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domenica 12 gennaio 2020

Campi del Polisario in Algeria. Ragazze vendute dai genitori


La schiavitù denunciata da anni dalle ONG dei diritti umani nei campi del Fronte Polisario (Algeria) ha causato l’ennesima vittima. Non è la prima volta in cui ragazze giovanissime sono “vendute” dai loro padri.
Sequestrata e costretta a scegliere tra sposare un anziano oppure la condanna a morte. Di fronte a questo crudele destino, la giovane saharawi, appena 18enne, è riuscita miracolosamente a liberarsi dalle grinfie dei suoi carnefici per raggiungere Barcellona, attraverso l’aeroporto di Algeri, con documenti falsi.
La vicenda, sollevata dai media spagnoli, risale al periodo natalizio, quando una giovane sahrawi sbarca all’aeroporto internazionale di Barcellona proveniente dai campi di Lahmada -Tindouf (Algeria).
La giovane fu immediatamente scoperta dalla polizia di Frontiera spagnola, nonostante avesse attraversato con i suoi documenti falsi tutti i serrati controlli algerini. Un interrogativo inquietante che ha sollevato l’attenzione e polemica nei media spagnoli. “Mio padre mi aveva minacciata di morte se non avessi accettato il matrimonio”, ha dichiarato la ragazza ai giornalisti spagnoli accorsi all’aeroporto internazionale di Barcellona quando la notizia era stata diffusa da attivisti dei diritti umani.
Una ragazza saharawi venduta dal padre ad un uomo di parecchi decenni più vecchio, in cambio di un compenso economico, testimonia come il fenomeno della schiavitù e dell’oppressione della donna è ancora una triste realtà in questi luoghi sperduti e senza controllo hanno denunciato i media spagnoli, su un caso che sta diventando una questione di opinione pubblica.
La ragazza ha immediatamente chiesto aiuto e asilo politico, che gli è stato accordato dopo aver esaminato il fascicolo e constatato la triste storia, come riferisce il sito di informazione spagnola “20 Minutos”, indicando che, quando fu rigettata la prima volta, l’avvocato della vittima, Natàlia Castellano, aveva presentato ricorso al ministero degli Interni chiedendo protezione alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo.
Secondo le ultime notizie, la ragazza, che afferma di essere stata aiutata da sua madre a fuggire da Tindouf, avrebbe ora lasciato “il servizio rimpatriati” in attesa che venga dato un seguito positivo alla sua richiesta. Il giornale online spagnolo riporta che si sono mobilitati diversi gruppi per aiutarla.
Purtroppo non sarebbe un caso isolato.
Il caso di ragazze sequestrate nei campi del Polisario e costretti a matrimonio forzati sono ormai numerosi e denunciate dai media spagnoli. Ricordiamo l’eclatante caso della ventunenne Hija Maloma, che vive con la nuova famiglia di accoglienza in Spagna e divenuta cittadina spagnola. Nel 2016 era partita per salutare la sua famiglia biologica nei campi di Tindouf, ma fu sequestrata con l’aiuto dei dirigenti del Polisario. Stesso triste destino era toccato anche a Darya Embark e Mahjouba Mohammed. Le associazioni delle famiglie spagnole che hanno adottato ragazze dei campi del Polisario continuano a denunciare questa pratica di sequestro a danno di centinaia di giovani, costrette al matrimonio forzato appena tornano, in vacanza, nelle loro famiglie biologiche.

sabato 6 aprile 2019

Scandalo. Come il rappresentante del Polisario a Roma ha spinto un attivista italiano al suicidio?


