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martedì 20 novembre 2018

Rafforzamento di partenariato strategico tra i Regni del Marocco e della Spagna era al centro dei colloqui di Pedro Sanchez a Rabat


Il rafforzamento del partenariato strategico tra i Regni del Marocco e della Spagna era al centro dei colloqui di Pedro Sanchez, Capo del governo spagnolo, che ha effettuato la sua prima visita al Marocco il 19 novembre 2018.
Secondo il comunicato del Gabinetto Reale, Pedro Sanchez è stato ricevuto dal Re Mohammed VI nel Palazzo Reale di Rabat: “L'udienza accordata al Capo dell'Esecutivo spagnolo è stata l'occasione di esaminare i vari aspetti delle relazioni bilaterali nelle sue componenti politiche, economiche, della sicurezza e culturali. Le questioni regionali ed internazionali sono state al menu di queste colloqui”.
Durante quest'udienza, il Re ed il Presidente del Governo spagnolo si sono accordati sulla necessità di impulsare maggiormente le relazioni bilaterali consolidando la concertazione politica e dando più dinamismo al partenariato economico concreto rafforzando in particolare il ruolo del settore privato.
 “Sul piano regionale, dopo aver rilevato l'eccellenza delle relazioni tra i due paesi e la convergenza delle vedute circa tutte le questioni affrontate, Sua Maestà il Re ed il Presidente del Governo spagnolo si sono rallegrati per il livello della cooperazione tra i due paesi di fronte alle multiple sfide riguardanti lo sviluppo, la sicurezza e la stabilità in Africa, in Mediterraneo ed in Medio Oriente”, fa sapere il comunicato.
All’udienza hanno assistito dalla parte spagnola, il Ministro dell’Interno, Fernando Grande Marlaska, l'ambasciatore di Spagna a Rabat, Ricardo Diez  Hochleitner, ed il segretario generale degli Affari internazionali alla Presidenza del governo, José Manuel Albares, mentre dalla parte marocchina, hanno assistito il consigliere del Re, Fouad Ali El Himma, il Ministro dell’Interno, Abdelouafi Laftit, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Nasser Bourita, e l'ambasciatore di Sua Maestà il Re a Madrid, Karima Benyaich.


lunedì 28 agosto 2017

Terrorismo in Europa. Fallimento d’integrazione, criminalità e ideologia della morte

