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domenica 12 gennaio 2020

Campi del Polisario in Algeria. Ragazze vendute dai genitori


La schiavitù denunciata da anni dalle ONG dei diritti umani nei campi del Fronte Polisario (Algeria) ha causato l’ennesima vittima. Non è la prima volta in cui ragazze giovanissime sono “vendute” dai loro padri.
Sequestrata e costretta a scegliere tra sposare un anziano oppure la condanna a morte. Di fronte a questo crudele destino, la giovane saharawi, appena 18enne, è riuscita miracolosamente a liberarsi dalle grinfie dei suoi carnefici per raggiungere Barcellona, attraverso l’aeroporto di Algeri, con documenti falsi.
La vicenda, sollevata dai media spagnoli, risale al periodo natalizio, quando una giovane sahrawi sbarca all’aeroporto internazionale di Barcellona proveniente dai campi di Lahmada -Tindouf (Algeria).
La giovane fu immediatamente scoperta dalla polizia di Frontiera spagnola, nonostante avesse attraversato con i suoi documenti falsi tutti i serrati controlli algerini. Un interrogativo inquietante che ha sollevato l’attenzione e polemica nei media spagnoli. “Mio padre mi aveva minacciata di morte se non avessi accettato il matrimonio”, ha dichiarato la ragazza ai giornalisti spagnoli accorsi all’aeroporto internazionale di Barcellona quando la notizia era stata diffusa da attivisti dei diritti umani.
Una ragazza saharawi venduta dal padre ad un uomo di parecchi decenni più vecchio, in cambio di un compenso economico, testimonia come il fenomeno della schiavitù e dell’oppressione della donna è ancora una triste realtà in questi luoghi sperduti e senza controllo hanno denunciato i media spagnoli, su un caso che sta diventando una questione di opinione pubblica.
La ragazza ha immediatamente chiesto aiuto e asilo politico, che gli è stato accordato dopo aver esaminato il fascicolo e constatato la triste storia, come riferisce il sito di informazione spagnola “20 Minutos”, indicando che, quando fu rigettata la prima volta, l’avvocato della vittima, Natàlia Castellano, aveva presentato ricorso al ministero degli Interni chiedendo protezione alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo.
Secondo le ultime notizie, la ragazza, che afferma di essere stata aiutata da sua madre a fuggire da Tindouf, avrebbe ora lasciato “il servizio rimpatriati” in attesa che venga dato un seguito positivo alla sua richiesta. Il giornale online spagnolo riporta che si sono mobilitati diversi gruppi per aiutarla.
Purtroppo non sarebbe un caso isolato.
Il caso di ragazze sequestrate nei campi del Polisario e costretti a matrimonio forzati sono ormai numerosi e denunciate dai media spagnoli. Ricordiamo l’eclatante caso della ventunenne Hija Maloma, che vive con la nuova famiglia di accoglienza in Spagna e divenuta cittadina spagnola. Nel 2016 era partita per salutare la sua famiglia biologica nei campi di Tindouf, ma fu sequestrata con l’aiuto dei dirigenti del Polisario. Stesso triste destino era toccato anche a Darya Embark e Mahjouba Mohammed. Le associazioni delle famiglie spagnole che hanno adottato ragazze dei campi del Polisario continuano a denunciare questa pratica di sequestro a danno di centinaia di giovani, costrette al matrimonio forzato appena tornano, in vacanza, nelle loro famiglie biologiche.

lunedì 28 gennaio 2019

SPARIZIONE FORZATA D’AHMED KHALIL LEADER POLISARIO IN ALGERI: CAMPAGNA INTERNAZIONALE ESIGE SUO RITORNO “MORTO O VIVO"!


Il caso di Ahmed Khalil, già capo della sicurezza  dei campi di Tindouf in Algeria, arrestato dai servizi algerini ad Algeri e scomparso in circostanze misteriose nel 2009, ritorna all'attualità in Europa, Algeria, Marocco e Mauritania. La sua famiglia e la sua tribù hanno alzato la voce dopo la sua presunta morte apparsa largamente nella settimana scorsa. È in corso una campagna internazionale.
Dieci anni dalla sua sparizione forzata, la sua sorte non è stata mai delucidata. L’appello lanciato da uno dei suoi figli, Rachid Khalil, non ha trovato alcun eco né dal Polisario nè dai servizi algerini accusati di essere responsabili dell'eliminazione.
Cosi, è entrata in scena la tribù della vittima, Rguibat Souaad, che esige il ritorno della vittima  “morta o viva"!
 Infatti, nell’ambito della campagna locale ed internazionale per svelare il destino dello scomparso,  il suo figlio Haffadallah, i membri della sua famiglia, i membri della tribù Rguibat  Souaad e suoi amici si sono riuniti, il 25 gennaio 2019 nel campo detto “Laayoune”, per discutere le misure da prendere di fronte alla dirigenza del Polisario e delle  autorità  algerine per chiarire la sorte di Ahmed Khalil.
L’incontro molto vivace e determinante ha deciso d’istituire un comitato ad hoc per seguire tutte le strade possibili in questa faccenda descritta “la vergogna del secolo” nel quadro della mobilitazione totale la determinazione e il coraggio per la questione di Khallil all’oltranza.
In questa riunione hanno richiesto ai responsabili della sua eliminazione informazioni sulle circostanze della sua scomparsa ed il luogo della sua carcerazione, nel caso del suo decesso, la data e il luogo della sua sepoltura.
Ahmed Khalil era per decine di anni responsabile della sicurezza dei campi e delle zone militari delle milizie del Polisario. Nel novembre 2004, è stato nominato consigliere incaricato del dossier dei diritti umani presso l'ex capo del Polisario, Mohamed Abdelaziz.


domenica 18 febbraio 2018

Marocco smantella rete terroristica di ISIS composta anche da membro del Polisario residente in Algeria

