare poiché ciò che è in gioco, sono gli interessi della Nazione e quelli dei cittadini”, ha avvertito il Sovrano evidenziando la necessità di un'applicazione rigorosa dell'articolo 1 della Costituzione, che definisce un rapporto tra la responsabilità e il resoconto.
Il Marocco si sta sviluppando ad un ritmo sostenuto ma vive un paradosso irrecusabile, difficile ad ammettere, da una parte il Marocco gode di una grande credibilità sulla scala continentale ed internazionale e della stima dei suoi partner, della fiducia dei grandi investitori come Boeing, Renault e Peugeot , a precisato il Sovrano, deplorando che dall’altra parte, noi costatiamo con contrariétà che, in certi settori sociali, il bilancio e la realtà delle realizzazioni sono sotto delle attese.
Mettendo l'accento sul successo del Marocco nell'attuazione di molti piani settoriali come quelli dell'agricoltura, dell'industria e delle energie rinnovabili, il sovrano ha sottolineato che i progetti di sviluppo, le riforme politiche ed istituzionali che conduciamo perseguono un solo obiettivo: servire il cittadino senza distinzione tra il nord ed il sud, l’est e l'ovest, né tra città e il mondo rurale.
La questione di Sahara Marocchino e la politica africana del Marocco rimangono una priorità, ha richiamato il Re Mohammed VI, sottolineando tuttavia che lo sforzo di sviluppo e di miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini sono ugualmente una priorità.



lunedì 7 novembre 2016

Re Mohammed VI dal Senegal: Il Marocco vuole fare intendere la voce dell'Africa nel mondo

