lunedì 16 marzo 2015

MAROCCO. Crans Montana Forum a Dakhla; premiazione talenti giovani africani e nascita di Club Africa Atlantica

DAKHLA. Si è conclusa a Dakhla (Marocco), ieri, la 30ma edizione del Crans Montana Forum (FCM)  sul tema “Africa e la cooperazione Sud-Sud”, evento patrocinato dal Re Mohammed VI, al quale hanno preso parte 112 paesi, a questa occasione, soddisfatto del successo, il presidente fondatore del Forum, Jean Paul Carleton ha detto che “La partecipazione di 800 personalità rappresentanti di 112 paesi al Forum Crans Montana e la perfetta organizzazione illustrano che il Marocco è un paese apprezzato e rispettato nel mondo”.
Alla conclusione il FCM ha premiato diverse personalità internazionali come l'ex presidente dell’Estonia, Arnold Rutel, l'ex capo del governo spagnolo, Jose Luis Rodriguez Zapatero, il segretario generale aggiunto dell'ONU, Philipe Douste Blazy, l’ex ministro francese dell'Ecologia e lo sviluppo duraturo, Jean Luis Borlo e la presidente del Consiglio Economico Sociale e Ambiente del Senegal , Aminata Tall.
Sono stati nominato in qualità di “Nuovi leader del futuro” una trentina di giovani marocchini attivi in diversi settori nel sud del Marocco e una quarantina di africani che saranno accompagnati tutti dal FCM per tre anni per sostenergli a consolidare le loro reti e relazioni regionali ed internazionali. Il FCM dei Giovani Nuovi leader del Futuro è una comunità unica di giovani africani, arabi, europei, asiatici, americani selezionati a base del loro successo professionale eccezionale e la loro esperienza di leadership imprenditoriale e di governo.
L’edizione di Dakhla ha conosciuto, inoltre, la nascita del Club dell'Africa Atlantica dedicato allo sviluppo e alla cooperazione regionale per riunire i principali protagonisti del mondo degli affari, politica e la finanza. Il primo incontro è fissato per 13 giugno prossimo a Bruxelles.
L’evento che costituisce un riconoscimento alle aspettative africane con la partecipazione di ben 36 paesi, cioè la maggioranza dell’Unione Africana è stato organizzato dall’internazionale Forum Crans-Montana in partenariato con l’ISESCO (Islamic Educational Scientific and Cultural Organization), l’OCI, e l’UNESCO.

