giovedì 29 settembre 2016

Marocco. Firmato protocollo d’intesa per la creazione di un sistema industriale della Boeing

TANGERI – Re Mohammed VI del Marocco ha presieduto al Palais Royal di Tangeri, la cerimonia della firma di un protocollo di accordo tra lo Stato marocchino e la Boeing per la creazione di un ecosistema industriale di Boeing in Marocco, un progetto che permetterà all’industria aeronautica locale di migliorare la propria posizione nella realtà mondiale.
Il protocollo di intesa è stato firmato dal ministro dell’Industria, del Commercio, degli Investimenti e l’Economia Digitale marocchino, Moulay Hafid Elalamy, e il presidente della compagnia aerospaziale leader mondiale dell’aeronautica, Raymond Conner, in presenza dei presidenti delle due Camere del Parlamento, di Consiglieri del re, di membri del governo, di rappresentanti del Corpo diplomatico accreditato a Rabat, di operatori economici e di molte altre personalità.
Risultato di un partenariato tra il Regno del Marocco e la Boeing, questo mega progetto consisterà nel strutturare un ecosistema formato di fornitori e di organizzare una piattaforma marocchina, cosa che genererà un fatturato annuale supplementare all’export di 1 miliardo di dollari, comporterà l’instaurazione di 120 fornitori di Boeing e permetterà la creazione di 8.700 nuovi posti di lavoro specializzati, oltre ai programmi di formazione offerti da Boeing per soddisfare i fabbisogni di formazione.
Alla cerimonia è stato illustrato lo sviluppo del settore aeronautico, che per il regno è diventato uno dei settori leader, come dal piano d’accelerazione industriale lanciato il 2 aprile 2014.
Presentando le linee del progetto, Elalamy ha sottolineato che “L’industria aeronautica marocchina ha conosciuto una crescita importante in questi ultimi anni. Il settore è stato moltiplicato da 6 in 10 anni e conta oggi 121 attori”, notando che “il Regno, che si posiziona al 15mo posto in termini d’investimenti aeronautici, ha potuto penetrare nel cerchio molto chiuso dei paesi operanti nel settore”.
Il presidente della Boeing “Commercial Airplanes”, Raymond Conner, ha da parte sua apprezzato la visione del re che ha permesso al Marocco di stabilire un’importante piattaforma nella catena d’approvvigionamento aeronautico mondiale. “Forte di una relazione di fiducia di circa 50 anni con il Marocco, la Boeing è fiera di lavorare con il governo per sviluppare l’industria aeronautica marocchina sostenere le necessità di produzione e la competitività di Boeing”. E “Attraverso la nostra impresa comune a Casablanca, abbiamo potuto già constatare con i nostri occhi le opportunità uniche offerte dal Marocco ai subappaltatori dell’aeronautica per ridurre i loro costi producendo prodotti aeronautici di grande qualità”, ha aggiunto Conner, notando che la Boeing ed il Regno del Marocco hanno sviluppato un programma incoraggiante per stimolare nuovi fornitori di Boeing a stabilirsi in Marocco. “Di più, coopereremo strettamente per formare la manodopera futura del paese”, ha affermato.
Secondo gli osservatori, l’instaurazione dell’ecosistema Boeing viene a confermare, di nuovo, la fiducia nell’attrattiva rappresentata dal Regno nordafricano, la maturità della sua economia e l’eccellenza delle sue risorse umane, altrettanti i vantaggi determinanti, frutto di strategie multidimensionali attuate sotto l’impulso diretto del re e di una stabilità riconosciuta che favorisce investimenti e sviluppo duraturi.
CONTESTO E DATI
La creazione di un ecosistema industriale di Boeing in Marocco, è un progetto strutturante che permetterà all'industria aeronautica marocchina di migliorare il suo posizionamento in modo significativo sulla scala mondiale.
Il progetto Boeing è di grande importanza per il Marocco 1 miliardo di dollari all'anno di fatturati all’export, più di 8000 posti di lavoro che saranno creati.
Questo progetto esprime l'importanza della massima fiducia di cui usufruisce il Regno presso gli investitori internazionali in un contesto internazionale delicato ed in un contesto nazionale segnato dalle elezioni legislative nel paese del 07 ottobre.
Il Marocco è percepito dagli investitori internazionali come paese iscritto durevolmente nel quadro di una normalità politica, che dispone di istituzioni solide e funzionali che riflettono il grande consenso attorno alle scelte strategiche sotto la condotta di un Sovrano, garante della continuità ed attore che agisce per lo sviluppo e la prosperità del Regno, che rappresenta un piattaforma economico principale per i grandi gruppi industriali internazionali e che si proietta suo futuro serenamente ed in tutta fiducia.
Il Marocco è un paese singolare che fa parte di una zona geostrategica in preda a crisi consecutive e non risolte. La scelta portata dagli investitori internazionali fra i più esigenti traduce questa singolarità del Marocco nel suo spazio regionale.
Quest'investimento della Boeing dimostra che l'elezione è un momento normale nella vita politica marocchina che oltrepassa i cambiamenti governativi o politici, il Sovrano vigila “personalmente” lo svolgimento dell'ordine del giorno strategico conformemente agli obiettivi tracciati.
Questo progetto è anche la prova forte dell'apertura del Marocco, sotto l'impulso del suo Sovrano, sul commercio internazionale. Attualmente, il paese ha raggiunto una fase di maturità economica necessaria per iniziare ad approfittare degli accordi che ha concluso, particolarmente le Zone di Libero Scambio.
La strategia, portata dal Sovrano sin dal suo accesso al Trono per dotare il Marocco di infrastrutture di punta e la predisposizione di attrezzi di regolazione e di gouvenance, permette oggi al Marocco di rispondere efficacemente al bisogno degli investitori e collocarsi come un vero spazio d'opportunità economica.  
La garanzia del Sovrano è ben presente a questa strategia e gli ha permesso di prendere il suo cammino.
Questo progetto mette in rilievo la qualità e l'importanza del capitale umano marocchino. La politica proattiva proseguita dal Marocco in materia di formazione ha permesso di posizionare le risorse umane marocchine nella vista delle grandissime società internazionali.
Infine, quest'investimenti, che intervengono in un settore molto tecnologico, permetteranno al capitale umano nazionale di farsi fiorire ed aprirsi su nuovi mestieri. L’effetto sarà più importante. La prova è Boeing.