Discorso storico di Mohammed VI dal Senegal
In occasione della celebrazione del 41esimo anniversario del Marcia Verde che portò alla liberazione del Sahara marocchino dall’occupazione spagnola nel 6 novembre 1975, il Re Mohammed VI ha pronunciato il discorso tradizionale considerato storico non da Rabat ma dalla capitale senegalese, Dakar dove è arrivato domenica 6 novembre 2016 per una nuova visita ufficiale. Questo scelta inedita e molto simbolica conferma l'alta attenzione del Sovrano alle relazioni marocco - senegalesi e con tutta l'Africa. “Il Senegal ha preso parte con altri paesi, alla Marcia Verde”, ha spiegato il sovrano parlando al popolo marocchino: “Se mi sono rivolto a te, in  questo stesso giorno dell'anno scorso, da Laayoune in Sahara marocchino sul tema d'Africa, io mi rivolgo a te adesso dal cuore dell'Africa sul tema del Sahara Marocchino (…) Questo discorso, pronunciato da questa terra accogliente, traduce tutto l'interesse che dimostriamo al nostro continente”. Il Senegal che considera la causa nazionale marocchina sua è stato sempre nella prima fila dei difensori dell'integrità territoriale e degli interessi superiori del Regno.
Tour di Re continua in tutta Africa
Il discorso reale avviene nel quadro di un tour molto proficuo, in uno spazio precedentemente inaccessibile e considerato come acquisizione agli avversari del Marocco. Il Sovrano ha spiegato che la politica africana del Marocco non si limiterà all'Africa occidentale e centrale, ma includerà tutte le regioni dell'Africa, di cui le sue recenti visite in Ruanda ed in Tanzania segnano l'apertura del Marocco sull'Africa dell'Est. “Animato di una volontà condivisa con le direzioni forti di questi Stati, abbiamo deciso di segnare una nuova dinamica alle relazioni economiche e politiche tra i nostri paesi, tenuto conto del peso politico che rappresenta questa regione e delle potenzialità economiche e dei vantaggi strategici di cui dispone”. Il Re Mohammed VI ha ribadito l’impegno con le autorità dell'Etiopia per aprire una tappa nuova nelle relazioni con questo paese: “Sarà, dunque, la prima tappa della seconda parte del nostro tour in un certo numero di paesi africani subsahariani”.
Rientro all’Unione Africana
Oggi, il Marocco dispone di una maggioranza schiacciante per rientrare all’UA. Per il Re il ritorno all’Unione Africana (UA) non è una decisione tattica o un calcolo di congiuntura: “E quando annunciamo il nostro ritorno, non chiediamo il permesso da nessuno per ottenere nostro diritto legittimo”. “Il Marocco, che non si interviene nella politica interna dei paesi, e non segue una politica di divisione, ha la speranza che tutte le parti reagiranno con tutta la saggezza necessaria ed in tutta responsabilità a questa decisione, in modo di far prevalere l'unità dell'Africa e l'interesse dei suoi popoli”, ha affermato il Sovrano.
La decisione del Regno di reintegrare l'UA è, inoltre, consustanziale alla difesa della sua prima Causa nazionale ovvero l’integrità territoriale. Quindi il Marocco non vuole lasciare il campo vuoto alle azioni ostili alla sua unità provenienti da questa organizzazione continentale.
Il ritorno marocchino è il frutto della sua politica africana e della sua azione solidale eseguita sul terreno con numerosi paesi del continente per garantire la promozione dello sviluppo economico ed umano, al servizio del cittadino africano. Oltre alla cooperazione bilaterale e con le organizzazioni regionali, il ritorno all’UA permetterà al Marocco di implicarsi nelle strategie di sviluppi settoriali in Africa mettendo a disposizione ai popoli africani la sua esperienza straordinaria accumulata in numerosi settori, e sarà anche “l'occasione per il Marocco di rafforzare la sua implicazione negli sforzi continentali di lotta contro l'estremismo ed il terrorismo, che ipotecano il futuro dell'Africa”, assicura il Re e che il Marocco continua a contribuire al consolidamento della sicurezza e della stabilità nelle varie regioni che vivono situazioni di tensione e di guerra, e di operare al regolamento delle controversie con i mezzi pacifici.
Il Marocco, portavoce dell'Africa nel mondo
Il sovrano ha ribadito la disposizione del Regno marocchino di fare intendere la voce del Continente nei forum internazionali ed il suo impegno per trovare soluzioni oggettive alle problematiche poste, rispettando gli interessi e le specificità dei popoli africani.
La COP22 e Vertice dell'Africa
“Avendo coscienza che l'Africa è fra le regioni più interessate dai cambiamenti climatici, abbiamo ritenuto importante che la conferenza sul clima, di cui i lavori inizieranno questa settimana a Marrakech, sia una conferenza per l'Africa”, ha detto il Re lanciando appello per la tenuta di un vertice africano in margine di questa conferenza, “volta a mettere a punto una visione comune per difendere le rivendicazioni del nostro continente, in particolare per quanto riguarda il finanziamento ed il trasferimento di tecnologia”.
Messaggi al governo marocchino per Africa
Il Re Mohammed VI ha chiaramente spiegato che la futura politica del governo deve essere globale ed integrata riguardo Africa: “Il governo, è piuttosto un programma chiaro e delle priorità definite che riguardano le questioni interne ed esterne, con l'Africa in primo piano”.
Sahara marocchino, nuovo asse di sviluppo intercontinentale
“Le province del sud sono forti con l'attaccamento dei loro figli alla loro marocchinità ed al sistema politico del loro paese”, ha detto il sovrano, aggiungendo che questo si riflette nella loro partecipazione massiccia alle diverse scadenze elettorali e la loro implicazione in tutta libertà ed in tutta responsabilità nella gestione dei loro affari locali. “Queste province possiedono anche tutte le potenzialità in termini di sicurezza, di stabilità e di infrastrutture, che le abilitano a diventare un polo di sviluppo integrato e che agisce nel suo spazio regionale e continentale, ed un asse per la cooperazione economica tra il Marocco e la sua profondità africana”, ha proseguito. E da concludere: “Lo sviluppo e la stabilità delle nostre province del Sud sono un incarico storico ed una responsabilità nazionale che tutti devono prendersi con devozione e in uno spirito di collaborazione e di solidarietà”.
La Marcia Verde del 06 novembre 1975 è un evento storico che ha concluso l’unificazione del Marocco e la liberazione del Sahara dall’occupazione spagnola. A tale marcia nazionale hanno partecipato 350mila persone per abbattere le sedicenti frontiere spagnole. Oggi, lo stesso Sahara, fa da ponte tra il Marocco e l'Africa sub-sahariana.

Il testo del discorso del Re Mohammed VI all’occasione 41esimo anniversario del Marcia Verde


