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sabato 12 dicembre 2015

Associazioni italiane denunciano l’Algeria per le sue negazioni dei diritti dei Sahrawi nei campi di Tindouf

In occasione della Giornata mondiale della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, 10 dicembre, le associazioni sottoscritte portano all’attenzione dell’opinione pubblica, alle Istituzioni italiane tra cui il Governo e Parlamento ed a quelle internazionali, in particolare all’ONU ed all’UE quanto segue:
Denunciamo il Governo algerino per tutte le forme di negazione dei diritti dell’uomo perpetrate contro la popolazione dei campi saharawi a Tindouf come i diritti di base come l’espressione, il censimento e l’identificazione della popolazione, la circolazione, il lavoro, la sicurezza, la sanità, la casa, il ritorno al loro paese Marocco o la scelta di un paese terzo e chiediamo una pressione urgente sull’Algeria affinché rispetti i diritti di questa popolazione.
Apprezziamo la denuncia dell’Ufficio della Lotta Antifrode (OLAF) dell’UE del gennaio 2015 contro le deviazioni sistematiche ed organizzate degli aiuti umanitari internazionali da parte dell’Algeria ed i separatisti del Fronte Polisario. Visto che la popolazione di questi campi è sostenuta al cento per cento da tali aiuti, chiediamo a chi di dovere di controllare la raccolta e la consegna agli interessati; sospendere ogni forma di cooperazione con Algeria e sanzionare tale Paese che oltre a negare i diritti di tali “rifugiati”, essa perdura e specula da 40 anni sulla loro drammatica condizione di vita nelle tende e di case di “formiche” che crollano per ogni goccia di pioggia come è accaduto recentemente.
In occasione del 18 dicembre, il 40° anniversario dell’espulsione collettiva arbitraria e inumana di 45mila famiglie marocchine da parte del Governo algerino e la confisca dei loro beni, sosteniamo la causa sostenuta a livello mondiale della ONG “Associazione dei Marocchini Vittime d’Espulsione Arbitraria d’Algeria (AMVEAA)” per rendere giustizia a queste famiglie con la restituzione dei loro beni e loro diritti ed il risarcimento dei danni subiti.
Nonostante apprezziamo gli sforzi italiani nella gestione dell’emergenza migratoria e nell’accoglienza dei rifugiati negli ultimi anni, chiediamo all’ONU e all’UE di sostenere questi grandi sforzi e di verificare la possibilità di superare la convenzione di Dublino, donando il diritto alla circolazione per i rifugiati.
Continuiamo a protestare contro la discriminazione del Parlamento italiano che non vuole riconoscere i diritti sociali ai lavoratori marocchini ed alle loro famiglie residenti in Marocco, malgrado la firma dei governi del Marocco e d’Italia e l’approvazione del Parlamento marocchino della relativa convenzione.
Infine, chiediamo ai mass media ed agli organi di stampa italiana maggiore apertura alla diffusione delle nostre attività e delle nostre comunicazioni.

09 dicembre 2015
  Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) – Siena. Forum Italo – Marocchino, Piemonte. Consiglio delle Relazioni Islamiche in Italia, Brescia. Unione delle Associazioni Marocchine in Liguria, Genova. Ass.  Nuovo Orizzonte, Pesaro. Ass.  Amici di Figline Val d’Arno, Firenze. Ass.  Futuro, Bergamo. Ass.  Almaghribia, Calabria. Ass.  Oued Eddahab, Siena. Ass.  Assalam, Livorno. Ass.  Alhouria, Brescia. Ass.  Amicizia Sardegna – Marocco. Ass.  Dialogo, Piemonte. Ass.  Donne e Diritti, Roma. Federazione Regionale Islamica, Trento Alto Adige. Ass.  Ouafaa, Lombardia.

venerdì 19 giugno 2015

RACMI in Giornata mondiale del rifugiato: Algeria è responsabile di tutte le negazioni dei diritti del rifugiato a Tindouf

