lunedì 29 agosto 2016

Marocco. Guerguerate, detta “Kandahar” del Sahara è legalizzata. Polisario irritato.

Il 14 agosto 2016, Marocco decide di risanare la zona di Guerguerate, detta “Kandahar”, alla frontiera sud del Marocco con la Mauritania. Un'operazione di risanamento condotta congiuntamente dalla Gendarmeria Reale e la dogana per mettere un termine all'anarchia ed all'insicurezza che prevalevano in questa località molto conosciuta dalla presenza di gruppi terroristici e di trafficanti di vari tipo (armi, automobili rubate, droghe, sigarette ed esseri umani) protetti dalle milizie del Polisario.
Guerguerate che era zona di non diritto sconsigliata per le visite dalla Farnesina e da tutti i governi del mondo, diventata oggi spazio di legalità in seguito alla grande operazione marocchina e sarà collegato alla Mauritania da una strada asfaltata dai servizi dell'ingegneria civile marocchini, che permette così una migliore circolazione e trasporto e che facilita il transito verso il resto d’Africa.
Proprio questa operazione di risanamento che ha irritato i miliziani del Polisario a causa della perdita dei loro redditi generati da questi traffici, quindi, hanno mobilitato i loro canali mediatici a diffondere informazioni false su quest'operazione, pretendono che si tratta di un intervento militare marocchino nella zona cuscinetto in violazione del cessate il fuoco. Menzogne rifiutate dall’ONU il 18 agosto 2016. Insoddisfatti di questa risposta, i separatisti hanno mobilitato Venezuela di portare la questione dinanzi al Consiglio di Sicurezza dell'ONU che si è riunito a porte chiuse il 26 agosto 2016 anche questa volta il CS ha richiesto semplicemente ulteriori informazioni, senza prendere decisione.
Restano nelle mani dei separatisti le manovre mediatiche intossicate in cui divulgano informazioni infondate su una presunta spedizione di materiali e unità militari dalle milizie del Polisario dall’Algeria a “Kandahar”, per ostacolare i lavori stradali.
Tuttavia, il fronte separatista opera a diffondere queste voci dopo il suo fallimento in seguito alle sue pressioni sull'Organizzazione delle Nazioni Unite che non ha credito alle sue fallaci allegazioni e che ha confermato che le attività del Regno, nella suddetta zona, sono totalmente normali.
Da far ricordare che le vere persone colpite dalle operazioni marocchine di risanamento sono proprio i dirigenti separatisti che patrocinano i trafficanti di droga ed i contrabbandieri, come ciò è risultato durante il sequestro sabato, 27 agosto, di una grande quantità di droghe, in una delle automobili delle milizie dei mercenari del Polisario. È ben noto che  Polisario tenta, attraverso questi rumori ad alleviare la situazione esplosiva nei campi di Tindouf che conoscono attualmente una recrudescenza di rabbia e di pressione da parte di gruppi che approfittavano dei redditi di contrabbando ed altre attività illecite che regnavano nella suddetta regione, in particolare la deviazione degli aiuti umanitari.

Oltre a Guerguerate, tutta la zona desertica dal nord di Mauritania via Algeria e Sahel fino al Mar Rosso è considerata zona di traffico internazionale illecito e del terrorismo.

venerdì 26 agosto 2016

Marocco. Discorso del Re Mohammed VI in occasione del 63° anniversario della Rivoluzione del Re e del Popolo

“Lode a Dio, Preghiera e salvezza sul Profeta, sulla sua famiglia e i suoi compagni.
Caro popolo,
Celebrare gli eventi storici non consiste solo nell’evocare i ricordi, ma anche nel riflettere sui valori e sui principi che hanno ispirato nelle generazioni precedenti la volontà di costruire il presente e guardare al futuro con fiducia.
La commemorazione della gloriosa Rivoluzione del Re e del Popolo non fa eccezione a questa regola, tanto più che si tratta di una rivoluzione rinnovata il cui testimone viene passato di generazione in generazione.
Come è foriera di significati nazionali immutabili che riguardano l’attaccamento dei Marocchini al loro Re e al sacrificio affrontato per la libertà e l’indipendenza della loro Patria, così essa è altrettanto carica di significati che illuminano la collocazione del Marocco nel suo contesto: magrebino ed africano.
Questa tappa storica era segnata dal coordinamento e dalla solidarietà tra i Capi della Resistenza marocchina e il Fronte di liberazione nazionale algerino.
Infatti si è deciso di fare del secondo anniversario della rivoluzione del 20 agosto, l’occasione per estendere la rivoluzione a tutti i paesi del Maghreb; il che ha dato luogo a sollevazioni popolari in diverse regioni del Marocco e dell’Algeria.
Inoltre, la Resistenza marocchina ha fornito sostegno materiale e morale alla Rivoluzione algerina, esposta a una violenta campagna avviata contro di lei dalle forze coloniali intenzionate ad annientarla ancor prima del compimento del suo primo anniversario.
Questa sollevazione e questa solidarietà hanno contribuito a ridare vita alla Rivoluzione algerina.

