mercoledì 11 aprile 2012

Algeria, Tuareg algerini, Tuareg maliani … e l’imbarazzo dei separatisti polisario


Algeria, Tuareg algerini, Tuareg maliani … e l’imbarazzo dei separatisti polisario
Fonti ben informate a Tindouf (sud ovest d’Algeria in cui Rossella Urru è stata rapita nell’ottobre 2011) hanno confermato al sito “Polisario Confidentiel”, il  9 aprile 2012, che il capo dei separatisti  polisario ha confidato ai suoi vicini di essere molto imbarazzato dall'attitudine adottata d’Algeri sulla partizione di facto del Mali.
Perché la situazione che regna in nord maliano è ormai nelle mani dei separatisti Tuareg, in connivenza con i terroristi dell’Al Qaeda nel Magreb Islamico (AQMI), agghiaccia tutta la direzione del Polisario.
I separatisti del Poliasrio considerano che l’entusiasmo d’Algeri a rigettare la dichiarazione d’indipendenza in nord maliano, mette entrambe sia Algeri che polisario in una situazione insensata. Dal fatto, rilevano i polisario,  che la decisione algerina è contrario al principio d’autodeterminazione dei popoli che Algeri dichiara di difendere attraverso il suo sostegno al Polisario per la separazione del Sahara marocchino, detto impropriamente “Sahara occidentale”.
È vero che l’attitudine algerina relativa all'indipendenza dell’Azawad è dettata dal timore del contagio dell’indipendenza dei Tuareg non si estende agli altri tuareg del sud algerino.

sabato 7 aprile 2012

Nota sul rapimento di tre volontari, l’Italiana Rossella Urro e due spagnoli avvenuto 22 ottobre 2011 in Algeria: Ambiguità e sconforto


Nota sul rapimento di tre volontari, l’Italiana Rossella Urro e due spagnoli avvenuto 22 ottobre 2011 in Algeria: Ambiguità e sconforto