La moltiplicazione degli attacchi terroristici d'ispirazione jihadista, in Europa, nel corso di questi ultimi due anni, fra cui i tre recenti attentati perpetrati a Barcellona e a Turku, in Finlandia, pone con acutezza la questione dell'origine e delle cause di questa recrudescenza della violenza terroristica, che si è concretizzata in circa 38 attentati che hanno provocato decine di morti nella popolazione europea, lasciando tutte le religioni e tutte le comunità sbigottite e confuse.
Se è vero che i conflitti siriano ed iracheno hanno costituito un tipo di catalizzatore per questa ondata terroristica senza precedenti che ha colpito il Continente europeo - tenuto conto del ruolo centrale svolto dall'organizzazione terroristica ibrida ISIS, “Daech”, e, in una misura inferiore, da “Al Qaeda”, nella promozione dei nuovi concetti ideologici di quello che si vuole chiamare il “jihadismo globale” - la nascita e il consolidamento del pensiero jihadista deve molto anche a fattori endogeni, propri della società europea, laddove vivono frange delle Comunità musulmane in Europa, in particolare delle Comunità d'origine maghrebina, fortemente radicate in Francia, Belgio, Spagna, Germania, Paesi Bassi e Italia.
Questi fattori sono, tra l'altro, legati al sentimento di marginalizzazione, provato da alcuni giovani musulmani europei in mancanza di prospettive sociali rassicuranti; all'assenza di una politica di gestione efficiente delle questioni identitaria, culturale e religiosa; all'esacerbazione della xenofobia e del razzismo in alcune società europee, come testimoniano i successi elettorali di alcuni partiti di estrema destra.
Dinanzi a questa situazione, molti giovani musulmani europei, solitamente alle prese con le problematica dell'insuccesso scolastico e ridotti alla disoccupazione, si sono spinti verso la criminalità e la delinquenza, riempiendendo così gli ambienti carcerari in Europa nei quali alcuni di loro sono stati reclutati e indottrinati dagli ideologie dell'islamismo radicale.
Altri, in preda a una crisi identitaria, si sono rivolti verso i luoghi di culto controllati dai movimenti islamisti radicali (Fratelli Musulmani, Partito di Liberazione Islamica, Jamaat Al Adl Oual Ihsane), incubatrici dell'ideologia radicale, che orientano gradualmente le reclute verso “il Salafismo Jihadista” (raccomandato da Daech e Al Qaeda), che afferma che l'Occidente cristiano e “i Crociati” siano responsabili del declino della civiltà musulmana.
Di qui questa violenza inaudita, verificata nel corso degli attentati attribuiti a queste due organizzazioni terroristiche nel Continente europeo, che mostrano “una volontà apocalittica di distruzione massimale”, come si evince dagli attentati di Parigi (novembre 2015), di Bruxelles (marzo 2016), di Berlino (dicembre 2016), di Manchester (maggio 2017) e, più recentemente, di Barcellona (agosto 2017).
La maggior parte di questi attacchi ha la particolarità di essere stati realizzati da giovani elementi terroristici europei d'ascendenza maghrebina (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia); giovani per  quali l’unico legame con i Paesi del Maghreb è rappresentato dall'origine dei loro genitori o dei loro nonni. Questi giovani sono generalmente provenienti da ambienti svantaggiati in Europa; spesso hanno fallito nei loro studi e una parte di loro si è sviluppata in seno degli ambienti della delinquenza e della criminalità.
Per ciò che riguarda gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, si ritiene che gli elementi terroristici coinvolti siano tutti giovani belgi o francesi, nati e cresciuti in questi Paesi. Il kamikaze Ismael Omar Mostefai è un francese d'origine algerina, Samy Amimour è un altro francese d'origine algerina, Foued Mohamed Aggad è un francese d'origine marocchina, Brahim Abdeslam è un altro francese d'origine marocchina; e Abdelhamid Abaaoud, la mente degli attentati di Bruxelles, era un belga d'origine marocchina.
Nel caso degli attentati del 22 marzo 2016 a Bruxelles, si trova la stessa tipologia, cioè giovani cittadini belgi, certamente d'origine marocchina, ma che non hanno alcun legame con il Marocco, come i kamikaze Najim Laachraoui, Mohamed Abrini, Khalid El Bakraoui, Brahim El Bakraoui.