Tanto e talmente bene che, alla fine, i due Paesi hanno svolto un ruolo fondamentale nella liberazione e nell’indipendenza dell’intero continente africano.
Oggi, viste le circostanze che i popoli arabi e la regione del Maghreb attraversano, abbiamo bisogno più che mai di questo spirito di solidarietà per poter raccogliere le sfide comuni in materia di sviluppo e di sicurezza.
Aspiriamo, dunque, a rinnovare questo impegno e questa sincera solidarietà che unisce da sempre i popoli algerino e marocchino, allo scopo di continuare a operare insieme, con sincerità e buona fede, per servire le cause magrebine e arabe e per affrontare le sfide del continente africano.
Caro popolo,
I problemi che affliggono i Paesi africani attualmente – in particolare: il sottosviluppo, la povertà, l’emigrazione, le guerre e i conflitti; oltre alla tentazione, come ultima spiaggia, di gettarsi tra le braccia di gruppi estremisti e terroristici – sono altrettanti mali generati dalla politica disastrosa che il colonialismo ha condotto per decenni.
Questo ha saccheggiato le ricchezze del continente, ipotecato il potenziale e il futuro dei suoi cittadini, ostacolato la sua marcia verso lo sviluppo e gettato i semi della discordia tra i suoi Stati.
Ma nonostante i grandi danni che il colonialismo ha causato, siamo convinti che l’Africa sia in grado di garantire il proprio sviluppo e di cambiare essa stessa il proprio destino, grazie alla forte determinazione dei suoi popoli, al loro potenziale umano e alle loro risorse naturali.
Infatti, la Nostra decisione per quanto riguarda la reintegrazione da parte del Marocco del suo posto naturale all’interno della sua famiglia istituzionale continentale, non è altro che l’illustrazione di questo impegno nell’andare avanti per far prevalere le Cause che sono quelle dei suoi popoli.
Perché l’Africa, per il Marocco, conte più dell’appartenenza geografica e dei legami storici. Essa evoca, in realtà, sentimenti sinceri di affetto e di considerazione, legami umani e spirituali profondi e relazioni di cooperazione proficua e di solidarietà concreta. Essa è, dopo tutto, l’estensione naturale e la profondità strategica del Marocco.
Questo legame pluridimensionale fa sì che il Marocco sia nel cuore dell’Africa, e riservi all’Africa un posto nel cuore dei Marocchini. Ed è per questo che l’abbiamo posta al centro della politica estera del nostro Paese.
Siamo convinti che l’interesse del Marocco sia anche l’interesse dell’Africa e che il suo divenire non possa essere concepito senza di lei. Pensiamo che il progresso e la stabilità o sono condivisi o non sono affatto.
Il Marocco dà sempre ai popoli del suo continente, senza aspettare di ricevere una contropartita. Il suo impegno per le Cause e le preoccupazioni dell’Africa non è mai stato motivato da un desiderio di sfruttamento delle sue ricchezze e delle risorse naturali, a differenza di ciò che si intende con il termine “neocolonialismo”.
Se è naturale che il Marocco tragga vantaggio dalla cooperazione con i suoi fratelli africani, esso considera sempre indispensabile che tale processo sia reciproco.
Noi non consideriamo l’Africa come un mercato per vendere e smerciare i prodotti marocchini, o un contesto adatto a ottenere rapidi profitti; ma come uno spazio d’azione comune per lo sviluppo della regione, a servizio del cittadino africano.
È in questo contesto che il Marocco, a fianco degli Stati africani, concorre alla realizzazione di progetti di sviluppo umano e prestazioni sociali d’impatto diretto sulla vita delle popolazioni della regione.
Così il Marocco non si limita a esportare i medicinali, ma vuole costruire dei laboratori farmaceutici ed edificare istituti e centri sanitari.
Inoltre realizza infrastrutture e centri di formazione professionale e tecnica, così come dei progetti che generano occupazione e reddito stabile, come i villaggi di pescatori. Supporta inoltre i piccoli agricoltori e promuove la conservazione degli ecosistemi.
La prova migliore è la realizzazione del progetto di protezione e di valorizzazione della Baia di Cocody ad Abidjan, come parte di un modello originale di cooperazione tra le imprese pubbliche coinvolte, in Marocco e Costa d’Avorio, con l’adesione attiva del settore privato in entrambi i Paesi.
Questa visione solidale integrata che disciplina le relazioni del Marocco con i suoi fratelli in Africa richiede a tutti gli attori a cui abbiamo aperto la possibilità di inserirsi in questo percorso che si assumano le loro responsabilità e che onorino i loro impegni per mantenere intatta la credibilità del Marocco.
L’Africa, per noi, non è un obiettivo; è piuttosto una vocazione al servizio del cittadino africano, ovunque si trovi.
L’interesse che abbiamo per il miglioramento delle condizioni di vita nel nostro Paese, è rivolto ugualmente ai migranti africani in Marocco, contrariamente a quanto essi sopportano in molte regioni del mondo.
