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sabato 22 aprile 2017

Marocco denuncia i comportamenti inumani delle autorità algerine contro gli immigrati siriani (ministero dell'interno)



Rabat, 22/04/2017 - Le autorità marocchine hanno deplorato la situazione drammatica degli immigrati siriani sul territorio algerino e le condizioni difficili in cui si versano e denunciano i comportamenti inumani delle autorità algerine nei confronti di quest'immigranti.
Un comunicato del ministero dell'Interno segnala diffuso ieri sera che le autorità marocchine “deplorano la situazione drammatica di quest'immigrati e le condizioni difficili che percorrono nell'altra parte delle frontiere marocchine e denunciano i comportamenti inumani delle autorità algerine nei confronti di quest'immigrati soprattutto che si tratta di donne e di bambini in una situazione molto vulnerabile”.
Le autorità marocchine hanno registrato recentemente il circolamento da parte delle autorità algerine di 55 cittadini siriani sul territorio algerino, nella zona frontaliera maroco-algerina, vicino alla città marocchina Figuig, aggiunge il ministero, precisando che questi immigrati sono stati autorizzati dalle autorità algerine a raggiungere questa zona in molti gruppi dalla notte del 17 aprile 2017.
Le autorità marocchine esprimono il loro stupore per il fatto che le autorità algerine non hanno preso in considerazione la situazione di quest'immigrati espellendoli per forza verso il territorio marocchino, contrariamente alle regole del buon vicinato raccomandate dal Regno del Marocco, sottolinea la stessa fonte, rilevando che l'arrivo di quest'immigrati a questa zona frontaliera “nonostante le difficoltà legate alla difficile geografia e le costrizioni delle condizioni meteorologiche non sarebbe stato possibile senza l'assistenza ed il sostegno delle autorità algerine”.
 “Non è la prima volta che le autorità algerine procedono all'espulsione di immigrati verso il territorio marocchino, comportamenti simili sono stati registrati in passato”, conclude il ministero.
Da ricordare che la recente espulsione avviene dopo l’operazione “La caccia all’uomo nero immigrato in Algeria” iniziata il primo dicembre 2016 in particolare contro i migranti africani nei quartieri di Algeri, deportati in un campo a Tamanrasset 1900 km a sud poi espulsi. Si trattava di ben 1400 i migranti subsahariani provenienti in maggioranza da Nigeria, Niger, Liberia, Camerun, Mali e Guinea. Le retate contro gli africani non avevano risparmiato le persone malate, gli anziani, le donne incinte, i bambini, gli immigrati regolarmente residenti, i richiedenti d’asilo e profughi.

