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sabato 12 dicembre 2015

Associazioni italiane denunciano l’Algeria per le sue negazioni dei diritti dei Sahrawi nei campi di Tindouf

In occasione della Giornata mondiale della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, 10 dicembre, le associazioni sottoscritte portano all’attenzione dell’opinione pubblica, alle Istituzioni italiane tra cui il Governo e Parlamento ed a quelle internazionali, in particolare all’ONU ed all’UE quanto segue:
Denunciamo il Governo algerino per tutte le forme di negazione dei diritti dell’uomo perpetrate contro la popolazione dei campi saharawi a Tindouf come i diritti di base come l’espressione, il censimento e l’identificazione della popolazione, la circolazione, il lavoro, la sicurezza, la sanità, la casa, il ritorno al loro paese Marocco o la scelta di un paese terzo e chiediamo una pressione urgente sull’Algeria affinché rispetti i diritti di questa popolazione.
Apprezziamo la denuncia dell’Ufficio della Lotta Antifrode (OLAF) dell’UE del gennaio 2015 contro le deviazioni sistematiche ed organizzate degli aiuti umanitari internazionali da parte dell’Algeria ed i separatisti del Fronte Polisario. Visto che la popolazione di questi campi è sostenuta al cento per cento da tali aiuti, chiediamo a chi di dovere di controllare la raccolta e la consegna agli interessati; sospendere ogni forma di cooperazione con Algeria e sanzionare tale Paese che oltre a negare i diritti di tali “rifugiati”, essa perdura e specula da 40 anni sulla loro drammatica condizione di vita nelle tende e di case di “formiche” che crollano per ogni goccia di pioggia come è accaduto recentemente.
In occasione del 18 dicembre, il 40° anniversario dell’espulsione collettiva arbitraria e inumana di 45mila famiglie marocchine da parte del Governo algerino e la confisca dei loro beni, sosteniamo la causa sostenuta a livello mondiale della ONG “Associazione dei Marocchini Vittime d’Espulsione Arbitraria d’Algeria (AMVEAA)” per rendere giustizia a queste famiglie con la restituzione dei loro beni e loro diritti ed il risarcimento dei danni subiti.
Nonostante apprezziamo gli sforzi italiani nella gestione dell’emergenza migratoria e nell’accoglienza dei rifugiati negli ultimi anni, chiediamo all’ONU e all’UE di sostenere questi grandi sforzi e di verificare la possibilità di superare la convenzione di Dublino, donando il diritto alla circolazione per i rifugiati.
Continuiamo a protestare contro la discriminazione del Parlamento italiano che non vuole riconoscere i diritti sociali ai lavoratori marocchini ed alle loro famiglie residenti in Marocco, malgrado la firma dei governi del Marocco e d’Italia e l’approvazione del Parlamento marocchino della relativa convenzione.
Infine, chiediamo ai mass media ed agli organi di stampa italiana maggiore apertura alla diffusione delle nostre attività e delle nostre comunicazioni.

09 dicembre 2015
  Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) – Siena. Forum Italo – Marocchino, Piemonte. Consiglio delle Relazioni Islamiche in Italia, Brescia. Unione delle Associazioni Marocchine in Liguria, Genova. Ass.  Nuovo Orizzonte, Pesaro. Ass.  Amici di Figline Val d’Arno, Firenze. Ass.  Futuro, Bergamo. Ass.  Almaghribia, Calabria. Ass.  Oued Eddahab, Siena. Ass.  Assalam, Livorno. Ass.  Alhouria, Brescia. Ass.  Amicizia Sardegna – Marocco. Ass.  Dialogo, Piemonte. Ass.  Donne e Diritti, Roma. Federazione Regionale Islamica, Trento Alto Adige. Ass.  Ouafaa, Lombardia.

venerdì 19 giugno 2015

RACMI in Giornata mondiale del rifugiato: Algeria è responsabile di tutte le negazioni dei diritti del rifugiato a Tindouf

