Rapita
attivista a Tindouf in Algeria dal Polisario e bruciata la sua tenda
Le bande
delle milizie dei separatisti “Polisario” nei campi di Tindouf in Algeria hanno rapito l’attivista saharawi Mariem Bent Lahbib Oueld Elhabadi proveniente della
tribù Rguibat Essaouaid bruciando la sua tenda.
Il motivo: Mariem bent Lahbib ha vocalizzato
pubblicamente “VIVA IL RE”, il Re del Marocco, Mohammed VI.
Malgrado l’embargo
e l’oppressione le voci libere a Tindouf si fanno sentire, richiedendo la
libertà e la liberazione dall’Esercito algerino e dalla banda del Polisario, sfidando
lo stesso Esercito e la stessa banda in questa Zona Grigia del mondo.
La situazione dei campi
profughi di Tindouf, gli stessi nei quali è stata rapita la cooperante italiana
Rossella Urru insieme ai due colleghi spagnoli è percepita dai gruppi di
estremisti come un'occasione per creare una zona di non-diritto, come quelle
delle regioni tribali fra l'Afghanistan ed il Pakistan, a Tindouf la collusione
fra separatismo e terrorismo è diventato pericolo imminente dal Sahel-sahara
al Mediterraneo.
La collusione fra
movimenti separatisti, terroristi ed estremisti religiosi, sta gettando la
regione sahelo-sahariana in un'anarchia senza precedenti. La paura è che la zona
di insicurezza si espandi in un territorio ben più ampio, fino a raggiungere le
coste del Mediterraneo.
Il ministro
francese degli Affari esteri, Laurent Fabius, ha già ammonito sul rischio di un
possibile "shaelistan", ossia un'area, principalmente a nord del
Mali, la cui attuale estrema debolezza di governo non permette di controllare
l'immenso territorio, dove potrebbero spadroneggiare dei gruppi estremisti,
come Aqmi o Mujao, e che potrebbe potenzialmente diventare, a causa della
prossimità territoriale con Maghreb ed Europa, peggio dell'Afghanistan.
Anche le autorità
spagnole hanno mandato un messaggio alla comunità internazionale, decidendo di
rimpatriare i propri cittadini e quelli di altri paesi europei installati nella
regione di Tindouf e nel nord del Mali, per via della "crescita
rimarcabile dell'insicurezza" e quindi per possibili atti terroristici
contro cittadini stranieri.
Secondo la
diplomazia spagnola, scrive l'agenzia di stampa marocchina Map, l'instabilità
politica del Mali ha fatto si che il nord di questo paese - caduto nelle mani
di gruppi radicali, capeggiati dal Mujao, il Movimento per l'unicità e la jihad
nell'Africa del Nord, sia diventato "una piattaforma terroristica" ed
un punto di partenza di tutte le azioni terroristiche nella regione.
Appaiono inoltre
sempre più evidenti i legami fra i separatisti del Fronte Polisario e Aqmi,
Al-Qaida nel Magreb islamico, - gruppo, quest'ultimo, che si è fortemente
rafforzato grazie all'instabilità generata dalla guerra civile in Libia, nella
quale è ora presente una vasta zona diventata una grande mercato di armi,
quelle lasciate dal regime di Gheddafi, a cielo aperto - con lo scopo di
controllare e mettere a frutto i traffici, armi, droga, esseri umani e
rapimenti, della regione.
La
situazione dei campi profughi di Tindouf, gli stessi nei quali è stata rapita
la cooperante italiana Rossella Urru insieme ai due colleghi spagnoli, nel nord
del Mali ed in Libia, è percepita dai gruppi di estremisti come un'occasione
per creare una zona di non-diritto, come quelle delle regioni tribali fra
l'Afghanistan ed il Pakistan.
In tale contesto
sarebbero quindi almeno sette i paesi minacciati direttamente: il Marocco,
l'Algeria, la Tunisia, la Libia, il Mali, il Niger e la Mauritania.