Yassine Belkassem*
Rinnovando la condanna al vile rapimento di tre volontari, l’Italiana Rossella Urro e due spagnoli, avvenuto il 22 ottobre 2011 in Algeria, chiedendo la liberazione immediata degli ostaggi e rinnovando altresì la solidarietà e la vicinanza alle vittime e ai loro familiari. Ma la facilità dell’esecuzione del rapimento e la reazione tardiva delle autorità competenti impongono numerosi interrogativi. Credo che sia prioritario di sapere dove, come e perché è avvenuto questa operazione terrorista.
Luogo di rapimento. È accaduto nei campi dei “rifugiati” che si trovano a Tindouf in Algeria, una zona altamente sorvegliata in ragione che vi si trovano le più grandi basi militari algerine, i depositi delle armi e munizioni e gli alloggi di tutti i dirigenti del “Polisario“ (“Polisario“ organizzazione armata basata a Tindouf, creata e sostenuta dall’Algeria e Gheddafi, chiede di separarsi dal Marocco).
La zona è sottoposta a una rete di sicurezza algerina che controlla ogni movimento dei miliziani stessi e di tutto ciò che accade dentro e fuori i campi.
L’alloggio dei volontari si trova a Rabouni a 500 metri dalla residenza dei visitatori europei e a meno di 900 metri dal Segretariato generale (La sede di Mohammed Abdelaziz capo del “Polisario”) e a circa 1500 metri dal cosiddetto  “Ministero della difesa”.
Nello stesso giorno del rapimento si è svolta una larga riunione (civili e miliziani) della Direzione generale del “Polisario“ fino alle ore 20.00  (900 metri dalla residenza dei volontari).
Perché i terroristi hanno scelto i volontari europei? I volontari disturbano? I volontari controllano che gli aiuti umanitari arrivino ad ogni campo e ne verificano la distribuzione in funzione di norme e criteri specifici. Per evitare ogni probabile manipolazione di tali aiuti umanitari, essi stessi acquistano tutti i prodotti dal mercato di Tindouf.
La presenza dei volontari disturba i dirigenti del “Polisario“ che dirottano e rubano facilmente gli aiuti umanitari prima ancora di mostrarli ai volontari per la verifica.
Il lungo soggiorno dei volontari e il loro continuo spostamento all’interno dei campi per il loro controllo dell’acquisto e della distribuzione ha dato l’opportunità di iniziare un processo di scoprire il numero esatto della popolazione nei campi, “segreto” che l’Algeria ed i dirigenti del “Polisario“ non permettano mai a nessuno di conoscerlo, malgrado le raccomandazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dell’ACNUR e delle ONG internazionali per organizzare un censimento.
Per questa ragione alcuni dirigenti del “Polisario“ desiderano liberarsi dei volontari e riaffidare la funzione di acquisto e distribuzione al “Polisario“ e per mantenere il “segreto”.
Ancora oscurità nella “zona grigia”: Il rapimento si evidenzia impossibile senza la complicità interna di elementi del “Polisario” e dell’Algeria, che sapevano precisamente dove si trovavano gli europei, i posti di blocco, le basi militari algerine, le strade …
Un Flash back doveroso, nel 1984 l’organizzazione separatista “Polisario“ ha avviato un assalto  per deportare numerose famiglie arabe di beduini dal nord del Mali (Barabiche), per aumentare il numero degli abitanti dei campi e moltiplicare le unità militari. Questo assalto ha lasciato cicatrici indimenticabili e profonde nelle famiglie e nelle tribù del nord del Mali. Per questo i maliani hanno una certa ostilità verso “Polisario“.
I problemi tra i ranghi del “Polisario“ sono aumentati dopo la fine della guerra fredda e ultimamente dopo la Primavera araba; tutta l’attenzione si concentrata sulla vita quotidiana e la ripartizione equa degli aiuti umanitari che costituiscono la sola fonte di arricchimento dei leader del “Polisario“. Per affrontare questa situazione, la direzione separatista ha incoraggiato l’immigrazione verso la Spagna per “svuotare” i campi dagli “indesiderati”, e ha chiuso l’occhio sulle gang del contrabbando, che hanno trovato nei campi una base sicura e ideale per rifugiarsi dagli inseguimenti delle autorità algerine e mauritane.
La responsabilità, in primo luogo, è algerina, semplicemente perché il rapimento è avvenuto proprio in questo paese, roccaforte dell’AQMI, con grave difficoltà di controllare le proprie frontiere con il mediterraneo, Marocco, Mauritania, Mali, Niger, Libia, Tunisia. Per affrontare la questione della sicurezza nei campi ha affidato il controllo al “Polisario“. Ma invece di impegnarsi in questo mandato questo ultimo si è limitato ad affrontare le sfide della sua esistenza nei campi sulle spalle della sicurezza del paese ospitante. Il meccanismo di sicurezza non funziona per niente e l’inseguimento iniziato solo ore dopo il rapimento quando i terroristi erano già al sicuro.
Certamente la situazione di anarchia nei campi ha creato le condizioni che permettono ai terroristi di commettere il loro crimine.
Le raccomandazioni italiane, marocchine e francesi: Le cancellerie delle ambasciate italiane, marocchine e francesi avevano già rilevato il pericolo che regna nei campi, ma invece di prendere in serio le preoccupazioni straniere, i separatisti criticano fino ad accusare Marocco e Francia di diffondere false notizie di probabile attentato terroristico contro gli occidentali a Tindouf.
La Farnesina ha raccomandato in modo assoluto di sospendere i viaggi nei campi di Tindouf per evitare il pericolo del terrorismo e dell’insicurezza. Non è la prima volta che le autorità italiane, già tre anni fa le cancellerie dell’Ambasciata italiana ad Algeri hanno avvisato la Regione Toscana di questo pericolo.
La Comunità Internazionale deve agire con urgenza: La Comunità internazionale è chiamata, con urgenza, di misurare il pericolo che rappresentano oggi i miliziani dei separatisti, non solo per i saharawi trattenuti nei campi e che non hanno come sempre, né la libertà di circolazione, né la libertà di espressione, e nemmeno il diritto di essere censiti come esige urgentemente l’Alto Commissariato dei Rifugiati dell’ONU, ma anche di misurare la loro minaccia diretta che pesa sulla stabilità dei paesi del Maghreb, del Sahel e dell’Europa.
È prioritario arrestare e processare i colpevoli davanti ad un Tribunale italiano o spagnolo: È pressante e prioritario che la Comunità internazionale deve agire rapidamente e far pressione sull’Algeria per garantire la sicurezza degli stranieri in Algeria, affinché gli attentati terroristici non si ripetano mai e, affinché non sentiamo più che un volontario umanitario è stato rapito a Tindouf. Nello stesso modo deve agire per l’immediata liberazione degli ostaggi, arrestare e processare i colpevoli davanti ad un Tribunale in Italia o in Spagna.

 Siena 12 marzo 2012
*Coordinatore nazionale della Rete delle associazioni della comunità marocchina in Italia
Segretario generale della Federazione Africana in Toscana

Il Marocco e la crisi del Mali


Il Marocco e la crisi del Mali
Il Marocco ha qualificato “totalmente inaccettabile” l’indipendenza del Nord maliano e si è attivato con aiuti urgenti per affrontare la crisi umanitaria dei rifugiati maliani e si attiva diplomaticamente sul livello del Consiglio di Sicurezza e nel CEDAEO per la pace, la sicurezza e la stabilità nella zona sahel sahariana e per il ristabilimento delle istituzioni costituzionali in Mali.