giovedì 22 settembre 2016

Marocchini d’Italia indignati e scrivono al governo italiano sulla discriminazione e lo sfruttamento politico dei bambini saharawi in Italia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’interrogazione pubblica indirizzata dai marocchini d’Italia al Governo italiano:
“In relazione alla discriminazione subita; all'inganno che ha caratterizzato alcune cittadine Italiane, vittime della tesi quanto della propaganda separatista; dinanzi ad una drammatica strumentalizzazione, sistematicamente esercitata sul territorio Italiano sui bambini e bambine provenienti da Tindouf.
Noi firmatari decidiamo di presentare la seguente interrogazione pubblica indirizzata. Al Ministro degli Interni. Al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Al Ministro del Lavoro e per conoscenza a: dott.ssa Silvia Prodi, Consigliera Regionale E.R. Regione Emilia Romagna, assemblea Legislativa dell’E.R. Al Presidente della Terza commissione alla Camera dei Deputati, ai Deputati: Incerti Antonella, Romanini Giuseppe, Gandolfi Paolo, Maestri Patrizia e Baruffi Davide, all'Associazione “Jaimasaharawi”. Alla Comunità Marocchina e ai Mass media.
Premesso che –
1-           Il 10 settembre sono state espulse dal territorio marocchino la Consigliera Silvia Prodi dell'Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna, insieme a Caterina Lusuardi, Presidente dell'Associazione pro separatismo “Jaima Sahrawi” e Fabiana Bruschi;
Lo scopo della visita in Marocco era ambigua, esplicitato in prima istanza come viaggio di turismo e solo successivamente motivato come occasione di monitoraggio della condizione della protezione e salvaguardia dei diritti umani del Sahara Marocchino.
Oltre alla poca chiarezza del ruolo che hanno dichiarato di assumere, si aggiunge l'inaccettabile definizione della Provincia marocchina del Sud come "Territorio occupato” dal nostro Stato, il Regno del Marocco.
In un documento ufficiale, sempre a proposito delle svariate motivazioni della visita locale, dichiarano che lo scopo fosse “incontrare alcune persone del “popolo saharawi”, quando sono riconosciuti i rapporti cordiali ed il sostegno palesato che l’Associazione e la Regione Emilia Romagna all’Algeria ed ai campi di Tindouf in Algeria senza mai prima visitare il Marocco.
Le tre persone pretendono di definirsi “paladine dei diritti umani”, ma nella realtà, sono vittime di una grande impresa propagandistica di una causa sterile contro il Marocco amico dell’Italia da oltre 100 anni.
Ci permettiamo di chiedere
a)    Perché la visita non è stata comunicata ufficialmente alle autorità marocchine secondo le indicazioni internazionali in un quadro di visita ufficiale se tale ha la presunzione di essere?
b)    La registrazione delle tre persone al sito della Farnesina (Viaggiare Sicuri indovinato) e la visita dell’ambasciatore e il console italiani per vederli all’aeroporto erano pianificate per lo scopo mediatico, politico e diplomatico per fini della stessa propaganda?
c)    Quale accusa si può rivolgere ad un Paese se le sue autorità considerino un certo straniero “persona non gradita” in momento in cui i Paesi Europei si sono attrezzati sulla questione della garanzia della sicurezza nei loro Paesi anche con Eserciti Armati?
2-           I Campi di Tindouf in Algeria non sono regolamentati dal diritto internazionale e da 40 anni l’Algeria rifiuta sistematicamente l’intervento dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati (ACNUR) per effettuare il censimento della popolazione, unica istituzione in grado di conferire lo statuto di rifugiato.
Tali luoghi insicuri sono conosciuti da tutto il mondo come luogo di traffico per eccellenza e dirottamento organizzata degli aiuti umanitari generosamente concessi dalla Comunità Internazionale in cui vi è una sistematica violazione dei diritti fondamentali dell'uomo perpetrata dai miliziani del Fronte Polisario dei diritti umani in cui i principi di base di democrazia, libertà e legalità sono negati.
3-      Diminuzione del sostegno al separatismo:
Dopo la caduta del Blocco dell’Est e negli ultimi anni, particolarmente dopo la denuncia dell’Office della Lotta Anti-Frode dell’UE (OLAF) della deviazione degli aiuti umanitari dall’Algeria e dal Polisario, è fortemente diminuito anche in Italia il sostegno alla propaganda separatista, grazie anche alle numerose risoluzioni delle Nazioni Unite volte ad arrivare ad una soluzione giusta e pacifica come mostra essere in modo credibile e autorevole la proposta marocchina di una vasta autonomia locale del Sahara. Oggi, di fatto, grazie alla nuova Costituzione marocchina del 2011 l’ottima soluzione si manifesta nel grande e credibile progetto della Regionalizzazione Avanzata, proprio con la stessa modalità con cui l’Italia aveva risolto le questioni del separatismo in Trentino-Alto Adige, Sicilia e Padania;
4-      La strumentalizzazione politica dei bambini in Italia continua ancora
Durante l’estate, periodo in cui un centinaio di bambini provenienti dai campi di Tindouf dell’Algeria con passaporto dello stesso Paese sono stati vittime di sfruttamento politico e di immagine in Italia, strumento utilizzato dai separatisti del Polisario e da alcuni eletti italiani scivolati nel sostegno all'impresa della propaganda in Toscana e nell’Emilia-Romagna, a titolo di esempio, come avevano esibito ultimamente il Sindaco di Pisa e la Presidente dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna;
