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venerdì 26 agosto 2016

Marocco. Discorso del Re Mohammed VI in occasione del 63° anniversario della Rivoluzione del Re e del Popolo

“Lode a Dio, Preghiera e salvezza sul Profeta, sulla sua famiglia e i suoi compagni.
Caro popolo,
Celebrare gli eventi storici non consiste solo nell’evocare i ricordi, ma anche nel riflettere sui valori e sui principi che hanno ispirato nelle generazioni precedenti la volontà di costruire il presente e guardare al futuro con fiducia.
La commemorazione della gloriosa Rivoluzione del Re e del Popolo non fa eccezione a questa regola, tanto più che si tratta di una rivoluzione rinnovata il cui testimone viene passato di generazione in generazione.
Come è foriera di significati nazionali immutabili che riguardano l’attaccamento dei Marocchini al loro Re e al sacrificio affrontato per la libertà e l’indipendenza della loro Patria, così essa è altrettanto carica di significati che illuminano la collocazione del Marocco nel suo contesto: magrebino ed africano.
Questa tappa storica era segnata dal coordinamento e dalla solidarietà tra i Capi della Resistenza marocchina e il Fronte di liberazione nazionale algerino.
Infatti si è deciso di fare del secondo anniversario della rivoluzione del 20 agosto, l’occasione per estendere la rivoluzione a tutti i paesi del Maghreb; il che ha dato luogo a sollevazioni popolari in diverse regioni del Marocco e dell’Algeria.
Inoltre, la Resistenza marocchina ha fornito sostegno materiale e morale alla Rivoluzione algerina, esposta a una violenta campagna avviata contro di lei dalle forze coloniali intenzionate ad annientarla ancor prima del compimento del suo primo anniversario.
Questa sollevazione e questa solidarietà hanno contribuito a ridare vita alla Rivoluzione algerina.

