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martedì 13 dicembre 2016

IMMIGRATI SUB-SAHARIANI TRA CACCIA ALL’UOMO NERO IN ALGERIA E L’ACCOGLIENZA IN MAROCCO

Mentre è in corso in Algeria la caccia all’uomo nero Immigrato sub-sahariano e le espulsioni di massa e la deportazione di queste persone verso il deserto meridionale algerino, il Marocco ha deciso per la seconda volta in due anni la regolarizzazione e l’integrazione degli immigrati in situazione irregolare che si trovano sul suo territorio.
La Commissione Nazionale Incaricata della Regolarizzazione e l'Integrazione degli Immigrati in Marocco che fa parte del ministero dell’Interno, ha fatto sapere, ieri, tramite un comunicato che a base di istruzioni del Re Mohammed VI e conformemente alla nuova politica migratoria del Regno il Marocco decide di regolarizzare tutti gli immigrati presenti sul suo territorio.
La commissione ha sottolineato che durante il tour del Re in Africa subsahariana, diversi Capi di Stato si sono congratulati con il Marocco, “per la sua politica migratoria, che riguarda l'integrazione economica e sociale di persone in situazione irregolare provenienti soprattutto dai paesi africani subsahariani”. La commissione aggiunge che Mohammed VI aveva affermato nel suo discorso del 20 agosto 2016, in occasione della Festa della Rivoluzione del Re e del Popolo che: “il Marocco si conta fra i primi paesi del Sud (del mondo) d’aver adottato una politica solidale autentica per accogliere gli immigrati subsahariani, con un approccio umano integrato, che protegge loro diritti e preserva la loro dignità (…) per attuare questa politica, nostro paese, senza condiscendenza, né arroganza, né denigrazione né discriminazione, ha proceduto alla regolarizzazione degli immigrati, conformemente a criteri ragionevoli ed equi, creando per loro le condizioni adeguati a stabilirsi, lavorare e vivere degnamente nella società marocchina. Notiamo con molta considerazione e soddisfazione ciò che fa particolarità di quest'immigrati, cioè una buona moralità ed una buona condotta in relazione ad altrui, l'ardore al lavoro, il rispetto della legge, dei valori e delle costanti sacre dei Marocchini”. “Tengo a ribadire che facciamo solo il dovere che ci spetta riguardo a questa categoria, dato che si tratta di persone spinte dalla precarietà a rischiare la loro vita e a lasciare le loro famiglie ed il loro paese. Ha detto il Re concludendo che “Il Marocco ha a lungo accusato i metodi seguiti da alcuni per trattare le questioni della migrazione, metodi che, peraltro, si sono rivelate inoperanti. Invece, è (il Marocco) fiero dell'azione che conduce nel settore dell'accoglienza e dell'integrazione degli immigrati e non ritornerà su quest'approccio pratico ed umanitario”.
Il Marocco sull'argomento, è molto accogliente. Tradizionalmente paese d'emigrazione, è successivamente diventato un paese di transito poi oggi d'immigrazione.
Mentre in Algeria c’è un’altra realtà, infatti, è in corso dal primo dicembre il blitz contro gli immigrati africani nei quartieri di Algeri, che vengono deportati a Tamanrasset 1900 km a sud per essere espulsi. Si tratta di ben 1400 immigrati subsahariani provenienti in maggioranza da Nigeria, Niger, Liberia, Camerun, Mali e Guinea.
Gli immigrati sono stati arrestati in Algeri dalle forze di polizia nelle loro case, nei luoghi di lavoro o per strada. Il blitz non ha risparmiato le persone malate, gli anziani, le donne incinte, i bambini, gli immigrati regolarmente residenti, i richiedenti d’asilo e profughi, come notificano diverse ONG internazionali come Human Rights Watch che ha denunciato “l’espulsione massiccia e sommaria di immigrati fra i quali uomini e donne che sono forse fuggiti dalle persecuzioni o lavorano in Algeria da anni” si tratta di “una violazione dei loro diritti”. La HRW apporta che i gendarmi algerini hanno usato manganelli, gas lacrimogeno ed insulti nei confronti di numerose persone, in particolare delle donne e dei bambini per costringerli a montare sugli autobus, denunciando le gravissime dichiarazioni di Farouk Ksentini, presidente della Commissione Nazionale Consultiva di Promozione e di Tutela dei Diritti dell’Uomo in Algeria, (CNCPPDH), un’istituzione pubblica che dipende dalla Presidenza, che ha detto che “la presenza degli immigrati e dei profughi africani in molte località del paese può causare problemi agli Algerini; egli espone, in particolare “il rischio della propagazione dell’AIDS diffusa fra questa Comunità”. Cosi invece di difendere i diritti umani Ksentini incoraggia l’espulsione arbitraria degli immigrati africani e giustifica “per fermare questa catastrofe che c’è impostata”.
Inoltre, il sindacato autonomo algerino SNAPAP ha denunciato la detenzione arbitraria e violenta degli immigrati africani qualificandola “la più grande caccia all’uomo nero dopo l’indipendenza” nel 1963.