Il 30 luglio il
popolo marocchino festeggia il tredicesimo anniversario dell’acceso del suo Re Mohammed
VI al Trono Alauita, in un contesto di globalizzazione accelerata, l’economia
del Marocco ha registrato una evoluzione considerabile grazie alla stabilità
politica garantita dal consenso attorno alla monarchia. 13 anni di impegno del
Re consacrato con tutta energia per mettere a disposizione al suo popolo tutti
i mezzi necessari per un futuro migliore e prospero.
Dopo
un lungo periodo consacrato allo sviluppo delle infrastrutture fondamentali, le
grandi dighe per la produzione elettrica, ristabilimento degli equilibri marco economici
negli anni 90, il Marocco ha registrato una crescita economica di circa 6%.
Dal
1999 il Re Mohammed VI ha iniziato vasti progetti di infrastrutture moderne nei
settori stradale (auto e superstrade), portuale (Tanger Med), e ferroviere (TGV).
Da
osservare che il paese nordafricano ha resistito alla crisi internazionale
conservando buoni risultati nell’industria e nel turismo e grazie alla sua
stabilità e alle proprie competenze continua ad attrarre grandi investimenti
stranieri, come lo dimostrano l’apertura della Renault-Nissan a Tangeri o
Gruppo agroalimentare francese Danone.
Inoltre,
secondo gli esperti internazionali, l'attraetività del Marocco per gli
investimenti stranieri diretti dovrà rinforzarsi anche a lungo termine.
Sul
piano agricolo, una delle ricchezze del paese, lo sforzo di ammodernamento
prosegue (Piano verde) mentre il dinamismo industriale (Piani Emergenza), non
si smentisce.
Acciaio
di alta qualità
Così,
il complesso siderurgico Magreb Steel di Mohammedia che propone una ricca gamma
di prodotti utilizzati, particolarmente, nel settore dei BTP e
dell'elettrodomestico, poni il Marocco nel cerchio dei grandi paesi produttori
di acciaio e viene a rispondere ad una domanda crescente per i prodotti di
acciaio di qualità superiore. La produzione di questo grande complesso è
orientata verso il mercato europeo, africano ed asiatico.
Altri
settori, come l'industria farmaceutica, l'industria chimica, (intorno al
fosfato), l'elettronica, il settore bancario e della finanza costituiscono vantaggi
non trascurabili.
Un
capofila per le energie rinnovabili
Soprattutto,
il Marocco ha saputo investire nei settori dell’avvenire. Il Re ha avviato un
gigantesco piano di sviluppo delle energie rinnovabili che dovrebbe permettere
di ridurre sensibilmente la fattura energetica e, a termine, di essere un paese
leader in questo campo ed anche un esportatore di energia per i paesi europei.
A
giugno scorso, ha avuto luogo dell'inaugurazione, ad Ouarzazate, il più grande
installazione termo solare del mondo. Questa installazione che dovrebbe
avviarsi in 2014 è il primo sito del piano solare marocchino iniziato dall'agenzia
marocchina per l'energia solare (MASEN), che rappresenterà in totale un
investimento di circa 6,4 miliardi di euro, per la realizzazione di cinque
centrali di una potenza totale di 2 000 MW.
Parallelamente
al piano solare, cinque progetti di parchi eoli di 720 MW sono in cantiere per il
2012. Grazie ai venti marittimi, il
Marocco conta su un importante giacimento
di energia eolia di un potenziale di 6000 MW circa.
Bisogna
menzionare anche il grande progetto europeo Desertec per la regione MENA che parte
in 2012 in Marocco e che mira a costruire un sito di 500 MW su una superficie
di 12 km per un costo di 2 miliardi di Euro.
Allo
stesso tempo, la produzione di energia idraulica sarà rinforzata, con la
costruzione di due centrali di nuova generazione, di una potenza di 550 W, che
viene ad aggiungersi alle 26 centrali nel Regno.