Tanto e talmente bene che, alla fine, i due Paesi hanno svolto un ruolo fondamentale nella liberazione e nell’indipendenza dell’intero continente africano.
Oggi, viste le circostanze che i popoli arabi e la regione del Maghreb attraversano, abbiamo bisogno più che mai di questo spirito di solidarietà per poter raccogliere le sfide comuni in materia di sviluppo e di sicurezza.
Aspiriamo, dunque, a rinnovare questo impegno e questa sincera solidarietà che unisce da sempre i popoli algerino e marocchino, allo scopo di continuare a operare insieme, con sincerità e buona fede, per servire le cause magrebine e arabe e per affrontare le sfide del continente africano.
Caro popolo,
I problemi che affliggono i Paesi africani attualmente – in particolare: il sottosviluppo, la povertà, l’emigrazione, le guerre e i conflitti; oltre alla tentazione, come ultima spiaggia, di gettarsi tra le braccia di gruppi estremisti e terroristici – sono altrettanti mali generati dalla politica disastrosa che il colonialismo ha condotto per decenni.
Questo ha saccheggiato le ricchezze del continente, ipotecato il potenziale e il futuro dei suoi cittadini, ostacolato la sua marcia verso lo sviluppo e gettato i semi della discordia tra i suoi Stati.
Ma nonostante i grandi danni che il colonialismo ha causato, siamo convinti che l’Africa sia in grado di garantire il proprio sviluppo e di cambiare essa stessa il proprio destino, grazie alla forte determinazione dei suoi popoli, al loro potenziale umano e alle loro risorse naturali.
Infatti, la Nostra decisione per quanto riguarda la reintegrazione da parte del Marocco del suo posto naturale all’interno della sua famiglia istituzionale continentale, non è altro che l’illustrazione di questo impegno nell’andare avanti per far prevalere le Cause che sono quelle dei suoi popoli.
Perché l’Africa, per il Marocco, conte più dell’appartenenza geografica e dei legami storici. Essa evoca, in realtà, sentimenti sinceri di affetto e di considerazione, legami umani e spirituali profondi e relazioni di cooperazione proficua e di solidarietà concreta. Essa è, dopo tutto, l’estensione naturale e la profondità strategica del Marocco.
Questo legame pluridimensionale fa sì che il Marocco sia nel cuore dell’Africa, e riservi all’Africa un posto nel cuore dei Marocchini. Ed è per questo che l’abbiamo posta al centro della politica estera del nostro Paese.
Siamo convinti che l’interesse del Marocco sia anche l’interesse dell’Africa e che il suo divenire non possa essere concepito senza di lei. Pensiamo che il progresso e la stabilità o sono condivisi o non sono affatto.
Il Marocco dà sempre ai popoli del suo continente, senza aspettare di ricevere una contropartita. Il suo impegno per le Cause e le preoccupazioni dell’Africa non è mai stato motivato da un desiderio di sfruttamento delle sue ricchezze e delle risorse naturali, a differenza di ciò che si intende con il termine “neocolonialismo”.
Se è naturale che il Marocco tragga vantaggio dalla cooperazione con i suoi fratelli africani, esso considera sempre indispensabile che tale processo sia reciproco.
Noi non consideriamo l’Africa come un mercato per vendere e smerciare i prodotti marocchini, o un contesto adatto a ottenere rapidi profitti; ma come uno spazio d’azione comune per lo sviluppo della regione, a servizio del cittadino africano.
È in questo contesto che il Marocco, a fianco degli Stati africani, concorre alla realizzazione di progetti di sviluppo umano e prestazioni sociali d’impatto diretto sulla vita delle popolazioni della regione.
Così il Marocco non si limita a esportare i medicinali, ma vuole costruire dei laboratori farmaceutici ed edificare istituti e centri sanitari.
Inoltre realizza infrastrutture e centri di formazione professionale e tecnica, così come dei progetti che generano occupazione e reddito stabile, come i villaggi di pescatori. Supporta inoltre i piccoli agricoltori e promuove la conservazione degli ecosistemi.
La prova migliore è la realizzazione del progetto di protezione e di valorizzazione della Baia di Cocody ad Abidjan, come parte di un modello originale di cooperazione tra le imprese pubbliche coinvolte, in Marocco e Costa d’Avorio, con l’adesione attiva del settore privato in entrambi i Paesi.
Questa visione solidale integrata che disciplina le relazioni del Marocco con i suoi fratelli in Africa richiede a tutti gli attori a cui abbiamo aperto la possibilità di inserirsi in questo percorso che si assumano le loro responsabilità e che onorino i loro impegni per mantenere intatta la credibilità del Marocco.
L’Africa, per noi, non è un obiettivo; è piuttosto una vocazione al servizio del cittadino africano, ovunque si trovi.
L’interesse che abbiamo per il miglioramento delle condizioni di vita nel nostro Paese, è rivolto ugualmente ai migranti africani in Marocco, contrariamente a quanto essi sopportano in molte regioni del mondo.
Caro popolo,
Il Marocco è tra i primi Paesi del Sud ad aver adottato una politica solidale autentica per accogliere i migranti sub-sahariani, secondo un approccio umano integrato, che protegge i loro diritti e preserva la loro dignità.
Per attuare questa politica, il nostro Paese, senza condiscendenza né arroganza né denigrazione né discriminazione, ha proceduto alla regolarizzazione dei migranti, conformemente a criteri ragionevoli ed equi, creando per loro le condizioni appropriate per stabilirsi, lavorare e vivere con dignità nella società.
Questo non ha niente di sorprendente se si considera l’accoglienza riservata dai Marocchini ai loro ospiti.
In effetti, le qualità dell’ospitalità, della gentilezza e della cordialità, sono radicate nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni secolari.
Naturalmente, i nostri fratelli africani incontrano qualche difficoltà in Marocco, ma non sono legate al colore della loro pelle, né alla nazionalità, né allo status di migranti.
Peraltro essi godono degli stessi diritti.
Notiamo con grande considerazione e soddisfazione quel che rende questi immigrati particolari: una buona morale e una buona condotta verso gli altri, il desiderio di lavorare, il rispetto della legge, dei valori e delle costanti sacre dei Marocchini.
Tengo a ribadire che noi non facciamo altro che adempiere al nostro dovere nei confronti di questa categoria, considerato che si tratta di persone che hanno rischiato la vita ed abbandonato le loro famiglie e il loro Paese a causa di condizioni d’insicurezza.
Questa politica umanitaria ha reso possibile al nostro Paese copresiedere, insieme alla Germania, il Forum mondiale per la migrazione e lo sviluppo nel 2017 e 2018.
Il Marocco ha respinto, per diverso tempo, i metodi utilizzati da alcuni per il trattamento delle questioni legate alla migrazione; metodi che, d’altra parte, si sono rivelati inefficaci. In compenso, esso è orgoglioso dell’azione che conduce nel settore dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati. E non metterà in discussione questo approccio pratico e umanitario.
Quanto a coloro che lo criticano, questi farebbero meglio, prima di attaccar briga, a offrire agli immigrati anche solo una minima parte di ciò che abbiamo realizzato in questo settore.
Ci rammarichiamo delle derive che hanno segnato la gestione delle questioni relative alla migrazione nello spazio mediterraneo, trascurando tutta la politica reale di inserimento degli immigrati.
Ciò che viene loro offerto, al massimo, sono opportunità di lavoro soggette a condizioni redibitorie, difficili da rispettare per molti di loro.
Caro popolo,
Tutto il mondo parla della questione migratoria e delle tragedie umane subite dagli immigrati.
Questa situazione continua a peggiorare a causa della diffusione del fenomeno dell’estremismo e del terrorismo e del tentativo di ricollegarlo, a torto o a ragione, agli immigrati, soprattutto in Europa.
In questo contesto, incoraggio i Marocchini residenti all’estero a restare attaccati ai valori della loro religione e alle loro tradizioni secolari dinnanzi a tale fenomeno che è estraneo a loro.
Li esorto anche a preservare la buona reputazione per cui sono noti, ad armarsi di pazienza dinnanzi a questa difficile congiuntura, a unirsi e a essere sempre in prima linea tra i difensori della pace, della concordia e del vivere-insieme nei loro rispettivi Paesi di residenza.
Valutiamo le difficoltà che incontrano a causa della perversione dell’immagine dell’Islam e degli attentati terroristici che sono costati la vita a molti di loro.
Inoltre subiscono in pieno le reazioni di alcuni e le accuse da questi mosse in ragione della  loro confessione.
Naturalmente, condanniamo con forza l’uccisione di innocenti e siamo convinti che l’omicidio di un prete è un atto illecito secondo la legge divina, e che la sua uccisione all’interno di una chiesa è una follia imperdonabile. Perché è un essere umano e un uomo di religione, anche se non è un musulmano.
Inoltre, l’Islam ha raccomandato di trattare bene l’ “Ahl al-Kitab” (“Gente del Libro”), come dimostrano i seguenti versetti: “Noi non facciamo distinzione tra i Suoi Messaggeri” e “L’uomo buono è quello che crede in Dio, nell’Ultimo Giorno, negli angeli e nei profeti”.
I terroristi che agiscono in nome dell’Islam non sono musulmani e non hanno alcun legame con l’Islam se non l’alibi di cui si avvalgono per giustificare i loro crimini e la loro pazzia.
Si tratta di individui smarriti condannati all’inferno per sempre.
L’ignoranza li incoraggia a credere che le loro azioni rientrino nel Jihad. Ma da quando in qua il Jihad prevede di uccidere persone innocenti? L’Altissimo ha detto: “Non siate trasgressori; Dio non ama i trasgressori”.
È concepibile che Dio, il Compassionevole, il Misericordioso, possa ordinare a un individuo di farsi esplodere o di uccidere degli innocenti? Eppure l’Islam, come è ben noto, non autorizza alcuna forma di suicidio, per nessun motivo, come evidenziato nel versetto che recita: “Chi ha ucciso un uomo che non ha ucciso, o che non ha commesso violenza sulla terra, è considerato come se avesse ucciso tutti gli esseri umani”.
L’Islam è una religione di pace, come indicato nel Sacro Corano: “Oh voi che credete, entrate tutti nella pace”.
Nell’Islam, il Jihad è soggetto a condizioni rigorose, compreso il fatto che esso non è concepibile se non per necessità di auto-difesa, e non per commettere un omicidio o un’aggressione, poiché attentare alla vita in nome del Jihad è un atto illegale.
Tra le condizioni della sua validità, vi è anche il fatto che la chiamata al Jihad è compito della “Commanderie des Croyants” e non può provenire da nessun individuo né gruppo.
Coloro che incitano all’omicidio e all’aggressione, che indebitamente escludono le persone e che fanno del Corano e della Sunna una lettura conforme ai loro interessi, non fanno che diffondere delle menzogne in nome di Dio e del Profeta.
È questa la vera miscredenza, come dimostra la parola di Dio che dice: “Chi è più ingiusto di colui che mente su Dio e di colui che nega la Verità, quando essa li raggiunge? Non vi è forse nella Geenna un posto riservato ai miscredenti?”, e lo conferma l’Hadith del Nostro Antenato, il Profeta, preghiera e salvezza su di lui: “Colui che mente deliberatamente su di me, si prepari ad occupare il suo posto nell’Inferno”.
Inoltre, essi strumentalizzano alcuni giovani musulmani, in particolare in Europa, e sfruttano la loro ignoranza della lingua araba e del vero Islam per trasmettere i loro messaggi errati e le loro promesse traviate.
La ragione ammette forse che il Jihad venga premiato dalla possibilità di godere di un certo numero di huri? Il buon senso ammette forse che chi ascolta la musica sia destinato a essere inghiottito nelle viscere della Terra, e molte altre mistificazioni?
I terroristi e i radicali compiono di tutto per portare i giovani a unirsi a loro e a combattere le società imbevute dei valori di libertà, apertura e tolleranza.
Inoltre, molti gruppi e organismi islamici ritengono di disporre di un sistema di riferimento tratto dalla religione e di rappresentare, perciò, il vero Islam, il che significa che non è così per gli altri. Ma in realtà essi sono ben lontani dall’Islam e dai suoi valori di tolleranza.
Questo atteggiamento favorisce la diffusione dell’ideologia estremista, di esclusione e  terroristica. Poiché gli apologeti del terrorismo pensano che sia la strada che conduce al’Islam autentico.
Inoltre, sta a questi misurare la parte di responsabilità che spetta loro nei crimini e nelle tragedie umane che sono causati in nome dell’Islam.
Siamo tutti interessati. Chiunque pensa o crede in quello che dico è un potenziale bersaglio per il terrorismo, che ha già colpito il Marocco, poi l’Europa e diverse regioni del mondo.
Di fronte alla proliferazione degli oscurantismi diffusisi in nome della religione, tutti, musulmani, cristiani ed ebrei, devono erigere un fronte comune per contrastare il fanatismo, l’odio e il ripiegamento su se stessi sotto tutte le forme.
La Storia dell’umanità è la prova migliore del fatto che il progresso non può realizzarsi in qualsiasi società afflitta dall’estremismo e dall’odio, che insieme costituiscono il principale fattore di insicurezza e instabilità.
Inoltre, la civiltà umana è ricca di modelli di successo che confermano che l’interazione e la coesistenza interreligiosa generano società civilizzate aperte, dove regnano affetto e concordia, benessere e prosperità.
Lo testimoniano le civiltà islamiche, in particolare quelle di Baghdad e di Al-Andalous, che sono state tra le civiltà umane più avanzate e più aperte.
Caro popolo,
Le risposte nazionali fornite dal Marocco su molte questioni complesse, regionali e internazionali, come lo sviluppo, le migrazioni e la lotta al terrorismo, sono in linea con il suo fermo impegno al servizio dei popoli dell’Africa.
Ciò non è sorprendente dal momento che il Marocco è sempre stato in prima linea tra i sostenitori dell’emancipazione del nostro continente. In questo, camminiamo sulle orme dei Nostri Antenati che, precursori nell’avere fede nell’Africa, hanno lavorato sinceramente per l’unità, per l’apertura e per il progresso dei suoi popoli. In tale occasione il nostro pensiero pieno di raccoglimento e di deferenza va alla memoria immacolata degli eroi della gloriosa Rivoluzione del Re e del Popolo, i Nostri Nonno e Padre venerati, Sua Maestà il Re Mohammed V e Sua Maestà il Re Hassan II, che Dio benedica le loro tombe, e la memoria di tutti i valorosi martiri della Patria.