sabato 10 dicembre 2016

ALGERIA: È CACCIA ALL’UOMO NERO IMMIGRATO

10 dicembre, Giornata mondiale dei Diritti Umani. Dal primo dicembre è in corso in blitz contro i migranti africani nei quartieri di Algeri, che vengono deportati in un campo a Tamanrasset 1900 km a sud per essere espulsi, senza alcuna spiegazione delle autorità algerine. Si tratta di ben 1400 i migranti subsahariani provenienti in maggioranza da Nigeria, Niger, Liberia, Camerun, Mali e Guinea.
Ad Algeri tutti i quartieri dove vivono i migranti dell’Africa subsahariana sono stati circondati dalla polizia. I migranti sono stati arrestati nelle loro case, nei luoghi di lavoro o per strada. Le retate non risparmiano le persone malate, gli anziani, le donne incinte, i bambini, gli immigrati regolarmente residenti, i richiedenti d’asilo e profughi.
Nel suo report, Human Rights Watch pubblicato ieri denuncia “l'espulsione massiccia e sommaria di migranti fra i quali uomini e donne che sono forse fuggiti dalle persecuzioni o lavorano in Algeria da anni costituirebbero una violazione dei loro diritti”. La HRW apporta che  i gendarmi algerini hanno usato manganelli, gas lacrimogeno ed insulti nei confronti di numerose persone, in particolare delle donne e dei bambini per costringerli a montare sugli autobus, denunciando la gravissima dichiarazione di Farouk Ksentini, avvocato e presidente della Commissione nazionale consultiva di promozione e di tutela dei diritti dell'uomo in Algeria, (CNCPPDH), un'istituzione pubblica che dipende dalla Presidenza, che ha detto che “la presenza dei migranti e dei profughi africani in molte località del paese può causare problemi agli Algerini; egli espone, in particolare il rischio della propagazione dell'AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili”. L'avvocato ha aggiunto che “questa malattia è diffusa fra questa Comunità”. Cosi l’avvocato dei diritti umani incoraggia le autorità del suo paese ad espellere i migranti africani “per fermare questa catastrofe che c'è impostata”, ha detto.
Inoltre, le associazioni locali dei diritti dell'uomo hanno denunciato questi arresti massicci di migranti e la loro detenzione arbitraria e violenta. Il sindacato autonomo algerino, SNAPAP, ha denunciato “la più grande caccia all’uomo nero dopo l’indipendenza”.
Non è la prima volta che il governo algerino usa le maniere forti per rispedirli indietro, violando i diritti umani e ogni convenzione internazionale sui rifugiati.
Già nel 2012 un rapporto del Jesuit Refugee Service, presentato a Bruxelles, denunciava un aumento dei rimpatri forzati e delle violazioni dei diritti umani dei migranti in Algeria. Ma nulla è stato fatto né dall’ONU né dall’UE né dall’UA.
Don Mussie Zerai, sacerdote scalabriniano eritreo diventato un riferimento per molti profughi. In Algeria “Ormai non viene attuata nemmeno la Convenzione di Ginevra, che impedisce queste deportazioni di massa: non si verificano le reali situazioni e le condizioni di quelle persone e se hanno i requisiti per essere riconosciute come rifugiate”.
Lo scorso 30 settembre Amnesty International ha lanciato l’allarme in un rapporto sulle condizioni dei migranti subsahariani in Algeria, denunciando, oltre alle deportazioni le violazioni dei diritti umani, lo sfruttamento e il razzismo di cui sono vittima.
“Ad Algeri viviamo dentro i cantieri abbandonati, lavoriamo in quelli aperti, i padroni ci chiamano “schiavi”.
L'Algeria è firmataria della convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati. Questa convenzione impedisce gli Stati di espellere o di allontanare un rifugiato verso un luogo dove la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate.
Inaccettabile! 