La stabilità è una carta vincente considerevole
Queste realizzazioni e questi progetti ambiziosi, ma anche l'azione
in favore dello sviluppo umano e la lotta contro la povertà nella cornice del
programma INDH, permettono al Marocco che ha moltiplicato il suo PIL per 2,3
nello spazio di dieci anni, di mettersi nel gruppo dei paesi emergenti. Durante
una conferenza a Bruxelles sulla tema "Europa e primavera araba", il
31 maggio 2012, il vicepresidente della Banca Europea di Investimento (EIB),
Philippe di Fontaine Vive Curtaz notava che l'evoluzione tranquilla iniziata
dal Re Mohammed VI "rassicura e dà fiducia" agli investitori.
È così come il dinamismo economico, con un buono tasso di crescita
previsto durante i quattro prossimi anni, viene a consolidare un'eccezione
marocchina che si ha potuto constatare sul piano politico, con un'evoluzione in
una notevole stabilità, nella cornice di una monarchia progressista e
democratica.
- Da
qualche giorno la regione dell'Azawad, nel nord del Mali, è sotto il totale
controllo delle organizzazioni qaidiste. Lo ha annunciato il Movimento
nazionale di liberazione dell'Azawad (Mnla), prevalentemente composto da
ribelli tuareg di estrazione laica, dopo che i suoi uomini - per evitare
l'ennesima mattanza di vittime civili - hanno abbandonato il villaggio di
Ansongo, poco distante da Gao, lasciandolo così nelle mani del Movimento
per l'unità e il jihad in Africa occidentale (Mujao). Ansongo era l'ultimo
centro abitato amministrato dal Mnla.
Al resto ci avevano già pensato i
miliziani di Ansar Eddine, stretti alleati di al Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi)e
del Mujao, che avevano provveduto a estromettere dall'area di Timbuctu le
formazioni dei tuareg laici. "Ciò che più impressiona - confida al
Foglio una fonte britannica d'intelligence – è la capacità di reclutamento e
penetrazione nel tessuto economico e sociale mostrata da questi gruppi
islamisti". Basti pensare - aggiunge il nostro interlocutore - "ad
Ansar Eddine, totalmente formato da tuareg di fede islamica, al Movimento per
l'unità e il jihad in Africa occidentale (con la maggior parte dei suoi
effettivi provenienti dai campi saharawi del Fronte Polisario) e ad al Qaida
nel Maghreb islamico che può contare su un insieme di jihadisti che copre tutto
il nord Africa".
Un puzzle terroristico, questo, che tende
ad ampliare e consolidare ogni giorno di più la propria influenza fino a
interagire direttamente, ricalcando in particolare i modelli
palestinesi di Hamas e del Jihad islamico, nella formazione delle giovanissime
generazioni nordafricane. Una formazione in cui l'indottrinamento
religioso rappresenta solo il pretesto per trasformarle nel serbatoio
da cui attingere bambini soldato e giovani attentatori suicidi.
"Purtroppo - continua la fonte
d'intelligence britannica - uno dei principali bacini di reclutamento
per bambini e adolescenti da avviare alla guerra e alla realizzazione di
attentati suicidi è il sud dell'Algeria e, più precisamente, il
territorio che ospita i campi saharawi del Polisario, colpevolmente lasciati a
un destino senza futuro fatto di povertà e violenza criminale. Una realtà
drammatica legata in modo particolare alla piaga del traffico di
stupefacenti, armi ed esseri umani che sta sconvolgendo l'intero Sahel".
A fronte di tutto ciò, il tentativo qaidista di trasformare la regione
dell'Azawad in una loro enclave rappresenta una gravissima minaccia non solo
per la stabilità di quei paesi ma per l'intera comunità internazionale.