domenica 6 novembre 2016

Sbai. Il Sahara marocchino è una questione di vita di un popolo e un Re

Il nostro bel Marocco vive oggi (06 novembre 2016) il quarantunesimo anniversario della Marcia Verde. Una mossa tattica del defunto Re Hassan II per dimostrare l'attaccamento del popolo marocchino alle regioni del sud del Marocco colonizzato dalla Spagna.
Dal lato logistico l'amministrazione marocchina ha fatto prova delle sue grande capacità. Infatti, garantire la sicurezza, il cibo, l'acqua, i mezzi di trasporto per 350 mila persone, uomini e donne, per un paio di settimane non era un impresa da chiunque.
Dal lato politico il Re era riuscito a unire le diverse correnti e i partiti politici su un unico obiettivo: l'integrazione dei territori occupati dalla Spagna e l'unità nazionale.
Dalla prospettiva sociale, la Marcia Verde, ha unito il popolo marocchino (di tutte le etnie compresi gli ebrei marocchini) in un patriottismo unico mai raggiunto dai sollevamenti contro i colonizzatori francesi.
E infine, dal lato geopolitico, il Re ha dimostrato a tutti gli Stati che hanno diversi interessi strategici nelle regioni del sud del Marocco che la questione del Sahara marocchino non è oggetto di trattative ma è una questione di vita di un popolo e un Re.


Dott. Youssef Sbai

mercoledì 3 agosto 2016

MAROCCHINI D’ITALIA PROTESTANO: SINDACO DI PISA OSTILE AL MAROCCO E SFRUTTA BAMBINI STRANIERI

Martedì 02 agosto 2016 – Marocchini d’Italia protestano contro attività ostile al Marocco in Italia e contro lo sfruttamento politico dei bambini. Una lettera a firma di RACMI è stata inviata al Ministero di Lavoro - Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione (DGIPI), Comitato dei Minori e al Prefetto e Sindaco di Pisa:
“Noi nella Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) presenti da anni in Italia come studenti e lavoratori stranieri e come cittadini italiani, vorremmo, con questa lettera, segnalare con amarezza e preoccupazione il disagio che ci ha provocato - in Italia - l’attività ostile al nostro paese Marocco e alla nostra integrità territoriale.
Siamo, tuttavia, sorpresi di scoprire che i bambini minori provenienti dall’Algeria sono stati palesemente sfruttati e strumentalizzati a Pisa nella propaganda e la disinformazione con l’inaccettabile complicità del signor Sindaco di Pisa Marco Filippeschi che ha personalmente “issato” sul suolo pubblico a Pisa una “bandiera” di una entità inesistente (saharawi).
Vorremo sottolineare che il gruppo separatista ed eversivo Polisario si è trasformato nei quattro decenni, in un movimento che trattiene in ostaggio delle persone in Algeria impedendogli di esprimersi liberamente per l’Autonomia Avanzata proposta dal Marocco, come il caso della regione Alto Adige, prevista dalle varie risoluzioni dell’ONU.
Con questa nostra protesta chiediamo al Prefetto e al Sindaco di Pisa la verifica per salvare l’immagine e il prestigio di Pisa dalla propaganda separatista e dalla strumentalizzazione di un conflitto regionale artificiale attorno all’integrità territoriale marocchina costruito a tavolino durante la guerra fredda e a causa dell’egemonia del Gheddafi e dell’Algeria, questo ultimo paese, infatti, è l’unico responsabile di tutte le negazioni dei diritti della popolazione saharawi nel suo territorio a Tindouf.
Vorremo segnalare al Comitato Nazionale dei Minori che alcune persone di dubbia competenza e alcuni comuni italiani compresso Pisa hanno scelto un altro gravissimo criterio non previsto per accogliere bambini stranieri indifesi, sfruttandogli nella propaganda politica e la disinformazione, come al solito desiderano Algeria e il gruppo separatista Polisario e i loro accoliti.

Chiediamo al Ministero di Lavoro e alla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione (DGIPI) di prendere provvedimenti e sanzioni contro questo abuso che viola la modalità di soggiorno dei minori accolti e l’affidabilità dei contenuti di programmi solidaristici umanitari di accoglienza temporanea previsti dalla DGIPI.”

sabato 30 aprile 2016

Nota di RACMI sulla “delegazione” di Polisario in Italia: Tanta propaganda e poca credibilità istituzionale.