5-      La Presidente del Parlamento dell'Emilia-Romagna discrimina i marocchini.
Sono in corso inaccettabili atti di chiusura, esclusione e discriminazione da parte della Presidente del Parlamento dell'Emilia-Romagna, Simonetta Saliera, nei confronti dei marocchini, infatti, ancora in attesa di un incontro informativo e conoscitivo richiesto da oltre un anno e mezzo;
Addirittura, dopo ben 366 giorni lunghi dalla richiesta abbiamo ricevuto una conferma per l’incontro ma la Presidente l’ha revocato a soli 20 ore dall’orario fissato;
6-      Appello sincero a Jaimasaharawi.
Chiediamo se la Jaimasaharawi abbia le carte in regola per esercitare il ruolo di “monitoraggio” su un paese straniero, sovrano ed indipendente, come il Marocco? Se tutto ok, invece di utilizzare la clandestinità ed i sotterfugi come modalità, invitiamo l’associazione a visitare alla luce del sole le città marocchine di Dakhla e Laayoune insieme con una nostra delegazione, per turismo nel deserto e sulle spiagge dell’Oceano, ma anche per incontrare gli imprenditori siano essi marocchini, italiani e spagnoli, i politici eletti democraticamente dal popolo, i sindacati, le associazioni culturali, sociali e sportive ed i luoghi di informazione locali.
A seguito, in nome di un'onestà intellettuale doverosa da parte di membri di associazioni chiediamo di raccontare solo la realtà vista e vissuta nella visita, sperimentata e profondamente conosciuta.
Un’altra richiesta a Jaimasaharawi è quella di attivarsi presso l'Algeria per autorizzare ACNUR a entrare nei campi e concedere lo status di rifugiati alla popolazione e i relativi diritti;
7-      Il racconto di un'italiana trascurato, perché?
Vi sottoponiamo questo racconto di una attivista italiana Manola Mambrini Presidente dell’Associazione “Gdeim Izik” di Piombino che ha visitato l'Algeria il 18 gennaio 2016: “Negli aeroporti (di Algeria) un clima diverso. Attenzione massima. Tant’è che sono stata sottoposta a controlli che non mi erano mai capitati. Ad Algeri, durante il cambio dell’aereo per Roma sono stata fermata e portata al posto di polizia. Volevano avere spiegazioni su quello che trasportavo nel bagaglio in stiva... Le donne della scuola nei campi profughi (di Tindouf) mi avevano dato delle medaglie artigianali d’argilla destinate a dei volontari emiliani... niente di metallico. 20 kg di materiale che ho dovuto spiegare un po’ in francese e un po’ in arabo, ma avevo la bolla d’accompagnamento. Ho pure dichiarato che, se necessario, le avrei lasciate”. Evidente che la situazione è difficile. “Ai campi (di Tindouf) sembrava una cosa buffa, scorta armata fino a dove vai a dormire, poi, per 15 giorni, massima libertà di girare tra le tendopoli di Tindouf senza scorta ma solo con la macchina del protocollo (miliziani armati). Prima ci si muoveva con ogni tipo di mezzo. Ora controlli e presidi militari. Controlli pure all’arrivo a Roma”;
Ecco, è un racconto che gli interroganti dovrebbero già prendere in considerazione in passato per assumere una posizione contro l'Algeria. Perché non è stato fatto niente? Non basta, ovviamente, sconsigliare il viaggio da parte di “Viaggiare sicuri” della Farnesina.
Sulla scorta di quanto sopra presentato, chiediamo ai Ministri degli Interni, degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Lavoro:
a.    Se siano a conoscenza del confuso episodio creato dalla consigliera regionale dell’Emilia-Romagna Silvia Prodi e dalle rappresentanti dell’associazione “JaimaSahrawi” in visita in Marocco;
b.    Se non ritengano necessario assumere una forte presa di posizione politica e diplomatica di rispetto dei diritti dei minori saharawi non accompagnati e di tutelarli da ogni strumentalizzazione politica in Italia;
c.    Se e Come intendano procedere sulla questione della discriminazione della Presidente Saliera contro la nostra comunità?
d.    Se non ritengano necessario salvaguardare l’immagine della Repubblica Italiana dalla propaganda separatista e dalla strumentalizzazione di un conflitto regionale artificiale costruito a tavolino attorno all’integrità territoriale marocchina durante la guerra fredda e a causa dell’egemonia del defunto Colonnello Gheddafi e dell’Algeria;
e.    Se il Ministero del Lavoro e della Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione (DGIPI) ed il Comitato Nazionale dei Minori non ritengano necessario prendere provvedimenti e sanzioni contro l’abuso che viola palesemente la modalità di soggiorno dei minori accolti e l’affidabilità dei contenuti di programmi solidaristici umanitari di accoglienza temporanea previsti dalla DGIPI;
f.     Se non ritengano necessario assumere una forte presa di posizione politica e diplomatica, in accordo con i partner europei e con le istituzioni comunitarie, volta a favorire l'effettivo riconoscimento del diritto alla circolazione, al censimento e la registrazione presso HCR della popolazione dei campi di Tindouf come raccomanda il Consiglio di Sicurezza dell’ONU da anni;

