domenica 23 agosto 2015

Stop allo sfruttamento dei bambini saharawi dal PD: Algeria è responsabile delle negazioni dei loro diritti nei campi di Tindouf

Noi nella Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) esprimiamo la nostra sorpresa e il nostro sdegno della strumentalizzazione politica in cui sono stati vittime i bambini provenienti dai campi di Algeria, alla festa del PD di Reggio Emilia, e protestiamo con forza sull’atteggiamento ostile all’integrità territoriale del Marocco espresso dal signor Andrea Costa, responsabile di questa festa.
Ribadiamo, come abbiamo fatto sempre, che è apprezzabile l’azione umanitaria, ma, è nostro dovere attirare l’attenzione sullo sfruttamento di questi piccoli per ragioni politiche e la loro strumentalizzazione per i bisogni della propaganda dei separatisti del Polisario che non perdono occasione per servirsi delle popolazioni dei campi – quali che siano le loro età e le loro sensibilità – per utilizzarli a fini politici, militari e soprattutto sfruttare le loro sofferenze ed il dramma che vivono per ottenere più aiuti e fondi. Da sottolineare che il Bambino Soldato è sempre reclutato nelle milizie armate dei campi algerini.
Da informare, altresì, che arrivano in Italia solo i figli privilegiati dei capi del Polisario, mentre i figli dei poveri o dei schiavi di colore nero non avranno mai la possibilità di uscire dai campi d’isolamento.
In questi campi il bambino, come il resto della popolazione, non ha diritti di spostarsi o d’integrarsi in Algeria; è affamato e malnutrito perché la sua razione offerta dal mondo viene dirottata da algerini come denuncia, nel gennaio 2015, un rapporto dell’Ufficio Europeo della Lotta Anti Frode (l’OLAF); è gravemente malato come testimoniano alcuni medici di Bologna; mai censito malgrado le numerose risoluzioni dell’ONU; è insicuro perché nei campi algerini regnano i pericoli dell’incertezza nel futuro, dell’insicurezza per la presenza di varie sigle di terrorismo internazionale, proprio per questo, sia la Farnesina che tutto il mondo sconsigliano le visite a questi campi.
Sottolineiamo che Algeria è la responsabile di questi crimini contro l’umanità e chiediamo ai Piddini marocchini, e alla nostra comunità marocchina di protestare contro questo grave atteggiamento del responsabile del PD reggiano; e chiediamo a tutti che hanno a cuore i diritti del fanciullo di rispettare i diritti dei bambini e di far pressione su Algeria per rispettare i diritti dei bambini.

Sabato 22 agosto 2015

Yassine Belkassem, Coordinatore nazionale di RACMI, Siena
Koubi Elhassane, Associazione Hilal, Bologna
Naima Daoudagh, Associazione INSIEME, Brescia
Abdallah Khezraji, Circolo ricreativo Hilal, Treviso
Bensadiq Abdellah, Unione dei Centri di Cultura Islamica nell'Emilia-Romagna
Federazione Islamica dell'Emilia Romagna
Abdesselam Bouhadi, Associazione Alhoria, Brescia
Berriria Abdellah, Associazione Marocchina Assalam, Piombino e Val di Cornia, Livorno
Nezha El Ouafi, Forum Marocco delle Competenze
Zouhair El Youbi, Consiglio delle Relazioni Islamiche in Italia, Brescia
Rabia Amadid, Unione Associazioni Marocchine in Emilia Romagna
Balboula Abdel Ilah, Federazione Regionale Islamica, Toscana


martedì 28 luglio 2015

Algeria è responsabile delle negazioni dei diritti di bambini saharawi nei campi di Tindouf