Gli attentati verificatisi il 17 e il 18 agosto 2017, a Barcellona e nella stazione balneare catalana di Cambrils, sono stati perpetrati da una cellula terroristica composta da 12 cittadini marocchini di età compresa tra i 17 e i 44 anni, tutti stabiliti in Spagna, cresciuti e scolarizzati in quel Paese. I fratelli Hichamy, Omar (21 anni) e Mohamed (24 anni), hanno accompagnato i loro genitori in Spagna fin dalla tenera età. I fratelli Abouyaaqoub, El Houssaine (19 anni) e Younes (22 anni), hanno vissuto in Spagna con i loro genitori sin dalla loro prima infanzia.
I fratelli Aalla, Said (19 anni), Youssef (22 anni) e Mohamed (27 anni), sono in Spagna, con i loro genitori, sin da quando erano bambini. Infine, Moussa Oukabir (17 anni) è nativo di Ripoll, in Spagna, mentre suo fratello, Driss (28 anni), vive in questo paese dall'età di 10 anni.
Da parte sua il cosiddetto imam Abdelbaki Essatty (44 anni), nato in Marocco, è un trafficante ben noto di stupefacenti, immigrato in Spagna nel 2000, dopo aver abbandonato la propria donna e i bambini, rimasti a Tetuan. Infine, Mohamed Hou Chemlal (21 anni), persona naturalizzata spagnola, vive in Spagna con i suoi genitori dall'età di 6 mesi.
L’evidenza di un gruppo terroristico staccato dal Regno marocchino sembra essere occultata da rappresentazioni mediatiche che tendono a mettere in primo piano le origini e la nazionalità marocchine delle persone coinvolte piuttosto di ammettere che si tratta di una deriva estremista di cui sono colpevoli, soprattutto, gli immigrati in rottura con le società d'accoglienza.
Da questo punto di vista, sarebbe errato demonizzare il paese d'origine dei terroristi in questione, dal momento che il Marocco non saprebbe, mai, essere responsabile del comportamento dei suoi cittadini cresciuti in Spagna, che sono europei a tutti gli effetti, e che semmai possono essere considerati prodotti della società nella quale vivono.
La stigmatizzazione gratuita del Marocco come “esportatore di terrorismo” equivarrebbe a fare credere che esista in Marocco una predisposizione genetica alla violenza, mentre la radicalizzazione dei terroristi nei loro Paesi di accoglienza si nutre dal fallimento delle politiche d'integrazione, unito ai problemi identitari, alle frustrazioni socioeconomiche, alla sensazione di rifiuto. Tutti fattori che rendono il radicalismo islamista più attraente, come è attestato dal caso recente del marocchino Abderrahmane Bouanane (23 anni), autore dell'attacco con coltello, del 18 agosto 2017, nella città finlandese di Turku. Bouanane è stato radicalizzato sul suolo finlandese, sposando le tesi di “Daech”, sotto l'influenza di un predicatore dell’odio stabilito in Finlandia.
La componente immigrazione è, ormai, determinante nel terrorismo che affligge i Paesi europei, dove gli attentati sono l'opera di giovani non integrati e radicalizzati, sia nelle prigioni, sia nelle moschee o nelle sale di preghiera non autorizzate, o che sono in contatto con intermediari dell’internazionale “jihadista”, incontrati sul web e sulle reti sociali.
Tuttavia, la radicalizzazione degli autori degli attentati di Barcellona nelle caverne di un luogo di culto di fortuna nella località di Ripoll, sotto l'influenza dell'imam autoproclamato Abdelbaki Essatty, dovrebbe suscitare un interesse dei media maggiore rispetto all’andare ad effettuare interviste a parenti lontani, fra cui i nonni che vivono in modo pacifico nei loro villaggi in Marocco.
Per concludere, se la minaccia terroristica incarnata da questa frangia di giovani terroristi europei d'ascendenza maghrebina espone direttamente l'Europa a un nuovo terrorismo di massa, ispirato da Daech e consimili, è diventata una fonte di preoccupazione di sicurezza principale per gli Stati europei, non occorrerebbe occultare la questione lancinante della minaccia trasversale, rappresentata da questi stessi giovani terroristici, contro i Paesi del Maghreb di cui sono originari i loro genitori e nonni, e dove le autorità di questi Paesi hanno messo in evidenza, in questi ultimi anni, la loro implicazione in progetti di attentati.
Piuttosto che consegnarsi a un esercizio di accuse non fondate e facili sulle origini di un terrorismo fondamentalmente ed esclusivamente europeo, occorrerebbe apprezzare e consolidare la dinamica di cooperazione eccellente che esiste in materia di lotta antiterroristica tra il Marocco e l'Europa (e riconosciuta da questi stessi Paesi europei!), e che ha permesso il fallimento di molti progetti di attacchi terroristici pianificati da Daech.