martedì 13 dicembre 2016

IMMIGRATI SUB-SAHARIANI TRA CACCIA ALL’UOMO NERO IN ALGERIA E L’ACCOGLIENZA IN MAROCCO

Mentre è in corso in Algeria la caccia all’uomo nero Immigrato sub-sahariano e le espulsioni di massa e la deportazione di queste persone verso il deserto meridionale algerino, il Marocco ha deciso per la seconda volta in due anni la regolarizzazione e l’integrazione degli immigrati in situazione irregolare che si trovano sul suo territorio.
La Commissione Nazionale Incaricata della Regolarizzazione e l'Integrazione degli Immigrati in Marocco che fa parte del ministero dell’Interno, ha fatto sapere, ieri, tramite un comunicato che a base di istruzioni del Re Mohammed VI e conformemente alla nuova politica migratoria del Regno il Marocco decide di regolarizzare tutti gli immigrati presenti sul suo territorio.
La commissione ha sottolineato che durante il tour del Re in Africa subsahariana, diversi Capi di Stato si sono congratulati con il Marocco, “per la sua politica migratoria, che riguarda l'integrazione economica e sociale di persone in situazione irregolare provenienti soprattutto dai paesi africani subsahariani”. La commissione aggiunge che Mohammed VI aveva affermato nel suo discorso del 20 agosto 2016, in occasione della Festa della Rivoluzione del Re e del Popolo che: “il Marocco si conta fra i primi paesi del Sud (del mondo) d’aver adottato una politica solidale autentica per accogliere gli immigrati subsahariani, con un approccio umano integrato, che protegge loro diritti e preserva la loro dignità (…) per attuare questa politica, nostro paese, senza condiscendenza, né arroganza, né denigrazione né discriminazione, ha proceduto alla regolarizzazione degli immigrati, conformemente a criteri ragionevoli ed equi, creando per loro le condizioni adeguati a stabilirsi, lavorare e vivere degnamente nella società marocchina. Notiamo con molta considerazione e soddisfazione ciò che fa particolarità di quest'immigrati, cioè una buona moralità ed una buona condotta in relazione ad altrui, l'ardore al lavoro, il rispetto della legge, dei valori e delle costanti sacre dei Marocchini”. “Tengo a ribadire che facciamo solo il dovere che ci spetta riguardo a questa categoria, dato che si tratta di persone spinte dalla precarietà a rischiare la loro vita e a lasciare le loro famiglie ed il loro paese. Ha detto il Re concludendo che “Il Marocco ha a lungo accusato i metodi seguiti da alcuni per trattare le questioni della migrazione, metodi che, peraltro, si sono rivelate inoperanti. Invece, è (il Marocco) fiero dell'azione che conduce nel settore dell'accoglienza e dell'integrazione degli immigrati e non ritornerà su quest'approccio pratico ed umanitario”.
Il Marocco sull'argomento, è molto accogliente. Tradizionalmente paese d'emigrazione, è successivamente diventato un paese di transito poi oggi d'immigrazione.
Mentre in Algeria c’è un’altra realtà, infatti, è in corso dal primo dicembre il blitz contro gli immigrati africani nei quartieri di Algeri, che vengono deportati a Tamanrasset 1900 km a sud per essere espulsi. Si tratta di ben 1400 immigrati subsahariani provenienti in maggioranza da Nigeria, Niger, Liberia, Camerun, Mali e Guinea.
Gli immigrati sono stati arrestati in Algeri dalle forze di polizia nelle loro case, nei luoghi di lavoro o per strada. Il blitz non ha risparmiato le persone malate, gli anziani, le donne incinte, i bambini, gli immigrati regolarmente residenti, i richiedenti d’asilo e profughi, come notificano diverse ONG internazionali come Human Rights Watch che ha denunciato “l’espulsione massiccia e sommaria di immigrati fra i quali uomini e donne che sono forse fuggiti dalle persecuzioni o lavorano in Algeria da anni” si tratta di “una violazione dei loro diritti”. La HRW apporta che i gendarmi algerini hanno usato manganelli, gas lacrimogeno ed insulti nei confronti di numerose persone, in particolare delle donne e dei bambini per costringerli a montare sugli autobus, denunciando le gravissime dichiarazioni di Farouk Ksentini, presidente della Commissione Nazionale Consultiva di Promozione e di Tutela dei Diritti dell’Uomo in Algeria, (CNCPPDH), un’istituzione pubblica che dipende dalla Presidenza, che ha detto che “la presenza degli immigrati e dei profughi africani in molte località del paese può causare problemi agli Algerini; egli espone, in particolare “il rischio della propagazione dell’AIDS diffusa fra questa Comunità”. Cosi invece di difendere i diritti umani Ksentini incoraggia l’espulsione arbitraria degli immigrati africani e giustifica “per fermare questa catastrofe che c’è impostata”.
Inoltre, il sindacato autonomo algerino SNAPAP ha denunciato la detenzione arbitraria e violenta degli immigrati africani qualificandola “la più grande caccia all’uomo nero dopo l’indipendenza” nel 1963.