Noi nella Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) non ci risulta che i bambini ricevuti a Sasso Marconi (BO), sono dal Marocco, come ha preteso il medesimo comune, ma sono dall’Algeria.
È apprezzabile l’azione umanitaria, ma, è nostro dovere attirare l’attenzione sullo sfruttamento di questi piccoli per ragioni politiche e la loro strumentalizzazione per i bisogni della propaganda dei separatisti del Polisario che non perdono occasione per servirsi delle popolazioni dei campi – quali che siano le loro età e le loro sensibilità – per utilizzarli a fini politici, militari e soprattutto sfruttare le loro sofferenze ed il dramma che vivono per ottenere più aiuti e fondi. Da sottolineare che il Bambino Soldato è sempre reclutato nelle milizie armate dei campi algerini.
Oltre ad apprezzare il Comune di Sasso Marconi per aver evidenziato che nei “campi in cui sono costretti a vivere in condizioni di povertà e isolamento socio-culturale”, vorremo apportare che la situazione del bambino in questi campi algerini è tragica non solo per la “torride temperatura del deserto” come ha illustrato il medesimo comunicato, ma per la negazione di loro diritti fondamentali.
Da informare che arrivano qua solo i figli privilegiati dei capi del Polisario, mentre i figli dei poveri o dei schiavi di colore nero non avranno mai la possibilità di uscire dai campi d’isolamento.
In questi campi il bambino non ha diritti di spostarsi o d’integrarsi in Algeria; è affamato e malnutrito perché la sua razione offerta dal mondo viene dirottata da algerini come denuncia, nel gennaio 2015, un rapporto dell’Ufficio Europeo della Lotta Anti Frode (l’OLAF); è gravemente malato come testimoniano alcuni medici di Bologna; mai censito malgrado le numerose risoluzioni dell’ONU; è insicuro perché nei campi algerini regnano i pericoli dell’incertezza nel futuro, dell’insicurezza per la presenza di varie sigle di terrorismo internazionale, proprio per questo, sia la Farnesina che tutto il mondo sconsigliano le visite a questi campi.
Sottolineiamo che Algeria è la responsabile di questi crimini contro l’umanità, chiediamo a tutti che hanno a cuore i diritti del fanciullo di far pressione su questo Stato per rispettare i diritti dei bambini.


Martedì 28 luglio 2015

sabato 18 luglio 2015

Islam: Redouane ringrazia Mattarella per messaggio Ramadan, e lo invita alla Moschea di Roma

Il segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia, noto come la grande moschea di Roma, Abdellah Reouane ha ringraziato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per il messaggio inviato dal Capo dello Stato ai musulmani italiani in occasione della festa della fina del Ramadan, Id al Fitr, che si è celebrata ieri nelle principali città del nostro paese.
Con un telegramma inviato presso il Quirinale, Redouane ha scritto che “a nome del Centro Islamico Culturale d'Italia e di tutti i musulmani desidero ringraziarLa per il generoso pensiero e le parole d'augurio”. Il direttore della grande moschea di Roma ha ricordato che “da sempre il Centro Islamico è in prima linea nella condanna di ogni radicalismo e nella lotta contro ogni espressione eversiva e degenerativa della religione e dei sentimenti dei fedeli. La via del dialogo è la via maestra a cui tutti siamo chiamati, e che sempre ci ha illuminato e specialmente nelle lunghe giornate di digiuno. La via della reciproca comprensione, della misericordia e del perdono è la via a cui Dio ci chiama”.
La lettera si è conclusa con “l'augurio di averLa presto con noi alla Grande Moschea, accolga, Signor Presidente, i sensi della più alta stima”.


IBTimes Italia

venerdì 17 luglio 2015

Messaggio del Presidente Mattarella in occasione della conclusione del mese islamico di Ramadan

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della festività di Eid al Fitr, al termine del sacro mese del Ramadan, ha rivolto "a tutti i cittadini italiani di fede islamica e ai numerosi musulmani ospiti o residenti nel nostro paese, i più cordiali auguri.
Il pluralismo di culto e il rifiuto di ogni forma di discriminazione basata sull'appartenenza religiosa sono conquiste storiche garantite dalla nostra Costituzione.
Le celebrazioni dell'Eid al Fitr ci invitano a coltivare, con forza e determinazione, nel rispetto delle diversità, un costruttivo dialogo tra religioni. 
Auspico quindi che l'odierna ricorrenza possa costituire occasione per ribadire il rifiuto di ogni odiosa strumentalizzazione, nel rispetto dei valori e degli ideali che da sempre guidano l'azione dell'Italia".


Roma, 17 luglio 2015

http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Comunicato&key=685

domenica 5 luglio 2015

Proposta di risoluzione del PE di sospendere aiuti umanitari ai campi di Tindouf a causa della loro deviazione da parte di Algeria e Polisario.

Proposta di risoluzione del Parlamento europeo presentata dagli europalamentari Steeve Briois, Marine Le Pen, Louis Aliot, Gilles Lebreton, Sophie Montel, Dominique Bilde, Aymeric Chauprade, Jean-François Jalkh, sulla sospensione dell'aiuto umanitario ai campi di Tindouf in Algeria a causa della deviazione di fondi da parte del Fronte Polisario. 
Il Parlamento europeo, considerando che l'Ufficio europeo di lotta alle frodi (OLAF) ha rivelato l'esistenza di una rete dedita a un uso improprio degli aiuti umanitari, che non sarebbero stati assegnati alle popolazioni di rifugiati ma piuttosto distribuiti sui mercati sub-sahariani;
Considerando che l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) non ha potuto realizzare nessun censimento affidabile nei campi di Tindouf; 
Condanna l'atteggiamento delle autorità algerine che rifiutano di collaborare con l'Alto Commissariato per i rifugiati al fine di stabilire un censimento trasparente e lottare contro la deviazione degli aiuti umanitari da parte del Fronte Polisario; 
Chiede alla Commissione di sospendere immediatamente la concessione di aiuti umanitari per il campo di Tindouf finché l'UNHCR non avrà effettuato un censimento del numero dei rifugiati; 
Incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, corredata dei nomi dei firmatari, alla Commissione, al Consiglio e agli Stati membri.