lunedì 7 aprile 2014

Mali: Patriarca dei Tuareg ritorna a Kidal e lancia appello per la pace

Bamako, 7 Aprile 2014 - Il patriarca Intalla Ag Attaher dei Tuareg della regione Kidal nel nord est del Mali rientrato a casa dopo due mesi di ricovero in Marocco, ha lanciato appello per la pace definitivo affinché le tutte  popolazioni del Nord e del Sud si attivino nello sviluppo del Paese.
Intalla Ag Attaher ha incoraggiato il Sovrano a proseguire gli sforzi per riportare la pace nel nord del Mali.
Recentemente, con il consenso del governo maliano, il Re Mohammed VI ha ricevuto in Marocco anche Bilal Ag Acherif, leader del Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad (MNLA), la ribellione tuareg. In questa occasione, il Sovrano marocchino, ha chiesto al leader dei ribelli Tuareg a usare unicamente la via del dialogo.
I negoziati tra il governo del Mali e vari gruppi armati nel nord, ripreso timidamente, qualche settimane fa, in cui ciascuna parte accusa l'altra di non rispettare i suoi impegni.
I ribelli tuareg erano alleati degli islamisti armati che occupavano il nord del Mali per diversi mesi nel 2012 prima di una risposta internazionale, guidata dalla Francia e ancora in corso, per cacciare via i jihadisti dalle grandi città di questa parte del paese.


Yassine Belkassem

domenica 2 febbraio 2014

LEADER DELL'AZAWAD MALIANO CHERIF RICEVUTO DA RE MOHAMMED VI

di Yassine Belkassem

Marrakech, 01/02/14, Il Re del Marocco Mohammed VI ha ricevuto ieri a Marrakech, il Segretario Generale del Movimento per la Liberazione Nazionale dell'Azawad (Mlna) di Mali, Bilal Ag Cherif, accompagnato dal suo portavoce Mousa Ag al Taher, in presenza del ministro marocchino degli Affari Esteri e della Cooperazione, Salaheddine Mezouar e del Direttore Generale degli Studi e delle Documentazioni, Yassine El Mansouri.
Il ricevimento s’inserisce nell’ambito degli sforzi permanenti del Re del Marocco per aiutare a istaurare in modo duraturo la pace e la stabilità in Mali e per contribuire a un regolamento della crisi maliana iniziata nel gennaio 2012. Il Regno del Marocco adopera da sempre sforzi sostenuti e permanenti per contribuire al regolamento della crisi maliana, attaccato all’unità territoriale di Mali, alla pace e alla stabilità in questo paese nel quadro del rispetto alla dignità de popolo maliano oltre a impegnarsi alla lotta contro la violenza e l’estremismo che minacciano la regione del sahel e il Sahara.
Durante l’incontro, il Sovrano ha reiterato l’impegno costante del Marocco per preservare l’unità territoriale, la stabilità del Mali, e la necessità di contribuire a una soluzione e a un compromesso che permetterebbero di lottare contro i movimenti integralisti e terroristici che minacciano anche i paesi del maghreb, la regione del Sahel e il Sahara; di favorire lo sviluppo; e di garantire la dignità al popolo maliano nella concordia tra tutti i suoi componenti.
Dalla sua parte Bilal Ag Cherif ha presentato una relazione sugli sviluppi della situazione in nord del Mali ringraziando il Re per il suo impegno nella lotta contro la violenza, l’estremismo e il terrorismo che minacciano le regioni del Sahel e Sahara.
MNLA che ha abbandonato le rivendicazioni dell’indipendenza mesi prima dell’inizio della crisi maliana, si è inserito nella logica del dialogo e della pace ben prima dell’operazione francese ed africana Serval, ha abbandonato la lotta armata per attivarsi per una campagna di  un “Mali unito e invisibile che prende conto della singolarità delle popolazioni nel nord maliano”. È stato l’unico movimento avanguardista che ha combattuto i gruppi terroristici in nord del Mali in piena crisi 2012.