All’occasione della Giornata mondiale del rifugiato, 20 giugno, la Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) dedica questa nota alla situazione incettabile nei campi di Tindouf in Algeria, mondialmente condannata. All’impotenza di chi ha il dovere di protezione dei rifugiati ovvero dell’Alto Commissariato dell’ONU dei Rifugiati (HCR). E all’aberrazione dell’Algeria che concede armi bellicose ai separatisti Polisario ma riduce alla fame l’intera popolazione dei campi.
La situazione delle persone che si trovano in questi campi, definiti “carcere a cielo aperto”, è irregolare secondo il Diritto internazionale umanitario. La presa in ostaggio di popolazione intera, uomini, donne e bambini per scopo politico; la persistenza di questa situazione da quaranta anni; il carattere militare e l’arruolamento del Bambino soldato; le deviazioni degli aiuti umanitari internazionali; la tratta delle persone; e peggio ancora l’essenza di cifre esatte sul numero delle persone che vivono in questi campi, sono elementi che conferiscono a tale situazione un carattere fuori norma nel mondo.
Se, in generale, la situazione dei diritti dell’uomo sta tra zona di non-diritto e territorio d’eccezione in quanto è assente il quadro giuridico della popolazione, oltre alla localizzazione geografica sul territorio algerino, coniugata con la presunta gestione di fatto dall’organizzazione separatista Polisario è dunque doppiamente inaccettabile. Dal fatto che non si accorda una “delega” di sovranità e quindi la responsabilità da parte di uno Stato ad una organizzazione militare non-statale (Polisario). Proprio questa assurdità scelta algerina che ha portato all’assenza della protezione alla popolazione da parte dell’HCR.
Quanto alla situazione individuale dei diritti dell’Uomo in questa zona, la violazione è quotidianamente sistematica di tutti i diritti fondamentali senza aver alcun mezzo al ricorso giuridico. Niente libertà di circolazione, è vietato abbandonare i campi controllati 24/24h, presenza di una infinità di blocchi di controllo tra i campi per evitare ogni tentativo di fuga … Niente libertà d’associazione o espressione. Niente diritto all’istruzione e alla scolarizzazione nelle scuole algerine, i bambini si trovano spesso inviati nei paesi lontani, come Cuba, senza il consenso dei loro parenti.  Niente diritto di lavoro in Algeria. Niente diritto di scegliere la residenza o domicilio fuori i campi. La popolazione dei campi è dipendente al cento per cento dagli aiuti umanitari internazionali, i cui le organizzate deviazioni da parte di algerini e del Polisario, sono ben note e confermate dai rapporti del PAM, HCR, OLAF e l’UE.
Questa drammatica situazione ha una responsabilità precisa: Algeria. Paese di “accoglienza” che rifiuta di applicare le sue obbligazioni relative al diritto internazionale della protezione dei rifugiati di Tindouf, rifiuta tutti gli appelli del HCR e tutte le raccomandazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per il censimento e la registrazione. Ovviamente, dietro le negazioni dei diritti di queste persone oltre a povertà, malattie, isolamento dal mondo, ci sono interessi egemonici, politici ed economici algerini.
Quindi, visto il diritto internazionale legittima l’ingerenza per proteggere i rifugiati, e in difesa e in solidarietà con la popolazione nei campi di Tindouf, RACMI condanna la politica algerina e lancia appello pressante e urgente alle istituzioni italiane locali e nazionali, l’ONU, l’UE, le ONG internazionali dei diritti umani, l’opinione pubblica nazionale ed internazionale e alla mass media di fare pressione sull’Algeria per permettere ai rifugiati saharawi sul suo territorio di godere di tutti i diritti garantiti dalle Convenzioni internazionali relative ai rifugiati, alle quali Algeria ha aderito, in particolare il diritto di essere censiti ed immatricolati presso HCR, la libertà di circolazione e la possibilità d’accedere ad un lavoro dignitoso. E chiede alle Istituzioni europee e italiane, per affrontare le deviazioni, di attuare meccanismi per garantire l’arrivo degli aiuti umanitari ai loro beneficiari nei campi.


19 giugno 2015

venerdì 24 ottobre 2014

RACMI partecipa manifestazione nazionale della CGIL a Roma 25 ottobre 2014 per i diritti