domenica 21 giugno 2015

Marocco forte di sua stabilità diventa meta di grandi investitori internazionali. PSA Peugeot - Citroen realizzerà impianto a Kenitra

La casa automobilistica francese PSA Peugeot - Citroen intende realizzare un impianto da oltre 500 milioni di euro a Kentira in Marocco per aumentare le vendite nei mercati emergenti, inizierà a produrre annualmente 200 mila auto e 200 mila motori entro il 2019 con una forza lavoro di 4.500 persone. Lo ha reso noto l’amministratore delegato dell’azienda, Carlos Tavares, dopo la firma del contratto di investimento nel Palazzo Reale del Marocco, a Rabat, venerdì scorso,
“Questa apertura testimonia che il Marocco raccolta i frutti della sua stabilità politica garantita dalla sua monarchia” ha commentato l’universitario francese Jean Claude Martinez, precisando che “grazie alla sua monarchia, il Marocco rimane l’unico polo di stabilità della riva mediterranea africana, tale stabilità ha ricadute positive sul piano economico, particolarmente nel settore degli investimenti stranieri”. Tutti gli ingredienti di sviluppo economico sono riuniti nel miracolo marocchino, in cui la sicurezza, la stabilità, il clima favorevole agli affari, la manodopera qualificata e il buon mercato, le infrastrutture di base che rispondono agli standard internazionali, oltre alla sua posizione geografica in quanto hub tra Europa e Africa”, ha spiegato il diplomatico francese.
Questo “investimento, inserito nel partenariato firmato tra Marocco e Francia il 28 maggio a Parigi nell’Incontro di Alto Livello che ha tracciato la linea guida bilaterale per i prossimi due anni, è un nuovo segno di fiducia espresso da un grande gruppo francese alla potenzialità di sviluppo economico marocchino” ha sottolineato Charles Fries, ambasciatore di Francia a Rabat.
Il Marocco è diventato in questi ultimi anni una destinazione di scelta degli investimenti ed una terra di predilezione per i capitali internazionali alla ricerca di opportunità.
Per la sua posizione geografica a due passi dal’Europa, l'ammodernamento delle sue infrastrutture portuarie e stradali e la sua stabilità economica e politica, il Marocco si impone come una piattaforma attrattiva per le imprese desiderose di lanciarsi nel mercato africano.
Gli investimenti Diretti Stranieri (IDE) hanno conosciuto così un progresso notevole in Marocco, diventato il terzo paese dell'Africa più attrattiva per gli investitori stranieri, grazie alla sua posizione strategica e la sua mano d’opera qualificata. I flussi degli IDE hanno raggiunto 11,7 miliardi di dirham a fine maggio 2015, con un progresso di 22,8 per cento rispetto all’anno precedente.
Concernente il settore automobile, il gruppo francese Renault s’ è installato a Tangeri e produce 300.000 automobili ogni anno, ciò che ha spinto parecchi casse automobili a raggiungere Marocco, mentre altri costruttori automobili stanno per stabilirsi in Marocco. Difatti, il successo di Renault Tanger ha stimolato l'appetito dei grandi costruttori automobili, come il caso della gigante PSA Peugeot - Citroen.
Il “Piano Emergenza”, strategia che capitalizza sulle esperienze compiute nei settori dell'automobile, l'aeronautica e l'offshoring ha ben contribuito all'attrazione dei grande industriali internazionali. Si tratta di una strategia 2014 - 2020 che creerà 500.000 posti di lavoro nell'industria, su dei bisogni globali stimati a 1,3 milione. La metà di questi posti saranno creati dagli IDE, in direzione dai quali una strategia innovativa sarà adottata. Il contributo dell'industria al PIL passerà a tal punto, da 14 pc attualmente a 23 pc nel 2020.
Così, il Marocco si posiziona come riferimento regionale nel campo dell'industria aeronautica, come ne manifesta l'insediamento della multinazionale di fama internazionale particolarmente “Bombardiere” che ha appena investito 200 milioni di dollari per sostenere lo sviluppo del settore dell'aeronautica africana. La decisione del terzo più grande costruttore aeronautico nel mondo dopo Boeing ed Airbus di stabilire una fabbrica di fabbricazione in Marocco rifletta l'emergenza del Regno in quanto hub in pieno sviluppo per l'industria aeronautica mondiale. Questa realtà è stata dedicata ultimamente con la finalizzazione a Bourget, in Francia, dell'accordo di insediamento in Marocco della nuova fabbrica dell'aeronautica, Figeac Aero, specializzata nell'industria aeronautica. L'accordo in questione riguarda l'insediamento di un'unità industriale a Casablanca con un costo di 25 milioni di euro.