In quest’occasione il Re ha incoraggiato il MNLA a continuare ad inserirsi nella dinamica regionale iniziata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e la cedeao con un approccio realistico ed efficiente per una soluzione definitiva e duratura della crisi attuale. Il Sovrano ha ribadito la volontà del Marocco di continuare ad adoperare per arrivare a una soluzione alla crisi maliana, grazie ai legami storici tra Marocco e Mali e l’interesse particolare che porta Sua Maestà il Re alla promozione e l’approfondimento delle relazioni di fraternità, di solidarietà e di cooperazione che uniscono i due paesi fratelli da secoli.

mercoledì 26 settembre 2012

ONU: Mali sollecita il sostegno del Marocco


La crisi del Mali : il Premier maliano Cheikh Modibo Diarra sollecita il sostegno del Marocco

Il Premier ministro maliano Cheikh Modibo Diarra ha dichiarato, martedì 25 settembre 2012 alla sede dell’ONU a New York, che suo paese sollecita il sostegno del Marocco in qualità di membro non permanente in seno del Consiglio di Sicurezza per avviare una strategia per l’uscita dalla crisi maliana.
La sua dichiarazione alla mass media, fatta dopo il suo incontro con il SAR Principe  Moulay Rachid, sottolineando di avere riportato al Principe della strategia ritenuta dal Mali per una uscita dalla crisi.
L’incontro tra il Prince Moulay Rachid e il responsabile maliano è avvenuto in presenza di Taib Fassi Fihri, Consigliere del Re Mohammed VI, Saad Eddine El Otmani, ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione, e Mohamed Loulichki, rappresentante permanente del Marocco all’ONU.
Il Principe Moulay Rachid rappresenta il Re Mohammed VI ai lavori della seduta 67 dell’Assemblea generale de l'ONU. 

Yassine Belkassem

mercoledì 18 luglio 2012

Uno dei principali bacini di reclutamento per bambini kamikaze è il sud dell'Algeria che ospita i campi saharawi del Polisario


NEL MALI SI ADDESTRANO I KAMIKAZE PER I GIOCHI
18 Luglio 2012
Il Foglio
- Da qualche giorno la regione dell'Azawad, nel nord del Mali, è sotto il totale controllo delle organizzazioni qaidiste. Lo ha annunciato il Movimento nazionale di liberazione dell'Azawad (Mnla), prevalentemente composto da ribelli tuareg di estrazione laica, dopo che i suoi uomini - per evitare l'ennesima mattanza di vittime civili - hanno abbandonato il villaggio di Ansongo, poco distante da Gao, lasciandolo così nelle mani del Movimento per l'unità e il jihad in Africa occidentale (Mujao). Ansongo era l'ultimo centro abitato amministrato dal Mnla.

Al resto ci avevano già pensato i miliziani di Ansar Eddine, stretti alleati di al Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi)e del Mujao, che avevano provveduto a estromettere dall'area di Timbuctu le formazioni dei tuareg laici. "Ciò che più impressiona - confida al Foglio una fonte britannica d'intelligence – è la capacità di reclutamento e penetrazione nel tessuto economico e sociale mostrata da questi gruppi islamisti". Basti pensare - aggiunge il nostro interlocutore - "ad Ansar Eddine, totalmente formato da tuareg di fede islamica, al Movimento per l'unità e il jihad in Africa occidentale (con la maggior parte dei suoi effettivi provenienti dai campi saharawi del Fronte Polisario) e ad al Qaida nel Maghreb islamico che può contare su un insieme di jihadisti che copre tutto il nord Africa". 
Un puzzle terroristico, questo, che tende ad ampliare e consolidare ogni giorno di più la propria influenza fino a interagire direttamente, ricalcando in particolare i modelli palestinesi di Hamas e del Jihad islamico, nella formazione delle giovanissime generazioni nordafricane. Una formazione in cui l'indottrinamento religioso rappresenta solo il pretesto per trasformarle nel serbatoio da cui attingere bambini soldato e giovani attentatori suicidi.
"Purtroppo - continua la fonte d'intelligence britannica - uno dei principali bacini di reclutamento per bambini e adolescenti da avviare alla guerra e alla realizzazione di attentati suicidi è il sud dell'Algeria e, più precisamente, il territorio che ospita i campi saharawi del Polisario, colpevolmente lasciati a un destino senza futuro fatto di povertà e violenza criminale. Una realtà drammatica legata in modo particolare alla piaga del traffico di stupefacenti, armi ed esseri umani che sta sconvolgendo l'intero Sahel". A fronte di tutto ciò, il tentativo qaidista di trasformare la regione dell'Azawad in una loro enclave rappresenta una gravissima minaccia non solo per la stabilità di quei paesi ma per l'intera comunità internazionale. 