Caro popolo,
Il Marocco è tra i primi Paesi del Sud ad aver adottato una politica solidale autentica per accogliere i migranti sub-sahariani, secondo un approccio umano integrato, che protegge i loro diritti e preserva la loro dignità.
Per attuare questa politica, il nostro Paese, senza condiscendenza né arroganza né denigrazione né discriminazione, ha proceduto alla regolarizzazione dei migranti, conformemente a criteri ragionevoli ed equi, creando per loro le condizioni appropriate per stabilirsi, lavorare e vivere con dignità nella società.
Questo non ha niente di sorprendente se si considera l’accoglienza riservata dai Marocchini ai loro ospiti.
In effetti, le qualità dell’ospitalità, della gentilezza e della cordialità, sono radicate nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni secolari.
Naturalmente, i nostri fratelli africani incontrano qualche difficoltà in Marocco, ma non sono legate al colore della loro pelle, né alla nazionalità, né allo status di migranti.
Peraltro essi godono degli stessi diritti.
Notiamo con grande considerazione e soddisfazione quel che rende questi immigrati particolari: una buona morale e una buona condotta verso gli altri, il desiderio di lavorare, il rispetto della legge, dei valori e delle costanti sacre dei Marocchini.
Tengo a ribadire che noi non facciamo altro che adempiere al nostro dovere nei confronti di questa categoria, considerato che si tratta di persone che hanno rischiato la vita ed abbandonato le loro famiglie e il loro Paese a causa di condizioni d’insicurezza.
Questa politica umanitaria ha reso possibile al nostro Paese copresiedere, insieme alla Germania, il Forum mondiale per la migrazione e lo sviluppo nel 2017 e 2018.
Il Marocco ha respinto, per diverso tempo, i metodi utilizzati da alcuni per il trattamento delle questioni legate alla migrazione; metodi che, d’altra parte, si sono rivelati inefficaci. In compenso, esso è orgoglioso dell’azione che conduce nel settore dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati. E non metterà in discussione questo approccio pratico e umanitario.
Quanto a coloro che lo criticano, questi farebbero meglio, prima di attaccar briga, a offrire agli immigrati anche solo una minima parte di ciò che abbiamo realizzato in questo settore.
Ci rammarichiamo delle derive che hanno segnato la gestione delle questioni relative alla migrazione nello spazio mediterraneo, trascurando tutta la politica reale di inserimento degli immigrati.
Ciò che viene loro offerto, al massimo, sono opportunità di lavoro soggette a condizioni redibitorie, difficili da rispettare per molti di loro.
Caro popolo,
Tutto il mondo parla della questione migratoria e delle tragedie umane subite dagli immigrati.
Questa situazione continua a peggiorare a causa della diffusione del fenomeno dell’estremismo e del terrorismo e del tentativo di ricollegarlo, a torto o a ragione, agli immigrati, soprattutto in Europa.
In questo contesto, incoraggio i Marocchini residenti all’estero a restare attaccati ai valori della loro religione e alle loro tradizioni secolari dinnanzi a tale fenomeno che è estraneo a loro.
Li esorto anche a preservare la buona reputazione per cui sono noti, ad armarsi di pazienza dinnanzi a questa difficile congiuntura, a unirsi e a essere sempre in prima linea tra i difensori della pace, della concordia e del vivere-insieme nei loro rispettivi Paesi di residenza.
Valutiamo le difficoltà che incontrano a causa della perversione dell’immagine dell’Islam e degli attentati terroristici che sono costati la vita a molti di loro.
Inoltre subiscono in pieno le reazioni di alcuni e le accuse da questi mosse in ragione della  loro confessione.
Naturalmente, condanniamo con forza l’uccisione di innocenti e siamo convinti che l’omicidio di un prete è un atto illecito secondo la legge divina, e che la sua uccisione all’interno di una chiesa è una follia imperdonabile. Perché è un essere umano e un uomo di religione, anche se non è un musulmano.
Inoltre, l’Islam ha raccomandato di trattare bene l’ “Ahl al-Kitab” (“Gente del Libro”), come dimostrano i seguenti versetti: “Noi non facciamo distinzione tra i Suoi Messaggeri” e “L’uomo buono è quello che crede in Dio, nell’Ultimo Giorno, negli angeli e nei profeti”.
I terroristi che agiscono in nome dell’Islam non sono musulmani e non hanno alcun legame con l’Islam se non l’alibi di cui si avvalgono per giustificare i loro crimini e la loro pazzia.
Si tratta di individui smarriti condannati all’inferno per sempre.
L’ignoranza li incoraggia a credere che le loro azioni rientrino nel Jihad. Ma da quando in qua il Jihad prevede di uccidere persone innocenti? L’Altissimo ha detto: “Non siate trasgressori; Dio non ama i trasgressori”.