NB
Mentre scrivo, il ministero dell’Interno italiano fa sapere che: “Con un provvedimento firmato dal ministro dell'interno, Marco Minniti, è stata eseguita oggi, 28 agosto, l'espulsione di un cittadino marocchino, per motivi di sicurezza dello Stato.
Si tratta di un 37enne marocchino, detenuto per reati comuni, già inserito dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria nel “1° livello di analisi (Alto)” per aver esternato il proprio compiacimento in occasione dell’attentato al Museo del Bardo di Tunisi, ritenuto “una giusta risposta all’intervento militare della Coalizione internazionale nei Paesi di religione mussulmana”.
Il marocchino espulso aveva, altresì, aggiunto che non avrebbe avuto difficoltà né ad entrare nello Stato Vaticano per compiere atti violenti né ad avvelenare la rete idrica di Roma.
Inoltre, in carcere aveva fatto parte di un sodalizio attivo nel proselitismo estremista guidato da un altro jihadista tunisino legato all’ideologia dell’autoproclamato stato islamico. Insieme ad altri detenuti, nel giugno 2015, aveva anche organizzato una violenta spedizione punitiva nei confronti di un altro recluso.
Per questi motivi, è stato adottato il provvedimento di espulsione a firma del ministro dell'Interno ed è stato rimpatriato oggi con accompagnamento nel suo Paese di provenienza con un volo diretto in Marocco decollato dalla Frontiera aerea di Roma-Fiumicino.