giovedì 22 settembre 2016

Marocchini d’Italia indignati e scrivono al governo italiano sulla discriminazione e lo sfruttamento politico dei bambini saharawi in Italia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’interrogazione pubblica indirizzata dai marocchini d’Italia al Governo italiano:
“In relazione alla discriminazione subita; all'inganno che ha caratterizzato alcune cittadine Italiane, vittime della tesi quanto della propaganda separatista; dinanzi ad una drammatica strumentalizzazione, sistematicamente esercitata sul territorio Italiano sui bambini e bambine provenienti da Tindouf.
Noi firmatari decidiamo di presentare la seguente interrogazione pubblica indirizzata. Al Ministro degli Interni. Al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Al Ministro del Lavoro e per conoscenza a: dott.ssa Silvia Prodi, Consigliera Regionale E.R. Regione Emilia Romagna, assemblea Legislativa dell’E.R. Al Presidente della Terza commissione alla Camera dei Deputati, ai Deputati: Incerti Antonella, Romanini Giuseppe, Gandolfi Paolo, Maestri Patrizia e Baruffi Davide, all'Associazione “Jaimasaharawi”. Alla Comunità Marocchina e ai Mass media.
Premesso che –
1-           Il 10 settembre sono state espulse dal territorio marocchino la Consigliera Silvia Prodi dell'Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna, insieme a Caterina Lusuardi, Presidente dell'Associazione pro separatismo “Jaima Sahrawi” e Fabiana Bruschi;
Lo scopo della visita in Marocco era ambigua, esplicitato in prima istanza come viaggio di turismo e solo successivamente motivato come occasione di monitoraggio della condizione della protezione e salvaguardia dei diritti umani del Sahara Marocchino.
Oltre alla poca chiarezza del ruolo che hanno dichiarato di assumere, si aggiunge l'inaccettabile definizione della Provincia marocchina del Sud come "Territorio occupato” dal nostro Stato, il Regno del Marocco.
In un documento ufficiale, sempre a proposito delle svariate motivazioni della visita locale, dichiarano che lo scopo fosse “incontrare alcune persone del “popolo saharawi”, quando sono riconosciuti i rapporti cordiali ed il sostegno palesato che l’Associazione e la Regione Emilia Romagna all’Algeria ed ai campi di Tindouf in Algeria senza mai prima visitare il Marocco.
Le tre persone pretendono di definirsi “paladine dei diritti umani”, ma nella realtà, sono vittime di una grande impresa propagandistica di una causa sterile contro il Marocco amico dell’Italia da oltre 100 anni.
Ci permettiamo di chiedere
a)    Perché la visita non è stata comunicata ufficialmente alle autorità marocchine secondo le indicazioni internazionali in un quadro di visita ufficiale se tale ha la presunzione di essere?
b)    La registrazione delle tre persone al sito della Farnesina (Viaggiare Sicuri indovinato) e la visita dell’ambasciatore e il console italiani per vederli all’aeroporto erano pianificate per lo scopo mediatico, politico e diplomatico per fini della stessa propaganda?
c)    Quale accusa si può rivolgere ad un Paese se le sue autorità considerino un certo straniero “persona non gradita” in momento in cui i Paesi Europei si sono attrezzati sulla questione della garanzia della sicurezza nei loro Paesi anche con Eserciti Armati?
2-           I Campi di Tindouf in Algeria non sono regolamentati dal diritto internazionale e da 40 anni l’Algeria rifiuta sistematicamente l’intervento dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati (ACNUR) per effettuare il censimento della popolazione, unica istituzione in grado di conferire lo statuto di rifugiato.