Siena, 22/09/2016

I PRIMI FIRMATARI

1.    Yassine Belkassem – Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia – RACMI, Italia.
2.    Joud Mahjoub, Segretario Organizzazione Italo - marocchina Amicizia e Cooperazione di Reggio Emilia e Provincia - OIMAC/RE.
3.    Bensadiq Abdellah, Associazione marocchina nell’Emilia Romagna.
4.    Fikri Hamid, UAM Liguria, Genova.
5.    khallouk Fatima - Forum Italo Marocchino per le Relazioni Bilaterali, Torino.
6.    Diop M’baye, Federazione Africana in Toscana - FAT, Firenze.
7.    Samira El Midaoui, intellettuale, Italia.
8.    EL Matouat Yahya, intellettuale, Milano.
9.    Nadif Mustapha - Associazione – AVS Maniago Volontari Solidali Maniaghese, Pordenone.
10. Said Ben Cheikh – Associazione culturale Marocco – Italia, Piacenza e Provincia.
11. Hammada Said - Associazione Al Yamama, Torino.
12. Berriria Abdellah, Associazione Assalam, Piombino.
13. Rouissam Fatiha, Associazione Mondo Insieme dei Mediatori Culturali. Treviso.
14. Said Meghrass, cittadino marocchino, Brescia.
15. Douiri Charaf, cittadino marocchino, Val d’Aosta.
16. Batal Hassan, interprete, Roma.
17. Idrissi Abderrazzak, cittadino marocchino, Bologna.
18. Abjilini Abdelghafour Associazione Culturale Regionale Alwidadya Umbria.
19. Sellak M’hamed Associazione Oued Eddahab, Siena.
20. Daasane Abdelkader Associazione Futuro, Bergamo.
21. Bouhadi Abdeslam, Associazione Libertà, Brescia.
22. Mohamed Mouharrir - Associazione Amicizia Sardegna - Marocco.
23. Rabia Amadid, politica italiana, Sassuolo.
24. Balboula Abdelilah, Attivista marocchino, Arezzo.
25. Hajraoui Mustapha, Associazione culturale, Torino.
26. Nour Eddine fatty, Artista, Association Assafa, Roma.
27. Abderrahim Naghim, cittadino marocchino, Cuneo.
28. Zouhair El Youbi,Federazione Islamica della Lombardia.
29. Basraoui Abdelmoula, cittadino marocchino, Reggio Emilia.”


venerdì 16 settembre 2016

Giamaica non riconosce più la repubblica dei campi di Tindouf in Algeria

Rabat,16 settembre 2016 — Giamaica ha deciso di ritirare suo riconoscimento alla cosiddetta “rasd”, repubblica dei campi di Tindouf basata in Algeria, indica, ieri, un comunicato del Ministero degli Esteri e della Cooperazione marocchino.
“In un documento ufficiale del suo Ministero degli Esteri e del Commercio Estero, del 14 settembre 2016, la Giamaica dichiara d’aver “deciso di ritirare suo riconoscimento dell’autoproclamata “rasd”””, sottolinea la stessa fonte.
In questo stesso documento, consegnato a Nasser Bourita, Ministro Delegato presso il Ministro degli Esteri e la Cooperazione marocchino, in visita in questo paese dei Caraibi, “la Giamaica esprime con il suo desiderio sincero che la sua posizione di neutralità ed il suo costante sostegno al processo dell'ONU in corso invieranno il messaggio forte che si tiene presso la Comunità internazionale nel suo sforzo per arrivare ad una soluzione giusta e pacifica a questa vertenza regionale prolungata”.
La decisione della Giamaica di ritirare il suo riconoscimento della pseudo “rasd” - che aveva riconosciuto nel settembre 1979 - sarà debitamente trasmessa alle Nazioni Unite, aggiunge il comunicato.
Questa decisione apre importanti prospettive di cooperazione tra Marocco e Giamaica, in numerosi settori che sono state oggetto delle discussioni del Ministro Delegato Nasser Bourita con le alte autorità giamaicani, sottolinea il comunicato.
Riunioni tra esperti marocchini e giamaicani sono già previste entro le prossime settimane per attuare questa cooperazione, mediante il completamento di importanti accordi di cooperazione tecnica ed economica tra i due paesi, in particolare nei domini dell'agricoltura, dell'irrigazione, della sicurezza e del turismo.
È da ricordare che, dall'anno 2000 sono ben 34 paesi che hanno ritirato loro riconoscimento dell'entità fantoccio, di cui 9 Stati della regione dei Caraibi, secondo la stessa fonte.
La “rasd” basata sul territorio algerino, creata e sostenuta nell’ambito della guerra fredda dal colonnello Gheddafi e Algeria, non è riconosciuta né dall’ONU, né dall’UE, né la Liga Araba o la Conferenza della Cooperazione Islamica, sarà cacciata via dall’Unione Africana nei prossimi mesi come sostengono oltre 30 Stati africani perché non ha le carte in regola come Stato


venerdì 2 settembre 2016

Esponenti del Polisario indagati per traffico internazionale organizzato di droga