Sarebbero almeno undici i campi di addestramento allestiti nel nord del Mali dai vertici di Aqmi, Ansar Eddine e Mujao. In questi campi sarebbe stata accertata la presenza di convertiti europei, di nazionalità britannica, francese e italiana, pronti a entrare in azione sullo scenario più importante del momento: i Giochi olimpici di Londra che si apriranno il 27 luglio. Deriva da qui, anche, la fibrillazione dei servizi e degli apparati di sicurezza britannici. "Temiamo fortemente - conclude la fonte d'intelligence - non solo i convertiti europei ma il possibile utilizzo, da parte di tali gruppi qaidisti, proprio dei cosiddetti baby kamikaze"

sabato 7 aprile 2012

Il Marocco e la crisi del Mali


Il Marocco e la crisi del Mali
Il Marocco ha qualificato “totalmente inaccettabile” l’indipendenza del Nord maliano e si è attivato con aiuti urgenti per affrontare la crisi umanitaria dei rifugiati maliani e si attiva diplomaticamente sul livello del Consiglio di Sicurezza e nel CEDAEO per la pace, la sicurezza e la stabilità nella zona sahel sahariana e per il ristabilimento delle istituzioni costituzionali in Mali.

Indipendenza del Nord maliano è “totalmente inaccettabile”
Il Ministro marocchino di Affari Esteri e della Cooperazione , Saad Dine El Otmani ha affermato alla Maghreb Arab Press (MAP) sul tema degli ultimi sviluppi in Mali, che la proclamazione unilaterale da parte del Movimento Nazionale della Liberazione dell’Azawad  (MNLA) dell’indipendenza del Nord maliano dalla Repubblica maliana è “totalmente inaccettabile” da parte del Regno del Marocco.
El Otmani ha precisato che il Regno del Marocco considera questa dichiarazione come una decisione “totalmente inaccettabile” visto le sue gravi conseguenze sulla pace, la sicurezza e la stabilità in tutta la regione, sottolineando la necessità per tutti gli Stati “di assumere la loro responsabilità per trattare questa questione”.
Aiuti umanitari marocchini ai rifugiati
Per le conseguenze della crisi nord maliano, è stato registrato un flusso di un grande numero dei rifugiati maliani verso i paesi vicini, tale esodo ha provocato una crisi umanitaria nella regione.
Il ministro ha indicato che il Governo marocchino ha preso iniziativa, eseguendo le Alte istruzioni di Sua Maestà il Re Mohammed VI per inviare aiuti umanitari per alleggerire le sofferenze di questi rifugiati in Mauritania, aggiungendo che il Regno si appresta ad intraprendere iniziative simili a profitto dei rifugiati maliani in Niger ed in Burkina Faso.
Mali ha le capacità di uscire dalla crisi
Sulla capacità del Mali di uscire dalla crisi democraticamente e senza danni, soltanto con l’aggravamento della situazione in tutto il Mali, il ministro ha fatto sapere che il Mali “considerato come una democrazia d’Africa, dispone di strumenti necessari per un ritorno flessibile e pacifico alla legittimità costituzionale, nella cornice di un consenso tra tutte le parti concernenti, compressa l’istituzione militare”, la quale ha espresso diverse volte la sua disposizione a rimettere il potere ai civili ed a agire nell’ambito delle Istituzioni costituzionali per poter gestire la crisi del Nord.
Politica estera del Marocco
El Otmani ha sottolineato che il Regno del Marocco, che accorda, nell’ambito della sua politica estera, un grande interesse alle questioni africane, in generale, e la regione Sahaelo-saharaiana in particolare, intraprende contatti e consultazioni con i paesi della regione e diversi paesi amici per ricercare i percorsi di cooperazione propri a “aiutare i fratelli maliani ad uscire dalla loro crisi”.
Golpe di stato contestato