Sarebbero almeno undici i campi di
addestramento allestiti nel nord del Mali dai vertici di Aqmi, Ansar
Eddine e Mujao. In questi campi sarebbe stata accertata la presenza di
convertiti europei, di nazionalità britannica, francese e italiana, pronti
a entrare in azione sullo scenario più importante del momento: i Giochi
olimpici di Londra che si apriranno il 27 luglio. Deriva da qui, anche,
la fibrillazione dei servizi e degli apparati di sicurezza britannici. "Temiamo
fortemente - conclude la fonte d'intelligence - non solo i convertiti
europei ma il possibile utilizzo, da parte di tali gruppi qaidisti,
proprio dei cosiddetti baby kamikaze"
Roma, 18 lug. (Adnkronos/Ign) - Fonti vicine al
governo spagnolo, citate dall'agenzia Europa Press, hanno confermato la notizia
dellaliberazione dei due cooperanti spagnoli
Ainhoa Fernandez de Rincon e Enric Gonyalons e dell'italiana Rossella Urru, rapiti il 23 ottobre scorso nel sud
dell'Algeria, nei pressi di Tindouf.
Le fonti hanno affermato che il riserbo del governo di
Madrid sulla vicenda è estremo, anche perché il rientro degli ostaggi potrebbe
essere posticipato di un giorno a causa di una tempesta di sabbia che avrebbe
investito l'area del Burkina Faso dove i tre si sarebbero diretti, dopo essere
stati liberati nel nord del Mali. Secondo il sito del quotidiano El Mundo,
nelle prossime ore un aereo militare spagnolo partirà per recuperare Fernandez
e Gonyalons, mentrela Urru partirà direttamente per l'Italia.
Voci sulla liberazione della Urru si rincorrono da
stamattina ela Farnesina ha fatto sapere che sta effettuando le verifiche del
caso.
Il ministero degli Esteri "sta verificando" le notizie in merito
alla presunta liberazione della cooperante italiana,
afferma ad Aki-Adnkronos International la Farnesina, spiegando che "il
ministro Giulio Terzi segue direttamente la questione attraverso l'Unità di
crisi". La notizia della liberazione della Urru e dei due cooperanti
spagnoli rapiti insieme a lei è riportata dal sito mauritano 'Sahara Media'.
L'attivista mauritano Najib Tawal Ould ha riferito ad
Aki che nella notte è stato scarcerato il saharawi Maminna Ould Faqir,
arrestato lo scorso 4 dicembre in Mauritania con l'accusa di aver fatto parte
del commando che ha rapito i tre cooperanti. L'uomo ha lasciato il carcere
centrale di Nouakchott ed è stato accompagnato dalle autorità mauritane fuori
dalla capitale "in una località ignota - ha detto l'attivista -. Non
sappiamo se sia stato portato in Mali o altrove. Quello che è certo è che il
suo nome faceva parte della lista dei detenuti salafiti da liberare in cambio
della Urru, avanzata dal Mujao". I rapitori della nostra connazionale
avevano subito chiesto la liberazione di Maminna Ould Faqir alle autorità
mauritane. "Non è certo però che sia stato usato per lo scambio con
l'ostaggio italiano", ha precisato l'attivista.
La TV
spagnola Antena 3 condannata a Bruxelles per la strumentalizzazione di una
dramma di una famiglia belga d’origine marocchina per fine propagandistico
contro il Marocco
BRUXELLES 11/07 (BELGIO)
Tra le
libertà di stampa e la manipolazione della Antena 3 spagnola: La TV
spagnola Antena 3 è stata condannata il 12 giugno 2012 dal tribunale di Bruxelles
per aver diffuso continuamente una foto fuori del suo contesto per tentare di illustrare
falsamente l’intervento delle forze dell’ordine marocchine durante lo
smantellamento di un campo di protesta a Laayoune in sud del Marocco.
La foto
in questione era di una tragedia famigliare compiuta dieci anni prima da un squilibrato
mentale a Casablanca.
