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lunedì 1 aprile 2019

Visita del Papa Francesco in Marocco


Rabat – Su invito del Re Mohammed VI, il Papa Francesco ha effettuato una visita ufficiale nel Regno del Marocco nei giorni 30-31 marzo 2019.
Sulla base dello statuto religioso e della responsabilità spirituale, assunti da Amir Al-Mouminine e la Sua Santità il Papa, l’incontro storico tra loro contribuirà a promuovere i valori di fraternità, di pace e di tolleranza tra i popoli e le nazioni e consolidare il dialogo, la comprensione e la coabitazione interreligiosa.
Al suo arrivo all'Aeroporto internazionale di Rabat-Salé, Bergoglio è stato accolto dal Re e due bambini in abito tradizionale con un omaggio floreale. Il Re era accompagnato dal Principe Ereditario Moulay Hassan, e dal fratello, il Principe Moulay Rachid.
Poi il Papa Francesco è stato ricevuto con tutti gli onori dal Re Mohammed VI alla storica spianata Hassan a Rabat dove è stato l’incontro pubblico.
Le autorità marocchine sono molto interessate a questa visita che guarda allo “sviluppo del dialogo interreligioso”. Il dialogo con l'Islam è un tema molto caro anche al Pontefice.
Nel suo discorso davanti al Papa, il Sovrano ha evidenziato l'importanza dell'istruzione, l'unica via per affrontare i radicalismi, che si basano “sulla non conoscenza dell'altro, l'ignoranza dell'altro, l'ignoranza tout court". “Per affrontare i radicalismi, la risposta non è né militare né finanziaria; ha un solo nome: Istruzione”, indicando che il dialogo tra le religioni d’Abramo è ovviamente insufficiente nella realtà d'oggi.
Il Re, come Comandante dei credenti, ha invitato a ridare alla religione il posto che è suo, nell'ambito dell'istruzione, aggiungendo che “ciò che tutti i terroristi hanno in comune non è la religione, è precisamente l'ignoranza della religione”.
Dopo aver sottolineato che la religione è Luce, Sapienza, Saggezza e sinonimo di pace, il Sovrano ha rilevato che “è tempo che la religione non sia più un alibi per questi ignoranti, per quest'ignoranza, per quest'intolleranza”. E ha rilevato che la visita del Papa in Marocco interviene in un contesto di sfide per la Comunità delle nazioni, la Comunità di tutti i Credenti, lanciando appello a combattere i mali di altri tempi che si nutriscono del tradimento e della strumentalizzazione del Messaggio divino raccomandando il diniego dell'Altro ed altre teorie scellerate”.
In questo mondo in ricerca di riferimenti, il Regno del Marocco non ha mai cessato di insegnare e vivere al quotidiano la fraternità dei figli di Abraham pilastro fondatore della ricchissima diversità della civilizzazione marocchina, ha osservato Amir Al Mouminine. l'unione di tutti i Marocchini, al di là delle confessioni, è “un esempio eloquente”. Questa simbiosi, che è la realtà del Regno, si concreta con moschee, chiese e sinagoghe che, da sempre, si costeggiano nelle città del Regno.
“Io, Re del Marocco, Amir Al Mouminine, ci porto Garante del libero esercizio dei culti. Sono il Comandante di tutti i Credenti”. “come Comandante dei credenti, non posso parlare di Terra d'Islam, come se vi vivessero soltanto musulmani. Veglio, effettivamente, al libero esercizio delle religioni del Libro e lo garantisco. Proteggo gli ebrei marocchini ed i cristiani di altri paesi che vivono in Marocco.