Il ministero dell'Interno marocchino ha annunciato che l'Ufficio Centrale di Indagini Giudiziarie (BCIJ), che fa parte della Direzione Generale della Sorveglianza del Territorio Nazionale (DGST), ha arrestato giovedì scorso tre persone pericolose dai 24 ai 30 anni attive nelle città di Laayoune, Salé e Marrakech che hanno giurato fedeltà alla cosiddetta organizzazione “Stato-Islamico” (ISIS).
Le indagini condotte hanno mostrato che gli accusati sono implicati nell'istigazione  all'omicidio in esecuzione dell'approccio sanguinario di quest'organizzazione terroristica, oltre alla loro intenzione di acquisire competenze nel settore della fabbricazione degli ordigni esplosivi, fa spere il ministero.
I primi elementi dell'indagine rivelano anche che uno degli arrestati, che aveva raggiunto in passato i campi dei separatisti del “Polisario” a Tindouf in Algeria, stava preparando per perpetrare atti terroristici all'interno del Regno in esecuzione dell'agenda di “ISIS”, aggiunge il ministero precisando che nella operazione di perquisizione sono stati sequestrati materiali elettronici, una “carta d'identità” rilasciata dalla repubblica marionetta ad uno dei messi in causa, un'uniforme militare del “Polisario” e di una bandiera di quest'entità marionetta “RASD”.
Gli accusati saranno presentati davanti alla giustizia dopo la fine degli indagini, conclude il comunicato del ministero.


martedì 7 novembre 2017

MAROCCO. IL RE MOHAMMED VI: IL SAHARA RESTERÀ SEMPRE MAROCCHINO

In occasione del 42mo anniversario della Marcia Verde – di 350mila partecipanti venuti da tutto il Marocco, ordinata nel 1975 dal Re Hassan II per liberare il Sahara allora sotto il colonialismo Spagnolo - il Re Mohammed VI del Marocco ha indirizzato un discorso alla nazione. “Questa commemorazione – ha ricordato il Sovrano – cade a qualche settimana dal 60mo anniversario del discorso del defunto Mohammed V a M’Hamid El Ghizlane, in Sahara. Con la Marcia Verde quest’evento costituisce un momento cardine che simbolizza il patto dell’unità nazionale, sigillato tra il trono alawita ed il popolo marocchino, patto la cui chiave è Sahara Marocchino.
Il discorso storico del M’Hamid El-Ghizlane del 1958 è pregno di significato segna una tappa fondamentale nel processo di completamento dell’integrità territoriale del nostro paese e sottolinea una sola verità incontrastabile: la marocchinità del Sahara e l’attaccamento del popolo marocchino alla sua terra”.
“Dal momento in cui il Marocco ha avuto la sua indipendenza e ben prima che la questione di Sahara fosse consegnata alle Nazioni Unite nel 1963, quando nessuna rivendicazione veniva mossa per il Sahara ad eccezione delle richieste legittime del Marocco, o meglio ancora, ben prima che l’Algeria diventasse indipendente, anteriormente a tutti questi fatti, rivolgendosi ai chioukh (notabili) ed ai rappresentanti delle tribù sahrawi venuti a presentargli fedeltà, nostro nonno aveva sottolineato i diritti storici e legittimi del Marocco sul suo Sahara”.
Il Sovrano ha inoltre ricordato questa dichiarazione di suo nonno Mohammed V: “Proclamiamo solennemente che proseguiremo la nostra azione per il ritorno del nostro Sahara, nel quadro del rispetto dei nostri diritti storici e conformemente alla volontà dei suoi abitanti …”. Quindi il Sovrano attuale ha ribadito che il Sahara resterà marocchino fino alla fine dei tempi, e che seguirà le tracce del suo nonno Mohamed V e di suo padre Hassan II.
“Abbiamo a cuore, ora che la terra è liberata, di operare con lo stesso impegno per garantire alla popolazione di queste province condizioni di vita degna e favorire lo sviluppo. Siamo altresì determinati a liberare i nostri figli trattenuti nei campi (a Tindouf in Algeria)”, ha aggiunto Mohammed VI.
D’altra parte il Sovrano ha sottolineato che il Marocco mantiene suo impegno d’adesione al processo voluto dal Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ed a cooperare con il suo Inviato personale. “Sarà così finché saranno rispettati i principi ed fondamenti della posizione marocchina”, ha insistito il Sovrano. Tali principi sono:
– Nessun regolamento della questione di Sahara è possibile al di fuori della sovranità piena ed intera del Marocco sul suo Sahara, ed al di fuori all’iniziativa d’autonomia, la cui comunità internazionale ne ha riconosciuto la serietà e la credibilità;
– Spetta alle parti all’origine del conflitto di assumersi interamente la loro responsabilità nella ricerca di un regolamento definitivo;
– Il pieno rispetto dei principi e fondamenti approvati dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu per il trattamento di questo conflitto regionale artificioso; essendo l’organo dell’Onu, di fatto, la sola istanza internazionale incaricata di supervisionare il processo di regolamento;
– Il rifiuto categorico di ogni superamento, di ogni tentativo di portare danno ai diritti legittimi del Marocco ed ai suoi interessi, di ogni proposta obsoleta volta ad allontanare il piano di regolamento dai parametri referenziali approvati, dell’inserimento tendenzioso di altri argomenti, i quali sono trattati dalle istituzioni competenti;

Il Re Mohammed VI ha anche insistito sul lavoro da effettuare all’interno del paese: “Lo ho più volte sottolineato, non resteremo con le braccia incrociate ad attendere che sia trovata la soluzione auspicata. Proseguiremo piuttosto l’azione al fine di stimolare lo sviluppo delle nostre province del sud e garantire alla loro popolazione le condizioni di una vita libera e degna”. Su questa base il Sovrano ha annunciato il proseguo di realizzazione del modello di sviluppo specifico per queste province, in parallelo con l’attuazione della regionalizzazione avanzata, cosa che dovrebbe permettere agli abitanti della regione di garantire la gestione democratica dei loro affari e contribuire allo sviluppo della loro regione.

martedì 28 luglio 2015

Algeria è responsabile delle negazioni dei diritti di bambini saharawi nei campi di Tindouf