Wassalamou alaikoum warahmatoullahi wabarakatouh”.

20 agosto 2016

Traduzione non ufficiale


venerdì 11 marzo 2016

RACMI E FAT protestano contro Ban Ki Moon e denunciano Algeria per le negazioni dei diritti umani nei campi di Tindouf

Firenze 11 marzo 2016 - Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) e la Federazione Africana in Toscana (FAT) hanno scritto, oggi, una lettera di protesta Ban Ki-Moon, Segretario Generale e ai Membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sulle gravissime dichiarazioni del Segretario Generale Ban Ki-moon, nella sua visita in Algeria, concernenti il Sahara Marocchino e il suo fallimento nella gestione delle crisi nel mondo.
Si legge nella comunicazione congiunta, “Davanti alle gravissime dichiarazioni e l’incettabile atteggiamento del signor Ban Ki-moon, nella sua visita in Algeria e in campi di Tindouf, concernenti la questione del Sahara in cui qualifica il Sahara Marocchino di “occupato””. La RACMI e la FAT portano a conoscenza dello dichiarante e dei membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che “tale storta avventura del Capo dell’ONU ci ha profondamente offeso e ha colpito i nostri sentimenti”. Infatti, “Rifiutiamo categoricamente tale scivolata che rischierebbe di mettere in crisi la soluzione politica auspicata dall’ONU stessa”, sottolinea la lettera, precisando: “A nostro parere questa scivolata verbale va controcorrente, visto il rischio d’inquinamento che potrebbe causare al clima dei negoziati che lo stesso signor Ban Ki-moon sta faticosamente realizzare tra le parti: Marocco, Algeria e Polisario, e Mauritania sotto l’egida dell’ONU”.
RACMI e FAT evidenziano che “avremo avuto piacere Ban Ki-moon si concentrasse sui gravissimi problemi locali nei campi di Tindouf, in primo luogo sull’aspetto dei diritti del rifugiato negati dall’Algeria da circa quarant’anni; abbia la possibilità di ascoltare oltre dieci mila saharawi marocchini scapati dall’inferno dei campi di Tindouf verso il Marocco, quelli che sono stati deportati a Cuba, quelli che cercano da anni ancora i loro parenti spariti nei campi, quelli senza voce costretti di vivere in situazione di sequestro, di negazione dei diritti fondamentali dell’uomo nei campi di Tindouf da parte di miliziani Polisario e l’Esercito algerino; si concentrasse sul censimento della popolazione dei campi raccomandato dall’ONU, e sulle deviazioni degli aiuti umanitari internazionali dall’Algeria e il Polisario prima di concentrasi d’organizzare una riunione dei donatori; si rifletti sulla questione del Sahara, residuo della guerra fredda, seguendo almeno la linea politica equilibrata dell’ONU e le sue relative risoluzioni; pensasse, come principio d’onestà, di coerenza e di credibilità, di citare gli sforzi del Marocco e la sua proposta d’autonomia locale descritta seria e credibile dall’ONU per risolvere la questione del Sahara”.
RACMI e FAT invitano il Segretario Generale e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU che “è opportuno di fare pressione sull’Algeria, l’unico Stato parte diretto del conflitto e responsabile della perdurata del conflitto del Sahara e della drammatica situazione in cui vivono le popolazioni nei campi, paese che nega sistematicamente, insieme alle milizie dei separatisti Polisario, i diritti di queste persone per motivi egemonici nella regione e per tentare di destabilizzare il Marocco”.
RACMI e FAT sono quindi “esterrefatti di fronte a dichiarazioni che non hanno né riscontri oggettivi né impatto positivo sul processo di pace iniziato dall'ONU né alle attese della pace nel Sahel, Nord Africa, Mediterraneo e nel mondo in generale”.

Infine, auspicano che Ban Ki-moon e i membri del Consiglio di Sicurezza in considerino i contenuti della lettera e di prendere posizione chiare su un atteggiamento parziale e ostile alla legalità internazionale che rischia di sabotare gli sforzi dell’ONU nella pace e la sua neutralità”.

martedì 28 luglio 2015

Algeria è responsabile delle negazioni dei diritti di bambini saharawi nei campi di Tindouf