Tali luoghi insicuri sono conosciuti da tutto il mondo come luogo di traffico per eccellenza e dirottamento organizzata degli aiuti umanitari generosamente concessi dalla Comunità Internazionale in cui vi è una sistematica violazione dei diritti fondamentali dell'uomo perpetrata dai miliziani del Fronte Polisario dei diritti umani in cui i principi di base di democrazia, libertà e legalità sono negati.
3-      Diminuzione del sostegno al separatismo:
Dopo la caduta del Blocco dell’Est e negli ultimi anni, particolarmente dopo la denuncia dell’Office della Lotta Anti-Frode dell’UE (OLAF) della deviazione degli aiuti umanitari dall’Algeria e dal Polisario, è fortemente diminuito anche in Italia il sostegno alla propaganda separatista, grazie anche alle numerose risoluzioni delle Nazioni Unite volte ad arrivare ad una soluzione giusta e pacifica come mostra essere in modo credibile e autorevole la proposta marocchina di una vasta autonomia locale del Sahara. Oggi, di fatto, grazie alla nuova Costituzione marocchina del 2011 l’ottima soluzione si manifesta nel grande e credibile progetto della Regionalizzazione Avanzata, proprio con la stessa modalità con cui l’Italia aveva risolto le questioni del separatismo in Trentino-Alto Adige, Sicilia e Padania;
4-      La strumentalizzazione politica dei bambini in Italia continua ancora
Durante l’estate, periodo in cui un centinaio di bambini provenienti dai campi di Tindouf dell’Algeria con passaporto dello stesso Paese sono stati vittime di sfruttamento politico e di immagine in Italia, strumento utilizzato dai separatisti del Polisario e da alcuni eletti italiani scivolati nel sostegno all'impresa della propaganda in Toscana e nell’Emilia-Romagna, a titolo di esempio, come avevano esibito ultimamente il Sindaco di Pisa e la Presidente dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna;
5-      La Presidente del Parlamento dell'Emilia-Romagna discrimina i marocchini.
Sono in corso inaccettabili atti di chiusura, esclusione e discriminazione da parte della Presidente del Parlamento dell'Emilia-Romagna, Simonetta Saliera, nei confronti dei marocchini, infatti, ancora in attesa di un incontro informativo e conoscitivo richiesto da oltre un anno e mezzo;
Addirittura, dopo ben 366 giorni lunghi dalla richiesta abbiamo ricevuto una conferma per l’incontro ma la Presidente l’ha revocato a soli 20 ore dall’orario fissato;
6-      Appello sincero a Jaimasaharawi.
Chiediamo se la Jaimasaharawi abbia le carte in regola per esercitare il ruolo di “monitoraggio” su un paese straniero, sovrano ed indipendente, come il Marocco? Se tutto ok, invece di utilizzare la clandestinità ed i sotterfugi come modalità, invitiamo l’associazione a visitare alla luce del sole le città marocchine di Dakhla e Laayoune insieme con una nostra delegazione, per turismo nel deserto e sulle spiagge dell’Oceano, ma anche per incontrare gli imprenditori siano essi marocchini, italiani e spagnoli, i politici eletti democraticamente dal popolo, i sindacati, le associazioni culturali, sociali e sportive ed i luoghi di informazione locali.
A seguito, in nome di un'onestà intellettuale doverosa da parte di membri di associazioni chiediamo di raccontare solo la realtà vista e vissuta nella visita, sperimentata e profondamente conosciuta.