Il 12
novembre 2010 Antena 3 aveva diffuso nel suo telegiornale tale reportage. Ma la
famiglia delle vittime residenti in Belgio, Rachidi, ha denunciato la
strumentalizzazione della morte dei loro vicini presso il Tribunale Belgio. Il
tribunale ha condannato la TV iberica di un risarcimento di 30.000 euro.
Le manipolazioni
mediatiche dalla Mass media spagnola dell’avvenimenti della Laayoune in Sahara
marocchino hanno strumentalizzato anche le foto di bambini vittime del
conflitto in Medi oriente.
Dopo lo
smantellamento dell’accampamento di Gdem Izik a Laayoune in Marocco, le dichiarazioni
false dei separatisti del Polisario hanno annunciato decine morti e centinaio
di feriti tra i protestanti ma senza presentare nemmeno una identità di una
sola vittima.
La TV Antena
3 si è precipitata pubblicando foto falsificate di feriti e cadaveri, attribuendogli
all’avvenimenti di Gdeim Izik.
Da ricordare
che gli avvenimenti della città di Laayoune sono cominciati il 10 ottobre 2010
quando un gruppo di abitanti della città hanno montato tende nella zona di Gdim
Izik per rivendicazione sociali, casa, lavoro e benefici delle carte di
Promozione Nazionale.
Davanti a
questa situazione, le autorità pubbliche avevano deciso di permettere agli
organizzatori di esprimersi liberamente le loro rivendicazioni a carattere
sociali partendo dalla considerazione che questa forma di manifestazione si
inserisce nel quadro della libertà d’espressione, a condizione che non sia
portata alla minaccia della sicurezza e
all’ordine pubblico e che ci vuole affrontare le rivendicazioni con dialogo
costrittivo, credibile e responsabile.
Le autorità
pubbliche avevano permesso che l’accampamento resta aperto, e hanno assicurato
tutti i bisogni degli occupanti, acqua, medicine, antenna medicale e servizio
di pronto soccorso tenendo che l’accesso e la circolazione siano libere all’interno
e all’esterno dell’accampamento.
Un dialogo
quasi quotidiano è stato tenuto tra i rappresentanti dei protestanti e le
autorità e diversi accordi di carattere sociali sono conclusi. Sulla base di
tutto cio convenuto, il Ministro a proposto l’elaborazione e la firma di un
verbale fissando gli impegni di ogni parte in modo trasparente e responsabile. i
protestanti hanno dichiarato di non giudicare utile la firma di questo verbale
sostenendo di aver piena fiducia verso le autorità.
L’accampamento
ospitava diverse categorie di persone: famiglie povere e precarie, ma anche
persone ricercate e trafficanti, in più un gruppo di opportunisti che ha
stabilito la sua impresa sugli occupanti e hanno iniziato ad agire in modo malintenzionato
al riguardo delle autorità per fallire il dialogo.
Servendo
l’agenda dei separatisti del “Polisario”, si sono formate in seno dell’accampamento
milizie composte da elementi pericolosi. Hanno fatto ricorso all’intimidazione,
la minaccia e alla violenza fisica e psichica contro le persone nell’accampamento,
in particolare contro gli anziani, donne e bambini per impedirli di andare via
e di smontare le tende.
Davanti a
questa situazione, e dopo l’esaurimento di tutte le vie del dialogo e del
regolamento pacifico, le autorità locali sono state costrette a ricorrere alla
forza pubblica per stabilire la legge e far rispettare l’ordine pubblico.
L’intervento
delle forze dell’ordine si contrasto con una resistenza feroce che ha usato
bombe Molotov, bombole del gas, arme bianche, bombe a mano, sassi …
Alcuni gruppi
hanno trasferito le manifestazioni e i confronti nella città di Laayoune che ha vissuto incendi
di casi, beni pubblici e beni privati.
Durante l’intervento
sono deceduti dieci membri delle forze dell’ordine e nessuno civile.