Noi nella Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) non ci risulta che i bambini ricevuti a Sasso Marconi (BO), sono dal Marocco, come ha preteso il medesimo comune, ma sono dall’Algeria.
È apprezzabile l’azione umanitaria, ma, è nostro dovere attirare l’attenzione sullo sfruttamento di questi piccoli per ragioni politiche e la loro strumentalizzazione per i bisogni della propaganda dei separatisti del Polisario che non perdono occasione per servirsi delle popolazioni dei campi – quali che siano le loro età e le loro sensibilità – per utilizzarli a fini politici, militari e soprattutto sfruttare le loro sofferenze ed il dramma che vivono per ottenere più aiuti e fondi. Da sottolineare che il Bambino Soldato è sempre reclutato nelle milizie armate dei campi algerini.
Oltre ad apprezzare il Comune di Sasso Marconi per aver evidenziato che nei “campi in cui sono costretti a vivere in condizioni di povertà e isolamento socio-culturale”, vorremo apportare che la situazione del bambino in questi campi algerini è tragica non solo per la “torride temperatura del deserto” come ha illustrato il medesimo comunicato, ma per la negazione di loro diritti fondamentali.
Da informare che arrivano qua solo i figli privilegiati dei capi del Polisario, mentre i figli dei poveri o dei schiavi di colore nero non avranno mai la possibilità di uscire dai campi d’isolamento.
In questi campi il bambino non ha diritti di spostarsi o d’integrarsi in Algeria; è affamato e malnutrito perché la sua razione offerta dal mondo viene dirottata da algerini come denuncia, nel gennaio 2015, un rapporto dell’Ufficio Europeo della Lotta Anti Frode (l’OLAF); è gravemente malato come testimoniano alcuni medici di Bologna; mai censito malgrado le numerose risoluzioni dell’ONU; è insicuro perché nei campi algerini regnano i pericoli dell’incertezza nel futuro, dell’insicurezza per la presenza di varie sigle di terrorismo internazionale, proprio per questo, sia la Farnesina che tutto il mondo sconsigliano le visite a questi campi.
Sottolineiamo che Algeria è la responsabile di questi crimini contro l’umanità, chiediamo a tutti che hanno a cuore i diritti del fanciullo di far pressione su questo Stato per rispettare i diritti dei bambini.


Martedì 28 luglio 2015

venerdì 21 novembre 2014

Il Re Mohammed VI: Il Marocco è fiero che il GES si organizza per la prima volta in Africa

Yassine Belkassem
Re Mohammed VI
Marrakech 21 novembre 2014 - Il Re Mohammed VI ha sottolineato, giovedì, in un messaggio ai partecipanti alla 5a edizione della Summit Mondiale dell'Imprenditoria (GES), che il Marocco “è fiero” che questo conclave internazionale, iniziato dal presidente Barack Obama nel 2009, si organizza, per la prima volte, in terra africana. In questo messaggio, il Sovrano ha ribadito che il GES di Marrakech conferma così “la vocazione e l'ambizione del Regno che considera la promozione del suo partenariato con questo Continente come scelta determinata ed irreversibile”, ricordando che il Marocco, portato dalle sue opzioni fondamentali e dei suoi valori essenziali, “aderisce indiscutibilmente agli obiettivi di questo Summit”. Il Sovrano ha continuato che il Regno del Marocco “si mobilita per lo sviluppo umano e duraturo, ed investe nella cultura imprenditoriale”. “Mio paese incoraggia ugualmente la divisione di perizia e di savoir-faire e l'ottimizzazione delle complementarità, particolarmente tra paesi del Sud”, ha detto il Sovrano. E a sottolineare: “Per vincere il pessimismo di cui il nostro continente ha sofferto, i nostri Governi devono impulsare fiducia alla nostra gioventù affinché possa credere nelle sue capacità proprie ad apprendere ed ad intraprendere. Ci occorre per ciò coltivare gli esempi positivi ed erigere le riuscite in modelli”. “Non bisogna confondere innovazione tecnologica ed alta tecnicità, le innovazioni dette a basso contenuto tecnologico possono tanto quanto i tutte altre rispondere ai bisogni specifici, in particolare nei paesi in sviluppo, permettendo di accompagnare lo sviluppo sociale e di migliorare il benessere sul terreno”. Il Re ha, inoltre, stimato che l'innovazione può essere riservata solamente ai più ricchi e che alle classi privilegiate. “Gli imprenditori possono portare anche la loro attenzione ai consumatori a basso reddito, fornendo dei prodotti e servizi, adattati e redditizi”. Il settore delle telecomunicazioni in Africa ne fornisce il migliore esempio, in questo senso che l'ingegnosità e l'innovazione locale introducono dei servizi specifici e delle applicazioni innovatrici, alla grande soddisfazione degli utenti, ha sottolineato il Re. Congratulandosi con tutti quelli che hanno contribuito a rendere possibile, a Marrakech, delle interazioni nuove ed incroci tra decisionisti politici, attori economici e rappresentanti della società civile, del mondo accademico e dei media, il Sovrano ha rilevato, con una grande soddisfazione, che questo Summit ha potuto riuscire a mobilitare un gran numero di portatori di progetti, di investitori e dei giovani imprenditori venuti dei diversi orizzonti.

La tre giorni del Global Summit, che si termina oggi, costituisce un’occasione e una piattaforma per lo scambio delle idee e delle esperienze innovanti. A questa edizione hanno preso parte Capi di Stato, eminenti personalità e rappresentanti di alto livello dei governi, e oltre ai 3mila imprenditori da tutto il mondo. Forte presenza dei mass media, con oltre 300 accreditamenti stranieri provenienti dall’Europa, America, Africa, Mondo arabo, e dall’Asia. La scelta di organizzare l’evento per la prima volta in un paese arabo africano testimonia il ruolo importante del Regno del Marocco nello sviluppo economico dell’Africa, il sostegno all’imprenditoria e l’integrazione dei giovani e delle donne nello sviluppo umano.

giovedì 20 novembre 2014

Global Summit dell'Imprenditoria: Il Re del Marocco Mohammed VI riceve il Vicepresidente americano Joseph Biden

Yassine Belkassem

Marrakech 20 novembre 2014 - Il Re del Marocco Mohammed VI ha ricevuto mercoledì al palazzo reale di Fes, il vicepresidente americano, Joseph Biden, in visita in Marocco per prendere parte ai lavori della quinta edizione del Global Summit dell'Imprenditoria. Hanno fatto sapere i comunicati della Casa Bianca americana e il Palazzo Reale marocchino.
La tenuta a Marrakech di questo Summit mondiale è stata decisa dal Re e il Presidente Barack Obama, durante la visita del Re a Washington nel novembre 2013. Mira a porre l'innovazione, fonte essenziale di competitività, al centro delle priorità di questa iniziativa, incoraggiando l’attuazione di una strategia di crescita inclusiva. Si inserisce nella volontà dei due capi di Stato di sviluppare una cooperazione strategica triangolare in Africa, particolarmente nei campi dell'accesso all'energia e della sicurezza alimentare.  L’incontro tra il Sovrano e il Vicepresidente americano hanno portato al rafforzamento del partenariato strategico che lega i due paesi e che attinga la sua forza nei suoi fondamenti storici, la condivisione di valori e la sua capacità di adattamento e di rinnovamento. L'ultima visita del Sovrano a Washington ha permesso di aprire nuove prospettive di cooperazione stretta, in grado di rispondere alla volontà condivisa di uno sviluppo significativo delle relazioni bilaterali e di apportare delle risposte alle sfide molteplici che minacciano la pace e la stabilità regionale.
Il Global Summit dell'imprenditoria intitolato “Usufruire la potenza della tecnologia a favore dell’innovazione e l’imprenditoria” in corso dal 19 al 21 novembre costituisce una occasione e una piattaforma per lo scambio delle idee e delle esperienze innovanti. A questa edizione partecipano Capi di Stato, eminenti personalità e rappresentanti di governi di alto livello, e oltre ai 3000 imprenditori dal mondo. È nota una presenza forte della mass media internazionale con oltre 300 accreditamenti stranieri provenienti dall’Europa, America, Africa, Mondo arabo, e dall’Asia. La scelta di organizzare l’evento per la prima volta in un paese arabo africano testimonia il ruolo importante del Regno del Marocco nello sviluppo economico d’Africa il sostegno all’imprenditoria e l’integrazione dei giovani e delle donne nello sviluppo umano.
La leadership del Marocco nell’incoraggiare l’imprenditoria femminile è stata salutata dalla Segreteria di Stato americano del commercio Penny Pritzker che ha sottolineto “la volontà degli USA di sostenere le diverse iniziative delle imprenditrici sia in paesi americani che oltre, affermando che i maggiori cambiamenti del 21isimo secolo saranno guidati dalle donne”. Dalla sua parte, la presidente della Confederazione generale delle Imprese Marocchine (CGEM),  Bensaleh Chekroun ha sottolineato che “il Marocco ha realizzato, grazie alle riforme costituzionali e moltipliche iniziative sociali, un rimarcabile progresso nella promozione della situazione della donna e il sua integrazione nel tessuto socioeconomico”. Evocando la questione della parità del genere, Bensaleh ha indicato che “28 commissioni della CGEM sono presiedute da donne”. Per il presidente  del Centro dei Giovani Dirigenti in Marocco (CJD-Maroc), Hicham Zoubairi, “il Summit Globale darà la fiducia nelle potenzialità dei giovani imprenditori marocchini”.