Mohammed VI ha sottolineato che l’incontro con il Papa consacra “una convinzione condivisa: i valori della religione monoteistica contribuiscono alla razionalizzazione, alla riconciliazione, al miglioramento dell'ordine mondiale”.
“Come Comandante dei Credenti, insorgo, come voi, contro l’indifferenza in tutte le sue forme e plaudo al coraggio dei Leader che non rifuggono dalle grandi questioni del nostro tempo”, aggiungendo: “Stiamo seguendo con interesse e considerazione gli sforzi compiuti da Sua Santità al servizio della pace mondiale, così come i Suoi continui appelli all’istruzione, al dialogo, alla cessazione della violenza e alla lotta contro la povertà, la corruzione, il cambiamento climatico, i mali che affliggono le società”.
I nostri messaggi sono tanto attuali quanto eterni. Invitano le persone ad abbracciare i valori della moderazione, a realizzare gli imperativi della co-conoscenza e a cogliere la consapevolezza dell’alterità.
Nel suo discorso il Papa ha espresso “gratitudine che si trasforma in importante opportunità per promuovere il dialogo interreligioso e la conoscenza reciproca tra i fedeli delle nostre due religioni.
“È indispensabile opporre al fanatismo e al fondamentalismo la solidarietà di tutti i credenti, avendo come riferimenti inestimabili del nostro agire i valori che ci sono comuni”, ha poi sottolineato Bergoglio.
Il Papa ha poi visitato l'Istituto “Mohammed VI per Imam, predicatori e predicatrici, voluto da Vostra Maestà, allo scopo di fornire una formazione adeguata e sana contro tutte le forme di estremismo, che portano spesso alla violenza e al terrorismo e che, in ogni caso, costituiscono un'offesa alla religione e a Dio stesso. Sappiamo infatti quanto sia necessaria una preparazione appropriata delle future guide religiose, se vogliamo ravvivare il vero senso religioso nei cuori delle nuove generazioni”.
Dopo il suo primo discorso, sulla spianata del Tour Hassan, il Papa si è recato al Mausoleo di Mohammed V (nonno di Mohammed VI), per una visita alle tombe di Mohammed V e di Hassan II, offrendo un omaggio floreale e ha firmato il Libro d’Oro. Al termine della visita, il trasferimento in auto al Palazzo Reale per la visita di cortesia al Re Mohammed VI con la presenza della famiglia Reale.
Appello congiunto per preservare lo stato di Gerusalemme come città santa
Il Papa Francesco e il Re Mohammed VI hanno firmato un appello per preservare lo stato di Gerusalemme come città santa. “Noi riteniamo importante preservare la Città santa di Gerusalemme/Al Qods Acharif - si legge del testo dell’appello- come patrimonio comune dell'umanità e soprattutto per i fedeli delle tre religioni monoteiste, come luogo di incontro e simbolo di coesistenza pacifica, in cui si coltivano il rispetto reciproco e il dialogo.
A tale scopo devono essere conservati e promossi il carattere specifico multi - religioso, la dimensione spirituale e la peculiare identità culturale di Gerusalemme/Al Qods Acharif. Auspichiamo, di conseguenza, che nella Città santa siano garantiti la piena libertà di accesso ai fedeli delle tre religioni monoteiste e il diritto di ciascuna di esercitarvi il proprio culto, così che a Gerusalemme/Al Qods Acharif si elevi, da parte dei loro fedeli, la preghiera a Dio, Creatore di tutti, per un futuro di pace e di fraternità sulla terra”.