Noi nella Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) non ci risulta che i bambini ricevuti a Sasso Marconi (BO), sono dal Marocco, come ha preteso il medesimo comune, ma sono dall’Algeria.
È apprezzabile l’azione umanitaria, ma, è nostro dovere attirare l’attenzione sullo sfruttamento di questi piccoli per ragioni politiche e la loro strumentalizzazione per i bisogni della propaganda dei separatisti del Polisario che non perdono occasione per servirsi delle popolazioni dei campi – quali che siano le loro età e le loro sensibilità – per utilizzarli a fini politici, militari e soprattutto sfruttare le loro sofferenze ed il dramma che vivono per ottenere più aiuti e fondi. Da sottolineare che il Bambino Soldato è sempre reclutato nelle milizie armate dei campi algerini.
Oltre ad apprezzare il Comune di Sasso Marconi per aver evidenziato che nei “campi in cui sono costretti a vivere in condizioni di povertà e isolamento socio-culturale”, vorremo apportare che la situazione del bambino in questi campi algerini è tragica non solo per la “torride temperatura del deserto” come ha illustrato il medesimo comunicato, ma per la negazione di loro diritti fondamentali.
Da informare che arrivano qua solo i figli privilegiati dei capi del Polisario, mentre i figli dei poveri o dei schiavi di colore nero non avranno mai la possibilità di uscire dai campi d’isolamento.
In questi campi il bambino non ha diritti di spostarsi o d’integrarsi in Algeria; è affamato e malnutrito perché la sua razione offerta dal mondo viene dirottata da algerini come denuncia, nel gennaio 2015, un rapporto dell’Ufficio Europeo della Lotta Anti Frode (l’OLAF); è gravemente malato come testimoniano alcuni medici di Bologna; mai censito malgrado le numerose risoluzioni dell’ONU; è insicuro perché nei campi algerini regnano i pericoli dell’incertezza nel futuro, dell’insicurezza per la presenza di varie sigle di terrorismo internazionale, proprio per questo, sia la Farnesina che tutto il mondo sconsigliano le visite a questi campi.
Sottolineiamo che Algeria è la responsabile di questi crimini contro l’umanità, chiediamo a tutti che hanno a cuore i diritti del fanciullo di far pressione su questo Stato per rispettare i diritti dei bambini.


Martedì 28 luglio 2015

venerdì 19 giugno 2015

RACMI in Giornata mondiale del rifugiato: Algeria è responsabile di tutte le negazioni dei diritti del rifugiato a Tindouf

All’occasione della Giornata mondiale del rifugiato, 20 giugno, la Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) dedica questa nota alla situazione incettabile nei campi di Tindouf in Algeria, mondialmente condannata. All’impotenza di chi ha il dovere di protezione dei rifugiati ovvero dell’Alto Commissariato dell’ONU dei Rifugiati (HCR). E all’aberrazione dell’Algeria che concede armi bellicose ai separatisti Polisario ma riduce alla fame l’intera popolazione dei campi.
La situazione delle persone che si trovano in questi campi, definiti “carcere a cielo aperto”, è irregolare secondo il Diritto internazionale umanitario. La presa in ostaggio di popolazione intera, uomini, donne e bambini per scopo politico; la persistenza di questa situazione da quaranta anni; il carattere militare e l’arruolamento del Bambino soldato; le deviazioni degli aiuti umanitari internazionali; la tratta delle persone; e peggio ancora l’essenza di cifre esatte sul numero delle persone che vivono in questi campi, sono elementi che conferiscono a tale situazione un carattere fuori norma nel mondo.
Se, in generale, la situazione dei diritti dell’uomo sta tra zona di non-diritto e territorio d’eccezione in quanto è assente il quadro giuridico della popolazione, oltre alla localizzazione geografica sul territorio algerino, coniugata con la presunta gestione di fatto dall’organizzazione separatista Polisario è dunque doppiamente inaccettabile. Dal fatto che non si accorda una “delega” di sovranità e quindi la responsabilità da parte di uno Stato ad una organizzazione militare non-statale (Polisario). Proprio questa assurdità scelta algerina che ha portato all’assenza della protezione alla popolazione da parte dell’HCR.
Quanto alla situazione individuale dei diritti dell’Uomo in questa zona, la violazione è quotidianamente sistematica di tutti i diritti fondamentali senza aver alcun mezzo al ricorso giuridico. Niente libertà di circolazione, è vietato abbandonare i campi controllati 24/24h, presenza di una infinità di blocchi di controllo tra i campi per evitare ogni tentativo di fuga … Niente libertà d’associazione o espressione. Niente diritto all’istruzione e alla scolarizzazione nelle scuole algerine, i bambini si trovano spesso inviati nei paesi lontani, come Cuba, senza il consenso dei loro parenti.  Niente diritto di lavoro in Algeria. Niente diritto di scegliere la residenza o domicilio fuori i campi. La popolazione dei campi è dipendente al cento per cento dagli aiuti umanitari internazionali, i cui le organizzate deviazioni da parte di algerini e del Polisario, sono ben note e confermate dai rapporti del PAM, HCR, OLAF e l’UE.
Questa drammatica situazione ha una responsabilità precisa: Algeria. Paese di “accoglienza” che rifiuta di applicare le sue obbligazioni relative al diritto internazionale della protezione dei rifugiati di Tindouf, rifiuta tutti gli appelli del HCR e tutte le raccomandazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per il censimento e la registrazione. Ovviamente, dietro le negazioni dei diritti di queste persone oltre a povertà, malattie, isolamento dal mondo, ci sono interessi egemonici, politici ed economici algerini.
Quindi, visto il diritto internazionale legittima l’ingerenza per proteggere i rifugiati, e in difesa e in solidarietà con la popolazione nei campi di Tindouf, RACMI condanna la politica algerina e lancia appello pressante e urgente alle istituzioni italiane locali e nazionali, l’ONU, l’UE, le ONG internazionali dei diritti umani, l’opinione pubblica nazionale ed internazionale e alla mass media di fare pressione sull’Algeria per permettere ai rifugiati saharawi sul suo territorio di godere di tutti i diritti garantiti dalle Convenzioni internazionali relative ai rifugiati, alle quali Algeria ha aderito, in particolare il diritto di essere censiti ed immatricolati presso HCR, la libertà di circolazione e la possibilità d’accedere ad un lavoro dignitoso. E chiede alle Istituzioni europee e italiane, per affrontare le deviazioni, di attuare meccanismi per garantire l’arrivo degli aiuti umanitari ai loro beneficiari nei campi.