È apparso pubblicamente un scandalo gravissimo avvenuto in Italia con ricaduta in Algeria, le autorità italiane, in particolare quelle della regione d’Emilia Romagna, sono molto determinate contro le accuse di pedofilia avanzate dal gruppo Polisario basato in Algeria ed i suoi capi.
Secondo le rivelazioni apparse in media internazionali anche nel Social, il denominato Omar Mih, rappresentante del gruppo Polisario in Italia, aveva emesso accuse di pedofilia contro un attivista spingendo quest'ultimo al suicidio.
L’attivista era molto conosciuto ed attivo nel sostegno delle tesi separatiste e le autorità italiane chiedono i conti non solo ad Omar Mih, ma a tutta la dirigenza del Polisario.
È in questo senso, le informazioni evidenziano una riunione recentemente avvenuta tra l'ambasciatore d'Italia in Algeria Pasquale Ferrara e Abdelkader Taleb Omar rappresentante dei separatisti ad Algeri.
Durante questa riunione, in presenza di altri dirigenti dei due lati, il caso del suicidio dell'attivista italiano sarebbe ben evocato e di conseguenza l'ambasciatore italiano ha espresso, le sue preoccupazioni circa le gravi propositi di Mih, soprattutto che questo ultimo non avrebbe dato alcun seguito o chiarimenti sulle sue dichiarazioni alle autorità italiane.
In aggiunta, il diplomatico italiano ha riferito ai suoi interlocutori separatisti che Simonetta Saliera presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, da cui il defunto è originario, era pronta a rendersi nei campi di Tindouf in Algeria, per verificare le grave dichiarazioni di Mih. Alla fine di questa riunione, Pasquale Ferrara ha chiesto ad Abdelkader Taleb di trasmettere le preoccupazioni d'Italia al cosiddetto “governo saharawi” basato in Algeria. Il diplomatico del Belpaese ha, infine, richiamato l'attenzione del Polisario sull'eventuale impatto negativo che avrà questo caso “sull'impegno” della regione Emilia Romagna a favore della “causa saharawi”.
È chiaro che la politica della menzogna e della deformazione dei fatti da parte dei separatisti può portare solo a conseguenze spiacevoli.


mercoledì 13 febbraio 2019

IL PE APPROVA ACCORDO DI PESCA TRA MAROCCO E L'UE INCLUDENDO IL SAHARA


Con 415 voti favorevoli, 189 contrari e 49 astenuti su 653 eurodeputati presenti alla seduta plenaria che il Parlamento europeo ha approvato, martedì, in sessione plenaria a Strasburgo, il nuovo accordo sulla pesca tra il Marocco e l'Unione europea (UE) che include il Sahara Marocchino.
Questo voto è l'ultima tappa di convalida a livello europeo prima dell'adozione da parte del Parlamento marocchino e la sua entrata in vigore.
L’accordo stabilisce le condizioni d'accesso per la flotta europea e prevede le esigenze di una pesca sostenibile.
Cosi, l’approvazione costituisce l'incoronazione di un processo di negoziati tecnici, di convalide giuridiche e di concertazioni politiche tra il Marocco e l'UE in un clima di serenità, di fiducia e di responsabilità, tale processo di preservare i fondamentali dell'integrità territoriale, gli interessi economici del Regno ed il partenariato storico multidimensionale tra le due parti.
Evento logico, infatti, degli sviluppi positivi recenti nel partenariato strategico bilaterale, in particolare l'approvazione dell'accordo agricolo che estende le preferenze tariffarie ai prodotti derivati dalle province del Sud del Regno.
Il nuovo accordo di pesca tra il Marocco e l'UE è stato firmato il 14 gennaio a Bruxelles, coprendo la zona di pesca che si estende dal parallelo 35 fino al parallelo 22, cioè dal Cap Spartel nel nord del Marocco fino al capo Bianco nel sud del Regno, quest'accordo precisa, tra l'altro, le zone di pesca e le condizioni d'accesso per la flotta europea, con un aumento della contropartita finanziaria che passerà da una media annuale di 40 milioni di euro a 52,2 milioni (+30%).
L'accordo comprende anche disposizioni che mirano ad ottimizzare i vantaggi per le popolazioni locali delle zone interessate e prevede esigenze tecniche che riguardano la preservazione della sostenibilità delle risorse alieutiche e la tutela dell'ambiente del mare.
Soddisfatto  il ministero marocchino degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, perché “questi strumenti giuridici coprono la regione del Sahara Marocchino”, l’approvazione “conferma che il Regno del Marocco è l’unico appropriato giuridicamente, nel quadro dell'esercizio della sua sovranità, a negoziare e firmare accordi che includono il Sahara Marocchino”, aggiungendo, che “dopo l'adozione nel mese scorso dell'Accordo agricolo, il voto d'oggi viene a confermare l'attaccamento del Marocco e dell'Unione europea al rafforzamento del loro partenariato strategico e la sua preservazione dalle manovre politiche e giuridiche disperate condotte dall'Algeria e “il polisario””.
Rallegrato il Gruppo Europarlamentare d'amicizia UE - Marocco: “il voto positivo consolida di nuovo l'eccellenza delle relazioni tra l'Europa ed il Regno del Marocco”.
“Quest'accordo è a beneficio prima di tutto per le popolazioni di Sahara. Garantisce 45000 posti di lavoro diretti ed indiretti nelle esportazioni del settore della pesca in Sahara. Rafforzare questo settore vale a dire rafforzare questi posti di lavori sia a Boujdour, Dakhla o a Laâyoune, i principali porti di Sahara. Quest'accordo è dunque una potente leva dello sviluppo economico del settore della pesca in Sahara. Occorre ricordare che i pescatori europei sono così beneficiari di quest'accordo. Le 128 navi autorizzate a pescare sono infatti senza attività dal 14 luglio 2018. Queste navi potranno tornare pescare e fare rivivere un'industria indispensabile per la salvaguardia dell'occupazione di questo settore in Europa, soprattutto in Spagna, in Portogallo ed in Francia”, ha pubblicato il Gruppo Europarlamentare d'amicizia UE - Marocco.