La comunità marocchina in Italia, tra le più numerose, ha avuto e conserva un ruolo di avanguardia nel processo dello sviluppo in Italia. È la comunità che prima di altri ha vissuto i problemi e le opportunità legate all’integrazione, all’insediamento, al riconoscimento di alcuni diritti dei lavoratori migranti e famiglie. Ne è indicatore anche la forte presenza di marocchini nelle file dei sindacati, iscritti e tra gli utenti dell’INCA. La comunità marocchina è la seconda nazionalità tra gli stranieri. È in questa comunità cosi radicata nel nostro paese che oggi è più sentita la richiesta di un accordo bilaterale regolatore tra Italia e Marocco in tema di previdenza, assistenza e sanità. Tale richiesta è il perno della nostra costante rivendicazione.
Per noi lavoratori marocchini in Italia:
·       Non sia possibile percepire gli assegni familiari per la famiglia in Marocco.
·       Non sia possibile avvalersi della totalizzazione dei contributi italiani e marocchini che consentirebbe di maturare il diritto a pensione.
·       Non sia possibile, sempre in assenza dell’accordo, avere diritto all’assistenza sanitaria gratuita anche in regime di reciprocità rivolta quindi alle migliaia di lavoratori italiani presenti in Marocco.
Con il Marocco gli accordi sulla previdenza e assistenza sono fermi al 1994 quando i due governi hanno provveduto a firmare una convenzione in tema di previdenza e assistenza che è stata ratificata dal Marocco, ma, purtroppo,  non è stata ratificata dal Parlamento italiano.
È proprio nei momenti di crisi economica come questa che viviamo in Italia, che le politiche sociali devono svolgere un ruolo di tutela delle fasce più deboli della popolazione e che questo tema riprende e trova ragione per essere sostenuto.
Partecipando, oggi, alla manifestazione della CGIL sui diritti e lavoro, chiediamo:
·       Alla CGIL e all’INCA il sostegno e la tutela dei diritti dei migranti marocchini e delle loro famiglie.

·       Al Parlamento Italiano di ratificare la convenzione italo marocchina del 1994 sulla previdenza e assistenza.

domenica 12 ottobre 2014

Integrazione, la parola ai "nuovi italiani" a Firenze

FIRENZE 11 ottobre — Rafforzare i rapporti tra rappresentanze consolari e associazioni di stranieri, incentivare e sostenere la positiva esperienza dei "consolati mobili" e, in generale, promuovere politiche che favoriscano la "integrazione partecipe"delle comunità straniere in città che tendono ad essere sempre più essere città cosmopolite.
Questi i suggerimenti emersi nel corso del laboratorio di studio su volontariato e nuovi italiani promosso da Cesvot e che ha visto il coinvolgimento diretto di 70 tra associazioni di volontariato toscane che si occupano di migranti e immigrazione, associazioni di stranieri operanti in Toscana e che si occupano dei "nuovi italiani" che vivono e lavorano nella nostra Regione.
A confrontarsi sui risultati di quest'esperienza sono stati oggi in un incontro a Firenze, rappresentanti di enti locali, terzo settore e istituzioni europee impegnate sul fronte della tutela dei diritti umani e dell'integrazione. Tra i presenti Alberto D'Alessandro (Consiglio d'Europa, Ufficio di Venezia), gli assessori al welfare del Comune di Firenze, Sara Funaro, del Comune di Arezzo, Stefania Magi, e Yassine Belkassem coordinatore nazionale della Rete delle Associazioni della Comunità marocchina in Italia e SG della Federazione Africana in Toscana.

"Una bella esperienza - ha detto Sandra Gallerini, responsabile Ricerca Cesvot - perché ha permesso alle associazioni di stranieri di entrare nel circuito toscano, di confrontarsi con le rappresentanze consolari e di formulare proposte concrete che potranno ora essere valutate dai loro rappresentanti".

lunedì 31 marzo 2014

Le associazioni degli stranieri ponti tra Italia e paesi d’origine: intervento di Yassine Belkassem, RACMI + FAT