Con questo rimpatrio, il 71° del 2017, risultano 203 le espulsioni di soggetti gravitanti in ambienti dell’estremismo religioso eseguite con accompagnamento nel proprio Paese dal gennaio 2015 ad oggi”.

mercoledì 1 febbraio 2017

Il Re Mohammed VI del Marocco al 28esimo vertice dell’UA. “Dare la leadership all'Africa”



In occasione del ritorno del Marocco in seno dell’Unione Africana, il Re Mohammed VI ha annunciato uno storico discorso, il 31 gennaio 2017, dinanzi ai capi di Stato e governo africani durante la conclusione del 28esimo vertice dell’Unione Africana tentasi ad Etiopia. Ecco alcuni passaggi.
Marocco non ha mai lasciato Africa
Il Sovrano ha sottolineato che “L'Africa è la mia casa”, indicando che il sostegno franco e massiccio alla richiesta del Marocco testimonia legami che collegano il Regno all'Africa.
La firma di circa 1000 accordi tra il Regno ed i paesi africani, nel corso delle 46 visite effettuate dal sovrano a questi paesi, mostrano chiaramente che il Marocco non ha mai lasciato l'Africa.
Nel corso dei numerosi spostamenti del sovrano infatti, progetti strategici di alta portata sono stati predisposti. Il Re ne ha enumerato alcuni. Inizialmente, il progetto di gasdotto africano atlantico iniziato con la Nigeria, che andrà a vantaggio dell'insieme del continente.
Il sovrano ha anche parlato dei molti progetti che mirano a migliorare la produttività agricola e favorire la sicurezza alimentare e lo sviluppo rurale. “Non sono né il gas, né il petrolio che soddisfaranno i fabbisogni alimentari di base!” citando come esempio le unità di fertilizzanti e l'iniziativa per l'adattamento dell'agricoltura africana al cambiamento climatico.
Un'azione cruciale per la stabilità dell'Africa e cooperazione solidaristica ed attiva
La pace e la stabilità del continente, una sfida per tutti i paesi. Mohammed VI ha ricordato l'impegno del Marocco nella difesa della stabilità del continente. Dall'indipendenza, il Marocco ha partecipato a sei operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite in Africa e ha condotto delle mediazioni in numerosi paesi in crisi, ha ricordato il Re.
 “La mia visione della cooperazione Sud-Sud è chiara e costante: Mio paese condivide ciò che ha, senza ostentazione”. Così ha evocato in questo senso la politica migratoria la cui prima fase ha permesso di regolarizzare la situazione amministrativa di 25.000 persone, “in uno spirito di solidarietà e d'umanesimo”.
Oltre ad offrire migliaia di borse agli studenti africani in Marocco, il Regno ha partecipato a sei operazioni di mantenimento della pace sotto l'egida dell’UNU, impiegando migliaia di uomini.
Dare la leadership all'Africa
Per il Re, il Marocco non ha nulla da provare. “Alcuni avanzano che, con quest'impegno, il Marocco mirerebbe ad acquisire la leadership in Africa. Rispondo loro che è all'Africa che il Regno cerca di dare la leadership”, ha detto, sotto un tuono di applausi.
“Non vogliamo affatto dividere, come alcuni vorrebbero insinuarlo!”
Lo vedrete: appena che il Regno si riunirà in modo effettivo, e che potrà apportare il suo contributo all'agenda delle attività, la sua azione contribuirà, al contrario, a federare ed andare avanti.
L’UA, famiglia istituzionale di riferimento
Il sovrano ha ricordato una verità storica. “Abbiamo partecipato all'arrivo di questa bella costruzione panafricana, e desideriamo tutto naturalmente trovare il posto che è nostro”. Nel suo discorso, ha richiamato lo spirito costruttivo e federativo che anima il ritorno del Regno all’UA, la sua famiglia istituzionale di riferimento. L'Unione del Magreb Arabo che non ha potuta concretizzarsi. “L’UMA si scioglierà nella sua incapacità cronica, ad incontrare le ambizioni del Trattato di Marrakech, che gli ha fatto nascere 28 anni fa”, ha deplorato.
Un ritorno costruttivo e federativo
Per Mohammed VI, il Marocco rientra nell'Unione africana dalla grande porta. Il Sovrano ha così richiamato le nazioni africane ad associarsi al dinamismo del Marocco, ritenendo che sia “tempo che le ricchezze dell'Africa vanno a vantaggio dell'Africa”. Un modo di porre fine a questi decenni di saccheggi e di valorizzare le risorse naturali ed il patrimonio culturale del continente.
Un continente dell’avvenire
Mohammed VI ha ricordato che L'Africa è oggi guidata da una nuova generazione di dirigenti che operano a favore della stabilità, dell'apertura politica, dello sviluppo economico e del progresso sociale delle loro popolazioni.
Impegno per l'Africa
Il Sovrano, infine, ha ricordato che il Marocco ha scelto “la via della solidarietà, della pace e dell'unione”, ribadendo il suo impegno a favore dello sviluppo e della prosperità del cittadino africano. “Noi Popoli dell'Africa, abbiamo i mezzi e la genialità, e possiamo insieme, realizzare le aspirazioni dei nostri popoli”, ha concluso, sotto gli applausi dei capi di Stato e di governi presenti.

lunedì 28 novembre 2016

Marocco ha garantito la sicurezza del vertice della Francofonia a Madagascar

Durante il vertice della Francofonia  nei 26 e 27 novembre ad Antananarivo, la sicurezza, era la questione di tutti. Il Marocco è venuto alla riscossa dei responsabili della sicurezza malgascia. Infatti, nella notte di mercoledì scorso, un cargo militare Marocchino ha scaricato materiale sofisticato per garantire la sicurezza allo svolgimento di quest'appuntamento internazionale. Si tratta di scanner di alta tecnologica.
Il materiale è stato installato nel Centro di conferenza internazionale d’Ivato, cuore nevralgico di questo vertice di Antananarivo. Alla fine di settimana, più di trenta capi di Stato e di governo hanno partecipato a questo vertice di Antananarivo.
La donazione di quest'attrezzi fa parte delle promesse del Regno marocchino nell'organizzazione di questo vertice della francofonia. Inoltre, Rabat aveva garantito la formazione degli agenti malgasci incaricati alla sicurezza ed al protocollo per questo vertice.
Tutto ciò si iscrive anche nel quadro del rafforzamento delle misure di sicurezza in questo centro di conferenza per affrontare le eventuali minacce terroristiche.
Questa donazione  entra nel quadro della dinamica di cooperazione Sud-Sud sostenuta dal Re Mohammed VI del Marocco nel Continente africano.
Tenuto conto dell'importanza che la grande isola africana accorda all'aspetto della sicurezza, una équipe tecnica e di sicurezza marocchina è arrivata venerdì nella capitale per portare sostegno ai servizi malgasci.
La scelta del Marocco, in seguito alla defezione dell'Algeria, si spiega con l'esperienza marocchina nella lotta antiterrorismo. Quest'esperienza è stata magnificata in occasione della COP22 a Marrakech di cui il successo ha permesso al Marocco di ricevere certificato di conformità alle norme ISO 20121.