sabato 2 febbraio 2019

SAHARAWI PROTESTANO DINANZI AL SEGRETARIATO DI POLISARIO E DENUNCIANO ALGERI PER CONFISCA LORO PASSAPORTI


Membri della diaspora saharawi in Europa, in rappresentanza di lavoratori dell’importazione di veicoli usati dall’Europa ai campi di Tindouf, hanno organizzato un sit-in dal 28 gennaio al 01 febbraio 2019 dinanzi alla sede di segretariato nazionale del Polisario, a Rabouni, vicino a Tindouf in Algeria, in protesta contro le misure liberticidi adottate contro loro d’Algeri, nella restrizione dei loro movimenti e circolazione tramite la confisca dei loro passaporti algerini, riporta il sito del Polisario “Futuro Sahara” che ha intervistato manifestanti.
Infatti, i manifestanti, con gilet gialli alla francese, accusano le autorità algerine di aver confiscato, da più di un mese, i loro passaporti alla loro entrata nel territorio algerino per ragioni ingiustificate e contrarie alla libertà di movimento garantita dalla convenzione di Ginevra sui profughi: “il passaporto è un documento di viaggio personale che deve essere consegnato al suo portatore appena timbrato dalla polizia alle frontiere”. Pertanto “la confisca dei nostri passaporti per un mese è inaccettabile”, si ribellano, denunciando che “questa misura è illegale dal punto di vista del diritto internazionale e paralizza il nostro movimento”.
 “Siamo obbligati a restare un mese a Tindouf, mentre disponiamo solo alcuni giorni di ferie” e deplorano le “conseguenze disastrose di questa misura iniqua sul loro lavoro nel loro paese d’accoglienza, con ciò che comporta di ripercussioni sulle loro condizioni sociali”.
Da ricordare, che un primo sit-in è stato organizzato dai membri della diaspora saharawi, dal 17 al 21 dicembre 2018, dinanzi all'“ambasciata del Fronte Polisario” ad Algeri.
Tuttavia nessuna soluzione è stata trovata.
Ecco alcune misure adottate d’Algeri nei confronti della diaspora saharawi:
-Confisca dei passaporti, cosa che significa misure di restrizioni alle libertà individuali;
-Divieto formale a tutti i membri del Polisario stabiliti all'estero di importare e rivendere veicoli usati, in territorio algerino;
-Divieto formale a tutti i commercianti saharawi di trasportare le merci dal Sud dell'Algeria verso il Nord della Mauritania, e ciò è entrato in vigore proprio dall'apertura del posto frontaliere algero-mauritaniano, detto “PK 75”.

Questi divieti sono stati pubblicati anche dal sito separatista “futurosahara”.

lunedì 28 gennaio 2019

SPARIZIONE FORZATA D’AHMED KHALIL LEADER POLISARIO IN ALGERI: CAMPAGNA INTERNAZIONALE ESIGE SUO RITORNO “MORTO O VIVO"!