venerdì 26 agosto 2016

Marocco. Discorso del Re Mohammed VI in occasione del 63° anniversario della Rivoluzione del Re e del Popolo

“Lode a Dio, Preghiera e salvezza sul Profeta, sulla sua famiglia e i suoi compagni.
Caro popolo,
Celebrare gli eventi storici non consiste solo nell’evocare i ricordi, ma anche nel riflettere sui valori e sui principi che hanno ispirato nelle generazioni precedenti la volontà di costruire il presente e guardare al futuro con fiducia.
La commemorazione della gloriosa Rivoluzione del Re e del Popolo non fa eccezione a questa regola, tanto più che si tratta di una rivoluzione rinnovata il cui testimone viene passato di generazione in generazione.
Come è foriera di significati nazionali immutabili che riguardano l’attaccamento dei Marocchini al loro Re e al sacrificio affrontato per la libertà e l’indipendenza della loro Patria, così essa è altrettanto carica di significati che illuminano la collocazione del Marocco nel suo contesto: magrebino ed africano.
Questa tappa storica era segnata dal coordinamento e dalla solidarietà tra i Capi della Resistenza marocchina e il Fronte di liberazione nazionale algerino.
Infatti si è deciso di fare del secondo anniversario della rivoluzione del 20 agosto, l’occasione per estendere la rivoluzione a tutti i paesi del Maghreb; il che ha dato luogo a sollevazioni popolari in diverse regioni del Marocco e dell’Algeria.
Inoltre, la Resistenza marocchina ha fornito sostegno materiale e morale alla Rivoluzione algerina, esposta a una violenta campagna avviata contro di lei dalle forze coloniali intenzionate ad annientarla ancor prima del compimento del suo primo anniversario.
Questa sollevazione e questa solidarietà hanno contribuito a ridare vita alla Rivoluzione algerina.