sabato 14 marzo 2015

Marocco: Grande successo del Crans Montana Forum a Dakhla

DAKHLA (Marocco), 14 MARZO - Gli abitanti di Dakhla, in Marocco, hanno accolto il 12 al 14 marzo con grande fierezza i partecipanti alla 30isima edizione del “Crans Montana Forum”, sul tema “Africa e la cooperazione Sud-Sud”, patrocinata dal Re del Marocco, Mohammed VI.
Hanno partecipato ben 112 Stati, trentasei africani, 30 asiatici, 31 europei e 15 americani, oltre a 20 organizzazioni regionali e internazionali, per un totale di 800 persone in cui un centinaio tra Capi di Stato, Capi di governi, ministri, presidenti di parlamento e parlamentari, rappresentanti della società civile, aziende e privati e la mass media internazionale.
L’apertura dei lavori era caratterizzata dal Messaggio del Re Mohammed VI in cui si è congratulato con i partecipanti per la scelta pertinente del tema centrale del Forum, sottolineando che Dakhla, oltre ad essere una città-piattaforma di scambi multiforme tra l’Atlantico, Maghreb e il Sahel, è chiamata ad aver una posizione centrale nel futuro hub economico africano che sarà dedicata al servizio della pace e della stabilità sub sahariana”, Il sovrano ha fatto sapere che attraverso il nuovo modello di sviluppo  delle regioni del Sahara, che procede da una visione politica ambiziosa a favore di nuova generazione di riforme istituzionali basate sulla regionalizzazione avanzata, il Regno aspira a mettere in valore le specificità locali di suoi territori, promuovere la buona gouvernance locale e sviluppare le politiche pubbliche regionali garanti dell’efficacia e l’intervento dello Stato e del suo partenariato con le collettività locali”.
Rafforzare lo sviluppo economico in Africa, aprendo alla cooperazione Sud-Sud e con un nuovo approccio alle relazioni internazionali, sono gli argomenti affrontati nella prima giornata.
Tra i partecipanti alla prima sessione dei lavori, il sottosegretario alle Nazioni Unite, Philippe Douste Blazy, il presidente del Crans Montana Forum, l'ambasciatore Jean-Paul Carteron, il direttore generale dell'Isesco, Abdelaziz Altwaijri, l'ex primo ministro spagnolo, José Luis Zapatero, il reverendo Usa, Jesse Jackson.
In un mondo strappato dai conflitti, dalla minaccia del terrorismo, “si cerca di dare un messaggio di speranza, che può venire dai Paesi africani che, nonostante gli anni di colonizzazione, e le proprie sofferenze, sono riusciti a mantenere i propri valori e ideali. Non a caso il tema del forum è “Insieme per un mondo migliore”, ha sottolineato il presidente del Crans Montana, Carteron. “Il Marocco - ha aggiunto - spiana la strada in questo contesto per la stabilità”.
I partecipanti hanno anche evidenziato la necessità di migliorare il clima per gli investimenti stranieri e garantire sicurezza ai partner industriali e finanziari, senza dimenticare il ruolo fondamentale che possono avere le donne. “Il futuro dell'Africa dovrebbe essere affidato a loro”, ha detto Zapatero. E ha aggiunto che “Le frontiere e le bandiere non possono costituire barriere per le differenze”. Il contributo alla crescita delle donne e le loro responsabilità sociali sono uno dei temi in discussione al convegno che affronta anche altri argomenti quali l'importanza di promuovere il dialogo fra Africa, Maghreb ed Europa; le nuove forme di cooperazione per prevenire le minacce alla salute; il settore alimentare e lo sfruttamento di quello della Pesca; il turismo come la forma migliore per lo sviluppo economico, l'integrazione e il progresso sociale.
Il reverendo americano Jesse Jackson, presidente e fondatore della Rainbow Push Coalition e ospite d’onore all’edizione 2015 del Forum, ha elogiato “il ruolo d’avanguardia svolto dal Marocco in termini di coesistenza tra le religioni”. “Alla stregua di Gerusalemme, il Marocco costituisce un crocevia di monoteismi: l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam”, ha detto il reverendo Jackson, figura di spicco nella lotta per i diritti civili degli afro-americani. Il reverendo ha inoltre sottolineato che il forum internazionale di Dakhla è l’occasione per “prendere spunto dall’esperienza avanguardista di questo Paese”, definito come “stabile in un mondo in continuo cambiamento.
L’evento organizzato dall’internazionale Forum Crans Montana in partenariato l'ISESCO (Islamic Educational Scientific and Cultural Organization), una istanza dell'OCI, e l'UNESCO, costituisce un riconoscimento alle aspettative africane con la partecipazione di ben 36 paesi africani la stragrande maggioranza  dell'Unione Africane.

La località di Dakhla è stata scelta per la sua posizione strategica e offre, sottolineano gli organizzatori, uno straordinario modello di sviluppo economico e sociale, essendo l'hub regionale tra il Maghreb, l'Africa sub-sahariana e l’Atlantico

domenica 15 febbraio 2015

Giornata internazionale sul Bambino Soldato: Partecipazione delle ONG marocchine e afro europee alla conferenza nel Senato

Intervento di Yassine Belkassem Coordinatore RACMI e FAT alla conferenza nel Senato in occasione della Giornata internazionale sul Bambino Soldato: “Comunicando con grande piacere, oggi, con la conferenza stampa nella sala del Senato della Repubblica Italiana in questa giornata internazionale sui bambini Soldato vorremo ringraziare e apprezzare molto le attività uniche e di avanguardia avviate dall’associazione DOKITA, in Africa a favore dei bambini.
Apportiamo. Inoltre, che in questa ricorrenza internazionale le associazioni africane ed europee hanno organizzato un Sit In simbolico davanti alla Parlamento italiano per lanciare allarme sulla situazione dei bambini arruolati nelle forze armate statali e nei gruppi ribelli, separatisti e terroristici non statali.
In seguito vorremo consegnare e aggiungere negli atti dell’evento di DOKITA questa nostra lettera aperta di: Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI), Federazione Africana in Toscana (FAT), Organisation Colombe Blanche, Associazione Donne e Diritto, Alliance des Sahraouis Marocains en Europe.”