venerdì 19 giugno 2015

RACMI in Giornata mondiale del rifugiato: Algeria è responsabile di tutte le negazioni dei diritti del rifugiato a Tindouf

All’occasione della Giornata mondiale del rifugiato, 20 giugno, la Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) dedica questa nota alla situazione incettabile nei campi di Tindouf in Algeria, mondialmente condannata. All’impotenza di chi ha il dovere di protezione dei rifugiati ovvero dell’Alto Commissariato dell’ONU dei Rifugiati (HCR). E all’aberrazione dell’Algeria che concede armi bellicose ai separatisti Polisario ma riduce alla fame l’intera popolazione dei campi.
La situazione delle persone che si trovano in questi campi, definiti “carcere a cielo aperto”, è irregolare secondo il Diritto internazionale umanitario. La presa in ostaggio di popolazione intera, uomini, donne e bambini per scopo politico; la persistenza di questa situazione da quaranta anni; il carattere militare e l’arruolamento del Bambino soldato; le deviazioni degli aiuti umanitari internazionali; la tratta delle persone; e peggio ancora l’essenza di cifre esatte sul numero delle persone che vivono in questi campi, sono elementi che conferiscono a tale situazione un carattere fuori norma nel mondo.
Se, in generale, la situazione dei diritti dell’uomo sta tra zona di non-diritto e territorio d’eccezione in quanto è assente il quadro giuridico della popolazione, oltre alla localizzazione geografica sul territorio algerino, coniugata con la presunta gestione di fatto dall’organizzazione separatista Polisario è dunque doppiamente inaccettabile. Dal fatto che non si accorda una “delega” di sovranità e quindi la responsabilità da parte di uno Stato ad una organizzazione militare non-statale (Polisario). Proprio questa assurdità scelta algerina che ha portato all’assenza della protezione alla popolazione da parte dell’HCR.
Quanto alla situazione individuale dei diritti dell’Uomo in questa zona, la violazione è quotidianamente sistematica di tutti i diritti fondamentali senza aver alcun mezzo al ricorso giuridico. Niente libertà di circolazione, è vietato abbandonare i campi controllati 24/24h, presenza di una infinità di blocchi di controllo tra i campi per evitare ogni tentativo di fuga … Niente libertà d’associazione o espressione. Niente diritto all’istruzione e alla scolarizzazione nelle scuole algerine, i bambini si trovano spesso inviati nei paesi lontani, come Cuba, senza il consenso dei loro parenti.  Niente diritto di lavoro in Algeria. Niente diritto di scegliere la residenza o domicilio fuori i campi. La popolazione dei campi è dipendente al cento per cento dagli aiuti umanitari internazionali, i cui le organizzate deviazioni da parte di algerini e del Polisario, sono ben note e confermate dai rapporti del PAM, HCR, OLAF e l’UE.
Questa drammatica situazione ha una responsabilità precisa: Algeria. Paese di “accoglienza” che rifiuta di applicare le sue obbligazioni relative al diritto internazionale della protezione dei rifugiati di Tindouf, rifiuta tutti gli appelli del HCR e tutte le raccomandazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per il censimento e la registrazione. Ovviamente, dietro le negazioni dei diritti di queste persone oltre a povertà, malattie, isolamento dal mondo, ci sono interessi egemonici, politici ed economici algerini.
Quindi, visto il diritto internazionale legittima l’ingerenza per proteggere i rifugiati, e in difesa e in solidarietà con la popolazione nei campi di Tindouf, RACMI condanna la politica algerina e lancia appello pressante e urgente alle istituzioni italiane locali e nazionali, l’ONU, l’UE, le ONG internazionali dei diritti umani, l’opinione pubblica nazionale ed internazionale e alla mass media di fare pressione sull’Algeria per permettere ai rifugiati saharawi sul suo territorio di godere di tutti i diritti garantiti dalle Convenzioni internazionali relative ai rifugiati, alle quali Algeria ha aderito, in particolare il diritto di essere censiti ed immatricolati presso HCR, la libertà di circolazione e la possibilità d’accedere ad un lavoro dignitoso. E chiede alle Istituzioni europee e italiane, per affrontare le deviazioni, di attuare meccanismi per garantire l’arrivo degli aiuti umanitari ai loro beneficiari nei campi.


19 giugno 2015