Tanto e talmente bene che, alla fine, i due Paesi hanno svolto un ruolo fondamentale nella liberazione e nell’indipendenza dell’intero continente africano.
Oggi, viste le circostanze che i popoli arabi e la regione del Maghreb attraversano, abbiamo bisogno più che mai di questo spirito di solidarietà per poter raccogliere le sfide comuni in materia di sviluppo e di sicurezza.
Aspiriamo, dunque, a rinnovare questo impegno e questa sincera solidarietà che unisce da sempre i popoli algerino e marocchino, allo scopo di continuare a operare insieme, con sincerità e buona fede, per servire le cause magrebine e arabe e per affrontare le sfide del continente africano.
Caro popolo,
I problemi che affliggono i Paesi africani attualmente – in particolare: il sottosviluppo, la povertà, l’emigrazione, le guerre e i conflitti; oltre alla tentazione, come ultima spiaggia, di gettarsi tra le braccia di gruppi estremisti e terroristici – sono altrettanti mali generati dalla politica disastrosa che il colonialismo ha condotto per decenni.
Questo ha saccheggiato le ricchezze del continente, ipotecato il potenziale e il futuro dei suoi cittadini, ostacolato la sua marcia verso lo sviluppo e gettato i semi della discordia tra i suoi Stati.
Ma nonostante i grandi danni che il colonialismo ha causato, siamo convinti che l’Africa sia in grado di garantire il proprio sviluppo e di cambiare essa stessa il proprio destino, grazie alla forte determinazione dei suoi popoli, al loro potenziale umano e alle loro risorse naturali.
Infatti, la Nostra decisione per quanto riguarda la reintegrazione da parte del Marocco del suo posto naturale all’interno della sua famiglia istituzionale continentale, non è altro che l’illustrazione di questo impegno nell’andare avanti per far prevalere le Cause che sono quelle dei suoi popoli.
Perché l’Africa, per il Marocco, conte più dell’appartenenza geografica e dei legami storici. Essa evoca, in realtà, sentimenti sinceri di affetto e di considerazione, legami umani e spirituali profondi e relazioni di cooperazione proficua e di solidarietà concreta. Essa è, dopo tutto, l’estensione naturale e la profondità strategica del Marocco.
Questo legame pluridimensionale fa sì che il Marocco sia nel cuore dell’Africa, e riservi all’Africa un posto nel cuore dei Marocchini. Ed è per questo che l’abbiamo posta al centro della politica estera del nostro Paese.
Siamo convinti che l’interesse del Marocco sia anche l’interesse dell’Africa e che il suo divenire non possa essere concepito senza di lei. Pensiamo che il progresso e la stabilità o sono condivisi o non sono affatto.
Il Marocco dà sempre ai popoli del suo continente, senza aspettare di ricevere una contropartita. Il suo impegno per le Cause e le preoccupazioni dell’Africa non è mai stato motivato da un desiderio di sfruttamento delle sue ricchezze e delle risorse naturali, a differenza di ciò che si intende con il termine “neocolonialismo”.
Se è naturale che il Marocco tragga vantaggio dalla cooperazione con i suoi fratelli africani, esso considera sempre indispensabile che tale processo sia reciproco.
Noi non consideriamo l’Africa come un mercato per vendere e smerciare i prodotti marocchini, o un contesto adatto a ottenere rapidi profitti; ma come uno spazio d’azione comune per lo sviluppo della regione, a servizio del cittadino africano.
È in questo contesto che il Marocco, a fianco degli Stati africani, concorre alla realizzazione di progetti di sviluppo umano e prestazioni sociali d’impatto diretto sulla vita delle popolazioni della regione.
Così il Marocco non si limita a esportare i medicinali, ma vuole costruire dei laboratori farmaceutici ed edificare istituti e centri sanitari.
Inoltre realizza infrastrutture e centri di formazione professionale e tecnica, così come dei progetti che generano occupazione e reddito stabile, come i villaggi di pescatori. Supporta inoltre i piccoli agricoltori e promuove la conservazione degli ecosistemi.
La prova migliore è la realizzazione del progetto di protezione e di valorizzazione della Baia di Cocody ad Abidjan, come parte di un modello originale di cooperazione tra le imprese pubbliche coinvolte, in Marocco e Costa d’Avorio, con l’adesione attiva del settore privato in entrambi i Paesi.
Questa visione solidale integrata che disciplina le relazioni del Marocco con i suoi fratelli in Africa richiede a tutti gli attori a cui abbiamo aperto la possibilità di inserirsi in questo percorso che si assumano le loro responsabilità e che onorino i loro impegni per mantenere intatta la credibilità del Marocco.
L’Africa, per noi, non è un obiettivo; è piuttosto una vocazione al servizio del cittadino africano, ovunque si trovi.
L’interesse che abbiamo per il miglioramento delle condizioni di vita nel nostro Paese, è rivolto ugualmente ai migranti africani in Marocco, contrariamente a quanto essi sopportano in molte regioni del mondo.