Rabat e Washington sono legati dal 2006 da un accordo di libero scambio, caso unico per gli Stati Uniti sul continente africano. “Dal 2006, il commercio globale tra gli Stati Uniti ed il Marocco è aumentato di più del 300%”, ha dichiarato Jose Biden, sottolineando che Washington considererebbe questo paese come “una porta verso l'Africa”.

domenica 29 dicembre 2013

Preoccupazioni del Marocco sul caos in Repubblica Centroafricana

di Yassine Belkassem
La Repubblica Centroafricana affronta oggi una delle sue più gravi crisi interne della sua storia. Un paese con ampie aree del suo territorio sono cascate nelle mani di milizie criminali e dove i saccheggi, il reclutamento di bambini soldati, stupri, uccisioni e distruzioni di villaggi sono diventati la sorte quotidiana del popolo. Una situazione drammatica che ha causato l'esodo di massa, quasi un milione di persone, un quarto della popolazione, sono fuggite dalle loro case per raggiungere zone sicure all'interno del paese o nei paesi vicini come il Ciad, Camerun e nella Repubblica Democratica del Congo. Una catastrofe umanitaria senza precedente, impostata da un caos di sicurezza, aggravato da una potenziale crisi alimentare e da probabili epidemie a causa di un sistema sanitario in rovina. Questa grave situazione ha condotto molti paesi, tra cui la Francia e il Regno del Marocco a lanciare allarme e ad avvertire per l'attuazione di misure urgenti con il sostegno della comunità internazionale per evitare nuovo deterioramento della situazione.
Infatti, il caos nella Repubblica centroafricana implicherebbe una destabilizzazione totale di tutta la regione per la sua posizione geostrategica come crocevia della zona dei Grandi Laghi, i due Sudan, Camerun, Ciad e Congo. Senza escludere che l’anarchia in questo paese porterebbe inevitabilmente terroristi e gruppi criminali provenienti da altri paesi africani e da altrove ad occupare questo territorio come è stato l’anno scorso in Mali e come vediamo oggi nel sud dell'Algeria e nei campi dei saharawi sequestrati a Tindouf in sud ovest algerino. Ecco perché sia urgente porre fine al conflitto interconfessionale che si è appena emerso nella Repubblica Centrafricana, promuovere il dialogo interreligioso per una dinamica di pace e di solidarietà siano stabilite in questo paese.
Visto, quindi, le eccellenti relazioni politiche di amicizia, di cooperazione e della solidarietà tra il Regno del Marocco e la Repubblica Centrafricana, Sua Maestà il Re Mohammed VI ha avuto, il 24 dicembre 2013, una conversazione telefonica con il presidente francese François Hollande dedicata principalmente ai recenti avvenimenti in Repubblica Centroafricana e in cui il Re ha espresso al suo interlocutore la sua grande preoccupazione per il deterioramento della situazione della sicurezza, il peggioramento della crisi umanitaria e l'aggravamento delle tensioni interconfessionali nel paese africano, ponendo l’accento sull'urgenza di creare le condizioni favorevoli a un dialogo inclusivo che permette a tutto il popolo centroafricano di realizzare concordia nazionale e di avviare una transizione democratica pacifica nel quadro del rispetto dell'unità nazionale e che il Regno del Marocco, forte di suoi legami storici con tutte le componenti confessionali e politiche della Repubblica Centrafricana, intende contribuire attivamente agli sforzi avviati per ristabilire la pace e l'ordine pubblico in questo paese e di far cessare la spirale di attacchi e rappresaglie a carattere confessionale violento, che colpisce la popolazione, in particolare la comunità musulmana, cosa che costituisce uno sviluppo altamente preoccupante e particolarmente strano per il continente africano. 
Cosi il Sovrano ha ordinato il 26 dicembre l'invio di un contingente delle Forze Armate Reali (FAR) alla Repubblica Centroafricana, dicendo ai militari che la loro missione sarà una nuova pagina che si aggiungerà alle pagine gloriose dai precedenti contingenti sui vari fronti come il Congo, la Somalia, Bosnia Erzegovina, Haiti, e ancora che continua nel Kosovo, la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica della Costa d'Avorio, dando così per eccellenza la professionalità e l'efficacia del soldato marocchino noto per la sua grande capacità di adattabilità nell'ambiente esterno, nel pieno rispetto dei principi della legalità internazionale.
Infine, si presume che l'unica soluzione nella Repubblica Centroafricana sia come ha sottolineato il Re del Marocco garantendo una equilibrata e non discriminatoria protezione a tutte le comunità religiose e etnica per promuovere la nascita di una vera democrazia lontano da strategie etniche o religiose.


Siena, 29/12/13

martedì 3 dicembre 2013

La Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia saluta il sostegno americano al Piano di autonomia in Sahara

Firenze, 03 dicembre 2013, In seguito alla visita del Re del Marocco Mohammed VI in America e il suo incontro avvenuto nella Casa Bianca con il Presidente Barack Obama, noi la Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) ci complimentiamo dei contenuti (in allegato) del Comunicato Congiunto tra il Regno del Marocco e gli Stati Uniti d’America all’occasione della visita ufficiale Reale agli USA, della perfetta convergenza di punti di vista tra i due Capi di Stato su tutte le tematiche trattate e del sostegno senza equivoco del Presidente americano Barack Obama al Piano d'autonomia presentato dal Marocco come soluzione politica pour risolvere il conflitto regionale attorno il Sahara.
Ci complimentiamo, altresì, dei risultati molto positivi sui diversi livelli di questa visita che aveva portato sulle questioni bilaterali, regionali ed internazionali.
Ricordiamo, inoltre, che il conflitto del Sahara è un conflitto artificioso impostato al Marocco dall’Algeria e Muammar Gheddafi, quindi, chiediamo all’Algeria di assumere la sua piena responsabilità sulla sua propaganda fallace orchestrata contro il Marocco e la sua integrità territoriale.
Ribadiamo, infine, che l’organizzazione separatista “polisario” e l’Algeria che la sostiene fortemente sul piano finanziario e diplomatico, sono gli unici responsabili del bloccaggio del regolamento della questione del Sahara, dell’insicurezza e dell’instabilità nella regione del Sahel e del sud algerino dove domina il terrorismo e ogni tipo di traffico illegale.