È concepibile che Dio, il Compassionevole, il Misericordioso, possa ordinare a un individuo di farsi esplodere o di uccidere degli innocenti? Eppure l’Islam, come è ben noto, non autorizza alcuna forma di suicidio, per nessun motivo, come evidenziato nel versetto che recita: “Chi ha ucciso un uomo che non ha ucciso, o che non ha commesso violenza sulla terra, è considerato come se avesse ucciso tutti gli esseri umani”.
L’Islam è una religione di pace, come indicato nel Sacro Corano: “Oh voi che credete, entrate tutti nella pace”.
Nell’Islam, il Jihad è soggetto a condizioni rigorose, compreso il fatto che esso non è concepibile se non per necessità di auto-difesa, e non per commettere un omicidio o un’aggressione, poiché attentare alla vita in nome del Jihad è un atto illegale.
Tra le condizioni della sua validità, vi è anche il fatto che la chiamata al Jihad è compito della “Commanderie des Croyants” e non può provenire da nessun individuo né gruppo.
Coloro che incitano all’omicidio e all’aggressione, che indebitamente escludono le persone e che fanno del Corano e della Sunna una lettura conforme ai loro interessi, non fanno che diffondere delle menzogne in nome di Dio e del Profeta.
È questa la vera miscredenza, come dimostra la parola di Dio che dice: “Chi è più ingiusto di colui che mente su Dio e di colui che nega la Verità, quando essa li raggiunge? Non vi è forse nella Geenna un posto riservato ai miscredenti?”, e lo conferma l’Hadith del Nostro Antenato, il Profeta, preghiera e salvezza su di lui: “Colui che mente deliberatamente su di me, si prepari ad occupare il suo posto nell’Inferno”.
Inoltre, essi strumentalizzano alcuni giovani musulmani, in particolare in Europa, e sfruttano la loro ignoranza della lingua araba e del vero Islam per trasmettere i loro messaggi errati e le loro promesse traviate.
La ragione ammette forse che il Jihad venga premiato dalla possibilità di godere di un certo numero di huri? Il buon senso ammette forse che chi ascolta la musica sia destinato a essere inghiottito nelle viscere della Terra, e molte altre mistificazioni?
I terroristi e i radicali compiono di tutto per portare i giovani a unirsi a loro e a combattere le società imbevute dei valori di libertà, apertura e tolleranza.
Inoltre, molti gruppi e organismi islamici ritengono di disporre di un sistema di riferimento tratto dalla religione e di rappresentare, perciò, il vero Islam, il che significa che non è così per gli altri. Ma in realtà essi sono ben lontani dall’Islam e dai suoi valori di tolleranza.
Questo atteggiamento favorisce la diffusione dell’ideologia estremista, di esclusione e  terroristica. Poiché gli apologeti del terrorismo pensano che sia la strada che conduce al’Islam autentico.
Inoltre, sta a questi misurare la parte di responsabilità che spetta loro nei crimini e nelle tragedie umane che sono causati in nome dell’Islam.
Siamo tutti interessati. Chiunque pensa o crede in quello che dico è un potenziale bersaglio per il terrorismo, che ha già colpito il Marocco, poi l’Europa e diverse regioni del mondo.
Di fronte alla proliferazione degli oscurantismi diffusisi in nome della religione, tutti, musulmani, cristiani ed ebrei, devono erigere un fronte comune per contrastare il fanatismo, l’odio e il ripiegamento su se stessi sotto tutte le forme.
La Storia dell’umanità è la prova migliore del fatto che il progresso non può realizzarsi in qualsiasi società afflitta dall’estremismo e dall’odio, che insieme costituiscono il principale fattore di insicurezza e instabilità.
Inoltre, la civiltà umana è ricca di modelli di successo che confermano che l’interazione e la coesistenza interreligiosa generano società civilizzate aperte, dove regnano affetto e concordia, benessere e prosperità.
Lo testimoniano le civiltà islamiche, in particolare quelle di Baghdad e di Al-Andalous, che sono state tra le civiltà umane più avanzate e più aperte.
Caro popolo,
Le risposte nazionali fornite dal Marocco su molte questioni complesse, regionali e internazionali, come lo sviluppo, le migrazioni e la lotta al terrorismo, sono in linea con il suo fermo impegno al servizio dei popoli dell’Africa.
Ciò non è sorprendente dal momento che il Marocco è sempre stato in prima linea tra i sostenitori dell’emancipazione del nostro continente. In questo, camminiamo sulle orme dei Nostri Antenati che, precursori nell’avere fede nell’Africa, hanno lavorato sinceramente per l’unità, per l’apertura e per il progresso dei suoi popoli. In tale occasione il nostro pensiero pieno di raccoglimento e di deferenza va alla memoria immacolata degli eroi della gloriosa Rivoluzione del Re e del Popolo, i Nostri Nonno e Padre venerati, Sua Maestà il Re Mohammed V e Sua Maestà il Re Hassan II, che Dio benedica le loro tombe, e la memoria di tutti i valorosi martiri della Patria.

