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mercoledì 13 febbraio 2019

IL PE APPROVA ACCORDO DI PESCA TRA MAROCCO E L'UE INCLUDENDO IL SAHARA


Con 415 voti favorevoli, 189 contrari e 49 astenuti su 653 eurodeputati presenti alla seduta plenaria che il Parlamento europeo ha approvato, martedì, in sessione plenaria a Strasburgo, il nuovo accordo sulla pesca tra il Marocco e l'Unione europea (UE) che include il Sahara Marocchino.
Questo voto è l'ultima tappa di convalida a livello europeo prima dell'adozione da parte del Parlamento marocchino e la sua entrata in vigore.
L’accordo stabilisce le condizioni d'accesso per la flotta europea e prevede le esigenze di una pesca sostenibile.
Cosi, l’approvazione costituisce l'incoronazione di un processo di negoziati tecnici, di convalide giuridiche e di concertazioni politiche tra il Marocco e l'UE in un clima di serenità, di fiducia e di responsabilità, tale processo di preservare i fondamentali dell'integrità territoriale, gli interessi economici del Regno ed il partenariato storico multidimensionale tra le due parti.
Evento logico, infatti, degli sviluppi positivi recenti nel partenariato strategico bilaterale, in particolare l'approvazione dell'accordo agricolo che estende le preferenze tariffarie ai prodotti derivati dalle province del Sud del Regno.
Il nuovo accordo di pesca tra il Marocco e l'UE è stato firmato il 14 gennaio a Bruxelles, coprendo la zona di pesca che si estende dal parallelo 35 fino al parallelo 22, cioè dal Cap Spartel nel nord del Marocco fino al capo Bianco nel sud del Regno, quest'accordo precisa, tra l'altro, le zone di pesca e le condizioni d'accesso per la flotta europea, con un aumento della contropartita finanziaria che passerà da una media annuale di 40 milioni di euro a 52,2 milioni (+30%).
L'accordo comprende anche disposizioni che mirano ad ottimizzare i vantaggi per le popolazioni locali delle zone interessate e prevede esigenze tecniche che riguardano la preservazione della sostenibilità delle risorse alieutiche e la tutela dell'ambiente del mare.
Soddisfatto  il ministero marocchino degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, perché “questi strumenti giuridici coprono la regione del Sahara Marocchino”, l’approvazione “conferma che il Regno del Marocco è l’unico appropriato giuridicamente, nel quadro dell'esercizio della sua sovranità, a negoziare e firmare accordi che includono il Sahara Marocchino”, aggiungendo, che “dopo l'adozione nel mese scorso dell'Accordo agricolo, il voto d'oggi viene a confermare l'attaccamento del Marocco e dell'Unione europea al rafforzamento del loro partenariato strategico e la sua preservazione dalle manovre politiche e giuridiche disperate condotte dall'Algeria e “il polisario””.
Rallegrato il Gruppo Europarlamentare d'amicizia UE - Marocco: “il voto positivo consolida di nuovo l'eccellenza delle relazioni tra l'Europa ed il Regno del Marocco”.
“Quest'accordo è a beneficio prima di tutto per le popolazioni di Sahara. Garantisce 45000 posti di lavoro diretti ed indiretti nelle esportazioni del settore della pesca in Sahara. Rafforzare questo settore vale a dire rafforzare questi posti di lavori sia a Boujdour, Dakhla o a Laâyoune, i principali porti di Sahara. Quest'accordo è dunque una potente leva dello sviluppo economico del settore della pesca in Sahara. Occorre ricordare che i pescatori europei sono così beneficiari di quest'accordo. Le 128 navi autorizzate a pescare sono infatti senza attività dal 14 luglio 2018. Queste navi potranno tornare pescare e fare rivivere un'industria indispensabile per la salvaguardia dell'occupazione di questo settore in Europa, soprattutto in Spagna, in Portogallo ed in Francia”, ha pubblicato il Gruppo Europarlamentare d'amicizia UE - Marocco.

giovedì 30 aprile 2015

Parlamento Europeo lancia appello per il censimento della popolazioni di campi di Tindouf in Algeria dopo il rapporto OLAF