Caro popolo,
Il Marocco è tra i primi Paesi del Sud ad aver adottato una politica solidale autentica per accogliere i migranti sub-sahariani, secondo un approccio umano integrato, che protegge i loro diritti e preserva la loro dignità.
Per attuare questa politica, il nostro Paese, senza condiscendenza né arroganza né denigrazione né discriminazione, ha proceduto alla regolarizzazione dei migranti, conformemente a criteri ragionevoli ed equi, creando per loro le condizioni appropriate per stabilirsi, lavorare e vivere con dignità nella società.
Questo non ha niente di sorprendente se si considera l’accoglienza riservata dai Marocchini ai loro ospiti.
In effetti, le qualità dell’ospitalità, della gentilezza e della cordialità, sono radicate nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni secolari.
Naturalmente, i nostri fratelli africani incontrano qualche difficoltà in Marocco, ma non sono legate al colore della loro pelle, né alla nazionalità, né allo status di migranti.
Peraltro essi godono degli stessi diritti.
Notiamo con grande considerazione e soddisfazione quel che rende questi immigrati particolari: una buona morale e una buona condotta verso gli altri, il desiderio di lavorare, il rispetto della legge, dei valori e delle costanti sacre dei Marocchini.
Tengo a ribadire che noi non facciamo altro che adempiere al nostro dovere nei confronti di questa categoria, considerato che si tratta di persone che hanno rischiato la vita ed abbandonato le loro famiglie e il loro Paese a causa di condizioni d’insicurezza.
Questa politica umanitaria ha reso possibile al nostro Paese copresiedere, insieme alla Germania, il Forum mondiale per la migrazione e lo sviluppo nel 2017 e 2018.
Il Marocco ha respinto, per diverso tempo, i metodi utilizzati da alcuni per il trattamento delle questioni legate alla migrazione; metodi che, d’altra parte, si sono rivelati inefficaci. In compenso, esso è orgoglioso dell’azione che conduce nel settore dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati. E non metterà in discussione questo approccio pratico e umanitario.
Quanto a coloro che lo criticano, questi farebbero meglio, prima di attaccar briga, a offrire agli immigrati anche solo una minima parte di ciò che abbiamo realizzato in questo settore.
Ci rammarichiamo delle derive che hanno segnato la gestione delle questioni relative alla migrazione nello spazio mediterraneo, trascurando tutta la politica reale di inserimento degli immigrati.
Ciò che viene loro offerto, al massimo, sono opportunità di lavoro soggette a condizioni redibitorie, difficili da rispettare per molti di loro.
Caro popolo,
Tutto il mondo parla della questione migratoria e delle tragedie umane subite dagli immigrati.
Questa situazione continua a peggiorare a causa della diffusione del fenomeno dell’estremismo e del terrorismo e del tentativo di ricollegarlo, a torto o a ragione, agli immigrati, soprattutto in Europa.
In questo contesto, incoraggio i Marocchini residenti all’estero a restare attaccati ai valori della loro religione e alle loro tradizioni secolari dinnanzi a tale fenomeno che è estraneo a loro.
Li esorto anche a preservare la buona reputazione per cui sono noti, ad armarsi di pazienza dinnanzi a questa difficile congiuntura, a unirsi e a essere sempre in prima linea tra i difensori della pace, della concordia e del vivere-insieme nei loro rispettivi Paesi di residenza.
Valutiamo le difficoltà che incontrano a causa della perversione dell’immagine dell’Islam e degli attentati terroristici che sono costati la vita a molti di loro.
Inoltre subiscono in pieno le reazioni di alcuni e le accuse da questi mosse in ragione della  loro confessione.
Naturalmente, condanniamo con forza l’uccisione di innocenti e siamo convinti che l’omicidio di un prete è un atto illecito secondo la legge divina, e che la sua uccisione all’interno di una chiesa è una follia imperdonabile. Perché è un essere umano e un uomo di religione, anche se non è un musulmano.
Inoltre, l’Islam ha raccomandato di trattare bene l’ “Ahl al-Kitab” (“Gente del Libro”), come dimostrano i seguenti versetti: “Noi non facciamo distinzione tra i Suoi Messaggeri” e “L’uomo buono è quello che crede in Dio, nell’Ultimo Giorno, negli angeli e nei profeti”.
I terroristi che agiscono in nome dell’Islam non sono musulmani e non hanno alcun legame con l’Islam se non l’alibi di cui si avvalgono per giustificare i loro crimini e la loro pazzia.
Si tratta di individui smarriti condannati all’inferno per sempre.
L’ignoranza li incoraggia a credere che le loro azioni rientrino nel Jihad. Ma da quando in qua il Jihad prevede di uccidere persone innocenti? L’Altissimo ha detto: “Non siate trasgressori; Dio non ama i trasgressori”.