19 giugno 2015

lunedì 20 aprile 2015

Saharawi, le ruberie sugli aiuti umanitari al campo profughi di Tinduf e l'allarme fondamentalismo (Repubblica.it)

Rivendevano il cibo per gli sfollati, che erano 90 mila e non 150 mila come era stato denunciato. Dieci anni fa un'inchiesta dell'Olaf - 'Ufficio Antifrode della Commissione Europea  - portava alla luce una inchiesta legata agli aiuti per i profughi Saharawi di Tindouf. Non venne mai pubblicata, ma gli aiuti continuano ancora oggi. Il Parlamento Europeo è venuto a conoscenza del caso ed ora vuole vederci chiaro. Crescono i casi di arruolamento di bambini soldato per Boko Haram e IS.

DI SALVATORE GIUFFRIDA 
 Repubblica.it
ROMA - Rischia di diventare un caso l'inchiesta dell'Ufficio Antifrode della Commissione Europea (Olaf) sui furti ai danni degli aiuti umanitari destinati ai profughi saharawi che vivono nei campi nella regione di Tindouf, nel sud-ovest dell'Algeria: da quaranta anni vivono in questa vasta area desertica in condizioni precarie e senza futuro, dopo aver abbandonato le loro terre nel Sahara occidentale a causa del conflitto nato nel 1975 tra il Fronte Polisario e il Marocco dopo la partenza degli spagnoli. I campi sono quattro, El Aioun, Dakhla, Aousserd, Smara; sono controllati dal Polisario ma dopo le "primavere arabe", la presenza e l'influenza dei fondamentalisti è sempre più forte, specie tra i giovani.
Rivendevano il cibo per gli sfollati, che erano 150 mila, ma 90 mila. La Commissione europea ha sempre fornito assistenza ai profughi di Tindouf; dal 1994, poi, ha inviato tonnellate di cibo di prima necessità per un valore di 10 milioni all'anno per una popolazione stimata dal governo algerino in più di 150mila persone. Nel 1999 arrivano però i primi segnali di furti e nel 2004 un'inchiesta dell'Ufficio Antifrode, l'Olaf, scopre che gli alimenti venivano "deviati" già al loro arrivo nel porto mediterraneo di Orano, stoccati e inviati in Algeria e Mauritania per essere venduti nei mercati delle città. Agli sfollati rimanevano gli scarti. Tutto era ben organizzato e alla luce del sole, per dieci anni, in un territorio vasto e grazie a posizioni istituzionali gestite non solo dai dirigenti del Polisario ma anche dai funzionari del governo algerino: senza di loro sarebbe impossibile una maxi truffa del genere in un territorio vasto più della Francia. Non a caso anche i dati demografici forniti dal governo e dal Polisario erano sbagliati: in realtà i desplazados di Tindouf non superavano i 90mila.
Un caso che sembrava concluso nel 2004. L'Olaf, tuttavia, non lo rese mai pubblico e solo nelle ultime settimane la commissione del Parlamento europeo per il controllo sul budget è venuta in possesso dell'inchiesta. Che è stata subito pubblicata. L'eurodeputata tedesca, Ingeborg Graessle è tra i primi a occuparsi del caso: "non nascondo che siamo molto preoccupati. Anche perché sembra che la situazione sia più o meno la stessa e che non sia cambiato molto". Il flusso degli aiuti, infatti, continua: Kristalina Georgieva, vicepresidente bulgara della Commissione, ha assicurato che "sono state prese contromisure", ma ha riconosciuto che in sostanza non esiste un vero sistema di controllo su Tindouf.
Cancellati i nomi di persone e compagnie coinvolti nell'inchiesta. Nella copia fornita alla Commissione parlamentare sono stati accuratamente cancellati tutti i nomi di persone e compagnie coinvolte nell'inchiesta. Contattato dopo diversi tentativi, l'ufficio stampa dell'Olaf ha spiegato che "in genere i report non sono resi pubblici per difendere la privacy e le informazioni rimosse sono in regola con la normativa". Insomma funzionari e compagnie sono protetti dalla privacy perché non ritenuti di pubblico interesse. Ma anche questo non convince, tanto che l'eurodeputato tedesco, Michael Theurer ha chiesto in via formale alla Commissione di chiarire se i funzionari coinvolti sono stati rimossi o sono ancora al loro posto. "Sono scioccato, quelli sono soldi dei contribuenti europei ed è inaccettabile che possano sparire così senza alcun controllo", conclude. Secondo alcune indiscrezioni, solo dal prossimo anno sarà fissato un sistema di controllo efficace, pena lo stop agli aiuti; l'impressione è che il caso Tindouf possa far scuola ed essere applicato anche ad altri casi sensibili.

Intanto cresce l'allarme fondamentalismo a Tindouf. In base a una denuncia della rete delle associazioni delle comunità marocchine in Italia (Racmi), a Tindouf si moltiplicano i casi di arruolamento di bambini soldato tra le sigle fondamentaliste della zona come il Mujao, il gruppo Almouaqaoune Biddam dell'algerino Mokhtar Belmokhtar, il Boko Haram nigeriano; e di recente anche l'IS, che sfrutta i vicini campi di addestramento nel nord del Mali. Yassine Belkassem, coordinatore di Racmi, chiede che si faccia un censimento: "la popolazione dei campi non è stata mai censita, malgrado le numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Per questo esortiamo l'ONU a organizzare il censimento".