El Otmani ha aggiunto che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione si è attivato subito dopo l’annuncio del Golpe di Stato militare in Mali, con un comunicato ufficiale sottolineando la necessità di ristabilire le istituzioni costituzionali, di preservare l’unità territoriale di questo paese fratello e di fermare l’effusione di sangue dei maliani.
Istituzione di una cellula di crisi Ad Hoc
Il Ministero marocchino ha deciso di istruire una Cellula di crisi Ad Hoc per assicurare e di seguire la situazione della comunità marocchina residente e per evitare ogni attentato contro l’imprenditoria marocchina  in Mali.
La diplomazia marocchina attiva per una soluzione pacifica
La diplomazia marocchina può giocare un ruolo importante per aiutare al regolamento di questa crisi, El Otmani ha fatto sapere che su le Alte Istruzioni del Re Mohammed VI, il Marocco ha annunciato la sua disposizione ad apportare tutto il sostegno necessario per contribuire alla ristabilimento della sicurezza e della stabilità in Mali e garantire una uscita serena e pacifica a questa crisi, partendo dalla sua posizione da membro non permanente del Consiglio di Sicurezza e membro osservatore in seno della Comunità Economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest (CEDAEO), ed in conformità con le sue orientazioni diplomatiche basate sul rispetto di principio di sovranità.
L’ambasciatore del Regno del Marocco a Bamako, che ha incontrato diverse volte il capo del comitato militare maliano, è stato incaricato di affermare la necessità di ristabilire il funzionamento della istituzioni costituzionali, auspicando la disponibilità del Regno marocchino a tenersi accanto al Mali per la preservazione della sua sicurezza, della sua unità e della sua stabilità.
I ribelli tuareg che hanno preso nelle ultime settimane il controllo del nord del Mali hanno dichiarato l'indipendenza della regione dell'Azawad. Con un comunicato pubblicato sul sito del Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad (Mnla), il segretario generale Billal Ag Acherif ha annunciato l'indipendenza dell'Azawad. "Data la completa liberazione del territorio - si legge - dichiariamo in maniera irrevocabile l'indipendenza dello Stato a partire da oggi, venerdì 6 aprile del 2012". L'Mnla accusa il governo del Mali di cattiva gestione, nonché di aver tentato di sterminare la popolazione tuareg e di aver violato la normativa internazionale in materia di popoli nativi.
Inizialmente i ribelli sono riusciti a conquistare soltanto piccole città, ma nelle ultime settimane hanno approfittato del caos scatenato nel Paese dal golpe militare e hanno preso il controllo delle principali città nel nord del Paese.
Yassine Belkassem

Marocco qualifica “totalmente inaccettabile” la proclamazione dell’indipendenza del Nord del Mali e il Re Mohammed VI ordina di inviare urgentemente aiuti

Marocco qualifica “totalmente inaccettabile” la proclamazione dell’indipendenzadel Nord del Mali e il Re Mohammed VI ordina di inviare urgentemente aiuti

 Il Ministro marocchino degli affari Esteri e della Cooperazione, Saad Dine El Otmani, ha qualificato “totalmente inaccettabile” la proclamazione unilaterale del Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad (MNLA) del Nord maliano.
Il Marocco considera che tale inaccettabile decisione avrà conseguenze gravi sulla pace, la sicurezza e la stabilità in tutta la regione.
El Otmani ha, inoltre, indicato che il Re Mohammed VI ha dato istruzioni al governo marocchino di inviare urgentemente aiuti umanitari, per alleviare le sofferenze dei rifugiati maliani in Mauritania, aggiungendo che Rabat si attiva per intraprendere iniziative simili a favore dei rifugiati maliani in Niger ed a Burkina Faso.