All’occasione della Giornata mondiale del rifugiato, 20 giugno, la Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) dedica questa nota alla situazione incettabile nei campi di Tindouf in Algeria, mondialmente condannata. All’impotenza di chi ha il dovere di protezione dei rifugiati ovvero dell’Alto Commissariato dell’ONU dei Rifugiati (HCR). E all’aberrazione dell’Algeria che concede armi bellicose ai separatisti Polisario ma riduce alla fame l’intera popolazione dei campi.
La situazione delle persone che si trovano in questi campi, definiti “carcere a cielo aperto”, è irregolare secondo il Diritto internazionale umanitario. La presa in ostaggio di popolazione intera, uomini, donne e bambini per scopo politico; la persistenza di questa situazione da quaranta anni; il carattere militare e l’arruolamento del Bambino soldato; le deviazioni degli aiuti umanitari internazionali; la tratta delle persone; e peggio ancora l’essenza di cifre esatte sul numero delle persone che vivono in questi campi, sono elementi che conferiscono a tale situazione un carattere fuori norma nel mondo.
Se, in generale, la situazione dei diritti dell’uomo sta tra zona di non-diritto e territorio d’eccezione in quanto è assente il quadro giuridico della popolazione, oltre alla localizzazione geografica sul territorio algerino, coniugata con la presunta gestione di fatto dall’organizzazione separatista Polisario è dunque doppiamente inaccettabile. Dal fatto che non si accorda una “delega” di sovranità e quindi la responsabilità da parte di uno Stato ad una organizzazione militare non-statale (Polisario). Proprio questa assurdità scelta algerina che ha portato all’assenza della protezione alla popolazione da parte dell’HCR.
Quanto alla situazione individuale dei diritti dell’Uomo in questa zona, la violazione è quotidianamente sistematica di tutti i diritti fondamentali senza aver alcun mezzo al ricorso giuridico. Niente libertà di circolazione, è vietato abbandonare i campi controllati 24/24h, presenza di una infinità di blocchi di controllo tra i campi per evitare ogni tentativo di fuga … Niente libertà d’associazione o espressione. Niente diritto all’istruzione e alla scolarizzazione nelle scuole algerine, i bambini si trovano spesso inviati nei paesi lontani, come Cuba, senza il consenso dei loro parenti.  Niente diritto di lavoro in Algeria. Niente diritto di scegliere la residenza o domicilio fuori i campi. La popolazione dei campi è dipendente al cento per cento dagli aiuti umanitari internazionali, i cui le organizzate deviazioni da parte di algerini e del Polisario, sono ben note e confermate dai rapporti del PAM, HCR, OLAF e l’UE.
Questa drammatica situazione ha una responsabilità precisa: Algeria. Paese di “accoglienza” che rifiuta di applicare le sue obbligazioni relative al diritto internazionale della protezione dei rifugiati di Tindouf, rifiuta tutti gli appelli del HCR e tutte le raccomandazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per il censimento e la registrazione. Ovviamente, dietro le negazioni dei diritti di queste persone oltre a povertà, malattie, isolamento dal mondo, ci sono interessi egemonici, politici ed economici algerini.
Quindi, visto il diritto internazionale legittima l’ingerenza per proteggere i rifugiati, e in difesa e in solidarietà con la popolazione nei campi di Tindouf, RACMI condanna la politica algerina e lancia appello pressante e urgente alle istituzioni italiane locali e nazionali, l’ONU, l’UE, le ONG internazionali dei diritti umani, l’opinione pubblica nazionale ed internazionale e alla mass media di fare pressione sull’Algeria per permettere ai rifugiati saharawi sul suo territorio di godere di tutti i diritti garantiti dalle Convenzioni internazionali relative ai rifugiati, alle quali Algeria ha aderito, in particolare il diritto di essere censiti ed immatricolati presso HCR, la libertà di circolazione e la possibilità d’accedere ad un lavoro dignitoso. E chiede alle Istituzioni europee e italiane, per affrontare le deviazioni, di attuare meccanismi per garantire l’arrivo degli aiuti umanitari ai loro beneficiari nei campi.


19 giugno 2015

giovedì 30 aprile 2015

Parlamento Europeo lancia appello per il censimento della popolazioni di campi di Tindouf in Algeria dopo il rapporto OLAF