È concepibile che Dio, il Compassionevole, il Misericordioso, possa ordinare a un individuo di farsi esplodere o di uccidere degli innocenti? Eppure l’Islam, come è ben noto, non autorizza alcuna forma di suicidio, per nessun motivo, come evidenziato nel versetto che recita: “Chi ha ucciso un uomo che non ha ucciso, o che non ha commesso violenza sulla terra, è considerato come se avesse ucciso tutti gli esseri umani”.
L’Islam è una religione di pace, come indicato nel Sacro Corano: “Oh voi che credete, entrate tutti nella pace”.
Nell’Islam, il Jihad è soggetto a condizioni rigorose, compreso il fatto che esso non è concepibile se non per necessità di auto-difesa, e non per commettere un omicidio o un’aggressione, poiché attentare alla vita in nome del Jihad è un atto illegale.
Tra le condizioni della sua validità, vi è anche il fatto che la chiamata al Jihad è compito della “Commanderie des Croyants” e non può provenire da nessun individuo né gruppo.
Coloro che incitano all’omicidio e all’aggressione, che indebitamente escludono le persone e che fanno del Corano e della Sunna una lettura conforme ai loro interessi, non fanno che diffondere delle menzogne in nome di Dio e del Profeta.
È questa la vera miscredenza, come dimostra la parola di Dio che dice: “Chi è più ingiusto di colui che mente su Dio e di colui che nega la Verità, quando essa li raggiunge? Non vi è forse nella Geenna un posto riservato ai miscredenti?”, e lo conferma l’Hadith del Nostro Antenato, il Profeta, preghiera e salvezza su di lui: “Colui che mente deliberatamente su di me, si prepari ad occupare il suo posto nell’Inferno”.
Inoltre, essi strumentalizzano alcuni giovani musulmani, in particolare in Europa, e sfruttano la loro ignoranza della lingua araba e del vero Islam per trasmettere i loro messaggi errati e le loro promesse traviate.
La ragione ammette forse che il Jihad venga premiato dalla possibilità di godere di un certo numero di huri? Il buon senso ammette forse che chi ascolta la musica sia destinato a essere inghiottito nelle viscere della Terra, e molte altre mistificazioni?
I terroristi e i radicali compiono di tutto per portare i giovani a unirsi a loro e a combattere le società imbevute dei valori di libertà, apertura e tolleranza.
Inoltre, molti gruppi e organismi islamici ritengono di disporre di un sistema di riferimento tratto dalla religione e di rappresentare, perciò, il vero Islam, il che significa che non è così per gli altri. Ma in realtà essi sono ben lontani dall’Islam e dai suoi valori di tolleranza.
Questo atteggiamento favorisce la diffusione dell’ideologia estremista, di esclusione e  terroristica. Poiché gli apologeti del terrorismo pensano che sia la strada che conduce al’Islam autentico.
Inoltre, sta a questi misurare la parte di responsabilità che spetta loro nei crimini e nelle tragedie umane che sono causati in nome dell’Islam.
Siamo tutti interessati. Chiunque pensa o crede in quello che dico è un potenziale bersaglio per il terrorismo, che ha già colpito il Marocco, poi l’Europa e diverse regioni del mondo.
Di fronte alla proliferazione degli oscurantismi diffusisi in nome della religione, tutti, musulmani, cristiani ed ebrei, devono erigere un fronte comune per contrastare il fanatismo, l’odio e il ripiegamento su se stessi sotto tutte le forme.
La Storia dell’umanità è la prova migliore del fatto che il progresso non può realizzarsi in qualsiasi società afflitta dall’estremismo e dall’odio, che insieme costituiscono il principale fattore di insicurezza e instabilità.
Inoltre, la civiltà umana è ricca di modelli di successo che confermano che l’interazione e la coesistenza interreligiosa generano società civilizzate aperte, dove regnano affetto e concordia, benessere e prosperità.
Lo testimoniano le civiltà islamiche, in particolare quelle di Baghdad e di Al-Andalous, che sono state tra le civiltà umane più avanzate e più aperte.
Caro popolo,
Le risposte nazionali fornite dal Marocco su molte questioni complesse, regionali e internazionali, come lo sviluppo, le migrazioni e la lotta al terrorismo, sono in linea con il suo fermo impegno al servizio dei popoli dell’Africa.
Ciò non è sorprendente dal momento che il Marocco è sempre stato in prima linea tra i sostenitori dell’emancipazione del nostro continente. In questo, camminiamo sulle orme dei Nostri Antenati che, precursori nell’avere fede nell’Africa, hanno lavorato sinceramente per l’unità, per l’apertura e per il progresso dei suoi popoli. In tale occasione il nostro pensiero pieno di raccoglimento e di deferenza va alla memoria immacolata degli eroi della gloriosa Rivoluzione del Re e del Popolo, i Nostri Nonno e Padre venerati, Sua Maestà il Re Mohammed V e Sua Maestà il Re Hassan II, che Dio benedica le loro tombe, e la memoria di tutti i valorosi martiri della Patria.