Lettera aperta afro - europea nella giornata mondiale del bambino Soldato

Roma, 12 febbraio 2015
Oggi, 12 febbraio, si celebra la giornata internazionale del Bambino Soldato, per denunciare una piaga particolare che persiste in 23 paesi dove sono sfruttati migliaia di bambini dalle forze statali o dai gruppi armati, sotto gli occhi della Comunità internazionale che sembra impotente a reagire, limitandosi a descrivere la tragedia e a denunciare in modo generico le responsabilità dell’uso dei piccoli Soldati, senza pertanto prendere azioni concrete per mettere fine a questo insulto all’umanità. 
È una giornata dedicata non solo a illustrare la prognosi di una malattia acuta ma di proporre che i fari rimangano accesi su queste barbarie. Oggi noi le ONG marocchine d’Italia e di Francia abbiamo organizzato un sit in davanti al Parlamento Italiano per dare allarme e mettere in guardia contro questo grave problema e le sue imprevedibili conseguenze.
A titolo di esempio, ultimamente, abbiamo visto, che il gruppo terroristico nigeriano Boko Haram ha utilizzato una bambina Kamikaze di 10 anni che si è fatta esplodere assassinando tanti adulti e bambini.  E seguiamo con sdegno da tanto tempo le barbarie commesse contro i bambini in Iraq e Siria dai gruppi terroristici armati del cosiddetto Stato Islamico (ISIS).
Non lontano da questi luoghi, nei campi di Tindouf in Algeria, persiste non solo l’uso del bambino Soldato deportato a Cuba per l’addestramento militare e reclutato nelle milizie armate del Polisario, ma, anche altre forme di violazioni dei diritti dell’infanzia in cui questo bambino è vittima di fame, malattie e malnutrizione perché la sua razione, dal mondo a lui offerta, viene dirottata verso il mercato nero dai responsabili algerini e la direzione del Polisario come testimonia, su questa realtà, l’ultimo rapporto dell’Ufficio Europeo di Lotta Anti Frode (l’OLAF) presentato all’UE. 
Certi tra questi bambini sono stati mandati durante le vacanze d’estate, in Italia e in Spagna nell’obiettivo di strumentalizzali per fini di propaganda. Questi bambini non sono mai stati censiti malgrado le numerose risoluzioni dell’ONU e dell’ACNUR e sono considerati semplicemente come fondo utile per chiedere aiuti internazionali. Sono piccoli soldati utilizzati e all’infinito segregato nel famigerato deserto di Lahmada conosciuto come inferno assoluto sconsigliato da visitare da tutte le cancellerie occidentali per causa dell’insicurezza e il terrorismo. Infatti, riteniamo che l’Algeria è la principale responsabile.
Per tutto ciò, invitiamo pressantemente l’ONU, l’UE, il Parlamento e Governo italiani, il Papa Francesco, l’UNICEF e tutti coloro che hanno a cuore i diritti il del fanciullo di intervenire urgentemente ed di agire contro tutti i paesi iscritti sulla la “lista d’infamia” compresa l’Algeria per rispettare la legalità internazionale e i diritti dell’uomo e per sradicare  questi pericolosi gruppi armati che violano i diritti dell’infanzia e che minacciano la sicurezza del mondo.

Yassine Belkassem

sabato 24 gennaio 2015

Campi di Tindouf in Algeria : L’UE prende misure contro le deviazioni degli aiuti umanitari