Rete delle Associazioni della Comunità marocchina in Italia (RACMI)  

Associazioni africani in Italia salutano le posizioni del Re Mohammed VI a favore dell’Africa

Con la presente la Federazione Africana in Toscana (FAT) che lotta in Italia da più di 30 anni per l’interesse dell’Africa e degli africani in Toscana e che raccoglie 26 comunità africane e le loro associazioni in Italia, si esprime sull’incontro tra il Re del Marocco, Mohammed VI e il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama:
la FAT saluta i contenuti del Comunicato Congiunto tra Gli Stati Uniti d’America e il Regno del Marocco che ha sancito il Vertice tra Sua Maestà il Re Mohammed VI e il Presidente Barack Obama, il venerdì 22 novembre 2013 alla Casa Bianca a Washington, e saluta il fruttuoso capitolo dedicato all’Africa, in cui Sua Maestà il Re Mohammed VI ha fatto il Portavoce di tutto nostro Continente africano. 
Ringrazia calorosamente Sua Maestà il Re Mohammed VI del Marocco e apprezza molto le Sue attività in difesa degli interessi africani sulla scala mondiale, sottolineando che Mohammed VI è l’unico Capo di Stato africano che porta cosi gli interessi di alto valore dei popoli africani in Vertici come quello che ha vissuto la Casa Bianca.
Apprezza che il Re ha ringraziato il Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama per l'importanza accordata alla promozione dello sviluppo sociale e alla prosperità economica in Africa e che il Presidente Obama riconosce la leadership di Sua Maestà il Re e le azioni avviate dal Marocco in materia di mantenimento della pace, della prevenzione dei conflitti, dello sviluppo umano e della salvaguardia dell'identità culturale e religiosa.
Giudica molto equo che il Marocco e gli USA sono d’accordo di esplorare iniziative congiunte per promuovere lo sviluppo umano e la stabilità attraverso la sicurezza alimentare, l'accesso all'energia, e la promozione del commercio sulla base dell’Accordo di Libero Scambio.
Esprime il grande piacere che i due Capi di Stato hanno notato con soddisfazione la loro valutazione condivisa del ruolo determinante di sviluppo umano ed economico nella promozione della stabilità e della sicurezza nel continente africano, e si sono impegnati ad esplorare ulteriormente e ad approfondire le opzioni concrete di cooperazione pragmatica e inclusiva sulle questioni economiche e di sviluppo di interesse comune.
Infine, la FAT, come parte integrante della Diaspora africana all’estero, ricorda con grande soddisfazione l’ultimo grande Tour del Re Mohammed VI, in Africa, in primavera, in Senegal, Costa d’Avorio e Gabon in cui le Istituzioni e i popoli africani avevano riservato un eccellente ricevimento a Sua Maestà, nello stesso Tour Reale sono state firmate diverse convenzioni ed accordi di partenariato strategici tra il Regno del Marocco e questi paesi africani, la FAT ricorda ancora la attiva partecipazione del Sovrano all’insediamento del Presidente eletto di Mali.