Io confermo con grande piacere la mia partecipazione attiva in questo nostro importante convegno sui “Percorsi di accoglienza e interazione in Provincia di Siena”, come ex presidente della Consulta provinciale  dell’immigrazione e consigliere comunale aggiunto, nonché in qualità di Coordinatore nazionale della Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) e Segretario generale della Federazione Africana in Toscana (FAT), membro attivo nel nostro prestigio Tavolo Permanente Provinciale delle Politiche Migratorie a Siena, e vorrei dedicare mio contributo alle associazioni degli stranieri in Italia, come ponti tra Italia e paesi d’origine, precisando che queste associazioni sono italiane con tutti gli effetti, costituite in Italia secondo le norme di leggi italiane e sono considerate sempre attori più importanti nei processi di integrazione/interazione delle popolazioni straniere nella società italiana. In particolare, al di là del fondamentale ruolo svolto nello scambio culturale, intercultura, informazione e orientamento degli stranieri ecc, esse rappresentano uno strumento per rendere possibile la partecipazione dei cittadini stranieri alla vita pubblica della società locale.
Da sottolineare che le istituzioni locali manifestano una crescente attenzione nei confronti delle associazioni degli immigrati, perché considerate canali di mediazione privilegiati per comunicare ed entrare in relazione con le popolazioni straniere presenti sul territorio. Recentemente abbiamo assistito alla nascita del Tavolo Permanente Provinciale dell’immigrazione a Siena, la Consulta Immigrazione nel Comune di Siena, nella Regione Veneta guidata dalla Lega Nord è attiva una Consulta Regionale dell’immigrazione composta dalle associazioni di migranti, Sindacati, e presieduta dal Presidente della Regione, Zaia e nostro connazionale Abdallah Khezraji Vicepresidente,  invece è in corso un dibattito vivace sulla Consulta regionale dell’immigrazione in nella Regione Toscana.
I modi e le forme della partecipazione degli immigrati alla vita pubblica locale sono un passo avanti ma molto importante. Occorre far acquisire alla rappresentanza un reale potere d’influenza, non solo sulle decisioni che riguardano direttamente gli immigrati, ma anche sulle questioni attinenti alla comunità intera. Solo in questo modo può esserci, infatti, una partecipazione effettiva, non occasionale, verso l’affermarsi della cittadinanza attiva e della responsabilità sociale che sono la base della vita democratica. In questo quadro, il riconoscimento del diritto di voto, alle elezioni amministrative e politiche ai cittadini immigrati è, certamente di fondamentale importanza. Le ragioni sono note e possono soltanto essere ribadite perché l’immigrato compartecipa con il proprio lavoro alla costruzione del contesto economico e produttivo, e determina con coerenza anche un concorso alla costruzione del vivere sociale con tutti i relativi diritti e doveri. 
In Italia, in diversi comuni toscani e nella provincia di Siena sono state sperimentate, in questi anni, diverse forme, in parte applicando il sistema della nomina in organismi consultivi di esponenti di associazioni di nazioni estere da loro stesse designate ed in altra parte utilizzando invece il metodo elettivo. Fra queste ultime, ad esempio, La ex consulta Provinciale dell’immigrazione a Siena, i Consiglieri comunali o provinciali aggiunti che, in alcuni Enti Locali sono stati eletti direttamente dai cittadini immigrati mentre in altri, sono stati identificati nel Presidente e nel Vicepresidente di Consulte di cittadini immigrati elette dagli stessi. Questi rappresentanti hanno il diritto di partecipare ai lavori del Consiglio Comunale o Provinciale, con gli stessi diritti dei consiglieri eletti dai cittadini italiani, escluso l’esercizio del voto.
Nella Prefettura di Siena è ben attivo da anni il Consiglio territoriale per l’immigrazione. L'istituzione in ogni Prefettura dei “Consigli territoriali per l’immigrazione”, previsti dal T.U. del 98, per favorire la condivisione, fra italiani e immigrati, di politiche, progetti e programmi e per realizzare il necessario raccordo tra realtà locali e quadro regionale e nazionale. Stabilito dunque che a questi organismi è richiesto di esercitare un peso significativo nella programmazione delle politiche locali.
Vi sono ambiti d’intervento che non possono trascurare il ruolo primario delle associazioni degli immigrati, come quelli delle iniziative culturali, educative, sociali, che rispondono all’obiettivo del mantenimento dell’identità culturale e del processo interculturale. La valorizzazione delle associazioni degli immigrati assume quindi, in questo contesto, un’importanza certamente strategica sia per quanto riguarda l’espressione della rappresentanza sia per lo sviluppo della conoscenza delle diverse culture e quindi per combattere gli stereotipi e i pregiudizi che sono la causa prevalente oggi in Italia degli atteggiamenti di rifiuto e diffidenza sconfinanti a volte in veri e propri atti di razzismo.
È vero che l’associazionismo degli stranieri si presenta in forma variegata, con difficoltà a svilupparsi perché oltre alla carenza delle risorse finanziarie è ben nota la scarsa attività di sostegno, in generale, da parte degli Enti Locali. Infatti, le associazioni straniere, spesso, non hanno una sede propria o comunque una struttura adeguata per lo svolgimento delle proprie attività, quindi l'unico modo per potersi incontrare consiste nella convocazione di una riunione in qualche sala richiesta, in genere, all'Ente pubblico o all’amico sindacato o alla amica associazione italiana o alle parrocchie (nel caso delle associazioni di tipo religioso cristiano).
Quindi, questi problemi rendono spesso difficoltosa la gestione della vita ordinaria dell’associazione, ma soprattutto bloccano la possibilità di sviluppare nuovi progetti e iniziative. Emerge per questo motivo la creazione e lo sviluppo di nuove forme associative (Reti di Associazioni, Unioni, Federazioni, Confederazioni, Associazioni di associazioni, coordinamenti di associazioni ecc.) che rinforzino e diano maggiori capacità progettuali alle singole organizzazioni straniere.
Ci vuole ribadire che un ruolo prezioso, nel percorso di inserimento e di integrazione sociale degli immigrati è svolto dall’associazionismo degli immigrati e di quello che opera con gli stessi, in tutte le sue variegate espressioni. Le associazioni, infatti, oltre a costituire un vero e proprio ponte per le relazioni e l’incontro con i cittadini autoctoni, svolgono anche funzioni auto formative e informative, esercitano un ruolo pubblico e di collegamento con le istituzioni.
La rappresentanza espressa quindi dalle associazioni degli immigrati è importante e proprio per questo è bene che sia prevista la sua presenza qualificata in ogni organismo. Occorre dunque sostenere le associazioni offrendo loro più possibilità per costruire iniziative a carattere sociale e culturale e luoghi d’incontro, di formare reti e coordinamenti territoriali di associazioni.
La partecipazione alla vita pubblica degli immigrati non è soltanto un diritto ma anche un’attività indispensabile alla coesione sociale e a rendere la vita collettiva più democratica e più solidale.
Grazie per la vostra attenzione.