Il Parlamento europeo (PE), riunito mercoledì a Strasburgo, ha chiesto una rivalutazione dell'aiuto dell'Unione Europea ed il suo adattamento ai bisogni reali dei campi di Tindouf in Algeria, così come l’organizzazione di censimento delle popolazioni di questi campi, dopo il rapporto di inchiesta dell'Ufficio Europeo della Lotta Anti-Frode, (OLAF) che ha svelato le deviazioni massicce ed organizzate dell'aiuto umanitario internazionale dall'Algeria ed il Polisario a scapito delle popolazioni dei campi.
In questa risoluzione sulla base della relazione concernente l’esecuzione del budget generale dell'UE per l'anno 2013, il PE ha preso atto dei risultati del rapporto dell'OLAF relativo alle deviazioni, e ha chiesto alla Commissione europea di “fornire chiarimenti sulle misure prese in risposta alle sue conclusioni”, e di vigilare che i responsabili algerini e quelli del Polisario incriminati dal suddetto rapporto non abbiano più accessi all'aiuto finanziato dai contribuenti europei”.
Il PE si è preoccupato, inoltre, anche dell'assenza di un censimento della popolazione dei campi “durante un periodo tanto prolungato, circa trenta anni dopo il loro arrivo”, sottolineando che si tratta di una “situazione anormale ed unica nella Storia dell'Alto Commissariato ai Rifugiati delle Nazioni Unite (HCR)”.

La nuova risoluzione rinforza l’appello lanciato dall'associazione dei contribuenti dell'Europa, Taxpayers Associazione of Europa, affinché UE assicura che l'aiuto umanitario, accordato alle popolazioni dei campi di Tindouf e finanziato dal contribuente europeo, non sarà più oggetto di deviazioni dai responsabili algerini ed i dirigenti del Polisario.

Sahara Marocchino: l’ONU reitera suo sostegno a soluzione politica, chiede realismo e compromesso, e il censimento dei profughi in Algeria

Il Consiglio della Sicurezza dell’ONU ha adottato, martedì, all’unanimità, la risoluzione n. 2218 sul Sahara, in cui ha ribadito suo sostegno alla soluzione politica reciprocamente accettabile del conflitto regionale sul Sahara marocchino, e ha riaffermato la “preminenza” dell’Iniziativa Marocchina d’Autonomia nonché il suo appello all’Algeria per la registrazione delle popolazioni nei campi di Tindouf come richiedono le convenzioni sui rifugiati.
Il CS, evidenziando suo apprezzamento agli sforzi seri e credibili del Marocco per avanzare verso una soluzione politica, ha reiterato il suo appello a negoziati sulla base del “realismo e dello spirito del compromesso”.
La risoluzione consacra la dimensione regionale del conflitto, appellando i paesi vicini, particolarmente Algeria di “cooperare con l’ONU” e di implicarsi intensamente per mettere fine all’impasse attuale e di andare avanti verso una soluzione politica”.
Il Consiglio di Sicurezza, tuttavia, riconosce “che la soluzione di questo conflitto di lunga data e il rafforzamento della cooperazione tra gli Stati membri dell’Unione del Maghreb Arabo contribuirebbero alla stabilità e alla sicurezza nella regione del Sahel”.
Inoltre, sulla dimensione umanitaria del conflitto, la risoluzione raccomanda Algeria, per il terzo anno consecutivo, a “impiegare gli sforzi per facilitare il censimento e la registrazione delle popolazioni dei campi di Tindouf (Sud Ovest dell’Algeria), in conformità alle sue obbligazioni internazionali. Da ricordare che il Segretario generale dell'ONU, Ban Ki Moon aveva fatto riferimento nel suo rapporto sul Sahara presentato all’inizio d’aprile al Consiglio al rapporto dell'Ufficio di Lotta Anti-frode (OLAF) dell'Unione Europea che ha denunciato la deviazione organizzata, da anni, in Algeria, degli aiuti umanitari destinati ai Saharawi dei campi di Tindouf. Una delle ragioni che ha reso queste deviazioni possibili è la “sopravvalutazione del numero dei profughi e dunque degli aiuti forniti”, sottolinea OLAF che precisa che “né l'Algeria né il fronte Polisario hanno accettato che un censimento delle popolazioni dei campi sia organizzato”.
Infine, Il Consiglio conferma i passi del Marocco per rafforzare il ruolo delle istituzioni nazionali dei diritti dell’uomo in tutto il Marocco compresso in Sahara, perfezionati dalla interazione costruttiva con le Procedure speciali dell’ONU; e riconosce e si rallegra di misure e iniziative marocchine per rafforzare le commissioni del Consiglio Nazionale dei Diritti dell’Uomo (CNDH) a Dakhla e Laayoune e l’interazione in corso del Marocco con le Procedure speciali del Consiglio dei Diritti dell’Uomo dell’ONU”.