La Brigata Nazionale della Polizia Giudiziaria marocchina (BNPJ) ha aperto, ieri 01 settembre, un'indagine in seguito allo smantellamento di una rete di traffico internazionale di droga avente legami con persone originarie di Tindouf (Algeria), indica la Direzione Generale della Sicurezza Nazionale (DGSN).
Gli elementi preliminari dell'indagine rivelano che le Forze Armate Reali (FAR) dispiegate nel muro di sicurezza a 280 km Sud-Est di Boujdour, sono riuscite, dopo i tiri di fuoco d’intimidazione, a mettere in fallimento un'operazione di traffico di una grande quantità di droga, sottolineano la DGSN, precisando che quest'operazione ha portato all'arresto di 4 persone e di sequestro di circa 500 kg di droga (Chira).
Le indagini rilevano che gli imputati provengono dai campi di Tindouf (Algeria) ed hanno legami stretti con l’organizzazione “Polisario” e fra i quali appare Majidi Ida Ibrahim Hamim, figlio di Ida Ibrahim Hamim, ex-wali (governatore) del cosiddetto campo “Es-Smara” a Tindouf e l'attuale “ministro dello sviluppo” della sedicente “rasd”, aggiunge il comunicato.
Tutte le persone fermate, la droga e gli oggetti sequestrati sono stati messi a disposizione della BNPJ per approfondire l'indagine, determinare gli altri eventuali complici e smascherare tutte le ramificazioni ed i legami di questa banda criminale.
Non è la prima volta che esponenti del Polisario vengono presi in flagranza in atti illeciti, infatti, nel 27 agosto scorso è stato sequestrato una grande quantità di droghe, in una delle automobili delle milizie dei mercenari del Polisario a Guerguerate nelle frontiere tra Marocco e Mauritania. Invece nel febbraio scorso, una vasta operazione di sicurezza condotta in Mauritania aveva sequestrato una grande quantità di cocaina (2 tonnellate) a bordo di una nave nell’Oceano Atlantico e ha arrestato molti trafficanti fra cui membri del Polisario. Questa rete di narcotraffico serviva a fornire armi ed munizioni ai jihadisti d’AQMI e di altri gruppi armati in Mali e nella regione sub sahariana.
La NATO aveva rivelato che i campi di Tindouf, nel sud-ovest algerino, fanno parte delle zone di transito di traffico di armi. È anche uno degli itinerari privilegiati per i passeurs di cocaina proveniente dall'America latina.
Il Segretario generale dell’ONU ripete nei suoi rapporti presentati al Consiglio di Sicurezza che le zone Est e Sud fuori il muro di sicurezza marocchino confinate con Algeria (Tindouf) e Mauritania si considerano pericolosi per la presenza di bande di criminalità organizzata e di gruppi terroristici.
Tali zone sono sconsigliate di visite e di transito da tutti i governi del mondo compressa la Farnesina. Per molti osservatori tutta la zona desertica dal nord di Mauritania via Algeria e Sahel fino al Mar Rosso è considerata zona di traffico internazionale illecito e del terrorismo.




lunedì 29 agosto 2016

Marocco. Guerguerate, detta “Kandahar” del Sahara è legalizzata. Polisario irritato.

Il 14 agosto 2016, Marocco decide di risanare la zona di Guerguerate, detta “Kandahar”, alla frontiera sud del Marocco con la Mauritania. Un'operazione di risanamento condotta congiuntamente dalla Gendarmeria Reale e la dogana per mettere un termine all'anarchia ed all'insicurezza che prevalevano in questa località molto conosciuta dalla presenza di gruppi terroristici e di trafficanti di vari tipo (armi, automobili rubate, droghe, sigarette ed esseri umani) protetti dalle milizie del Polisario.
Guerguerate che era zona di non diritto sconsigliata per le visite dalla Farnesina e da tutti i governi del mondo, diventata oggi spazio di legalità in seguito alla grande operazione marocchina e sarà collegato alla Mauritania da una strada asfaltata dai servizi dell'ingegneria civile marocchini, che permette così una migliore circolazione e trasporto e che facilita il transito verso il resto d’Africa.
Proprio questa operazione di risanamento che ha irritato i miliziani del Polisario a causa della perdita dei loro redditi generati da questi traffici, quindi, hanno mobilitato i loro canali mediatici a diffondere informazioni false su quest'operazione, pretendono che si tratta di un intervento militare marocchino nella zona cuscinetto in violazione del cessate il fuoco. Menzogne rifiutate dall’ONU il 18 agosto 2016. Insoddisfatti di questa risposta, i separatisti hanno mobilitato Venezuela di portare la questione dinanzi al Consiglio di Sicurezza dell'ONU che si è riunito a porte chiuse il 26 agosto 2016 anche questa volta il CS ha richiesto semplicemente ulteriori informazioni, senza prendere decisione.
Restano nelle mani dei separatisti le manovre mediatiche intossicate in cui divulgano informazioni infondate su una presunta spedizione di materiali e unità militari dalle milizie del Polisario dall’Algeria a “Kandahar”, per ostacolare i lavori stradali.
Tuttavia, il fronte separatista opera a diffondere queste voci dopo il suo fallimento in seguito alle sue pressioni sull'Organizzazione delle Nazioni Unite che non ha credito alle sue fallaci allegazioni e che ha confermato che le attività del Regno, nella suddetta zona, sono totalmente normali.
Da far ricordare che le vere persone colpite dalle operazioni marocchine di risanamento sono proprio i dirigenti separatisti che patrocinano i trafficanti di droga ed i contrabbandieri, come ciò è risultato durante il sequestro sabato, 27 agosto, di una grande quantità di droghe, in una delle automobili delle milizie dei mercenari del Polisario. È ben noto che  Polisario tenta, attraverso questi rumori ad alleviare la situazione esplosiva nei campi di Tindouf che conoscono attualmente una recrudescenza di rabbia e di pressione da parte di gruppi che approfittavano dei redditi di contrabbando ed altre attività illecite che regnavano nella suddetta regione, in particolare la deviazione degli aiuti umanitari.