Yassine Belkassem

Bruxelles, 24 gennaio 2015 - Dopo le gravissime rivelazioni di un rapporto dell'Ufficio Europeo Anti-Frode (OLAF), L'UE ha preso una serie di misure per limitare le deviazioni massicce ed organizzate degli aiuti umanitari destinati alle popolazioni nei campi algerini di Tindouf, ha affermato Kristalina Georgieva, vicepresidentessa della Commissione europea incaricata del bilancio e delle risorse umani.
Un rapporto dell'OLAF, realizzato nel 2007 con un contenuto svelato, il 22 gennaio alla Commissione Europaea, solo in seguito ad un intervento del Mediatore europeo, ha rivelato l'esistenza di parecchie pratiche fraudolenti e innumerevoli irregolarità in quanto alla distribuzione degli aiuti per anni. “In seguito alle raccomandazioni formulate dall'OLAF. La Commissione europea ha preso parecchie misure che mirano a ridurre il rischio di sopraggiunta delle pratiche fraudolente”, ha assicurato Georgieva in risposta alle domande scritte di parecchi eurodeputati sulla deviazione dall'Algeria ed dai miliziani del Polisario degli aiuti umanitari accordati alle popolazioni dei campi di Tindouf.
Tra le misure adottate dall'Esecutivo europeo, Georgieva ha citato il rafforzamento del controllo dell'Ufficio di aiuto umanitario della Commissione europea (ECHO) e dei suoi partner PAM, HCR, ONG internazionali, ed il miglioramento della trasparenza a tutti i livelli della catena logistica e della distribuzione.  La strategia della Commissione messa in opera dopo l'audizione dell'OLAF in vista di ridurre le deviazioni si appoggia su parecchi elementi di cui una valutazione rigorosa dei bisogni delle popolazioni dei campi in settori specifici come la salute, l'acqua, l'igiene, la nutrizione e l'alimentazione.
Per limitare le pratiche fraudolente rivelate, Georgieva ha aggiunto che  gli aiuti europei portano oramai sui prodotti alimentari che sono ”meno soggetti alla deviazione” per il loro debole valore, il problema di ingombro che rappresentano in termine di stoccaggio e le difficoltà della loro conservazione, cioè prodotti velocemente deperibili. La Commissione ha tenuto anche ad intervenire nei “settori che hanno un potenziale di deviazione” come l'acqua, la riabilitazione dei centri di sanità, ed ad intensificare il controllo della catena logistica e di distribuzione attraverso una presenza regolare del personale di ECHO nei campi, ha sottolineato Georgieva. Dopo l'inchiesta dell'OLAF, la Commissione europea ha ridotto anche il livello dei finanziamenti assegnati ai campi di Tindouf, precisando che l'aiuto umanitario della Commissione era 10 milioni di euro annui dal 1993.
Il rapporto rivela che l'Algeria ed il Polisario procedono da anni alla deviazione organizzata e sistematica di una grande parte di aiuti umanitari internazionali destini alle popolazioni sequestrate nei campi di Tindouf. Il Rapporto indica che il porto algerino di Oran è strategico per gli organizzatori di queste deviazioni. È in seno a questa struttura portuaria algerina che si opera la scelta tra “ciò che deve arrivare e ciò che può essere deviato”, constata l'OLAF che spiega nei termini più chiari che “il numero di fatti di deviazioni riportate, la similitudine delle testimonianze in quanto al nome delle persone avendo beneficiato delle infrazioni, le differenti mode operatorie utilizzate e la durata delle deviazioni non lasciano di dubbio sul fatto che le manovre fraudolenti organizzate si sono prodotti durante un lungo periodo”.
 “Una delle ragioni che hanno reso queste deviazioni possibili è la sopravvalutazione del numero dei profughi e dunque degli aiuti forniti”, spiega l'OLAF nel suo rapporto. L'UE sostiene finanziariamente i campi di Tindouf dal 1975, sulla base di una popolazione valutata dalle autorità algerine a 155.000 persone. “Né l'Algeria né il Fronte Polisario hanno accettato un censimento delle popolazioni dei campi sia organizzato”, sottolinea l'OLAF. L'intervento dell'OLAF ha riportato nel 2005 il numero dei profughi a 90.000. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU chiede e raccomanda, da diversi anni, tramite tantissime risoluzioni un censimento serio della popolazione nei campi, però Algeri rifiuta ogni tentativo di scoprire la vera realtà dei campi e di chi ci abita.