Wassalamou alaikoum warahmatoullahi wabarakatouh”.

20 agosto 2016

Traduzione non ufficiale


mercoledì 3 agosto 2016

MAROCCHINI D’ITALIA PROTESTANO: SINDACO DI PISA OSTILE AL MAROCCO E SFRUTTA BAMBINI STRANIERI

Martedì 02 agosto 2016 Marocchini d’Italia protestano contro attività ostile al Marocco in Italia e contro lo sfruttamento politico dei bambini. Una lettera a firma di RACMI è stata inviata al Ministero di Lavoro - Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione (DGIPI), Comitato dei Minori e al Prefetto e Sindaco di Pisa:
Noi nella Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) presenti da anni in Italia come studenti e lavoratori stranieri e come cittadini italiani, vorremmo, con questa lettera, segnalare con amarezza e preoccupazione il disagio che ci ha provocato - in Italia - l’attività ostile al nostro paese Marocco e alla nostra integrità territoriale.
Siamo, tuttavia, sorpresi di scoprire che i bambini minori provenienti dall’Algeria sono stati palesemente sfruttati e strumentalizzati a Pisa nella propaganda e la disinformazione con l’inaccettabile complicità del signor Sindaco di Pisa Marco Filippeschi che ha personalmente “issato” sul suolo pubblico a Pisa una “bandiera” di una entità inesistente (saharawi).
Vorremo sottolineare che il gruppo separatista ed eversivo Polisario si è trasformato nei quattro decenni, in un movimento che trattiene in ostaggio delle persone in Algeria impedendogli di esprimersi liberamente per l’Autonomia Avanzata proposta dal Marocco, come il caso della regione Alto Adige, prevista dalle varie risoluzioni dell’ONU.
Con questa nostra protesta chiediamo al Prefetto e al Sindaco di Pisa la verifica per salvare l’immagine e il prestigio di Pisa dalla propaganda separatista e dalla strumentalizzazione di un conflitto regionale artificiale attorno all’integrità territoriale marocchina costruito a tavolino durante la guerra fredda e a causa dell’egemonia del Gheddafi e dell’Algeria, questo ultimo paese, infatti, è l’unico responsabile di tutte le negazioni dei diritti della popolazione saharawi nel suo territorio a Tindouf.
Vorremo segnalare al Comitato Nazionale dei Minori che alcune persone di dubbia competenza e alcuni comuni italiani compresso Pisa hanno scelto un altro gravissimo criterio non previsto per accogliere bambini stranieri indifesi, sfruttandogli nella propaganda politica e la disinformazione, come al solito desiderano Algeria e il gruppo separatista Polisario e i loro accoliti.