Toscana 03 dicembre 2013

sabato 23 novembre 2013

TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO CONGIUNTO TRA GLI STATI UNITI D'AMERICA E IL REGNO DEL MAROCCO

Ecco il testo integrale del Comunicato Congiunto tra gli Stati Uniti d'America e ilRegno del Marocco, che ha sancito il vertice Venerdì 22 novembre 2013 alla Casa Bianca a Washington tra Sua Maestà il Re Mohammed VI e il Presidente americano, Barack Obama.
“Comunicato Congiunto tra gli Stati Uniti d'America e il Regno del Marocco:
Nella riunione di oggi alla Casa Bianca, il Presidente Barack Obama e Sua Maestà il Re Mohammed VI hanno riaffermato il partenariato solido, reciprocamente proficuo e l’alleanza strategica che lega gli Stati Uniti d'America al Regno del Marocco. I due Capi di Stato hanno sottolineato che questa importante visita è l'occasione per tracciare un nuovo e ambizioso roadmap per il partenariato strategico e si sono impegnati a far progredire le nostre priorità condivise per un Maghreb, una Africa e un Medio Oriente sicuri, stabili e prosperi. I due leader hanno ugualmente insistito sui valori condivisi, la fiducia reciproca, gli interessi comuni, e l'amicizia secolare, come sono rispecchiati in tutti i campi di partenariato.
Sostegno alle riforme democratiche ed economiche:
Il Presidente ha salutato l'azione e la leadership di Sua Maestà il Re nel consolidamento della democrazia, la promozione del progresso economico e dello sviluppo umano, durante l'ultimo decennio. Il Presidente e Sua Maestà il Re hanno riaffermato loro impegno a lavorare insieme per realizzare gli obiettivi promettenti della Costituzione del Marocco del 2011 ed esplorare i mezzi per permettere anche agli Stati Uniti di aiutare a rafforzare le istituzioni democratiche in Marocco, la società civile e la gouvernance inclusiva. Il presidente ha salutato l'impegno di Sua Maestà il Re a mettere fine ai processi intentati contro i civili davanti ai tribunali militari. I due leader hanno riaffermato il loro attaccamento al sistema dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite e il suo ruolo importante nella protezione e la promozione dei Diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali, e si sono impegnati ad approfondire il dialogo marocco-americano in corso sui Diritti dell’Uomo, che è stato un meccanismo produttivo e utile per lo scambio di punti di vista e d’informazioni.
Rilevando la loro preoccupazione condivisa concernente i migranti, i rifugiati e le questioni relative alla tratta degli esseri umani attraverso il mondo, il Presidente ha espresso il suo sostegno all'iniziativa del Marocco di riformare il sistema relativo all’asilo e all’immigrazione, su raccomandazione del suo Consiglio Nazionale dei Diritti dell’Uomo. Il presidente ha accolto favorevolmente l'intenzione del Marocco di prendere misure concrete che lo qualificano a raggiungere l’Open Govenment Partnership   e di realizzare la visione degli Equal Futures Partnerships che mira ad assicurare la partecipazione piena ed intera delle donne nella vita pubblica, e il loro vantaggio di una crescita economica e inclusiva.
La cooperazione economica e di sicurezza:
I due leader hanno sottolineato che gli Stati Uniti e il Marocco sono determinati a lavorare insieme per la promozione dello sviluppo umano ed economico nel Regno. Essi hanno notato la conclusione con successo, nel settembre 2013 il primo compatto del Millennium Challenge di Marocco e il suo impatto positivo sulla creazione di lavoro, la crescita economica e lo sviluppo umano in tutto il paese.
Il Presidente ha sottolineato la nuova strategia di sviluppo per il 2013-2017 dell’Agenzia Americana per lo Sviluppo Internazionale, elaborata per aiutare il governo marocchino a raggiungere i suoi obiettivi di riforma e a rispondere ai bisogni dei cittadini marocchini. Questa strategia si concentra su: il miglioramento dell'accesso dei giovani al mondo del lavoro, la partecipazione cittadina nella gouvernance e il completamento della scolarizzazione dei bambini a livello primario.
Essi hanno notato che i due paesi hanno firmato un accordo di assistenza doganale reciproca il 21 novembre 2013 per ampliare la cooperazione bilaterale nella materia della detenzione del bianchimento di denaro, la frode commerciale e altri crimini finanziari. Inoltre, il 22 Novembre 2013, gli Stati Uniti e il Marocco hanno firmato un accordo sulla facilitazione degli scambi che favoreggia l'accordo di Libero Scambio USA - Marocco e rappresenta per il 21° secolo, un accordo permettente di andare avanti nella riforma e la modernizzazione doganiere. Il Marocco è il primo partner degli Stati Uniti nella regione, con il quale è concluso un tale accordo e che approva i principi comuni dell’investimento e la tecnologia della comunicazione e dell’informazione e il commercio dei servizi. Queste importanti iniziative testimoniano il nostro impegno comune per intrecciare legami economici più stretti con e in seno della regione.
Il Presidente e Sua Maestà il Re hanno riconosciuto l'importanza del Marocco come piattaforma per il Nord Africa e l'Africa sub - sahariana in termini di commercio e dell’investimento altresì ai vantaggi di mantenimento di un clima d’affari attraente per gli investimenti in Marocco. Capitalizzando sulla conferenza di dicembre 2012, sullo sviluppo degli affari tra gli Stati Uniti e il Marocco tenutosi a Washington, Sua Maestà ha fatto osservare che la preparazione è in corso per una seconda conferenza economica che si terrà a Rabat nel 2014.
Tale Conferenza mira a attirare profitto dei contatti “business-to-business” nel settore dell’aeronautica, industria, agricoltura e l’agroalimentare, dell’automobile e dell’energia per sviluppare il commercio e per promuovere l’investimenti inoltre l'integrazione economica regionale.
Il Presidente ha espresso il suo apprezzamento a Sua Maestà il Re per la sua offerta di ospitare il Summit Mondiale dell'Entrepreneuriat nel 2014 e i due leader hanno sottolineato l'importanza di promuovere le opportunità economiche a grande scala nella regione, in particolare per i giovani e le donne.
Cooperazione educativa e culturale:
Rallegrandosi dei legami che esistono tra i due popoli, il Presidente e Sua Maestà il Re si sono impegnati ad esplorare in più le vie di cooperazione per rafforzare la comprensione reciproca e il dialogo interreligioso in Marocco e nella regione. Hanno ugualmente reiterato il loro impegno a rafforzare e a diversificare programmi di scambio che includono la Commissione Marocco - Americana per lo Scambio Educativo e culturale.
Il Presidente e Sua Maestà hanno sottolineato l'importanza della ratifica e dell'attuazione dell'Accordo concluso tra i due paesi sulla registrazione e lo stato di sistema delle scuole americane in Marocco. I due leader si sono impegnati a rafforzare i legami e promuovere la comprensione reciproca tra i giovani marocchini e americani.
Il presidente si congratula con Sua Maestà il Re per aver graziosamente impegnato ad offrire un dono di 1 milione di dollari all'anno per i prossimi cinque anni all’Initiative J. Christopher Stevens per lo scambio virtuale, che ha lo scopo di mettere in relazione i giovani di diverse fasce d'età del Medio Oriente e del Nord Africa con i giovani degli Stati Uniti.
Questione del Sahara:
Il Presidente si è impegnato a continuare a sostenere gli sforzi per trovare una soluzione pacifica, durevole e reciprocamente accettabile alla questione del Sahara. In conformità alla politica degli Stati Uniti costante durante diversi anni, gli Stati Uniti hanno chiaramente indicato che il piano di autonomia presentato dal Marocco è serio, realistico e credibile, e rappresenta un approccio potenziale che potrebbe soddisfare le aspirazioni della popolazione del Sahara a gestire i propri affari nella pace e la dignità.
Il Presidente ha sottolineato che gli Stati Uniti sostengono i negoziati condotti dalle Nazioni Unite, compresa l'azione dell’Inviato Personale del Segretario Generale, Christopher Ross, ed esorta le parti a lavorare per una soluzione politica. I due leader hanno riaffermato il loro attaccamento condiviso al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni del Sahara e a lavorare insieme per proseguire la protezione e la promozione dei Diritti dell’Uomo nella regione.
Cooperazione nel campo della sicurezza regionale e della lotta contro il terrorismo:
I due leader hanno preso nota del loro partenariato in seno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, durante gli ultimi due anni, per la promozione della pace e la sicurezza internazionale, in particolare in Mali, Sahel, Siria, Libia, e nel Medio Oriente. Hanno ribadito il loro impegno a proseguire l’approfondimento della cooperazione civile e militare nei settori della non - proliferazione e della lotta contro il terrorismo.
Per rispondere alla loro preoccupazione quanto alla minaccia persistente del terrorismo, gli Stati Uniti e il Marocco hanno deciso di proseguire la loro cooperazione per sostenere le istituzioni democratiche della giustizia penale e di far fronte alla minaccia dell’estremismo violento nella regione. I due leader hanno riaffermato ugualmente il loro impegno verso le iniziative di cooperazione regionale.
I due leader si sono impegnati a proseguire una cooperazione stretta nel quadro del Forum Globale di Lotta Contro il Terrorismo e a rafforzare le relazioni  politiche, economiche e della sicurezza regionali in Nord Africa e nel Sahel, particolarmente attraverso una Unione del Maghreb Arabo rinvigorito e anche nelle altre sedi regionali.
Il presidente ha incoraggiato il Marocco di raggiungersi agli Stati Uniti per la creazione dell'Istituto Internazionale di Giustizia e dello Stato di diritto, a Malta, che mira a formare una nuova generazione di personale della giustizia penale in Nord Africa, dall’Ovest all’Est sulle vie e mezzi per affrontare la tematica della lotta contro il terrorismo e affrontare le sfide della sicurezza nel contesto dello Stato di Diritto.
 Africa:
Sua Maestà il Re ha ringraziato il Presidente per l'importanza accordata alla promozione dello sviluppo sociale e alla prosperità economica in Africa. Il Presidente ha riconosciuto la leadership di Sua Maestà il Re e le azioni avviate dal Marocco in materia di mantenimento della pace, della prevenzione dei conflitti, dello sviluppo umano e della salvaguardia dell'identità culturale e religiosa.
In questo contesto, i due Paesi hanno convenuto di esplorare iniziative congiunte per promuovere lo sviluppo umano e la stabilità attraverso la sicurezza alimentare, l'accesso all'energia, e la promozione del commercio sulla base dell’Accordo di Libero Scambio.
I due Capi di Stato hanno notato con soddisfazione la loro valutazione condivisa del ruolo determinante di sviluppo umano ed economico nella promozione della stabilità e della sicurezza nel continente africano, e si sono impegnati ad esplorare ulteriormente e ad approfondire le opzioni concrete di cooperazione pragmatica e inclusiva sulle questioni economiche e di sviluppo di interesse comune.
Pace in Medio Oriente:
Sua Maestà il Re ha sostenuto l’impegno continuo del Presidente e gli sforzi del Segretario di Stato per far progredire il processo di pace in Medio Oriente. Il presidente ha riconosciuto il contributo di Sua Maestà, Presidente del Comitato Al - Qods, agli sforzi verso la soluzione dei due Stati.
Conclusione:
Il Presidente e Sua Maestà il Re hanno concluso loro incontro sottolineando il loro impegno condiviso alla relazione speciale di lunga data che collega gli Stati Uniti al Regno del Marocco che è stato nel 1777 il primo paese a riconoscere l'indipendenza degli Stati Uniti.
Il Presidente Obama e Sua Maestà il Re Mohammed VI hanno deciso di mantenere un contatto stretto e di continuare sulla strada della cooperazione sostenuta che rafforzerà il partenariato strategico tra gli Stati Uniti e il Marocco, tra cui la prossima riunione del Dialogo Strategico in Rabat.
Essi hanno convenuto di nominare un ufficiale di fuori grado da entrambe le parti per completare l'attuazione delle decisioni prese oggi.
Il presidente ha favorevolmente accolto l'invito di Sua Maestà il Re per effettuare una visita in Marocco.
L'incontro di oggi è una prova supplementare che gli interessi degli Stati Uniti e il Marocco continuano a convergere e che il partenariato storico, iniziato nel 18° secolo, continua a prosperare nel 21° secolo”.