Un’altra richiesta a Jaimasaharawi è quella di attivarsi presso l'Algeria per autorizzare ACNUR a entrare nei campi e concedere lo status di rifugiati alla popolazione e i relativi diritti;
7-      Il racconto di un'italiana trascurato, perché?
Vi sottoponiamo questo racconto di una attivista italiana Manola Mambrini Presidente dell’Associazione “Gdeim Izik” di Piombino che ha visitato l'Algeria il 18 gennaio 2016: “Negli aeroporti (di Algeria) un clima diverso. Attenzione massima. Tant’è che sono stata sottoposta a controlli che non mi erano mai capitati. Ad Algeri, durante il cambio dell’aereo per Roma sono stata fermata e portata al posto di polizia. Volevano avere spiegazioni su quello che trasportavo nel bagaglio in stiva... Le donne della scuola nei campi profughi (di Tindouf) mi avevano dato delle medaglie artigianali d’argilla destinate a dei volontari emiliani... niente di metallico. 20 kg di materiale che ho dovuto spiegare un po’ in francese e un po’ in arabo, ma avevo la bolla d’accompagnamento. Ho pure dichiarato che, se necessario, le avrei lasciate”. Evidente che la situazione è difficile. “Ai campi (di Tindouf) sembrava una cosa buffa, scorta armata fino a dove vai a dormire, poi, per 15 giorni, massima libertà di girare tra le tendopoli di Tindouf senza scorta ma solo con la macchina del protocollo (miliziani armati). Prima ci si muoveva con ogni tipo di mezzo. Ora controlli e presidi militari. Controlli pure all’arrivo a Roma”;
Ecco, è un racconto che gli interroganti dovrebbero già prendere in considerazione in passato per assumere una posizione contro l'Algeria. Perché non è stato fatto niente? Non basta, ovviamente, sconsigliare il viaggio da parte di “Viaggiare sicuri” della Farnesina.
Sulla scorta di quanto sopra presentato, chiediamo ai Ministri degli Interni, degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Lavoro:
a.    Se siano a conoscenza del confuso episodio creato dalla consigliera regionale dell’Emilia-Romagna Silvia Prodi e dalle rappresentanti dell’associazione “JaimaSahrawi” in visita in Marocco;
b.    Se non ritengano necessario assumere una forte presa di posizione politica e diplomatica di rispetto dei diritti dei minori saharawi non accompagnati e di tutelarli da ogni strumentalizzazione politica in Italia;
c.    Se e Come intendano procedere sulla questione della discriminazione della Presidente Saliera contro la nostra comunità?
d.    Se non ritengano necessario salvaguardare l’immagine della Repubblica Italiana dalla propaganda separatista e dalla strumentalizzazione di un conflitto regionale artificiale costruito a tavolino attorno all’integrità territoriale marocchina durante la guerra fredda e a causa dell’egemonia del defunto Colonnello Gheddafi e dell’Algeria;
e.    Se il Ministero del Lavoro e della Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione (DGIPI) ed il Comitato Nazionale dei Minori non ritengano necessario prendere provvedimenti e sanzioni contro l’abuso che viola palesemente la modalità di soggiorno dei minori accolti e l’affidabilità dei contenuti di programmi solidaristici umanitari di accoglienza temporanea previsti dalla DGIPI;
f.     Se non ritengano necessario assumere una forte presa di posizione politica e diplomatica, in accordo con i partner europei e con le istituzioni comunitarie, volta a favorire l'effettivo riconoscimento del diritto alla circolazione, al censimento e la registrazione presso HCR della popolazione dei campi di Tindouf come raccomanda il Consiglio di Sicurezza dell’ONU da anni;