Chiediamo al Ministero di Lavoro e alla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione (DGIPI) di prendere provvedimenti e sanzioni contro questo abuso che viola la modalità di soggiorno dei minori accolti e l’affidabilità dei contenuti di programmi solidaristici umanitari di accoglienza temporanea previsti dalla DGIPI.”

martedì 19 luglio 2016

Ritorno del Marocco all’Unione Africana. Sospesa “RASD” basata in Algeria.

Rabat – 19 luglio 2016 - Dopo il messaggio storico indirizzato il 17 luglio, dal Re Mohammed VI del Marocco, al 27esimo vertice dell'Unione africana (UA), tenuto nella capitale ruandese Kigali che annuncia l'intenzione del Regno di reintegrare l'Unione Africana, ben 28 Stati membri dell’UA hanno indirizzato, il 18 luglio, a Driss Deby Itno, Presidente di Ciad e attuale Presidente del summit dell’UA, una mozione per sospendere, la cosiddetta “RASD” dalle attività dell’UA, ed da tutti i suoi organi, per permettere all'organizzazione panafricana di svolgere un ruolo costruttivo e positivo nel regolamento della vertenza regionale sul Sahara.
Ecco il testo integrale di questa mozione dei 28 paesi presentata da Ali Bongo Ondimba, Presidente Gabon, in nome di: Benin, Burkina Faso, Burundi, Capo Verde, Comore, Congo, Costa d'Avorio, Gibuti, Eritrea, Gabon, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea - Bissau, Guinea - Equatoriale, della Liberia, della Libia, della Repubblica centrafricana, RCD - Congo, Sao Tome, Senegal, Seychelles, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Swaziland, Togo, Zambia.
“I 28 Capi di Stato,
A-    Avendo allo spirito gli ideali autentici della costruzione africana;
B-   Fedeli ai principi ed obiettivi dell'Unione Africana, in particolare la realizzazione di una molto grande unità e solidarietà tra gli Stati africani, la difesa della loro sovranità e della loro integrità territoriale, la promozione della pace, la sicurezza e la stabilità sul Continente, la promozione della cooperazione internazionale, tenendo debitamente conto della Carta delle Nazioni e la creazione delle condizioni appropriate che permettono al Continente di svolgere il ruolo che è suo nell'economia mondiale;
C-   Rammaricandosi dell'assenza del Regno del Marocco nelle istanze dell'Unione africana, e coscienti delle circostanze particolari nelle quali “la repubblica araba sahrawi democratica” è stata ammessa all’Organizzazione dell'Unità Africana;
D-   Accogliendo molto favorevolmente il tenore del Messaggio storico indirizzato dalla Sua Maestà il Re Mohammed VI, Re del Marocco, al Presidente in carica 27esimo del vertice dell’UA per la distribuzione presso i Capi di Stato e governo partecipanti.
1-    Salutano la decisione del Regno del Marocco, membro fondatore dell’OUA ed il cui contributo attivo alla stabilità ed allo sviluppo del Continente è largamente riconosciuto, di integrare l'Unione Africana ed intendono operare affinché questo ritorno legittimo sia effettivo al più presto;
2-    Decidono d’agire in previsione della sospensione, prossima, “della repubblica araba sahrawi democratica” delle attività dell'Unione africana, ed di tutti i suoi organi, per permettere all’UA di svolgere un ruolo costruttivo e contribuire positivamente, agli sforzi dell'ONU, per una conclusione definitiva alla vertenza regionale sul Sahara”. 
Il ritorno del Marocco in seno dell’Unione Africana è l'espressione della diplomazia offensiva voluta dal Re che rompe con la politica del seggio vuoto, e che conduce la battaglia dove proprio si svolge. Questa politica di non lasciare lo spazio vuoto si giustifica attualmente dato che l’UA è diventata uno strumento propizio della strategia ostile degli avversari dell'integrità territoriale del Marocco. Ecco per garantire una difesa efficace degli interessi del Regno e una mobilizzazione continua dei suoi amici, la presenza del Marocco all'interno delle strutture dell’UA ed i suoi vari organi risulta ben necessaria, infatti, molti paesi africani amici del Marocco hanno sottolineato, in modo persistente, l'aberrazione di vedere il Regno in quanto uno dei fondatori dell’OUA restare al di fuori di quest'organizzazione.   
Il Regno del Marocco è impegnato in una cooperazione molto accurata con la quasi - totalità dei paesi africani. È uno dei principali contributore alle operazioni di mantenimento della pace sul continente. Inoltre, la politica africana raccomandata da Sua Maestà il Re, ha consolidato quest'acquisti, con una diplomazia economica, culturale e religiosa.
Il ritorno del Marocco all’UA, quindi, non significa affatto un riconoscimento della “RASD”, al contrario, questo grande ritorno è il primo passo verso la correzione dell’errore disapprovato dai 2/3 dei membri dell’UA che non riconoscono più “RASD”.
Sul piano procedurale, il Marocco ha vegliato a fare una riserva, al momento della ratifica dell'Atto costitutivo dell’UA, per registrare la sua posizione di principio secondo la quale la sua adesione all'Unione non può essere considerata o interpretata, in qualunque modo che sia, come un riconoscimento alla fantomatica “RASD” o come un'accettazione di fatto compiuto illegale che deriva dalla sua partecipazione alle riunioni dell’UA.
Infine, l’appello lanciato al Marocco da molti paesi africani per ritornare all’UA e la mozione dei 28 paesi di sospendere la partecipazione di “rasd” nelle istanze e lavori dell’UA sono le garanzie per una svolta saggia e credibile dell’UA.