Wassalamou alaikoum warahmatoullahi wabarakatouh”.

20 agosto 2016

Traduzione non ufficiale


giovedì 28 gennaio 2016

I diritti delle minoranze religiose in terra d’Islam. Marocco avanguardista. Applausi da Obama.


Marrakech, 28/01/2016 – È concluso il Congresso internazionale intitolato: “I diritti delle minoranze religiose in terra d’Islam: il quadro giuridico e l’invito all’azione”, organizzato dal 25 al 27 gennaio 2016 a Marrakech dal Ministero marocchino degli Habous e degli Affari islamici e dal Forum per la Promozione della Pace nelle società musulmane, sotto l’Alto Patronato di S.M. il Re Mohammed VI. A tale appuntamento hanno partecipato più di 300 politici, ministri, Ulema, ricercatori, scienziati e rappresentanti delle religioni interessate alla questione dello statuto delle minoranze in terra d'Islam e delle organizzazioni internazionali.
In questa occasione il Re Mohammed VI ha inviato un messaggio ai partecipanti, mentre il Presidente americano Barack Obama ha lodato l’evento, e infine i partecipanti hanno promosso la “Dichiarazione di Marrakech”.
Re Mohammed VI Marocco avanguardista nel garantire i diritti religiosi
Il sovrano ha ricordato che il Marocco è sempre stato una terra di dialogo interreligioso. Questa tradizione si perpetua oggi ancora attraverso la preservazione dei diritti dei musulmani e dei non musulmani senza distinzione: “Nella nostra qualità di Amir Al-Mouminine e di protettore della religione e della Comunità e gli adepti, ci incarichiamo di mantenere i diritti dei musulmani e dei non musulmani senza distinzione tra loro”.
I musulmani marocchini non hanno mai trattato gli ebrei come una minoranza, che erano presenti in tutte le attività ed in tutti i domini, ha ricordato il sovrano, il Marocco perpetua attualmente la stessa tradizione permettendo ai cristiani, tutte le chiese e le comunità residenti legalmente in Marocco, di svolgere i loro doveri religiosi.
Il re Mohammed VI ha proseguito nel suo messaggio: “La nostra gestione attuale degli affari religiosi in Marocco mira, tra altri oggettivi chiavi, ad opporsi a qualsiasi leggerezza nell'interpretazione dei testi religiosi, in particolare per quanto riguarda la Jihad, argomento di cui i nostri Ulema hanno pubblicato una dichiarazione forte alcune settimane fa”.
È importante ricordare il ruolo del Marocco nell'intesa tra le religioni perché è uno dei paesi rari musulmani dove ebrei e cristiani possono andare alle sinagoghe ed alle chiese in modo naturalissimo. È anche il paese che ha istituito nella sua costituzione del 2011, la componente ebraica dell'identità marocchina.
Lodi di Obama
All’occasione della commemorazione del 71imo anniversario della liberazione dei campi di Auschwitz, il Presidente americano Barack Obama ha lodato le iniziative che operano a favore della protezione delle minoranze religiose, dando l'esempio dell’evento di Marrakech insistendo su tali iniziative nel ravvicinamento tra le confessioni e la lotta contro l’odio religioso. Questo richiamo di Obama non poteva non toccare gli ebrei attraverso il mondo che hanno una Storia particolare con il Marocco. Gli ebrei non hanno mai dimenticato che il re Mohamed V, nonno dell’attuale Re Mohammed VI, aveva protetto gli ebrei marocchini contro il regime di Vichy in Francia, alleato dei nazisti.
Dichiarazione di Marrakech:
I partecipanti al congresso hanno rivolto appelli:
Alle diverse Comunità religiose unite dallo stesso legame nazionale a ricostruire il passato con la riattivazione del patrimonio comune e tendere le passerelle della fiducia lontano dalle tentazioni di scomunica e di violenza, e a curare le traumi memoriali nate di focalizzazione selettiva reciproca sui fatti particolari e l'occultamento di secoli di vita comune su una stessa terra.
Alla Comunità internazionale di decretare leggi che penalizzano le offese alle religioni, i danni ai valori sacri e tutti i discorsi d'incitamento all’odio ed al razzismo, sottolineando che non è autorizzato di strumentalizzare la religione per privare le minoranze religiose dei loro diritti nei paesi musulmani.
Ai politici e le istanze decisionali ad adottare le misure costituzionali, politiche e giuridiche necessari per dare corpo alla cittadinanza contrattuale e sostenere le formule e le iniziative che mirano ad indurre i legami d'intesa e di coesistenza tra le Comunità religiose che vivono in terra d'islam.
Agli intellettuali e alla società civile di favorire l'emergenza di un'ampia corrente sociale che fa giustizia alle minoranze religiose nelle società musulmane suscitando una presa di coscienza quanto ai diritti di queste minoranze. Loro beneficio anche sui piani intellettuali, culturali, educativi e mediatici per preparare un terreno propizio alla nascita di questa corrente sociale.
La dichiarazione di Marrakech sottolinea anche le finalità “della Carta di Medina”, che contengono numerosi principi della cittadinanza contrattuale, come la libertà di culto, la libertà di movimento, la libertà di possedere dei beni, il principio di mutua assistenza pubblica e quello della difesa comune. A ciò si aggiunge il principio d'uguaglianza dinanzi alla legge. “La carta di Medina”, che è perfezionare armonia con la carta delle Nazioni Unite, costituisce un quadro adeguato per le costituzioni nazionali dei paesi a maggioranza musulmana.