Siena, 22/09/2016

I PRIMI FIRMATARI

1.    Yassine Belkassem – Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia – RACMI, Italia.
2.    Joud Mahjoub, Segretario Organizzazione Italo - marocchina Amicizia e Cooperazione di Reggio Emilia e Provincia - OIMAC/RE.
3.    Bensadiq Abdellah, Associazione marocchina nell’Emilia Romagna.
4.    Fikri Hamid, UAM Liguria, Genova.
5.    khallouk Fatima - Forum Italo Marocchino per le Relazioni Bilaterali, Torino.
6.    Diop M’baye, Federazione Africana in Toscana - FAT, Firenze.
7.    Samira El Midaoui, intellettuale, Italia.
8.    EL Matouat Yahya, intellettuale, Milano.
9.    Nadif Mustapha - Associazione – AVS Maniago Volontari Solidali Maniaghese, Pordenone.
10. Said Ben Cheikh – Associazione culturale Marocco – Italia, Piacenza e Provincia.
11. Hammada Said - Associazione Al Yamama, Torino.
12. Berriria Abdellah, Associazione Assalam, Piombino.
13. Rouissam Fatiha, Associazione Mondo Insieme dei Mediatori Culturali. Treviso.
14. Said Meghrass, cittadino marocchino, Brescia.
15. Douiri Charaf, cittadino marocchino, Val d’Aosta.
16. Batal Hassan, interprete, Roma.
17. Idrissi Abderrazzak, cittadino marocchino, Bologna.
18. Abjilini Abdelghafour Associazione Culturale Regionale Alwidadya Umbria.
19. Sellak M’hamed Associazione Oued Eddahab, Siena.
20. Daasane Abdelkader Associazione Futuro, Bergamo.
21. Bouhadi Abdeslam, Associazione Libertà, Brescia.
22. Mohamed Mouharrir - Associazione Amicizia Sardegna - Marocco.
23. Rabia Amadid, politica italiana, Sassuolo.
24. Balboula Abdelilah, Attivista marocchino, Arezzo.
25. Hajraoui Mustapha, Associazione culturale, Torino.
26. Nour Eddine fatty, Artista, Association Assafa, Roma.
27. Abderrahim Naghim, cittadino marocchino, Cuneo.
28. Zouhair El Youbi,Federazione Islamica della Lombardia.
29. Basraoui Abdelmoula, cittadino marocchino, Reggio Emilia.”


mercoledì 21 gennaio 2015

Trattative tra Marocco UE a Bruxelles sulla facilitazione di visto d’ingresso

di Yassine Belkassem
Marocco/UE
 Bruxelles 21 gennaio 2015 - Marocco e l’Unione Europea hanno ripreso le discussioni a Bruxelles per la conclusione di accordo di facilitazione del rilascio di visto d’ingresso per cittadini marocchini che desiderano rendersi in Europa.
Questo incontro interviene un anno dopo il verde del Consiglio dell’UE per garantire una mobilità più fluida tra le due parti. Nel giugno 2013 Marocco e l’UE avevano firmato un partenariato per la mobilità che ha permesso l’impegno di negoziato su un accordo che, secondo l’UE, contribuirà a rafforzare gli scambi umani con Marocco. L’accordo dovrebbe interessare in un primo passo gli studenti,ricercatori e gli uomini d’affari nella prospettiva della liberalizzazione dei visti. L’ex presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, aveva, infatti, assicurato che a lungo termine, l’UE non può che sostenere una evoluzione verso la mobilità senza visto dei cittadini marocchini, tenendo conto delle relazioni globali tra Marocco e l’UE e che le condizioni di una mobilità sicura e ben gestita siano riunite. L’accordo dovrà contribuire al miglioramento degli aspetti relative alle condizioni delle prestazioni consolari fornite ai marocchini e alla semplificazione delle procedure d’accesso e di soggiorno regolare compresso la possibilità di visti multipli e di lunga durata. Marocco è il primo paese del mediterraneo con il quale l’UE ha siglato un partenariato per la migrazione e la mobilità. L’obbiettivo è quello di informare meglio le competenze marocchine sulle offerte di lavoro, studi e la formazione disponibili nell’UE e di facilitare il riconoscimento reciproco delle qualificazioni professionali e universitarie. Nell’ambito di questo partenariato, l’UE si impegna ad aiutare il Marocco a rafforzare la sua capacità sui piani legislativi, istituzionali e operazionali in tutti i campi relativi alla migrazione, compressa la prevenzione e la lotta contro la migrazione irregolare, le reti di traffico di migranti e della tratta degli esseri umani, e per elaborare un sistema nazionale d’asilo e di protezione internazionale.