Il caso di Ahmed Khalil, già capo della sicurezza  dei campi di Tindouf in Algeria, arrestato dai servizi algerini ad Algeri e scomparso in circostanze misteriose nel 2009, ritorna all'attualità in Europa, Algeria, Marocco e Mauritania. La sua famiglia e la sua tribù hanno alzato la voce dopo la sua presunta morte apparsa largamente nella settimana scorsa. È in corso una campagna internazionale.
Dieci anni dalla sua sparizione forzata, la sua sorte non è stata mai delucidata. L’appello lanciato da uno dei suoi figli, Rachid Khalil, non ha trovato alcun eco né dal Polisario nè dai servizi algerini accusati di essere responsabili dell'eliminazione.
Cosi, è entrata in scena la tribù della vittima, Rguibat Souaad, che esige il ritorno della vittima  “morta o viva"!
 Infatti, nell’ambito della campagna locale ed internazionale per svelare il destino dello scomparso,  il suo figlio Haffadallah, i membri della sua famiglia, i membri della tribù Rguibat  Souaad e suoi amici si sono riuniti, il 25 gennaio 2019 nel campo detto “Laayoune”, per discutere le misure da prendere di fronte alla dirigenza del Polisario e delle  autorità  algerine per chiarire la sorte di Ahmed Khalil.
L’incontro molto vivace e determinante ha deciso d’istituire un comitato ad hoc per seguire tutte le strade possibili in questa faccenda descritta “la vergogna del secolo” nel quadro della mobilitazione totale la determinazione e il coraggio per la questione di Khallil all’oltranza.
In questa riunione hanno richiesto ai responsabili della sua eliminazione informazioni sulle circostanze della sua scomparsa ed il luogo della sua carcerazione, nel caso del suo decesso, la data e il luogo della sua sepoltura.
Ahmed Khalil era per decine di anni responsabile della sicurezza dei campi e delle zone militari delle milizie del Polisario. Nel novembre 2004, è stato nominato consigliere incaricato del dossier dei diritti umani presso l'ex capo del Polisario, Mohamed Abdelaziz.


domenica 18 febbraio 2018

Marocco smantella rete terroristica di ISIS composta anche da membro del Polisario residente in Algeria

Il ministero dell'Interno marocchino ha annunciato che l'Ufficio Centrale di Indagini Giudiziarie (BCIJ), che fa parte della Direzione Generale della Sorveglianza del Territorio Nazionale (DGST), ha arrestato giovedì scorso tre persone pericolose dai 24 ai 30 anni attive nelle città di Laayoune, Salé e Marrakech che hanno giurato fedeltà alla cosiddetta organizzazione “Stato-Islamico” (ISIS).
Le indagini condotte hanno mostrato che gli accusati sono implicati nell'istigazione  all'omicidio in esecuzione dell'approccio sanguinario di quest'organizzazione terroristica, oltre alla loro intenzione di acquisire competenze nel settore della fabbricazione degli ordigni esplosivi, fa spere il ministero.
I primi elementi dell'indagine rivelano anche che uno degli arrestati, che aveva raggiunto in passato i campi dei separatisti del “Polisario” a Tindouf in Algeria, stava preparando per perpetrare atti terroristici all'interno del Regno in esecuzione dell'agenda di “ISIS”, aggiunge il ministero precisando che nella operazione di perquisizione sono stati sequestrati materiali elettronici, una “carta d'identità” rilasciata dalla repubblica marionetta ad uno dei messi in causa, un'uniforme militare del “Polisario” e di una bandiera di quest'entità marionetta “RASD”.
Gli accusati saranno presentati davanti alla giustizia dopo la fine degli indagini, conclude il comunicato del ministero.


sabato 20 maggio 2017

Marocco denuncia aggressione di suo diplomatico in Caraibi da un diplomatico algerino e convoca ambasciata algerina a Rabat