lunedì 24 ottobre 2016

Conclusa la visita intensa del Re Mohammed VI in Ruanda. Comunicato congiunto

Kigali, 24 ottobre 2016 - s’è conclusa ieri la visita ufficiale intensa di tre giorni del Re Mohammed VI in Ruanda. Il Sovrano è arrivato domenica pomeriggio in Tanzania poi visiterà Etiopia.
Al termine di questa visita ufficiale a Ruanda un comunicato congiunto è stato firmato dei due Capi di Stato:
Il Presidente della Repubblica Paul Kagamé ha salutato la leadership del Re Mohammed VI ed ha reso un omaggio sostenuto al suo ruolo in materia di pace, di stabilità e di sviluppo in Africa, sottolineando, a questo proposito, “il dinamismo della politica africana del Regno, che congiunge l’implicazione politica, lo sviluppo delle relazioni economiche, la promozione dei legami umani e la cooperazione nel settore della sicurezza”.
Riuscire la COP22
Il Presidente Kagamé ha ugualmente reso omaggio al ruolo di “avanguardia” del Marocco in materia di sviluppo sostenibile, ed ha espresso il suo sostegno agli sforzi del Marocco per fare riuscire la COP 22, che si terrà dal 7 al 18 novembre a Marrakech, in terra dell'Africa. I due Capi di Stato, inoltre, si sono rallegrati dell'Emendamento di Kigali, che avrà un impatto positivo sostanziale sul rallentamento del cambiamento climatico, e che costituisce un contributo maggiore alla realizzazione degli obiettivi della COP 22, evidenzia il comunicato congiunto. “L'esperienza provata e la competenza riconosciuta del Marocco nel settore delle energie rinnovabili, unite alla sua conoscenza della posta in gioco dell'Africa e il suo attaccamento alla difesa degli interessi del Continente, fanno dal Regno il portavoce idoneo dell'Africa in occasione di quest'importante evento”, aggiunge il documento.
Sostegno alla reintegrazione del Marocco all’UA
In questa occasione, il Re si è rallegrato per il ruolo attivo di Ruanda sulla scena regionale e continentale, ed ha reso omaggio al Presidente Paul Kagamé per il suo attaccamento alla pace ed alla stabilità nell'Africa indica il comunicato congiunto. Il Presidente ruandese si è rallegrato per la decisione del Marocco di integrare il suo posto naturale e legittimo nell'Unione africana (UA), reiterando l'impegno del suo paese di operare affinché l'ammissione del Regno nella sua famiglia istituzionale panafricana sia una realtà dal prossimo vertice dell’UA. Il capo dello Stato ruandese “ha ribadito il sostegno di Ruanda a questa decisione (del ritorno del Marocco all’UA) ed il suo impegno fermo ad operare per il suo successo, a favore di un'ammissione rapida ed incondizionata del Regno del Marocco nella sua famiglia istituzionale panafricana, dal prossimo vertice dell’UA”. In questa prospettiva “i due paesi hanno deciso di rafforzare, d'ora in poi, loro dialogo e coordinamento, su tutti i livelli e sulle diverse questioni regionali, continentali e multilaterali”.
Ambizione condivisa per un'Africa forte
Il comunicato congiunto prosegue che i due Capi di Stato condividono “la stessa visione ambiziosa per un'Africa parona del suo destino, che prende a mano il suo sviluppo, s’impegna irreversibilmente sulla via della stabilità e fa intendere la sua voce al mondo”. Il Re ed il Presidente ruandese “sono convinti che lo sviluppo dell'Africa sia, inizialmente, della responsabilità degli Stati africani, individualmente e collettivamente, e uniscono le loro voci per esortare allo scambio e alle condivisioni di esperienze riuscite in diversi settori”, in particolare quelli centrati sullo sviluppo umano, le nuove tecnologie dell'informazione, l'ambiente e le energie rinnovabili.
Rafforzamento della cooperazione Sud-Sud
Hanno sottolineato, a questo proposito, la necessità di rafforzare la cooperazione Sud-Sud e triangolare, per promuovere uno sviluppo continuo e duraturo, basato sulla valorizzazione delle risorse proprie e delle competenze africane. Il comunicato fa ricordare che i colloqui avvenuti tra i due Capi di Stato hanno riguardato le questioni regionali, africane, internazionali e multilaterali d'interesse comune. Al termine dei lavori, nota il documento, il Presidente Kagamé e il Sovrano si sono rallegrati del successo di questa visita ufficiale. Si sono rallegrati per i risultati concreti giunti e hanno salutato lo spirito di rispetto, di fraternità e di comprensione reciproca che ha segnato le consultazioni.