Oltre a Guerguerate, tutta la zona desertica dal nord di Mauritania via Algeria e Sahel fino al Mar Rosso è considerata zona di traffico internazionale illecito e del terrorismo.

venerdì 26 agosto 2016

Marocco. Discorso del Re Mohammed VI in occasione del 63° anniversario della Rivoluzione del Re e del Popolo

“Lode a Dio, Preghiera e salvezza sul Profeta, sulla sua famiglia e i suoi compagni.
Caro popolo,
Celebrare gli eventi storici non consiste solo nell’evocare i ricordi, ma anche nel riflettere sui valori e sui principi che hanno ispirato nelle generazioni precedenti la volontà di costruire il presente e guardare al futuro con fiducia.
La commemorazione della gloriosa Rivoluzione del Re e del Popolo non fa eccezione a questa regola, tanto più che si tratta di una rivoluzione rinnovata il cui testimone viene passato di generazione in generazione.
Come è foriera di significati nazionali immutabili che riguardano l’attaccamento dei Marocchini al loro Re e al sacrificio affrontato per la libertà e l’indipendenza della loro Patria, così essa è altrettanto carica di significati che illuminano la collocazione del Marocco nel suo contesto: magrebino ed africano.
Questa tappa storica era segnata dal coordinamento e dalla solidarietà tra i Capi della Resistenza marocchina e il Fronte di liberazione nazionale algerino.
Infatti si è deciso di fare del secondo anniversario della rivoluzione del 20 agosto, l’occasione per estendere la rivoluzione a tutti i paesi del Maghreb; il che ha dato luogo a sollevazioni popolari in diverse regioni del Marocco e dell’Algeria.
Inoltre, la Resistenza marocchina ha fornito sostegno materiale e morale alla Rivoluzione algerina, esposta a una violenta campagna avviata contro di lei dalle forze coloniali intenzionate ad annientarla ancor prima del compimento del suo primo anniversario.
Questa sollevazione e questa solidarietà hanno contribuito a ridare vita alla Rivoluzione algerina.