I partecipanti hanno messo l'accento sulla necessità di cooperare tra tutte le religioni e l'imperativo della sua urgenza. Questa cooperazione è fondata sugli atti e non soltanto sui desideri generali di concordanza e di rispetto. Questa cooperazione deve essere fondata sull'impegno di rispettare scrupolosamente i diritti e le libertà con l'obbligo di iscriverle nel quadro della legge al livello di ogni Stato. 

sabato 14 giugno 2014

Piano di sostegno all’inquadramento religioso in Marocco: attivi nuovi 1300 imam istruttori

Rabat 14 giugno 2014 - Il Re Mohammed VI ha presieduto, ieri a Rabat, la cerimonia di presentazione del Piano di sostegno all’inquadramento religioso al livello locale. Il Piano di sostegno rappresenta una nuova riforma del campo religioso che il Sovrano, in qualità di Amir Al Mouminine non cessa di avviare dalla sua intronizzazione. La gestione marocchina del campo religioso suscita oggi l’interesse d’Africa e il mondo, sono diversi paesi africani che hanno richiesto al Marocco la formazione dei loro imam in Marocco, come Senegal, Tunisia, Libia, Mali, Nigeria, Guinea, Costa d’Avorio, Gabon. In Europa gli Ulema marocchini sono ben apprezzati.
Il Piano locale è applicato grazie alle orientazioni pertinenti del Re per promuovere e modernizzare il campo religioso attraverso la qualificazione delle risorse umane, la messa a disposizione dei mezzi materiali necessari che permettano l’apertura sulle nuove tecnologie nel rispetto dei costanti della nazione.
 Il piano, presentato dal ministro degli Habous e degli Affari islamici Ahmed Toufiq, ha lo scopo di assicurare le moschee da ogni sfruttamento e di migliorare il livello di qualificazione degli imam, al servizio dei valori religiose relative alla cittadinanza in conformità con i principi del rito malekita adottato dai marocchini.
Oltre al rafforzamento di misuri preventive e di sviluppo, la promozione delle infrastrutture e l’inquadramento per salvaguardare l’ordine religioso generale, il Piano di sostegno è segnato dall’esigenza di rispettare le fondamenta della Nazione marocchina e il suo referenziale istituzionale di “Imarat Al-Mouminine”  e necessita misuri preventive per la protezione della religione e dell’identità.
La piattaforma del piano è composta da un centro d’informazione, materiali informatici, migliaia di computer per gli imam, un web contenente database relativa al campo religioso e una biblioteca scientifica.
Per allargare l’inquadramento sono attivi oltre 1300 imam Mourchidin istruttori qualificati in tutte le province e le prefetture del Regno, per dare sostegno e consigli agli imam delle moschee nella loro missione e per migliorare il programma della lotta contro l’analfabetismo.


Yassine Belkassem