Infine, Marocco e l’UE hanno discusso anche una futura riammissione, che secondo il Regno marocchino, deve essere equilibrata, realistica, iscritta nella durabilità, applicabile sul piano operazionale  e rispettosa della dignità umana dei migranti.

lunedì 31 marzo 2014

Le associazioni degli stranieri ponti tra Italia e paesi d’origine: intervento di Yassine Belkassem, RACMI + FAT

Io confermo con grande piacere la mia partecipazione attiva in questo nostro importante convegno sui “Percorsi di accoglienza e interazione in Provincia di Siena”, come ex presidente della Consulta provinciale  dell’immigrazione e consigliere comunale aggiunto, nonché in qualità di Coordinatore nazionale della Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) e Segretario generale della Federazione Africana in Toscana (FAT), membro attivo nel nostro prestigio Tavolo Permanente Provinciale delle Politiche Migratorie a Siena, e vorrei dedicare mio contributo alle associazioni degli stranieri in Italia, come ponti tra Italia e paesi d’origine, precisando che queste associazioni sono italiane con tutti gli effetti, costituite in Italia secondo le norme di leggi italiane e sono considerate sempre attori più importanti nei processi di integrazione/interazione delle popolazioni straniere nella società italiana. In particolare, al di là del fondamentale ruolo svolto nello scambio culturale, intercultura, informazione e orientamento degli stranieri ecc, esse rappresentano uno strumento per rendere possibile la partecipazione dei cittadini stranieri alla vita pubblica della società locale.
Da sottolineare che le istituzioni locali manifestano una crescente attenzione nei confronti delle associazioni degli immigrati, perché considerate canali di mediazione privilegiati per comunicare ed entrare in relazione con le popolazioni straniere presenti sul territorio. Recentemente abbiamo assistito alla nascita del Tavolo Permanente Provinciale dell’immigrazione a Siena, la Consulta Immigrazione nel Comune di Siena, nella Regione Veneta guidata dalla Lega Nord è attiva una Consulta Regionale dell’immigrazione composta dalle associazioni di migranti, Sindacati, e presieduta dal Presidente della Regione, Zaia e nostro connazionale Abdallah Khezraji Vicepresidente,  invece è in corso un dibattito vivace sulla Consulta regionale dell’immigrazione in nella Regione Toscana.
I modi e le forme della partecipazione degli immigrati alla vita pubblica locale sono un passo avanti ma molto importante. Occorre far acquisire alla rappresentanza un reale potere d’influenza, non solo sulle decisioni che riguardano direttamente gli immigrati, ma anche sulle questioni attinenti alla comunità intera. Solo in questo modo può esserci, infatti, una partecipazione effettiva, non occasionale, verso l’affermarsi della cittadinanza attiva e della responsabilità sociale che sono la base della vita democratica. In questo quadro, il riconoscimento del diritto di voto, alle elezioni amministrative e politiche ai cittadini immigrati è, certamente di fondamentale importanza. Le ragioni sono note e possono soltanto essere ribadite perché l’immigrato compartecipa con il proprio lavoro alla costruzione del contesto economico e produttivo, e determina con coerenza anche un concorso alla costruzione del vivere sociale con tutti i relativi diritti e doveri. 
In Italia, in diversi comuni toscani e nella provincia di Siena sono state sperimentate, in questi anni, diverse forme, in parte applicando il sistema della nomina in organismi consultivi di esponenti di associazioni di nazioni estere da loro stesse designate ed in altra parte utilizzando invece il metodo elettivo. Fra queste ultime, ad esempio, La ex consulta Provinciale dell’immigrazione a Siena, i Consiglieri comunali o provinciali aggiunti che, in alcuni Enti Locali sono stati eletti direttamente dai cittadini immigrati mentre in altri, sono stati identificati nel Presidente e nel Vicepresidente di Consulte di cittadini immigrati elette dagli stessi. Questi rappresentanti hanno il diritto di partecipare ai lavori del Consiglio Comunale o Provinciale, con gli stessi diritti dei consiglieri eletti dai cittadini italiani, escluso l’esercizio del voto.