Non è un gesto diplomatico, dalle parole per niente convincenti, Soufiane Mimouni direttore generale del MAE algerino, è passato alle mani aggredendo fisicamente Mohamed Ali El Khamlichi assistente dell'ambasciatore di Sua Maestà il Re a Santa Lucia.
Il Regno del Marocco ha denunciato, giovedì 18 maggio 2017, l'aggressione fisica di uno dei suoi diplomatici da parte di un responsabile algerino nel corso di un seminario del Comitato Speciale  sui territori non-autonomi dell’ONU “C24” tenutasi a Saint Vincent e Grenadine dal 15 al 19 maggio.
Il diplomatico marocchino è stato portato all'ospedale, il seminario si è interrotta, una denuncia è stato depositata presso le autorità locali e una protesta diplomatica è stata avviata dal MAECI marocchino convocando l'Incaricato di Affari ad Interim dell'ambasciata algerina a Rabat, il 19 maggio, al ministero marocchino degli Esteri e della Cooperazione Internazionale per presentare “la stupefazione del Regno del Marocco” e “di fronte a quest'atto inammissibile da parte un altissimo responsabile diplomatico algerino, gli è stato chiesto che le scuse siano presentate”, fa sapere il MAECI.
Durante gli ultimi anni, in ogni riunione del C24 si pone la questione della rappresentatività delle province marocchine del sud (Sahara Occidentale), dove i rappresentanti eletti nel Sahara contestano la presenza dell’Algeria e del Fronte Polisario. “Così, nel momento in cui molti paesi hanno sostenuto la partecipazione dei rappresentanti legittimamente eletti delle popolazioni delle province del Sud del Regno, il numero 3 del ministero algerino degli Affari Esteri se ne è preso, in uno stato d'isteria, contro il diplomatico marocchino, in presenza delle delegazioni dei paesi partecipanti e del segretariato dell'ONU”, denuncia il comunicato del MAECI.
“Quest'atteggiamento aggressivo rispecchia il nervosismo estremo della diplomazia algerina a seguito delle evoluzioni recenti che ha conosciuto la questione del Sahara marocchino, in particolare il ritorno del Marocco all’UA; l'ultima risoluzione del Consiglio di Sicurezza; la buona uscita della crisi di Guergarate e le disposizioni della legge finanziaria americana 2017”. “Quest'atteggiamento - sottolinea il comunicato - avverti, anche, sull'incapacità del diplomatico algerino da rispondere alle argomentazioni giuridiche e politiche convincenti a favore della partecipazione degli eletti delle province del Sud del Regno, come rappresentanti legittimi delle popolazioni della regione”.
Per il ministro marocchino di MAECI Nasser Bourita: “Arrivare così a trasgredire tutti usi e costumi diplomatici, da parte di un alto diplomatico, terzo personaggio del MAE algerino, è grave”. Questo “genere d'estremo, fino al ricorso” alla violenza e “all'aggressione fisica”, è senza precedente. “Ciò traduce un nervosismo estremo della diplomazia algerina: che un rappresentante algerino si muove da Algeri fino a Santa Lucia, poi irritato dalla domanda dei nostri rappresentanti, fa ricorso alle mani”. “È molto sorprendente da parte di un paese (Algeria) che si dice semplicemente un osservatore” nel conflitto artificiale del Sahara, ha evidenziato Bourita, richiamando Algeri “piuttosto a contribuire ad una soluzione e assumersi la sua responsabilità in questo dossier”.
La rivalità storica tra Rabat e Algeri si è accesa nuovamente attorno alla questione di Sahara, e dà luogo ad una lotta di influenza nell'ambito delle organizzazioni e riunioni internazionali.
Ex colonia spagnola, Sahara Marocchino è liberato nel 1975, però Algeria e suo Front Polisario ne richiedono la separazione dal Marocco.

FOTO CHOC






 

sabato 22 aprile 2017

Ristabilimento diplomatico tra il Regno del Marocco e la Repubblica di Cuba




New York (Nazioni Unite), 22/04/2017 - Gli ambasciatori rappresentanti permanenti del Regno del Marocco e della Repubblica di Cuba, Omar Hilale e Anayansi Rodriguez Camejo hanno firmato, venerdì a New York, l'Accordo sul ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra il regno del Marocco e la repubblica di Cuba al livello degli ambasciatori.

Ecco il testo integrale dell'Accordo:
“Accordo sul ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra il Regno del Marocco e la Repubblica di Cuba
Il governo del Regno del Marocco ed il governo della Repubblica di Cuba, guidati dalla volontà reciproca di sviluppare relazioni d'amicizia e di cooperazione tra i due paesi nei settori politici, economici, culturali, tra l'altro, hanno deciso di ristabilire le relazioni diplomatiche al livello degli ambasciatori, che entrerà in vigore alla data della firma di quest'ultimo.
Convinti che il ristabilimento delle relazioni diplomatiche conformemente ai principi ed agli obiettivi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite ed il diritto internazionale, e conformemente allo spirito ed alle regole stabilite nella convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 18 aprile 1961 riflettono gli interessi dei due paesi e contribuiscono al rafforzamento della pace e della sicurezza internazionali, i plenipotenziari sottoscritti firmano quest'accordo in due copie nelle lingue inglese spagnola, ed arabo, ogni testo facente anche fede”.
I due paesi avevano sospeso le loro relazioni diplomatiche da 37 anni perché Havana sosteneva Algeria ed i separatisti del Polisario basati in Algeria, nella questione del Sahara marocchino.