Tanto e talmente bene che, alla fine, i due Paesi hanno svolto un ruolo fondamentale nella liberazione e nell’indipendenza dell’intero continente africano.
Oggi, viste le circostanze che i popoli arabi e la regione del Maghreb attraversano, abbiamo bisogno più che mai di questo spirito di solidarietà per poter raccogliere le sfide comuni in materia di sviluppo e di sicurezza.
Aspiriamo, dunque, a rinnovare questo impegno e questa sincera solidarietà che unisce da sempre i popoli algerino e marocchino, allo scopo di continuare a operare insieme, con sincerità e buona fede, per servire le cause magrebine e arabe e per affrontare le sfide del continente africano.
Caro popolo,
I problemi che affliggono i Paesi africani attualmente – in particolare: il sottosviluppo, la povertà, l’emigrazione, le guerre e i conflitti; oltre alla tentazione, come ultima spiaggia, di gettarsi tra le braccia di gruppi estremisti e terroristici – sono altrettanti mali generati dalla politica disastrosa che il colonialismo ha condotto per decenni.
Questo ha saccheggiato le ricchezze del continente, ipotecato il potenziale e il futuro dei suoi cittadini, ostacolato la sua marcia verso lo sviluppo e gettato i semi della discordia tra i suoi Stati.
Ma nonostante i grandi danni che il colonialismo ha causato, siamo convinti che l’Africa sia in grado di garantire il proprio sviluppo e di cambiare essa stessa il proprio destino, grazie alla forte determinazione dei suoi popoli, al loro potenziale umano e alle loro risorse naturali.
Infatti, la Nostra decisione per quanto riguarda la reintegrazione da parte del Marocco del suo posto naturale all’interno della sua famiglia istituzionale continentale, non è altro che l’illustrazione di questo impegno nell’andare avanti per far prevalere le Cause che sono quelle dei suoi popoli.
Perché l’Africa, per il Marocco, conte più dell’appartenenza geografica e dei legami storici. Essa evoca, in realtà, sentimenti sinceri di affetto e di considerazione, legami umani e spirituali profondi e relazioni di cooperazione proficua e di solidarietà concreta. Essa è, dopo tutto, l’estensione naturale e la profondità strategica del Marocco.
Questo legame pluridimensionale fa sì che il Marocco sia nel cuore dell’Africa, e riservi all’Africa un posto nel cuore dei Marocchini. Ed è per questo che l’abbiamo posta al centro della politica estera del nostro Paese.
Siamo convinti che l’interesse del Marocco sia anche l’interesse dell’Africa e che il suo divenire non possa essere concepito senza di lei. Pensiamo che il progresso e la stabilità o sono condivisi o non sono affatto.
Il Marocco dà sempre ai popoli del suo continente, senza aspettare di ricevere una contropartita. Il suo impegno per le Cause e le preoccupazioni dell’Africa non è mai stato motivato da un desiderio di sfruttamento delle sue ricchezze e delle risorse naturali, a differenza di ciò che si intende con il termine “neocolonialismo”.
Se è naturale che il Marocco tragga vantaggio dalla cooperazione con i suoi fratelli africani, esso considera sempre indispensabile che tale processo sia reciproco.
Noi non consideriamo l’Africa come un mercato per vendere e smerciare i prodotti marocchini, o un contesto adatto a ottenere rapidi profitti; ma come uno spazio d’azione comune per lo sviluppo della regione, a servizio del cittadino africano.
È in questo contesto che il Marocco, a fianco degli Stati africani, concorre alla realizzazione di progetti di sviluppo umano e prestazioni sociali d’impatto diretto sulla vita delle popolazioni della regione.
Così il Marocco non si limita a esportare i medicinali, ma vuole costruire dei laboratori farmaceutici ed edificare istituti e centri sanitari.
Inoltre realizza infrastrutture e centri di formazione professionale e tecnica, così come dei progetti che generano occupazione e reddito stabile, come i villaggi di pescatori. Supporta inoltre i piccoli agricoltori e promuove la conservazione degli ecosistemi.
La prova migliore è la realizzazione del progetto di protezione e di valorizzazione della Baia di Cocody ad Abidjan, come parte di un modello originale di cooperazione tra le imprese pubbliche coinvolte, in Marocco e Costa d’Avorio, con l’adesione attiva del settore privato in entrambi i Paesi.
Questa visione solidale integrata che disciplina le relazioni del Marocco con i suoi fratelli in Africa richiede a tutti gli attori a cui abbiamo aperto la possibilità di inserirsi in questo percorso che si assumano le loro responsabilità e che onorino i loro impegni per mantenere intatta la credibilità del Marocco.
L’Africa, per noi, non è un obiettivo; è piuttosto una vocazione al servizio del cittadino africano, ovunque si trovi.
L’interesse che abbiamo per il miglioramento delle condizioni di vita nel nostro Paese, è rivolto ugualmente ai migranti africani in Marocco, contrariamente a quanto essi sopportano in molte regioni del mondo.
Caro popolo,
Il Marocco è tra i primi Paesi del Sud ad aver adottato una politica solidale autentica per accogliere i migranti sub-sahariani, secondo un approccio umano integrato, che protegge i loro diritti e preserva la loro dignità.
Per attuare questa politica, il nostro Paese, senza condiscendenza né arroganza né denigrazione né discriminazione, ha proceduto alla regolarizzazione dei migranti, conformemente a criteri ragionevoli ed equi, creando per loro le condizioni appropriate per stabilirsi, lavorare e vivere con dignità nella società.
Questo non ha niente di sorprendente se si considera l’accoglienza riservata dai Marocchini ai loro ospiti.
In effetti, le qualità dell’ospitalità, della gentilezza e della cordialità, sono radicate nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni secolari.
Naturalmente, i nostri fratelli africani incontrano qualche difficoltà in Marocco, ma non sono legate al colore della loro pelle, né alla nazionalità, né allo status di migranti.
Peraltro essi godono degli stessi diritti.
Notiamo con grande considerazione e soddisfazione quel che rende questi immigrati particolari: una buona morale e una buona condotta verso gli altri, il desiderio di lavorare, il rispetto della legge, dei valori e delle costanti sacre dei Marocchini.
Tengo a ribadire che noi non facciamo altro che adempiere al nostro dovere nei confronti di questa categoria, considerato che si tratta di persone che hanno rischiato la vita ed abbandonato le loro famiglie e il loro Paese a causa di condizioni d’insicurezza.
Questa politica umanitaria ha reso possibile al nostro Paese copresiedere, insieme alla Germania, il Forum mondiale per la migrazione e lo sviluppo nel 2017 e 2018.
Il Marocco ha respinto, per diverso tempo, i metodi utilizzati da alcuni per il trattamento delle questioni legate alla migrazione; metodi che, d’altra parte, si sono rivelati inefficaci. In compenso, esso è orgoglioso dell’azione che conduce nel settore dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati. E non metterà in discussione questo approccio pratico e umanitario.
Quanto a coloro che lo criticano, questi farebbero meglio, prima di attaccar briga, a offrire agli immigrati anche solo una minima parte di ciò che abbiamo realizzato in questo settore.