N.B.

Il panchetto delle Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia e della Federazione Africana in Toscana con documenti storici della loro partecipazione nei processi di integrazione e interazione in Italia e nei Forum Sociali Mondiali. Oltre ai documenti informativi sull’evoluzione democratica in Marocco, il riassunto del libro dedicato alla Comunità marocchina in Italia, la negazione dei diritti dell’uomo nei campi di Tindouf in Algeria, e informazioni sul turismo in Marocco.

martedì 5 novembre 2013

Il Consolato marocchino Mobile ad Arezzo 10 novembre

La Rete delle Associazioni della Comunità marocchina in Italia (RACMI) apporta alla cortese attenzione della comunità marocchina residente nella regione Toscana che il Console generale, Driss Rochdi informa: “che il Consolato Generale del Regno del Marocco a Bologna organizzerà un Consolato Mobile, il 10 novembre 2013 ad Arezzo, presso la Casa delle Culture, piazza A. Fanfani 5 (parcheggio Cadorna), 52100 Arezzo. 
L’obiettivo di questo dislocamento è quello di permettere ai cittadini marocchini residenti in questa città, e nei comuni limitrofi della regione Toscana, di beneficiare delle prestazioni consolari in loco e senza doversi recare a Bologna (richiesta di passaporto o di carta d’identità, legalizzazione di documenti, diverse attestazioni, applicazione marche da bollo sui documenti, ecc…). 
Dirigerò personalmente una squadra del Consolato, composta da una decina di funzionari, per garantire la buona riuscita di questa operazione”.
“Tutti i cittadini marocchini interessati sono invitati a beneficiare di questa operazione”, conclude il Console generale.

Per la Rete delle Associazioni della Comunità marocchina

Yassine Belkassem

lunedì 4 novembre 2013

Nota informativa della RACMI sui viaggi inutili e rischiosi nei campi di Tindouf in Algeria