Traduzione dal Francese all’Italiano non ufficiale di Yassine Belkassem


giovedì 24 ottobre 2013

Parlamento Europeo apprezza le riforme democratiche in Marocco e richiama Algeria di rispettare i diritti umani nei campi di Tindouf

Il Parlamento Europeo ha adottato, mercoledì 22 ottobre 2013, il rapporto sui diritti dell’uomo nella regione del Sahel, presentato dal deputato conservatore britannico Charles Tannock.
Durante la discussione, gli eurodeputati hanno approvato la proposizione di modifica e di emendamento presentata dall’eurodeputata Veronique De Kepser. Inoltre, hanno rigettato la bozza dell’italiano Pino Arlacchi sulla questione di sfruttamento delle risorse naturali nella regione.
Così il Parlamento Europeo saluta le riforme democratiche in Marocco, richiama Algeria di rispettare i diritti umani nei campi di Tindouf e lancia allarme del terrorismo in Sahel e in sud algerino compressi i campi di Tindouf dove è stata rapita la cooperante italiana Rossella Urru insieme a due spagnoli, sequestrati per nove mesi dai terroristi locali poi liberati grazie a un pagamento di tre milioni di euro da parte dei governi italiano e spagnolo.
Il rapporto di Tannock, modificato ed approvato, “sottolinea l’impegno del Regno del Marocco nel consolidamento dei diritti dell’uomo” e “ricorda, in questo riguardo, la firma e la rettifica del Marocco di numerosi trattati internazionali relativi ai diritti dell’uomo, precisamente la convenzione internazionale delle Nazioni Unite per la protezione di tutte le persone contro le sparizioni forzate, il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, la convenzione delle nazioni Unite sull’eliminazione di tutti le forme di discriminazione in riguardo delle donne e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sulla protezione dei difensori dei diritti dell’uomo”; Il PE si rallegra, tuttavia, degli “inviti marocchini alle delegazioni internazionali ad hoc, compresse le diverse procedure speciali e precisamente il Reporter speciale dell’ONU sulla tortura”; il rapporto ricorda le conclusioni dell’ONU sui diritti culturali “che sono state incluse nella nuova Costituzione marocchina e saluta la realizzazione del canale televisivo saharawi” a Laayoune; apprezza “sottolineando le nuove prospettive delle riforme politiche e democratiche intraprese in Marocco”; nota “il lavoro efficace del Consiglio Nazionale dei Diritti dell’Uomo Conseil National Marocain des Droits de l'Homme (CNDH) e saluta gli sforzi, riconosciuti dall’ONU, impegnati per migliorare la documentazione delle allegazioni dei diritti dell’uomo in Sahara, particolarmente dall’intermediario del Consiglio di Sicurezza che dispone uffici a Laayoune e Dakhla”; “Saluta l’accoglienza positiva riservata dal Governo marocchino alle raccomandazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla situazione dei diritti dell’uomo in Sahara”; Inoltre, il rapporto “si dichiara preoccupato della povertà e la mancanza dei servizi di base nei campi di Tindouf amministrati dal polisario in Algeria, soprattutto la nutrizione, la sanità e l’accesso all’acqua potabile”; “Nota la mancanza di informazioni chiare sul numero preciso degli abitanti dei Campi di Tindouf” e “richiedendo alle autorità del polisario e dell’Algeria di fare o di facilitare dei censimenti regolari o delle registrazioni ufficiali; “insiste, pertanto, sull'importanza capitale di garantire la sicurezza e la protezione dei campi e chiede alle autorità algerine di assumersi la loro responsabilità di migliorare la situazione dei diritti dell’uomo nei campi di Tindouf”; “Nota che molti attori, ONG marocchine e alcuni ex residenti dei campi di Tindouf , ha affermato che le autorità del fronte polisario limitano la libertà di espressione e la libertà di circolazione degli abitanti”; “Richiama il polisario per dare agli osservatori indipendenti, i diritti di accesso libero, regolare e illimitato ai campi, e ad indagare rigorosamente ogni allegazione”;
 Inoltre, la relazione mette in evidenza il ruolo di leader di capofila che il Marocco gode in Africa e nella regione del Sahel nel campo della lotta contro il terrorismo e per la promozione della cooperazione per lo sviluppo.
Per tutto ciò, il rapporto prende atto e saluta il rapporto del Segretario Generale dell’ONU di aprile 2013 sulla situazione in Sahara, che insiste sulla necessità primordiale di trattare questo conflitto nella cornice di una strategia più vasta per il Sahel; “Rileva che i diversi conflitti in Sahel e soprattutto la presenza dei gruppi terroristici come AQMI in nord di Mali e in sud dell’Algeria rischiano di destabilizzare il Sahara e la regione in generale; “Rileva l’impatto negativo del conflitto sull’integrazione regionale, alla quale dovrebbero partecipare Marocco ed Algeria e che potrebbe creare di importanti possibilità di sviluppo economico e di democratizzazione, migliorando anche la sicurezza delle popolazioni del Sahel e del Sahara”; “Esprime la sua preoccupazione constatando che la povertà nei campi di Tindouf , associata ad una assenza di prospettive a lungo termine per molti rifugiati, rende quest'ultimi vulnerabili di fronte alla radicalizzazione del fondamentalismo religioso” ; Infine il parlamento Europeo “richiama il pericolo legato al reclutamento dei giovani nelle reti criminali o terroristiche , e attira l'attenzione sulla permeabilità delle frontiere , che rischia di facilitare l'infiltrazione dei campi da parte di gruppi jihadisti da nord di Mali e altrove; condanna a questo proposito il rapimento di tre operatori umanitari europei nel campo Rabouni nel mese di ottobre 2011.


Yassine Belkassem