lunedì 20 aprile 2015

Saharawi, le ruberie sugli aiuti umanitari al campo profughi di Tinduf e l'allarme fondamentalismo (Repubblica.it)

Rivendevano il cibo per gli sfollati, che erano 90 mila e non 150 mila come era stato denunciato. Dieci anni fa un'inchiesta dell'Olaf - 'Ufficio Antifrode della Commissione Europea  - portava alla luce una inchiesta legata agli aiuti per i profughi Saharawi di Tindouf. Non venne mai pubblicata, ma gli aiuti continuano ancora oggi. Il Parlamento Europeo è venuto a conoscenza del caso ed ora vuole vederci chiaro. Crescono i casi di arruolamento di bambini soldato per Boko Haram e IS.

DI SALVATORE GIUFFRIDA 
 Repubblica.it
ROMA - Rischia di diventare un caso l'inchiesta dell'Ufficio Antifrode della Commissione Europea (Olaf) sui furti ai danni degli aiuti umanitari destinati ai profughi saharawi che vivono nei campi nella regione di Tindouf, nel sud-ovest dell'Algeria: da quaranta anni vivono in questa vasta area desertica in condizioni precarie e senza futuro, dopo aver abbandonato le loro terre nel Sahara occidentale a causa del conflitto nato nel 1975 tra il Fronte Polisario e il Marocco dopo la partenza degli spagnoli. I campi sono quattro, El Aioun, Dakhla, Aousserd, Smara; sono controllati dal Polisario ma dopo le "primavere arabe", la presenza e l'influenza dei fondamentalisti è sempre più forte, specie tra i giovani.
Rivendevano il cibo per gli sfollati, che erano 150 mila, ma 90 mila. La Commissione europea ha sempre fornito assistenza ai profughi di Tindouf; dal 1994, poi, ha inviato tonnellate di cibo di prima necessità per un valore di 10 milioni all'anno per una popolazione stimata dal governo algerino in più di 150mila persone. Nel 1999 arrivano però i primi segnali di furti e nel 2004 un'inchiesta dell'Ufficio Antifrode, l'Olaf, scopre che gli alimenti venivano "deviati" già al loro arrivo nel porto mediterraneo di Orano, stoccati e inviati in Algeria e Mauritania per essere venduti nei mercati delle città. Agli sfollati rimanevano gli scarti. Tutto era ben organizzato e alla luce del sole, per dieci anni, in un territorio vasto e grazie a posizioni istituzionali gestite non solo dai dirigenti del Polisario ma anche dai funzionari del governo algerino: senza di loro sarebbe impossibile una maxi truffa del genere in un territorio vasto più della Francia. Non a caso anche i dati demografici forniti dal governo e dal Polisario erano sbagliati: in realtà i desplazados di Tindouf non superavano i 90mila.
Un caso che sembrava concluso nel 2004. L'Olaf, tuttavia, non lo rese mai pubblico e solo nelle ultime settimane la commissione del Parlamento europeo per il controllo sul budget è venuta in possesso dell'inchiesta. Che è stata subito pubblicata. L'eurodeputata tedesca, Ingeborg Graessle è tra i primi a occuparsi del caso: "non nascondo che siamo molto preoccupati. Anche perché sembra che la situazione sia più o meno la stessa e che non sia cambiato molto". Il flusso degli aiuti, infatti, continua: Kristalina Georgieva, vicepresidente bulgara della Commissione, ha assicurato che "sono state prese contromisure", ma ha riconosciuto che in sostanza non esiste un vero sistema di controllo su Tindouf.
Cancellati i nomi di persone e compagnie coinvolti nell'inchiesta. Nella copia fornita alla Commissione parlamentare sono stati accuratamente cancellati tutti i nomi di persone e compagnie coinvolte nell'inchiesta. Contattato dopo diversi tentativi, l'ufficio stampa dell'Olaf ha spiegato che "in genere i report non sono resi pubblici per difendere la privacy e le informazioni rimosse sono in regola con la normativa". Insomma funzionari e compagnie sono protetti dalla privacy perché non ritenuti di pubblico interesse. Ma anche questo non convince, tanto che l'eurodeputato tedesco, Michael Theurer ha chiesto in via formale alla Commissione di chiarire se i funzionari coinvolti sono stati rimossi o sono ancora al loro posto. "Sono scioccato, quelli sono soldi dei contribuenti europei ed è inaccettabile che possano sparire così senza alcun controllo", conclude. Secondo alcune indiscrezioni, solo dal prossimo anno sarà fissato un sistema di controllo efficace, pena lo stop agli aiuti; l'impressione è che il caso Tindouf possa far scuola ed essere applicato anche ad altri casi sensibili.