Il Parlamento europeo (PE), riunito mercoledì a Strasburgo, ha chiesto una rivalutazione dell'aiuto dell'Unione Europea ed il suo adattamento ai bisogni reali dei campi di Tindouf in Algeria, così come l’organizzazione di censimento delle popolazioni di questi campi, dopo il rapporto di inchiesta dell'Ufficio Europeo della Lotta Anti-Frode, (OLAF) che ha svelato le deviazioni massicce ed organizzate dell'aiuto umanitario internazionale dall'Algeria ed il Polisario a scapito delle popolazioni dei campi.
In questa risoluzione sulla base della relazione concernente l’esecuzione del budget generale dell'UE per l'anno 2013, il PE ha preso atto dei risultati del rapporto dell'OLAF relativo alle deviazioni, e ha chiesto alla Commissione europea di “fornire chiarimenti sulle misure prese in risposta alle sue conclusioni”, e di vigilare che i responsabili algerini e quelli del Polisario incriminati dal suddetto rapporto non abbiano più accessi all'aiuto finanziato dai contribuenti europei”.
Il PE si è preoccupato, inoltre, anche dell'assenza di un censimento della popolazione dei campi “durante un periodo tanto prolungato, circa trenta anni dopo il loro arrivo”, sottolineando che si tratta di una “situazione anormale ed unica nella Storia dell'Alto Commissariato ai Rifugiati delle Nazioni Unite (HCR)”.

La nuova risoluzione rinforza l’appello lanciato dall'associazione dei contribuenti dell'Europa, Taxpayers Associazione of Europa, affinché UE assicura che l'aiuto umanitario, accordato alle popolazioni dei campi di Tindouf e finanziato dal contribuente europeo, non sarà più oggetto di deviazioni dai responsabili algerini ed i dirigenti del Polisario.

venerdì 23 gennaio 2015

Scandalo delle deviazioni degli aiuti umanitari nei campi algerini di concentramento a Tindouf

23 gennaio 2015 - Continua lo scandalo in Algeria, come continuano le denunce contro la deviazione organizzata degli aiuti umanitari a Tindouf. L’orrore nell’orrore, campi isolati dal mondo, popolazione oppressa e sequestrata dipendente al 100 per cento di quel poco che arriva dalla generosità di altri, ma quelli aiuti umanitari di altri purtroppo conoscono una deviazione da parte di chi è responsabile nei campi di Tindouf: Algeria in primo luogo.
Sono tantissimi gli europarlamentari che hanno interpellato, giovedì 22 gennaio 2015, la Commissione Europea sul rapporto dell’Ufficio Europeo di Lotta Antifrode (OLAF) che ha evidenziato una deviazione massiccia, sistematica ed organizzata degli aiuti umanitari internazionali destinati alle popolazioni sequestrate in questo posto di negazione dei diritti, durante parecchi anni.
L’Eurodeputato tedesco del gruppo Partito Popolare Europeo PPE, e presidente della commissione Controllo di bilancio (CONT) in seno al Parlamento europeo, Ingeborg Grassle, ha chiesto a Kristalina Georgieva, vicepresidente della Commissione europea incaricata del bilancio e delle risorse umane ed ex Commissario europeo incaricato della cooperazione internazionale, dell'aiuto umanitario ed alle reazioni alle crisi, durante una seduta del commissione CONT, ha chiesto spiegazioni su perché la Commissione europea continuava di assegnare dal 1992 un aiuto annuo di 10 milioni di euro alle popolazioni dei campi di Tindouf in dispetto del sistema di deviazioni constatate dall'OLAF.
L’eurodeputato tedesco Michael Theurer, Coordinatore del gruppo ADLE, Alleanza dei Liberali europei in seno al Commissione CONT ed ex presidente della Commissione di bilancio del Parlamento europeo ha interpellato la Kristalina su questo argomento.
Gli interventi dei parlamentari europee hanno denunciato fermamente queste deviazioni organizzate a grande scala e hanno puntato il dito sulla responsabilità del Polisario e dell'Algeria.
Nella sua risposta, la Kristalina ha riconosciuto l'assenza di controllo rigoroso da parte della Commissione europea sui flussi degli aiuti umanitari nei campi di Tindouf e ha riconosciuto anche che l'Esecutivo europeo non aveva giudicato necessario sospendere l’arrogazione ed aveva continuato ad assegnare ben 10 milioni di euro annualmente per le popolazioni dei campi di Tindouf sul suolo algerino. “La Commissione europea ha preso delle misure per avvertire le pratiche fraudolenti, ma non ha sospeso i finanziamenti”, ha spiegato.
Il rapporto dell'OLAF, realizzato nel 2007 in cui il suo contenuto è stato svelato solo in seguito di un intervento del mediatore europeo.
Oltre alla deviazione, Algeri continua a chiedere al mondo gli aiuti per la popolazione dei campi, basandosi su un numero di 150 mila persone, tale numero è stato contestato dalla popolazione stessa e dall’Alto Commissariato dei Rifugiati dell’ONU. L’ONU chiede e raccomanda da diversi anni un censimento serio della popolazione, ma Algeri rifiuta ogni tentativo di scoprire la vera realtà dei campi.


Yassine Belkassem