Nella Prefettura di Siena è ben attivo da anni il Consiglio territoriale per l’immigrazione. L'istituzione in ogni Prefettura dei “Consigli territoriali per l’immigrazione”, previsti dal T.U. del 98, per favorire la condivisione, fra italiani e immigrati, di politiche, progetti e programmi e per realizzare il necessario raccordo tra realtà locali e quadro regionale e nazionale. Stabilito dunque che a questi organismi è richiesto di esercitare un peso significativo nella programmazione delle politiche locali.
Vi sono ambiti d’intervento che non possono trascurare il ruolo primario delle associazioni degli immigrati, come quelli delle iniziative culturali, educative, sociali, che rispondono all’obiettivo del mantenimento dell’identità culturale e del processo interculturale. La valorizzazione delle associazioni degli immigrati assume quindi, in questo contesto, un’importanza certamente strategica sia per quanto riguarda l’espressione della rappresentanza sia per lo sviluppo della conoscenza delle diverse culture e quindi per combattere gli stereotipi e i pregiudizi che sono la causa prevalente oggi in Italia degli atteggiamenti di rifiuto e diffidenza sconfinanti a volte in veri e propri atti di razzismo.
È vero che l’associazionismo degli stranieri si presenta in forma variegata, con difficoltà a svilupparsi perché oltre alla carenza delle risorse finanziarie è ben nota la scarsa attività di sostegno, in generale, da parte degli Enti Locali. Infatti, le associazioni straniere, spesso, non hanno una sede propria o comunque una struttura adeguata per lo svolgimento delle proprie attività, quindi l'unico modo per potersi incontrare consiste nella convocazione di una riunione in qualche sala richiesta, in genere, all'Ente pubblico o all’amico sindacato o alla amica associazione italiana o alle parrocchie (nel caso delle associazioni di tipo religioso cristiano).
Quindi, questi problemi rendono spesso difficoltosa la gestione della vita ordinaria dell’associazione, ma soprattutto bloccano la possibilità di sviluppare nuovi progetti e iniziative. Emerge per questo motivo la creazione e lo sviluppo di nuove forme associative (Reti di Associazioni, Unioni, Federazioni, Confederazioni, Associazioni di associazioni, coordinamenti di associazioni ecc.) che rinforzino e diano maggiori capacità progettuali alle singole organizzazioni straniere.
Ci vuole ribadire che un ruolo prezioso, nel percorso di inserimento e di integrazione sociale degli immigrati è svolto dall’associazionismo degli immigrati e di quello che opera con gli stessi, in tutte le sue variegate espressioni. Le associazioni, infatti, oltre a costituire un vero e proprio ponte per le relazioni e l’incontro con i cittadini autoctoni, svolgono anche funzioni auto formative e informative, esercitano un ruolo pubblico e di collegamento con le istituzioni.
La rappresentanza espressa quindi dalle associazioni degli immigrati è importante e proprio per questo è bene che sia prevista la sua presenza qualificata in ogni organismo. Occorre dunque sostenere le associazioni offrendo loro più possibilità per costruire iniziative a carattere sociale e culturale e luoghi d’incontro, di formare reti e coordinamenti territoriali di associazioni.
La partecipazione alla vita pubblica degli immigrati non è soltanto un diritto ma anche un’attività indispensabile alla coesione sociale e a rendere la vita collettiva più democratica e più solidale.
Grazie per la vostra attenzione.

N.B.

Il panchetto delle Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia e della Federazione Africana in Toscana con documenti storici della loro partecipazione nei processi di integrazione e interazione in Italia e nei Forum Sociali Mondiali. Oltre ai documenti informativi sull’evoluzione democratica in Marocco, il riassunto del libro dedicato alla Comunità marocchina in Italia, la negazione dei diritti dell’uomo nei campi di Tindouf in Algeria, e informazioni sul turismo in Marocco.