Droga,
business e jihadismo. Il collante dei qaidisti nordafricani
Pio Pompa
Quando nel 2001 i talebani minacciavano di far saltare
in aria le magnifiche e antichissime statue del Budda di Bamiyan, il resto del
mondo si illudeva che non l’avrebbero mai fatto. A distanza di undici anni lo
scenario si ripete a Timbuctù, nel cuore del Mali, dove il gruppo jihadista di
Ansar Eddine, affiliato ad al Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi), ha distrutto
venerdì scorso tre dei sedici santuari islamici della città dopo che, due
giorni prima, l’Unesco ne aveva proclamato lo status di patrimonio dell’umanità.
A nulla è servito il fatto che Timbuctù, dove riposano le spoglie di 333 grandi
eruditi dell’islam, sia stata un crocevia della cultura musulmana espandendone
l’influenza in ogni direzione.
Ancora una volta, le formazioni qaidiste dimostrano che
nella loro azione la religione c’entra poco o niente. C’entrano invece, in un
intreccio estremamente pericoloso, i rapporti organici stabiliti con i
narcotrafficanti dell’America latina, con le multinazionali del contrabbando di
armi e di esseri umani, con le bande specializzate nei sequestri di persona e
nelle operazioni di pirateria. Persino componenti importanti del movimento del
Polisario, pesantemente infiltrate da Aqmi, risultano coinvolte in queste
attività criminali.
Business criminale e jihad, è la miscela che alimenta
e accomuna le formazioni qaidiste nordafricane nella loro strategia di
destabilizzazione e conquista del territorio. Una miscela che ha reso vani i
tentativi, specie da parte algerina e francese, di contrastare una simile
offensiva attraverso la creazione di false cellule di al Qaida da infiltrare
nei gruppi più importanti del terrorismo islamico, a partire proprio da al
Qaida nel Maghreb islamico, Ansar Eddine e Monoteismo e jihad in Africa
occidentale (Mujao).
L’esito è stato pressoché disastroso, giacché
all’interno di tali false cellule, composte da algerini, molteplici sarebbero
stati gli episodi di tradimento della missione da svolgere, rendendo
difficilissimo distinguere i terroristi veri da quelli spacciati come tali e
controllati dai servizi di intelligence di Algeri. Il che rende verosimile,
unitamente alle conferme avute da fonti diplomatiche britanniche, quanto
recentemente affermato dall’ex agente dei servizi algerini, Karim Moulai, sul
radicale e repentino mutamento di strategia adottato dal governo di Algeri nei
confronti delle citate formazioni qaidiste. Secondo Moulai, il presidente
algerino, Abdelaziz Bouteflika, avrebbe personalmente incontrato i capi di tali
formazioni proponendo “un accordo che prevede una sorta di processo di
riconciliazione con il network locale di al Qaida in cambio del suo disarmo,
dell’assicurazione di non compiere attentati in Algeria e del rilascio degli
ostaggi europei, in particolare di Rossella Urru e dei due cittadini spagnoli
sequestrati a Tindouf, nonché dei diplomatici algerini rapiti a Bamako”. Il
tutto dovrebbe perfezionarsi con l’annuncio da parte di Bouteflika di un nuovo
piano di riconciliazione nazionale. Sennonché si tratterebbe di una offerta di
accordo subito percepita dai capi qaidisti come un palese segno di debolezza,
destinato al sicuro fallimento.
Gli attacchi jihadisti continueranno, come pure il
business legato al traffico di droga e a tutto il resto. Intanto gli Shabaab
somali, stretti alleati di al Qaida nel Maghreb islamico, tornano ad
affiancarsi al gruppo nigeriano dei Boko Haram nella strage domenicale di
cristiani attaccando due chiese, nella città keniota di Garissa, uccidendo 17
persone e ferendone almeno 50. Chissà se i due telecronisti tedeschi, che hanno
definito Balotelli e Cassano “cani randagi”, sanno che lo stesso epiteto viene
usato dagli islamisti nordafricani, e non solo, contro ebrei e cristiani.