Intanto cresce l'allarme fondamentalismo a Tindouf. In base a una denuncia della rete delle associazioni delle comunità marocchine in Italia (Racmi), a Tindouf si moltiplicano i casi di arruolamento di bambini soldato tra le sigle fondamentaliste della zona come il Mujao, il gruppo Almouaqaoune Biddam dell'algerino Mokhtar Belmokhtar, il Boko Haram nigeriano; e di recente anche l'IS, che sfrutta i vicini campi di addestramento nel nord del Mali. Yassine Belkassem, coordinatore di Racmi, chiede che si faccia un censimento: "la popolazione dei campi non è stata mai censita, malgrado le numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Per questo esortiamo l'ONU a organizzare il censimento".

venerdì 23 gennaio 2015

Scandalo delle deviazioni degli aiuti umanitari nei campi algerini di concentramento a Tindouf

23 gennaio 2015 - Continua lo scandalo in Algeria, come continuano le denunce contro la deviazione organizzata degli aiuti umanitari a Tindouf. L’orrore nell’orrore, campi isolati dal mondo, popolazione oppressa e sequestrata dipendente al 100 per cento di quel poco che arriva dalla generosità di altri, ma quelli aiuti umanitari di altri purtroppo conoscono una deviazione da parte di chi è responsabile nei campi di Tindouf: Algeria in primo luogo.
Sono tantissimi gli europarlamentari che hanno interpellato, giovedì 22 gennaio 2015, la Commissione Europea sul rapporto dell’Ufficio Europeo di Lotta Antifrode (OLAF) che ha evidenziato una deviazione massiccia, sistematica ed organizzata degli aiuti umanitari internazionali destinati alle popolazioni sequestrate in questo posto di negazione dei diritti, durante parecchi anni.
L’Eurodeputato tedesco del gruppo Partito Popolare Europeo PPE, e presidente della commissione Controllo di bilancio (CONT) in seno al Parlamento europeo, Ingeborg Grassle, ha chiesto a Kristalina Georgieva, vicepresidente della Commissione europea incaricata del bilancio e delle risorse umane ed ex Commissario europeo incaricato della cooperazione internazionale, dell'aiuto umanitario ed alle reazioni alle crisi, durante una seduta del commissione CONT, ha chiesto spiegazioni su perché la Commissione europea continuava di assegnare dal 1992 un aiuto annuo di 10 milioni di euro alle popolazioni dei campi di Tindouf in dispetto del sistema di deviazioni constatate dall'OLAF.
L’eurodeputato tedesco Michael Theurer, Coordinatore del gruppo ADLE, Alleanza dei Liberali europei in seno al Commissione CONT ed ex presidente della Commissione di bilancio del Parlamento europeo ha interpellato la Kristalina su questo argomento.
Gli interventi dei parlamentari europee hanno denunciato fermamente queste deviazioni organizzate a grande scala e hanno puntato il dito sulla responsabilità del Polisario e dell'Algeria.
Nella sua risposta, la Kristalina ha riconosciuto l'assenza di controllo rigoroso da parte della Commissione europea sui flussi degli aiuti umanitari nei campi di Tindouf e ha riconosciuto anche che l'Esecutivo europeo non aveva giudicato necessario sospendere l’arrogazione ed aveva continuato ad assegnare ben 10 milioni di euro annualmente per le popolazioni dei campi di Tindouf sul suolo algerino. “La Commissione europea ha preso delle misure per avvertire le pratiche fraudolenti, ma non ha sospeso i finanziamenti”, ha spiegato.
Il rapporto dell'OLAF, realizzato nel 2007 in cui il suo contenuto è stato svelato solo in seguito di un intervento del mediatore europeo.
Oltre alla deviazione, Algeri continua a chiedere al mondo gli aiuti per la popolazione dei campi, basandosi su un numero di 150 mila persone, tale numero è stato contestato dalla popolazione stessa e dall’Alto Commissariato dei Rifugiati dell’ONU. L’ONU chiede e raccomanda da diversi anni un censimento serio della popolazione, ma Algeri rifiuta ogni tentativo di scoprire la vera realtà dei campi.


Yassine Belkassem