giovedì 24 luglio 2014

Questi bambini che il Polisario strumentalizza per scopi propagandistici

23 luglio 2014
Ogni anno centinaia di bambini vengono portati via dai campi di Tindouf in Algeria all’estero da parte dei separatisti Polisario, per scopi propagandistici. L’organizzazione separatista Polisario basata a Tindouf,  è stata creata, armata e sostenuta, nell’ambito della guerra fredda, dal Gheddafi e dall’Algeria per motivi egemonici in Nord Africa e per destabilizzare il Marocco.
In questi campi completamente isolati dal resto del mondo, il capo del Polisario, Mohamed Abdelaziz e le sue guardie vicine non esitano per niente di obbedire agli ordini dei servizi segreti algerini e dei loro vecchi generali. Nonostante il blocco imposto a questi campi, informazioni ritenute segrete su tali pratiche sono divulgate dai dissidenti attraverso i social network e dalle testimonianze degli oppositori che riescono a fuggire da Tindouf. In un atto di testimonianza schiacciante, un dissidente saharawi recentemente ritornato in Marocco, ha raccontato alla mass media che i membri del Movimento dei Giovani per il Cambiamento (MJPC), lottano in primo luogo per cacciare via Mohamed Abdelaziz e i suoi luogotenenti, e per mettere fine all’impresa del Polisario e dell’Algeria sui campi e sui loro abitanti. In questi campi di sgomento e di disperazione assoluti, egli sostiene, che i Saharawi non hanno diritto alla libertà di espressione o di movimento, mentre la mass media internazionale indipendente è vietata ad accedere liberamente senza la previa autorizzazione dell’Algeria. Di fronte a queste condizioni di vita surreali, continua la stessa fonte, gli attivisti del MJPC accusano apertamente la dirigenza corrotta del Polisario che sfrutta, per scoppi di propaganda, i bambini più piccoli. Questi ultimi inviati ogni estate per le cosiddette vacanze estive in Europa o per presunti studi a Cuba, sono, da un lato, fortunati e privilegiati (dalle vacanze in Europa usufruiscono solo i figli dei capi separatisti e i loro clienti, mentre la stragrande maggioranza dei bambini poveri dei campi rimangano fuori dall’operazione) in realtà vittime di un trasferimento forzato verso Spagna, Italia o Francia, dove sono adottati da famiglie che sono disposti a convertirli al cristianesimo.
Nel tentativo di contraddire questi fatti provati, gli accoliti del Polisario hanno circolato sul web, foto di bambini che praticano la preghiera nelle case delle famiglie ospitanti. Ma il Polisario non ha spiegato perché dietro l'organizzazione di questi apparenti vacanze ci sono uomini di chiesa o associazioni cristiane che spesso si arrangiano per inserire questi bambini nelle case molto conservatrici. Oltre all’aspetto religioso e culturale i separatisti desiderano che questa operazione sia propagandistica e politica che mira a difendere le tesi del separatismo e i cui mezzi di persuasione è l’innocenza dei bambini, questo è un altro modo di usurpare la loro infanzia e il suo utilizzo nella guerra, soltanto che al posto del kalashnikov c’è lo slogan separatista.  
A Cuba, c’è una storia ben diversa. I bambini dei campi, una volta espatriati verso questo paese, si trovano sottomessi da istruttori militari a sessioni d’indottrinamento e di arruolamento armato. Nel tempo libero, sono utilizzati per lavori domestici, nelle aziende agricole o nelle fabbriche del famoso sigaro Havana Made ​​in Cuba.
Tutto il mondo libero denuncia che la piaga dei Bambini Soldato persiste spesso quando i bambini vengono utilizzati in guerra in tre modi principali: direttamente nelle ostilità, in ruoli di supporto (vedette, messaggeri, spie), oppure come strumenti politici (scudi umani o strumenti di propaganda).
Infine, in solidarietà a questi bambini senza difesa in quel pezzo di terra di negazione dei diritto, e con l’auspicio di attirare l’attenzione degli interessati di diritti del fanciullo strumentalizzato e arruolato nelle milizie di separatisti nei campi, la comunità internazionale dovrebbe imporre sanzioni severissime contro il governo algerino e le milizie del Polisario autori di questi crimini.


Yassine Belkassem

lunedì 3 febbraio 2014

L’Esercito algerino bombarda assassinando saharawi a Tindouf, sdegno di Capi di Tribù saharawi