Da apportare che i governi del mondo compresso quello italiano sconsigliano assolutamente ogni viaggi nel sud algerino e nei campi di Tindouf per motivi dell’insicurezza e del terrorismo, in questa zona sono state rapite due italiane dai terroristi locali. 

venerdì 23 gennaio 2015

Scandalo delle deviazioni degli aiuti umanitari nei campi algerini di concentramento a Tindouf

23 gennaio 2015 - Continua lo scandalo in Algeria, come continuano le denunce contro la deviazione organizzata degli aiuti umanitari a Tindouf. L’orrore nell’orrore, campi isolati dal mondo, popolazione oppressa e sequestrata dipendente al 100 per cento di quel poco che arriva dalla generosità di altri, ma quelli aiuti umanitari di altri purtroppo conoscono una deviazione da parte di chi è responsabile nei campi di Tindouf: Algeria in primo luogo.
Sono tantissimi gli europarlamentari che hanno interpellato, giovedì 22 gennaio 2015, la Commissione Europea sul rapporto dell’Ufficio Europeo di Lotta Antifrode (OLAF) che ha evidenziato una deviazione massiccia, sistematica ed organizzata degli aiuti umanitari internazionali destinati alle popolazioni sequestrate in questo posto di negazione dei diritti, durante parecchi anni.
L’Eurodeputato tedesco del gruppo Partito Popolare Europeo PPE, e presidente della commissione Controllo di bilancio (CONT) in seno al Parlamento europeo, Ingeborg Grassle, ha chiesto a Kristalina Georgieva, vicepresidente della Commissione europea incaricata del bilancio e delle risorse umane ed ex Commissario europeo incaricato della cooperazione internazionale, dell'aiuto umanitario ed alle reazioni alle crisi, durante una seduta del commissione CONT, ha chiesto spiegazioni su perché la Commissione europea continuava di assegnare dal 1992 un aiuto annuo di 10 milioni di euro alle popolazioni dei campi di Tindouf in dispetto del sistema di deviazioni constatate dall'OLAF.
L’eurodeputato tedesco Michael Theurer, Coordinatore del gruppo ADLE, Alleanza dei Liberali europei in seno al Commissione CONT ed ex presidente della Commissione di bilancio del Parlamento europeo ha interpellato la Kristalina su questo argomento.
Gli interventi dei parlamentari europee hanno denunciato fermamente queste deviazioni organizzate a grande scala e hanno puntato il dito sulla responsabilità del Polisario e dell'Algeria.
Nella sua risposta, la Kristalina ha riconosciuto l'assenza di controllo rigoroso da parte della Commissione europea sui flussi degli aiuti umanitari nei campi di Tindouf e ha riconosciuto anche che l'Esecutivo europeo non aveva giudicato necessario sospendere l’arrogazione ed aveva continuato ad assegnare ben 10 milioni di euro annualmente per le popolazioni dei campi di Tindouf sul suolo algerino. “La Commissione europea ha preso delle misure per avvertire le pratiche fraudolenti, ma non ha sospeso i finanziamenti”, ha spiegato.
Il rapporto dell'OLAF, realizzato nel 2007 in cui il suo contenuto è stato svelato solo in seguito di un intervento del mediatore europeo.
Oltre alla deviazione, Algeri continua a chiedere al mondo gli aiuti per la popolazione dei campi, basandosi su un numero di 150 mila persone, tale numero è stato contestato dalla popolazione stessa e dall’Alto Commissariato dei Rifugiati dell’ONU. L’ONU chiede e raccomanda da diversi anni un censimento serio della popolazione, ma Algeri rifiuta ogni tentativo di scoprire la vera realtà dei campi.


Yassine Belkassem

mercoledì 21 gennaio 2015

Visita ufficiale del Presidente di Costa d'Avorio in Marocco, firma di 16 accordi bilaterali