Infine, il Presidente ruandese ha accettato l’invito di Re Mohammed VI per eseguire una visita ufficiale in Marocco in cui la sua data sarà stabilita di comune accordo nel più presto possibile. 

sabato 18 giugno 2016

Italia-Marocco: visita Amendola per rilanciare rapporti

RABAT, 17 GIUGNO – Sicurezza, terrorismo, cultura, economia: sono i temi affrontati nella due giorni di visita in Marocco del Sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Amendola, in un viaggio volto a rilanciare il rapporto bilaterale, ponendo le premesse per l’avvio di un partenariato strategico fondato su una serie di iniziative di natura politica, economica e culturale.

Incontrando il Primo Ministro, Abdelilah Benkirane, e numerosi altri esponenti politici marocchini, Amendola ha trasmesso il desiderio del governo italiano di rafforzare gli scambi e gli investimenti bilaterali, valorizzando anche il ruolo della comunità marocchina in Italia.

Il Sottosegretario ha sottolineato che settori come quello energetico e dello sviluppo delle PMI, nei quali l’Italia sta promuovendo importanti investimenti, rappresentano una piattaforma concreta di sviluppo, anche nell’ottica di un possibile impegno verso il continente africano. Con i suoi interlocutori, Amendola ha inoltre fatto il punto sulle principali crisi regionali, a partire dalla stabilizzazione della Libia, approfondendo l’impegno di Italia e Marocco per la loro soluzione. Nella seconda giornata il Sottosegretario ha visitato l’Istituto di formazione degli Imam “Mohammed VI”, il centro voluto dal re del Marocco per educare ai valori autentici dell’Islam moderato.

Con i responsabili marocchini sono state discusse forme di collaborazione nel campo della prevenzione della radicalizzazione, attingendo al patrimonio di esperienze e dalle capacità dell’autorevole Istituto di Rabat. A Casablanca, il Sottosegretario ha visitato la sede del Consolato Generale e delle principali istituzioni italiane, in una città che vanta importanti correnti di scambi economici e culturali con l’Italia.