Laayoune, 02/02/14 - Costretti di vivere in condizioni di sequestro da decenni in Algeria, i saharawi si sono sollevati contro l’inaccettabile situazione di negazioni dei diritti e hanno deciso di abbandonare i campi anche offrendo la loro vita.
Dopo gli scioperi della fame, nelle prime settimane di gennaio, davanti alla sede dell’ACNUR a Rabouni, la sede di Abdelaziz capo dell’organizzazione separatista “Polisario”, il movimento della rivolta è arrivato in altri campi Aouessred, Smara, Laayoune, Boujdour, in cui la colera dei manifestanti era già effervescente contro le milizie del Polisario dirette dalla gendarmeria nazionale algerina.
La nuova rivolta iniziata questa volta quando l’Esercito algerino ha sparato contro una fuga di massa di abitanti dei campi che tentavano di scappare verso la Mauritania, due persone della tribù R’Guibat sono state uccise, diverse persone ferite e tante altre sparite.
La reazione non ha avuto attesa, migliaia di manifestanti hanno scandito slogan anti Algeria e contro la dirigenza del Polisario invitando l’ACNUR ad assumere la sua responsabilità per garantire i loro diritti calpestati in tutta impunità da diversi decenni dall’Algeria e le milizie Polisario.
I Capi tribù saharawi nelle province sud del Marocco riuniti sabato a Laayoune hanno condannato i crimini barbari perpetrati dall’Esercito algerino e le milizie polisario contro i manifestanti saharawi.
i Capi tribù hanno lanciato appello all’ONU e alle organizzazioni internazionali di andare ai campi di Tindouf per indagare su questi crimini e di informarsi della situazione deteriorata nella quale vivono marocchini sequestrati in questi campi.
Dalla sua parte, il Presidente del Consiglio provinciale di Laayoune nonché Capo di tribù Azerguyine, Mouloud Alouate, ha sottolineato che lo Stato algerino è il responsabile delle violazioni commesse contro i saharawi marocchini a Tindouf, interpellando la Comunità internazionale di assumere la sua responsabilità per “aprire una indagine per determinare le circostanze dell’assassinio di due giovani saharawi e sulla tortura e la repressione esercitate sui saharawi marocchini sul suolo algerino”.
“In qualità di Capi Tribù saharawi condanniamo gli abusi contro i membri di nostre famiglie sequestrate nei campi di Tindouf, l’assassinio e le repressioni del polisario e dell’Algeria e particolarmente le esazioni contro i giovani e le donne in Sit-in di protesta contro le violazioni quotidiane di loro diritti”, indica Abdou Ould Salama Ould Naffaa, Capo tribù.
Mustapha Salma Ould Sidi Mouloud ex ispettore generale della polizia polisariana, allontanato dai campi verso Mauritania perché è favorevole al Piano marocchino di autonomia del Sahara ha fatto il punto sull’allarmante situazione drammatica che vivono gli esseri umani nei campi, caratterizzata da gravi violazioni dei diritti umani perpetrate da oltre 37 anni: detenzioni arbitrarie, tortura, sequestri, sparizioni, schiavitù, negazione dei diritti più fondamentali di espressione, circolazione, censimento, lo sfruttamento algerino alla popolazione dei campi, scrivendo che una settimana fa “Christopher Ross l’inviato personale del SG dell’ONU ha terminato la sua visita senza incontrare i rappresentati dei manifestanti concentranti in sit-in all’oltranza davanti agli uffici del Commissariato per i Rifugiati”. Aggiungendo: “Se, oggi, il mondo è preoccupato del caso dell’embargo di campo “Al yarmok” che raggruppa rifugiati palestinesi in Siria, il caso dell’embargo dei campi di profughi saharawi sul territorio algerino non è per l’appunto diverso per niente. Non ha bisogno di prova ma ha bisogno in modo urgente che il mondo e in particolare la mass media e le organizzazioni internazionali dei diritti dell’uomo di andare a vedere le procedure della sicurezza eccesiva che le autorità algerine e il Polisario hanno iniziato nel cuore della primavera araba per proibire ogni eventuale protesta”.
La TV mediterranea Medi1TV ha intervistato un famigliare delle vittime ucciso, che ha lanciato appello alla protezione dei detenuti nei campi di Tindouf.

http://www.medi1tv.com/fr/tensions-%C3%A0-tindouf-t%C3%A9moignage-et-appel-%C3%A0-l-aide-d-un-proche-des-victimes-maroc-infos-22050


giovedì 24 ottobre 2013

Parlamento Europeo apprezza le riforme democratiche in Marocco e richiama Algeria di rispettare i diritti umani nei campi di Tindouf

Il Parlamento Europeo ha adottato, mercoledì 22 ottobre 2013, il rapporto sui diritti dell’uomo nella regione del Sahel, presentato dal deputato conservatore britannico Charles Tannock.
Durante la discussione, gli eurodeputati hanno approvato la proposizione di modifica e di emendamento presentata dall’eurodeputata Veronique De Kepser. Inoltre, hanno rigettato la bozza dell’italiano Pino Arlacchi sulla questione di sfruttamento delle risorse naturali nella regione.
Così il Parlamento Europeo saluta le riforme democratiche in Marocco, richiama Algeria di rispettare i diritti umani nei campi di Tindouf e lancia allarme del terrorismo in Sahel e in sud algerino compressi i campi di Tindouf dove è stata rapita la cooperante italiana Rossella Urru insieme a due spagnoli, sequestrati per nove mesi dai terroristi locali poi liberati grazie a un pagamento di tre milioni di euro da parte dei governi italiano e spagnolo.
Il rapporto di Tannock, modificato ed approvato, “sottolinea l’impegno del Regno del Marocco nel consolidamento dei diritti dell’uomo” e “ricorda, in questo riguardo, la firma e la rettifica del Marocco di numerosi trattati internazionali relativi ai diritti dell’uomo, precisamente la convenzione internazionale delle Nazioni Unite per la protezione di tutte le persone contro le sparizioni forzate, il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, la convenzione delle nazioni Unite sull’eliminazione di tutti le forme di discriminazione in riguardo delle donne e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sulla protezione dei difensori dei diritti dell’uomo”; Il PE si rallegra, tuttavia, degli “inviti marocchini alle delegazioni internazionali ad hoc, compresse le diverse procedure speciali e precisamente il Reporter speciale dell’ONU sulla tortura”; il rapporto ricorda le conclusioni dell’ONU sui diritti culturali “che sono state incluse nella nuova Costituzione marocchina e saluta la realizzazione del canale televisivo saharawi” a Laayoune; apprezza “sottolineando le nuove prospettive delle riforme politiche e democratiche intraprese in Marocco”; nota “il lavoro efficace del Consiglio Nazionale dei Diritti dell’Uomo Conseil National Marocain des Droits de l'Homme (CNDH) e saluta gli sforzi, riconosciuti dall’ONU, impegnati per migliorare la documentazione delle allegazioni dei diritti dell’uomo in Sahara, particolarmente dall’intermediario del Consiglio di Sicurezza che dispone uffici a Laayoune e Dakhla”; “Saluta l’accoglienza positiva riservata dal Governo marocchino alle raccomandazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla situazione dei diritti dell’uomo in Sahara”; Inoltre, il rapporto “si dichiara preoccupato della povertà e la mancanza dei servizi di base nei campi di Tindouf amministrati dal polisario in Algeria, soprattutto la nutrizione, la sanità e l’accesso all’acqua potabile”; “Nota la mancanza di informazioni chiare sul numero preciso degli abitanti dei Campi di Tindouf” e “richiedendo alle autorità del polisario e dell’Algeria di fare o di facilitare dei censimenti regolari o delle registrazioni ufficiali; “insiste, pertanto, sull'importanza capitale di garantire la sicurezza e la protezione dei campi e chiede alle autorità algerine di assumersi la loro responsabilità di migliorare la situazione dei diritti dell’uomo nei campi di Tindouf”; “Nota che molti attori, ONG marocchine e alcuni ex residenti dei campi di Tindouf , ha affermato che le autorità del fronte polisario limitano la libertà di espressione e la libertà di circolazione degli abitanti”; “Richiama il polisario per dare agli osservatori indipendenti, i diritti di accesso libero, regolare e illimitato ai campi, e ad indagare rigorosamente ogni allegazione”;
 Inoltre, la relazione mette in evidenza il ruolo di leader di capofila che il Marocco gode in Africa e nella regione del Sahel nel campo della lotta contro il terrorismo e per la promozione della cooperazione per lo sviluppo.
Per tutto ciò, il rapporto prende atto e saluta il rapporto del Segretario Generale dell’ONU di aprile 2013 sulla situazione in Sahara, che insiste sulla necessità primordiale di trattare questo conflitto nella cornice di una strategia più vasta per il Sahel; “Rileva che i diversi conflitti in Sahel e soprattutto la presenza dei gruppi terroristici come AQMI in nord di Mali e in sud dell’Algeria rischiano di destabilizzare il Sahara e la regione in generale; “Rileva l’impatto negativo del conflitto sull’integrazione regionale, alla quale dovrebbero partecipare Marocco ed Algeria e che potrebbe creare di importanti possibilità di sviluppo economico e di democratizzazione, migliorando anche la sicurezza delle popolazioni del Sahel e del Sahara”; “Esprime la sua preoccupazione constatando che la povertà nei campi di Tindouf , associata ad una assenza di prospettive a lungo termine per molti rifugiati, rende quest'ultimi vulnerabili di fronte alla radicalizzazione del fondamentalismo religioso” ; Infine il parlamento Europeo “richiama il pericolo legato al reclutamento dei giovani nelle reti criminali o terroristiche , e attira l'attenzione sulla permeabilità delle frontiere , che rischia di facilitare l'infiltrazione dei campi da parte di gruppi jihadisti da nord di Mali e altrove; condanna a questo proposito il rapimento di tre operatori umanitari europei nel campo Rabouni nel mese di ottobre 2011.