04 novembre 2013
 
campi di Tindouf
Noi nella Rete delle associazioni della comunità marocchina in Italia (RACMI), abbiamo appreso con grande sorpresa e dispiacere, tramite un sito web, che alcune persone parmigiane e toscane stanno organizzando viaggi di “studi per minori italiani” o di “verificare” inesistenti “progetti” o di altre pretese, ai campi di Tindouf in Algeria.
Tutte queste negligenze avvengono malgrado gli sconsigli della Farnesina e di tutti i governi del mondo di visitare queste zone grigie, e le loro raccomandazioni assolute di sospendere ogni viaggio in tale zona e nel sud algerino, per la mancanza della sicurezza dovuta dalla presenza dell’organizzazione terroristica Al Qaeda e le sue varie formazioni.
Nei campi di Tindouf precisamente è stata rapita la nostra Cooperante Rossella Urru e due spagnoli, sequestrati per nove mesi da poi liberati grazie al pagamento d’Italia e di Spagna di un riscatto di 30 milioni di euro.
Nella stessa zona è avvenuto anche il rapimento della toscana Sandra Maria Mariani, rimasta in sequestro nelle mani dei terroristi circa due anni.
Oltre al pericolo assoluto della presenza delle organizzazioni terroristiche come AQMI e MUJAO, e le bande criminali organizzate, la zone dove intendono andare queste persone imprudenti è vietata per la circolazione dall’ONU per la presenza di milioni delle mine antiuomo piantate dall’esercito algerino, dai mercenari e dall’organizzazione separatista “polisario”, negli anni settanta e negli anni ottanta, durante il periodo della guerra fredda. Da far presente che è accaduto, a Tindouf, quattro anni fa un episodio gravissimo davanti agli occhi di diversi giovani italiani toscani condotti al pericolo e terrorizzati, quando una mina antiuomo si è esplosa: un giovane della zona desertica ha perso una gamba e un altro avuto gravissime ferite, questi episodi sono purtroppo molto conosciuti.
Altro che “portare cancelleria scolastica” dal Chianti a Tindouf, addirittura a dicembre, altro che “pedagogico e didattico” come pretende una scuola e un amministratore Comunale a Sesto Fiorentino o la “verifica” dei “progetti” inesistenti di Parma o la visita alla capra bolognese a Tindouf, come pretende una fonte dell’Emilia Romagna. Questi viaggi sono rischiosi e propagandistici.
Noi nella RACMI, crediamo doveroso informare tutti e attirare l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale, istituzioni ed eletti locali, nazionali ed internazionali, l’Unicef, compressi i genitori dei minori ed i viaggiatori maggiorenni che la sicurezza non c’è in sud algerino e nei campi; chiediamo a chi intende di mettere i piedi nel pericolo di riflettere due volte prima di andare.
Infine, noi continuiamo ad insistere con nostri appelli lanciati in diverse occasioni ed appuntamenti nazionali ed internazionali, come abbiamo fatto nel Forum Sociale Mondiale a Dakar e Tunisi, nel Forum Sociale Europeo 10+10 a Firenze, al RECOSOL eccetera; invitiamo la comunità internazionale, le ONG del mondo e tutti che hanno a cuore la sacralità della vita di adoperare tutti i mezzi utili per un’ingerenza mondiale in Algeria per sradicare il terrorismo e per garantire la sicurezza e la vita degli stranieri in Algeria.


Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI)

sabato 19 maggio 2012

Comunicato della Rete delle Associazioni della Comunità marocchina in Italia e della FAT sul vile attentato di Brindisi in Italia


Comunicato della Rete delle Associazioni della Comunità marocchina in Italia e della FAT sul vile attentato di Brindisi in Italia
La condanna della RACMI e della FAT

19 maggio 2012
Oggi 19 maggio 2012 alle 7.50 di questa mattina un ordigno con tre bombole di gas è esploso davanti all'Istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi, in Italia, mentre i ragazzi stavano per entrare a scuola. Una ragazza è morta e almeno 6 studenti sono rimasti feriti.
Noi nella Rete delle Associazioni della Comunità marocchina in Italia e la Federazione Africa in Toscana condanniamo con forza il vile attentato che ci lascia sgomenti e increduli.
I terroristi hanno voluto uccidere e hanno voluto uccidere i nostri giovani, i nostri studenti, con una modalità efferata. Per la prima volta, è stata colpita una scuola, come a voler spazzar via la base stessa del vivere civile.
Un attentato criminale che ha voluto colpire al cuore un territorio che vuole resistere al degrado sociale ed economico contrastando la criminalità organizzata.
Un attacco inaudito alla nostra serenità e al nostro futuro, che contrasteremo con tutte le nostre forze insieme alla società civile in Italia.
Alle vittime di questo atto ignobile, agli studenti, alle loro famiglie, vogliamo far sentire la nostra vicinanza. In particolare agli studenti che sono in prima linea per non rassegnarsi all’idea che povertà, disoccupazione, ricatto, sottosviluppo anche culturale siano ineludibili, vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà.
No al terrorismo.