di Yassine Belkassem
Marrakech, 21 Gennaio 2015 - Il Presidente della Costa d'Avorio, Alassane Dramane Ouattara in Marocco per una visita ufficiale per 3 giorni, su invito del Re Mohammed VI. Alsuo arrivo all'aeroporto Marrakech - Menara, è stato accolto dal Sovrano eparecchi membri della famiglia Reale. La sua visita ufficiale interviene dopo le visite ufficiali del Re Mohammed VI in Costa d'Avorio nel marzo 2013 ed in febbraio 2014, si inserisce nel quadro di rafforzamento delle relazioni di cooperazione e di partenariato bilaterali legati da una lunga amicizia.
I due capi di Stato hanno avuto un colloquio ufficiale e hanno presieduto la cerimonia di firma di 16 accordi bilaterali istituzionali in diversi settori come la sicurezza, la Giustizia, il trasferimento delle persone condannate, l’estradizione e la collaborazione nella materia penale, gli Affari islamiche, la piattaforma logistica per la commercializzazione di frutta e verdura ad Abijan, l’assistenza reciproca amministrativa nel settore doganale, la sanità, la gestione degli Affari della diaspora e le comunità stabilite all’estero, l’educazione e l’istruzione tecnica, l’ambiente e lo sviluppo duraturo, il finanziamento del progetto di salvaguardia e della valorizzazione della baia di Cocody in costa d’Avorio, oltre al protocollo di cooperazione tra l’istituto marocchino degli Amministratori (IMA) e l’Istituto Nazionale degli Amministratori  di Costa d’Avorio (INADCI).
Questi accordi firmati dai rispettivi ministri e responsabili, consolidano lo slancio della cooperazione reciprocamente vantaggiosa alla quale il Re Mohammed VI e il Presidente ivoriano avevano dato un forte impulso durante la visita reale in Costa d’Avorio, e confortano la visione strategica del Marocco verso i paesi africani e particolarmente verso la Costa d’Avorio.
La cerimonia della firma delle convenzioni si è avvenuta i presenza in presenza del Capo del governo marocchino Abdelilah Benkirane, dei presidenti delle due Camere del Parlamento Rachid Talbi Alami e Mohamed Cheikh Biadillah, del Consigliere del Re Fouad Ali El Himma, e della delegazione ufficiale che ha accompagnato il Presidente.
La visita di Assane Ouattara sarà evidenziata dall’organizzazione, mercoledì, a Marrakech, di un forum marocco-ivoriano sul tema “Marocco – Costa d’Avorio: Una dinamica di co-emergenza in marcia”. La rivista online “abijan.net” la più letta in Costa d’Avorio, parla di una delegazione di circa 150 imprenditori ivoriani sono già in Marocco dal lunedì per rappresentare il loro paese, al forum, accanto agli ufficiali.

Trattative tra Marocco UE a Bruxelles sulla facilitazione di visto d’ingresso

di Yassine Belkassem
Marocco/UE
 Bruxelles 21 gennaio 2015 - Marocco e l’Unione Europea hanno ripreso le discussioni a Bruxelles per la conclusione di accordo di facilitazione del rilascio di visto d’ingresso per cittadini marocchini che desiderano rendersi in Europa.
Questo incontro interviene un anno dopo il verde del Consiglio dell’UE per garantire una mobilità più fluida tra le due parti. Nel giugno 2013 Marocco e l’UE avevano firmato un partenariato per la mobilità che ha permesso l’impegno di negoziato su un accordo che, secondo l’UE, contribuirà a rafforzare gli scambi umani con Marocco. L’accordo dovrebbe interessare in un primo passo gli studenti,ricercatori e gli uomini d’affari nella prospettiva della liberalizzazione dei visti. L’ex presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, aveva, infatti, assicurato che a lungo termine, l’UE non può che sostenere una evoluzione verso la mobilità senza visto dei cittadini marocchini, tenendo conto delle relazioni globali tra Marocco e l’UE e che le condizioni di una mobilità sicura e ben gestita siano riunite. L’accordo dovrà contribuire al miglioramento degli aspetti relative alle condizioni delle prestazioni consolari fornite ai marocchini e alla semplificazione delle procedure d’accesso e di soggiorno regolare compresso la possibilità di visti multipli e di lunga durata. Marocco è il primo paese del mediterraneo con il quale l’UE ha siglato un partenariato per la migrazione e la mobilità. L’obbiettivo è quello di informare meglio le competenze marocchine sulle offerte di lavoro, studi e la formazione disponibili nell’UE e di facilitare il riconoscimento reciproco delle qualificazioni professionali e universitarie. Nell’ambito di questo partenariato, l’UE si impegna ad aiutare il Marocco a rafforzare la sua capacità sui piani legislativi, istituzionali e operazionali in tutti i campi relativi alla migrazione, compressa la prevenzione e la lotta contro la migrazione irregolare, le reti di traffico di migranti e della tratta degli esseri umani, e per elaborare un sistema nazionale d’asilo e di protezione internazionale.

Infine, Marocco e l’UE hanno discusso anche una futura riammissione, che secondo il Regno marocchino, deve essere equilibrata, realistica, iscritta nella durabilità, applicabile sul piano operazionale  e rispettosa della dignità umana dei migranti.