Yassine Belkassem

mercoledì 3 ottobre 2012

DIRITTI DELL’UOMO/ONU: IL RIFIUTO ALGERINO DEL CENSIMENTO NEI CAMPI DI TINDOUF CREA SITUAZIONI ALLARMANTI


DIRITTI DELL’UOMO/ONU: IL RIFIUTO ALGERINO DEL CENSIMENTO NEI CAMPI DI TINDOUF CREA SITUAZIONI ALLARMANTI
campi di Tindouf

Ginevra
Il rifiuto sistematico dell’Algeria e dell’organizzazione separatista “Polisario” di autorizzare il registro e il censimento della popolazione dei campi di Tindouf in sud ovest dell’Algeria denunciato e suscitato un caldissimo dibattito questa settimana a Ginevra.
Questo rifiuto crea una situazione insolita nel mondo, anomala ed illegale, hanno sostenuto i rappresentanti di tante ONG internazionali durante i dibattiti della sessione 21 del Consiglio dei Diritti dell’Uomo dell’ONU (CDU).
Tra gli altri, i rappresentanti dell’Internazionale Democratica di Centro (IDC), dell’Organizzazione per la Comunicazione in Africa e della Promozione della Cooperazione Economica internazionale (OCAPROCE), e l’Agenzia Internazionale per lo Sviluppo (AIDE) hanno interpellato il CDU su questo oggetto.
Da questo statu quo ne profittano solo i dirigenti del “Polisario” e contribuisce al loro arricchimento grazie alla deviazione degli aiuti umanitari rivenduti nei mercati neri dei paesi vicini.
La situazione della popolazione di questi campi militarizzati ed armati costituisce, secondo il rappresentante dell’ OCAPROCE, una fonte di grande preoccupazione, dato che questi campi sono divenuti il bastione di diniego dei diritti, scappando dalla mano da tutto controllo.
Le ONG hanno attirato l’attenzione del CDU sulle violazioni dei diritti dell’Uomo subite da questa popolazione, chiedendo di attivarsi affinché le agenzie umanitarie possano esercitare liberamente il loro mandato nei campi di Tindouf.
L’urgenza del censimento metterà, non solo, la fine alle deviazioni dell’assistenza umanitaria, ma permetterà, particolarmente, di avere una migliore visibilità sulle persone che abitano in questi campi.
Il controllo di questi aiuti è reso impossibile dall’Algeria e dal “Polisario” che rifiuta all’ACRNUR di poter censire e registrare questa popolazione, malgrado le numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Il degrado delle condizioni di vita nei campi, incita numerosi saharawi disperati ad abbracciare ogni tipo di criminalità organizzata sia nei traffici di ogni genere (umani, armi, droga), sia nel terrorismo, come è stato attestato da numerosi rapporti internazionali.
03/10/12
Yassine Belkassem

lunedì 1 ottobre 2012

ALGERIA: “TERRORISMO CRESCENTE NEI CAMPI DEL “POLISARIO” A TINDOUF”


Algeria: “terrorismo crescente Nei campi del “polisario” a Tindouf”

Las Palmas (Spagna)

Il fenomeno del terrorismo a Tindouf, in sud ovest algerino, conosce un ampliamento crescente, s’allarma il quotidiano spagnolo "El Dia" nella sua pubblicazione del sabato 29 settembre.


Nell’articolo intitolato “terrorismo crescente a Tindouf”, il giornalista Ramon Moreno ricorda, a tal proposito,  riferendosi al quotidiano spagnolo ABC, che il pseudo governo del “Polisario” ha riconosciuto ufficialmente “la presenza di attivisti saharawi nelle file dei gruppi terroristici d'Al Qaeda nel Maghreb islamico (AQMI) ".

Il noto giornalista e analista, fa ricordare che il cosiddetto “ministro della difesa” del “Polisario” aveva affermato in questo senso che “un primo gruppo di elementi del polisario aveva raggiunto l’AQMI e un secondo gruppo composto di 14 persone è ben integrato nelle file del “Movimento per l’Unicità e il Jihad in Africa dell’Ovest (MUJAO)."