lunedì 11 luglio 2016

Zambia non riconosce più “RASD” repubblica delle tende di Tindouf in Algeria

Il Ministro degli Affari Esteri di Zambia, Harry Kalaba, ha dichiarato, il 9 luglio 2016, in occasione di conferenza stampa congiunta con il ministro marocchino delegato presso MAEC, Nasser Bourita, che il suo paese ha deciso di ritirare il suo riconoscimento del pseudo Repubblica Araba Saharawi Democratica “RASD” basata in Algeria. 
Zambia aveva riconosciuto la pseudo “RASD" nel 1979 prima di decidere il gelo di questo riconoscimento nel 2011. Poi, per motivi politici, la repubblica africana ha fatto marcia indietro su questa decisione nel 2013. 
 “Il Governo della Repubblica di Zambia ha deciso di ritirare il suo riconoscimento del pseudo “RASD”e ha deciso di rompere le sue relazioni diplomatiche con quest'entità”.
Il Governo della Repubblica di Zambia esprime “il suo fermo sostegno” agli sforzi delle Nazioni Unite, sotto gli auspici del Consiglio di Sicurezza e del Segretario generale (dell'ONU), per arrivare ad una soluzione politica, giusta, duratura e reciprocamente accettabile al conflitto di Sahara, conformemente alle risoluzioni pertinenti del Consiglio di Sicurezza, ha sottolineato Kalaba, aggiungendo che “In attesa di una uscita del processo dell'ONU secondo ciò che è stato progredito, il Governo zambiano manterrà una posizione neutra”, ha precisato il Capo della diplomazia zambiana.
Da parte sua, Nasser Bourita ha ricordato che la Repubblica di Zambia, che aveva riconosciuto la pseudo “RASD” nel 1979 in sostegno alla tesi separatista, ha deciso il gelo di questo riconoscimento nel 2011 prima di ritornare su questa decisione nel 2013 per ragioni politiche.
 “Oggi, questo ritiro di riconoscimento aprirà una nuova pagina nelle relazioni maroco-zambiane e contribuirà alla promozione degli scambi bilaterali a tutti i livelli”, ha assicurato Bourita. 
Da un totale di 84 paesi che riconoscevano la cosiddetta RASD, oggi solo una ventina in America latina e Africa che la riconoscano, nessun paese europeo la riconosce.