Ci rammarichiamo delle derive che hanno segnato la gestione delle questioni relative alla migrazione nello spazio mediterraneo, trascurando tutta la politica reale di inserimento degli immigrati.
Ciò che viene loro offerto, al massimo, sono opportunità di lavoro soggette a condizioni redibitorie, difficili da rispettare per molti di loro.
Caro popolo,
Tutto il mondo parla della questione migratoria e delle tragedie umane subite dagli immigrati.
Questa situazione continua a peggiorare a causa della diffusione del fenomeno dell’estremismo e del terrorismo e del tentativo di ricollegarlo, a torto o a ragione, agli immigrati, soprattutto in Europa.
In questo contesto, incoraggio i Marocchini residenti all’estero a restare attaccati ai valori della loro religione e alle loro tradizioni secolari dinnanzi a tale fenomeno che è estraneo a loro.
Li esorto anche a preservare la buona reputazione per cui sono noti, ad armarsi di pazienza dinnanzi a questa difficile congiuntura, a unirsi e a essere sempre in prima linea tra i difensori della pace, della concordia e del vivere-insieme nei loro rispettivi Paesi di residenza.
Valutiamo le difficoltà che incontrano a causa della perversione dell’immagine dell’Islam e degli attentati terroristici che sono costati la vita a molti di loro.
Inoltre subiscono in pieno le reazioni di alcuni e le accuse da questi mosse in ragione della  loro confessione.
Naturalmente, condanniamo con forza l’uccisione di innocenti e siamo convinti che l’omicidio di un prete è un atto illecito secondo la legge divina, e che la sua uccisione all’interno di una chiesa è una follia imperdonabile. Perché è un essere umano e un uomo di religione, anche se non è un musulmano.
Inoltre, l’Islam ha raccomandato di trattare bene l’ “Ahl al-Kitab” (“Gente del Libro”), come dimostrano i seguenti versetti: “Noi non facciamo distinzione tra i Suoi Messaggeri” e “L’uomo buono è quello che crede in Dio, nell’Ultimo Giorno, negli angeli e nei profeti”.
I terroristi che agiscono in nome dell’Islam non sono musulmani e non hanno alcun legame con l’Islam se non l’alibi di cui si avvalgono per giustificare i loro crimini e la loro pazzia.
Si tratta di individui smarriti condannati all’inferno per sempre.
L’ignoranza li incoraggia a credere che le loro azioni rientrino nel Jihad. Ma da quando in qua il Jihad prevede di uccidere persone innocenti? L’Altissimo ha detto: “Non siate trasgressori; Dio non ama i trasgressori”.
È concepibile che Dio, il Compassionevole, il Misericordioso, possa ordinare a un individuo di farsi esplodere o di uccidere degli innocenti? Eppure l’Islam, come è ben noto, non autorizza alcuna forma di suicidio, per nessun motivo, come evidenziato nel versetto che recita: “Chi ha ucciso un uomo che non ha ucciso, o che non ha commesso violenza sulla terra, è considerato come se avesse ucciso tutti gli esseri umani”.
L’Islam è una religione di pace, come indicato nel Sacro Corano: “Oh voi che credete, entrate tutti nella pace”.
Nell’Islam, il Jihad è soggetto a condizioni rigorose, compreso il fatto che esso non è concepibile se non per necessità di auto-difesa, e non per commettere un omicidio o un’aggressione, poiché attentare alla vita in nome del Jihad è un atto illegale.
Tra le condizioni della sua validità, vi è anche il fatto che la chiamata al Jihad è compito della “Commanderie des Croyants” e non può provenire da nessun individuo né gruppo.
Coloro che incitano all’omicidio e all’aggressione, che indebitamente escludono le persone e che fanno del Corano e della Sunna una lettura conforme ai loro interessi, non fanno che diffondere delle menzogne in nome di Dio e del Profeta.
È questa la vera miscredenza, come dimostra la parola di Dio che dice: “Chi è più ingiusto di colui che mente su Dio e di colui che nega la Verità, quando essa li raggiunge? Non vi è forse nella Geenna un posto riservato ai miscredenti?”, e lo conferma l’Hadith del Nostro Antenato, il Profeta, preghiera e salvezza su di lui: “Colui che mente deliberatamente su di me, si prepari ad occupare il suo posto nell’Inferno”.
Inoltre, essi strumentalizzano alcuni giovani musulmani, in particolare in Europa, e sfruttano la loro ignoranza della lingua araba e del vero Islam per trasmettere i loro messaggi errati e le loro promesse traviate.
La ragione ammette forse che il Jihad venga premiato dalla possibilità di godere di un certo numero di huri? Il buon senso ammette forse che chi ascolta la musica sia destinato a essere inghiottito nelle viscere della Terra, e molte altre mistificazioni?
I terroristi e i radicali compiono di tutto per portare i giovani a unirsi a loro e a combattere le società imbevute dei valori di libertà, apertura e tolleranza.
Inoltre, molti gruppi e organismi islamici ritengono di disporre di un sistema di riferimento tratto dalla religione e di rappresentare, perciò, il vero Islam, il che significa che non è così per gli altri. Ma in realtà essi sono ben lontani dall’Islam e dai suoi valori di tolleranza.
Questo atteggiamento favorisce la diffusione dell’ideologia estremista, di esclusione e  terroristica. Poiché gli apologeti del terrorismo pensano che sia la strada che conduce al’Islam autentico.
Inoltre, sta a questi misurare la parte di responsabilità che spetta loro nei crimini e nelle tragedie umane che sono causati in nome dell’Islam.
Siamo tutti interessati. Chiunque pensa o crede in quello che dico è un potenziale bersaglio per il terrorismo, che ha già colpito il Marocco, poi l’Europa e diverse regioni del mondo.
Di fronte alla proliferazione degli oscurantismi diffusisi in nome della religione, tutti, musulmani, cristiani ed ebrei, devono erigere un fronte comune per contrastare il fanatismo, l’odio e il ripiegamento su se stessi sotto tutte le forme.
La Storia dell’umanità è la prova migliore del fatto che il progresso non può realizzarsi in qualsiasi società afflitta dall’estremismo e dall’odio, che insieme costituiscono il principale fattore di insicurezza e instabilità.
Inoltre, la civiltà umana è ricca di modelli di successo che confermano che l’interazione e la coesistenza interreligiosa generano società civilizzate aperte, dove regnano affetto e concordia, benessere e prosperità.
Lo testimoniano le civiltà islamiche, in particolare quelle di Baghdad e di Al-Andalous, che sono state tra le civiltà umane più avanzate e più aperte.
Caro popolo,
Le risposte nazionali fornite dal Marocco su molte questioni complesse, regionali e internazionali, come lo sviluppo, le migrazioni e la lotta al terrorismo, sono in linea con il suo fermo impegno al servizio dei popoli dell’Africa.
Ciò non è sorprendente dal momento che il Marocco è sempre stato in prima linea tra i sostenitori dell’emancipazione del nostro continente. In questo, camminiamo sulle orme dei Nostri Antenati che, precursori nell’avere fede nell’Africa, hanno lavorato sinceramente per l’unità, per l’apertura e per il progresso dei suoi popoli. In tale occasione il nostro pensiero pieno di raccoglimento e di deferenza va alla memoria immacolata degli eroi della gloriosa Rivoluzione del Re e del Popolo, i Nostri Nonno e Padre venerati, Sua Maestà il Re Mohammed V e Sua Maestà il Re Hassan II, che Dio benedica le loro tombe, e la memoria di tutti i valorosi martiri della Patria.

Wassalamou alaikoum warahmatoullahi wabarakatouh”.

20 agosto 2016

Traduzione non ufficiale