Il “nesso tra il rapimento di tre attivisti umanitari europei e il polisario è un fatto avverato”, continua il giornalista che cita il quotidiano "La GacetaIberica" in questo caso.

Ramon segnala che numerosi indici mettono al corrente l’esistenza di una collaborazione tra i membri del polisario ed i gruppi terroristici, “con una forte probabilità di scambio d’informazioni e d’orientazioni”.

Secondo l’autore dell’analisi, i servizi di investigazioni avrebbero già messo in guardia il Governo spagnolo su questo pericolo, che ha portato Madrid a rimpatriare immediatamente i cooperanti spagnoli dai campi di Tindouf il 28 luglio 2012.

Ramon Moreno, a questo ambito, ha fatto ricordare le ultime dichiarazioni del ministro spagnolo degli Affari Esteri Jose Manuel Garcia-Margallo, davanti alla commissione degli affari esteri del Congresso dei Deputati, per spiegare la decisione del governo spagnolo di ritirare i cooperanti spagnoli dai campi di Tindouf.

Inoltre, il giornalista sottolinea che il conflitto del Sahara “costa all’Algeria … 600.000 milioni di dollari, che è esattamente il deficit o il “buco” della società dell’industria petroliera algerina SONATRACH", notando che “questa cifra terrificante” potrebbe rappresentare il PIL di tanti paesi africani.

Del resto, il giornalista estima che non ci sono ombri di dubbio sull’implicazione dell’Algeria in tutto ciò che accade nel Maghreb e Sahel, considerando che “la strategia delle forze armate algerine, che detengono effettivamente il Potere nel paese dall'epoca di Ben Bella, è stata sempre d’esportare il loro problemi interni fuori le proprie frontiere” conclude Ramon Moreno.

Yassine Belkassem

 

venerdì 14 settembre 2012

Missione delle ONG americane dei diritti dell’Uomo in Sahara marocchino

Missione delle ONG americane dei diritti dell’Uomo in Sahara marocchino

Yassine Belkassem

Le organizzazioni di difesa dei diritti dell’Uomo americana “Leadership Council for Human Rights” e “Teach the Children International”, guidate da Kathryn Cameron Porter e Nancy Huff, stano visitando le province saharawi del Marocco per lo scopo di valutare le realizzazioni socio economiche e la situazione dei diritti dell’Uomo in Sahara marocchino.
Nella la dichiarazione alla mass media nazionali ed internazionali le due militanti americane Nancy Huff e Kathryn Porter Cameron hanno affermato che l’iniziativa marocchina di autonomia locale per le province saharawi marocchine è saggia, sottolineando che il ritorno dei saharawi di Tindouf in Madrepatria, il Marocco, è una necessità pressante per mettere fine alla loro sofferenza.
Durante l’incontro con i notabili e chioukh di tribù saharawi la delegazione delle ONG ha ribadito che l’autonomia locale, come esperienza ben riuscita in diversi paese (Italia, Spagna, Belgio …) e permette alle famiglie saharawi di riunirsi dopo anni di separazione e di vivere in dignità nel loro paese il Marocco. “Il mantenimento dei campi di Tindouf è una perdita di tempo, è il momento di permettere ai saharawi di Tindouf di ritornare alla loro madrepatria e di raggiungere i loro cari”, ha affermato la presidente dell’ONG "Teach the Children International", Nancy Huff. 
Durante il loro incontro con il Presidente e membri del Consiglio municipale saharawi di Laayoune, la signora Huff che aveva effettuato una lunga missione nei campi di Tindouf in Algeria, ha indicato di aver rivelato durante la sua visita nei campi, diverse violazioni dei diritti dell’Uomo, in cui i furti e deviazioni degli aiuti umanitari internazionali destinati alle popolazioni dei campi.
Inoltre, la presidente del "Leadership Council for Human Rights", Kathryn Porter Cameron ha fatto presente la preoccupazione della società americana quanto alla situazione dei diritti dell’Uomo nei campi di Tindouf.
Le due leader dei diritti dell’Uomo americane, indagheranno durante la loro missione nelle province Sud del Marocco sui diversi cantieri della regione, economici, sociali e sulla situazioni dei diritti dell’Uomo e visiteranno la MINURSO e il Consiglio Nazionale dei Diritti dell’Uomo a Laayoune.
Da segnalare che la delegazione delle ONG americane stanno aspettando il permesso dalle autorità algerine per recarsi nei campi di Tindouf. Per ora, la delegazione ha fatto sapere che, la sua richiesta d’autorizzazione algerina per visitare questi campi non ha avuto risposta.
Da ricordare che questa visita s’inserisce nel quadro di valutare la situazione dei diritti dell’Uomo in Sahara e nei campi di Tindouf, e che la delegazione elaborerà un rapporto sulla situazione e lo sommetterà al Congress US, Casa Bianca, Dipartimenti di Stato e ai membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

L’ONG americana LCHR in attesa di autorizzazione dall’Algeri per visitare i campi saharawi a Tindouf


URGENTE 
L’Organizzazione Leadership Council  for human Rights and Teach the Children International in attesa d’autorizzazione algerina per visitare i campi di Tindouf in Algeria

L’organizzazione di difesa dei diritti dell’Uomo americana “Leadership Council for Human Rights and Teach the Children International”, guidata da Kathryn Cameron Porter e Nancy Huff, sta visitando le province saharawi del Marocco per l’obbiettivo di valutare la situazione dei diritti dell’Uomo in Sahara marocchino.
 La stessa ONG sta aspettando il permesso dall’autorità algerine per recarsi nei campi di Tindouf in Algeria. Per ora, la delegazione ha fatto sapere, che la sua richiesta d’autorizzazione per visitare questi campi non ha ancora avuto risposta.
Da ricordare che questa visita s’inserisce nel quadro di valutare la situazione dei diritti dell’Uomo in Sahara e nei campi di Tindouf, e che la delegazione elaborerà un rapporto sulla situazione e lo sommetterà al Congress US, Casa Bianca, Dipartimenti di Stato e ai membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Yassine Belkassem