venerdì 24 giugno 2016

Morto capo del gruppo Polisario, Algeria candida Brahim Ghali

Come si sapeva prima della morte del segretario generale del Fronte Polisario, Mohamed Abdelaziz avvenuta il 31 giugno scorso, Algeria è implicata direttamente nel sostegno del suo uomo, Brahim Ghali, alla guida del gruppo separatista basato nei campi di Tindouf in sud-ovest algerino. Si sapeva che ci sarà un altro e l’infinito massacro della democrazia nei campi durante il congresso straordinario spostato della data prevista di 9 luglio alla fine dello stesso mese.
L’uomo dell’Algeria si chiama Brahim Ghali, nato a Rhamna vicino Marrakech in Marocco, già rappresentante del Polisario in Spagna, costretto a scappare in Algeria dalla giustizia spagnola nel 2007, in seguito alle varie denunce depositate contro lui presso l'Udienza Nazionale, da parte dell'Associazione Saharawi di Tutela dei Diritti dell'Uomo (ASSADEH) per crimini di “genocidio, assassinio, ferite, imprigionamento illegale, terrorismo, torture e sparizione”, e da parte dell'Associazione della Canaria delle Vittime del Terrorismo (ACATIVE) per crimini di “terrorismo, sequestro ed assassinio di 300 persone ed attacco compiuto contro 34 pescherecci spagnoli durante il periodo tra il 1977 ed il 1987”.
Mentre a Ginevra, è stato denunciato nel Consiglio dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite per violazioni dei diritti fondamentali di donne e di ragazze vittime di ogni tipo di molestie e di stupro. Il caso notorio è quello di Khadijatou Mahmoud Mohamed Zouheir, che denuncia d’essere stata rapita nel 2010 e selvaggiamente violata all'età di 14 anni da parte dell’uomo d’Algeria, Brahim Ghali.
Ghali è in guai anche con l’Unione Europea dopo la denuncia dell’Ufficio Anti-Frode dell’UE (OLAF), per essere tra gli autori delle deviazioni degli aiuti umanitari concessi dall’UE alla popolazione dei campi.
Una scelta d’Algeri che non fa che confermare la convinzione profonda dei saharawi di Tindouf che il futuro capo del Polisario non sarà autonomo rispetto all'Algeria e non potrà dunque svolgere alcun ruolo per il bene dei saharawi e per un rilancio del processo di regolamento della questione di Sahara.
L'Algeria tenta così di mantenere Polisario come un strumento di pressione permanente sul Marocco, anche se non potrà sottrarre il suo protetto della sua nazionalità marocchina. Poiché la tomba del suo padre Sidi El Moustapha, si trova precisamente a Rhamna.
Lungi dall'essere stupidi, gli abitanti dei campi di Tindouf hanno capito il messaggio di sostegno e che il congresso straordinario del Polisario sarà soltanto una vetrina.
Certi ostacoli potrebbero ritardare i lavori di questo congresso destinato all'elezione del nuovo capo del Polisario, Brahim Ghali che ne presiede la commissione preparatoria, ad una conferenza, ha dichiarato che i lavori potrebbero, contrariamente alle previsioni, prendere del ritardo e che invece di quaranta giorni richiesti per la designazione del successore di Mohamed Abdelaziz, potrebbero estendersi su sessanta giorni.

Cosi continua, come al solito, la dipendenza al cento per cento dagli quel poco che rimane dalla deviazione degli aiuti umanitari internazionali e continua lo sfruttamento dei bambini, anziani e donne dei campi di Tindouf da parte dell’Algeria e del suo gruppo per scopi politici, economici, personali ed egemonici nella regione.

sabato 18 giugno 2016

Italia-Marocco: visita Amendola per rilanciare rapporti

RABAT, 17 GIUGNO – Sicurezza, terrorismo, cultura, economia: sono i temi affrontati nella due giorni di visita in Marocco del Sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Amendola, in un viaggio volto a rilanciare il rapporto bilaterale, ponendo le premesse per l’avvio di un partenariato strategico fondato su una serie di iniziative di natura politica, economica e culturale.

Incontrando il Primo Ministro, Abdelilah Benkirane, e numerosi altri esponenti politici marocchini, Amendola ha trasmesso il desiderio del governo italiano di rafforzare gli scambi e gli investimenti bilaterali, valorizzando anche il ruolo della comunità marocchina in Italia.

Il Sottosegretario ha sottolineato che settori come quello energetico e dello sviluppo delle PMI, nei quali l’Italia sta promuovendo importanti investimenti, rappresentano una piattaforma concreta di sviluppo, anche nell’ottica di un possibile impegno verso il continente africano. Con i suoi interlocutori, Amendola ha inoltre fatto il punto sulle principali crisi regionali, a partire dalla stabilizzazione della Libia, approfondendo l’impegno di Italia e Marocco per la loro soluzione. Nella seconda giornata il Sottosegretario ha visitato l’Istituto di formazione degli Imam “Mohammed VI”, il centro voluto dal re del Marocco per educare ai valori autentici dell’Islam moderato.

Con i responsabili marocchini sono state discusse forme di collaborazione nel campo della prevenzione della radicalizzazione, attingendo al patrimonio di esperienze e dalle capacità dell’autorevole Istituto di Rabat. A Casablanca, il Sottosegretario ha visitato la sede del Consolato Generale e delle principali istituzioni italiane, in una città che vanta importanti correnti di scambi economici e culturali con l’Italia.

Fonte: http://www.onuitalia.com/2016/06/17/italia-marocco-visita-amendola-per-rilanciare-rapporti/http://www.onuitalia.com/2016/06/17/italia-marocco-visita-amendola-per-rilanciare-rapporti/