Fonte: http://www.onuitalia.com/2016/06/17/italia-marocco-visita-amendola-per-rilanciare-rapporti/http://www.onuitalia.com/2016/06/17/italia-marocco-visita-amendola-per-rilanciare-rapporti/

sabato 14 maggio 2016

Marocco – Cina. Partenariato strategico globale di grandi prospettive

La visita ufficiale del Re Mohammed VI di Marocco in Repubblica Popolare cinese nei 11 e 12 maggio ha permesso alle relazioni tra i due paesi di passare alla velocità superiore nel quadro di un partenariato strategico globale.
Questa visita, che è stata l'occasione della conclusione di trenta convenzioni di partenariato pubblico - pubblico e pubblico-privato tra i due paesi, è stata segnata dalla firma, il mercoledì da parte del Re ed il Presidente cinesi Xi Jinping della dichiarazione congiunta che riguarda l’istituzione di un partenariato strategico tra i due paesi, un partenariato che apre nuove prospettive di futuro alle relazioni politiche tra Pechino e Rabat e permette di rafforzare la cooperazione bilaterale in settori a forte potenziale di creazione di posti di lavoro e di valore aggiunto.
Uno dei momenti forti di questa visita storica è la decisione del re di eliminare i visti d’ingresso in Marocco per i cittadini cinesi a partire dal mese del giugno prossimo.
Questa decisione, che viene a confermare la visione del Sovrano e la sua volontà di approfondire e diversificare le relazioni sino-marocchine, traduce la volontà d'apertura da parte del Regno e di sviluppo degli scambi umani, culturali, economici e politici tra i due paesi amici.
È una visita ben riuscita secondo numerosi osservatori, dedica così la scelta strategica operata dal Marocco di diversificare i suoi partenariati, in linea con il discorso del Re, il 20 aprile scorso a Riad, al vertice Marocco - paesi del Golfo, nel quale il sovrano aveva sottolineato che pur restando attaccato alla preservazione delle sue relazioni strategiche, il Marocco cerca in quest'ultimi mesi, di differenziare i suoi partenariati, sia a livello geopolitico che al piano economico.
Infatti, questa visita, che interviene alcuni mesi dopo quella effettuata dal Sovrano in Russia, ha permesso di indurre le relazioni politiche tra il Marocco e la Cina, fondate sui principi d'amicizia, di comprensione e di solidarietà, come su una volontà condivisa di differenziare i campi di cooperazione bilaterale, in una prospettiva portatrice di sinergia e reciprocamente benefica.
Così, oltre al rafforzamento della cooperazione nel settore giudiziario, culturale, turistico, energetico, infrastrutture e consolari, questa visita ha permesso di potenziare il partenariato economico tra i due paesi, in particolare nei settori delle finanze, delle infrastrutture, dell’automobile, del tessile, dell'aeronautica, della logistica e delle energie rinnovabili.
Ha anche tracciato la strada alle imprese cinesi affinché si stabiliscano maggiormente in Marocco e che trasformino il Regno in una piattaforma di sviluppo delle loro attività in Africa ed in Europa.
Nel suo messaggio a termine della visita, il Re Mohammed VI ha rinnovato i suoi sinceri ringraziamenti e la sua alta gratitudine al Presidente cinese, Xi Jinping per l'accoglienza calorosa e l'ospitalità generosa che sono state riservate al Sovrano e alla sua delegazione e ha espresso la sua soddisfazione profonda per la convergenza di vedute che si è liberata nei colloqui tra i due Capi di Stato sulle varie questioni d'interesse comune e che si sono tradotte in importanti convenzioni riguardanti i progetti di sviluppo promettenti in vari settori, che devono permettere di marcare una dinamica rinnovata alle relazioni bilaterali distinte e di rafforzare i legami d'amicizia solida e di considerazione reciproca che esistono tra i due paesi.
Infine, il Sovrano si è detto persuaso che gli acquisti realizzati durante questa visita benedetta costituiranno un impulso forte del partenariato strategico avviato tra il Regno del Marocco e la Repubblica Popolare Cinese, in concretizzazione della volontà comune dei capi di Stato di costruire un modello di cooperazione Sud - Sud, efficace, solidale e multidimensionale, che benefica ai due paesi amici e contribuendo all'irradiamento della sicurezza, della pace e della stabilità nel mondo.