Siena, 30 aprile 2016 - Tre persone del gruppo separatista Polisario sostenuto da Algeria, si sono recate, in questi giorni, presso la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica per tentare il raggiro di tali Istituzioni democratiche  ed ottenere un riconoscimento.
Il Governo italiano e la Farnesina non hanno ricevuto alcuna delegazione. Nessun comunicato ufficiale ha preceduto di fatto tale incontro anche se i vari siti Pro Fronte Polisario compresi i social networks ne hanno dato seguito attraverso fotografie.
Al contrario di quanto affermi scorrettamente un comunicato apparso sul sito web “Yahoo”, la Commissione Affari Esteri del Senato non ha incontrato i “Rappresentanti del popolo Saharawi”. Ogni incontro ufficiale viene comunicato attraverso la rete di informazione istituzionale e del presunto confronto della Commissione Affari Esteri del Senato con tali sedicenti persone non ne è stata data alcuna conferma.
Nella Camera dei Deputati, in una stanza aperta al pubblico, tali persone hanno incontrato due o tre senatori capitanati dall'onorevole Vaccari, conosciuto da tempo per i suoi costanti viaggi in Algeria.
La nota comunicativa infatti contiene le solite tracce riconducibili a tale Paese.
Altra scorrettezza informativa è riportata nel sito web di Beppe Grillo e Yahoo per Askanews, i cui incaricati hanno diramato erroneamente l'informazione secondo cui i campi “profughi” si troverebbero in Marocco manifestando una clamorosa ignoranza della geografia e della politica internazionale.
Condivisibili invece le parole della portavoce M5S presso il Parlamento Italiano, onorevole Ornella Bertorotta la quale ha commentato come di seguente le pretese della sconosciuta “delegazione” alla ricerca di una legittimità presso le Istituzioni italiane: "E' importante far luce sulle cause del conflitto e promuovere soluzioni pacifiche e definitive, affinché ogni parte possa risolvere le proprie controversie e migliorare la condizione di quelle persone che da decine di anni vivono nei campi profughi in una condizione di guerra e di miseria".
Una chiara bocciatura alla “delegazione”, sostenuta invece esclusivamente da alcuni deputati di “Sinistra Italiana” di poca rappresentanza e credibilità popolare in Italia.
Essi  hanno ricordato "l'attenzione con cui in Italia, da anni, segue” gli episodi del Polisario “attraverso una capillare rete di associazioni di solidarietà e di sostegno”. Purtroppo trattasi di solidarietà e di sostegno al Polisario e non alla popolazione dei campi di Tindouf. Tali associazioni mosse da spinte ideologiche nonché redditizie, non contemplano né affrontano la negazioni dell’essere umano e della sua dignità attraverso i suoi diritti fondamentali da parte dell’Algeria nei campi.
Scopo ormai risaputo che tale presunta “delegazione” abbia colto l'ennesima occasione  per chiedere fondi economici per il caldo estivo in arrivo, come aveva richiesto per la pioggia invernale.
Da aggiungere che la nostra amica Pia Locatelli ha  reso noto che “nel corso dell’incontro si è parlato delle continue violazioni dei diritti umani nei campi profughi Saharawi e si è affrontata la difficile prospettiva di stabilizzazione e pacificazione del Sahara occidentale”.
Ma ad Algeri, la comunicazione sulla “delegazione” ed i suoi incontri è stata chiaramente strumentalizzata e di altra natura : “La delegazione è stata ricevuta dal Governo italiano, dalla Camera dei Deputati, dal Senato della Repubblica e dai Partiti Politici che hanno sostenuto” le pretese della “delegazione”.
Quello che ignora chi cura il sito web di Beppe Grillo che il Polisario è un gruppo creato dall’Algeria per destabilizzare il Marocco. Quello che ignorano alcuni italiani è che esso non è riconosciuto né dall’Italia, né dall’UE, né dall’ONU. Due giorni addietro uno pseudo rappresentante del Polisario è stato estromesso e allontanato dalle forze dell’ordine da un incontro del Consiglio di Sicurezza perché rappresentante di un' entità non riconosciuta ufficialmente.
Con questo schiaffo alla “delegazione”, i politici italiani hanno detto basta! Basta strumentalizzazioni! Basta disinformazioni sul Marocco!
L'Algeria essendo il Paese di accoglienza dei campi di Tindouf deve rispettare i diritti degli abitanti di tali luoghi, partendo dal diritto di base di una vita dignitosa  scandita da processi fondamentali quali il censimento della popolazione, l'identificazione, la libera circolazione ed il lavoro.
Tale smentita plateale è stata possibile anche grazie alla sensibilizzazione promossa costantemente dalla società civile marocchina in Italia che rispetta il Paese di appartenenza ma anche il Paese di accoglienza, tutelando i suoi concittadini da strumentalizzazioni e manipolazioni mediatiche.

Un sentito grazie alla Comunità Marocchina in Italia,  un sentito grazie all'Italia che decide di non  essere Mozambico che sostiene Algeri, o Algeria che per motivi espansionistici ed interessi economici, fondanti, ha ideato il conflitto artificiale e sterile sul Sahara Marocchino a discapito di molti poveri innocenti in deserto algerino che noi continueremo a provare a difendere.