Indipendenza del Nord maliano è “totalmente inaccettabile”
Il Ministro marocchino di Affari Esteri e della Cooperazione , Saad Dine El Otmani ha affermato alla Maghreb Arab Press (MAP) sul tema degli ultimi sviluppi in Mali, che la proclamazione unilaterale da parte del Movimento Nazionale della Liberazione dell’Azawad  (MNLA) dell’indipendenza del Nord maliano dalla Repubblica maliana è “totalmente inaccettabile” da parte del Regno del Marocco.
El Otmani ha precisato che il Regno del Marocco considera questa dichiarazione come una decisione “totalmente inaccettabile” visto le sue gravi conseguenze sulla pace, la sicurezza e la stabilità in tutta la regione, sottolineando la necessità per tutti gli Stati “di assumere la loro responsabilità per trattare questa questione”.
Aiuti umanitari marocchini ai rifugiati
Per le conseguenze della crisi nord maliano, è stato registrato un flusso di un grande numero dei rifugiati maliani verso i paesi vicini, tale esodo ha provocato una crisi umanitaria nella regione.
Il ministro ha indicato che il Governo marocchino ha preso iniziativa, eseguendo le Alte istruzioni di Sua Maestà il Re Mohammed VI per inviare aiuti umanitari per alleggerire le sofferenze di questi rifugiati in Mauritania, aggiungendo che il Regno si appresta ad intraprendere iniziative simili a profitto dei rifugiati maliani in Niger ed in Burkina Faso.
Mali ha le capacità di uscire dalla crisi
Sulla capacità del Mali di uscire dalla crisi democraticamente e senza danni, soltanto con l’aggravamento della situazione in tutto il Mali, il ministro ha fatto sapere che il Mali “considerato come una democrazia d’Africa, dispone di strumenti necessari per un ritorno flessibile e pacifico alla legittimità costituzionale, nella cornice di un consenso tra tutte le parti concernenti, compressa l’istituzione militare”, la quale ha espresso diverse volte la sua disposizione a rimettere il potere ai civili ed a agire nell’ambito delle Istituzioni costituzionali per poter gestire la crisi del Nord.
Politica estera del Marocco
El Otmani ha sottolineato che il Regno del Marocco, che accorda, nell’ambito della sua politica estera, un grande interesse alle questioni africane, in generale, e la regione Sahaelo-saharaiana in particolare, intraprende contatti e consultazioni con i paesi della regione e diversi paesi amici per ricercare i percorsi di cooperazione propri a “aiutare i fratelli maliani ad uscire dalla loro crisi”.
Golpe di stato contestato
El Otmani ha aggiunto che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione si è attivato subito dopo l’annuncio del Golpe di Stato militare in Mali, con un comunicato ufficiale sottolineando la necessità di ristabilire le istituzioni costituzionali, di preservare l’unità territoriale di questo paese fratello e di fermare l’effusione di sangue dei maliani.
Istituzione di una cellula di crisi Ad Hoc
Il Ministero marocchino ha deciso di istruire una Cellula di crisi Ad Hoc per assicurare e di seguire la situazione della comunità marocchina residente e per evitare ogni attentato contro l’imprenditoria marocchina  in Mali.
La diplomazia marocchina attiva per una soluzione pacifica
La diplomazia marocchina può giocare un ruolo importante per aiutare al regolamento di questa crisi, El Otmani ha fatto sapere che su le Alte Istruzioni del Re Mohammed VI, il Marocco ha annunciato la sua disposizione ad apportare tutto il sostegno necessario per contribuire alla ristabilimento della sicurezza e della stabilità in Mali e garantire una uscita serena e pacifica a questa crisi, partendo dalla sua posizione da membro non permanente del Consiglio di Sicurezza e membro osservatore in seno della Comunità Economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest (CEDAEO), ed in conformità con le sue orientazioni diplomatiche basate sul rispetto di principio di sovranità.
L’ambasciatore del Regno del Marocco a Bamako, che ha incontrato diverse volte il capo del comitato militare maliano, è stato incaricato di affermare la necessità di ristabilire il funzionamento della istituzioni costituzionali, auspicando la disponibilità del Regno marocchino a tenersi accanto al Mali per la preservazione della sua sicurezza, della sua unità e della sua stabilità.
I ribelli tuareg che hanno preso nelle ultime settimane il controllo del nord del Mali hanno dichiarato l'indipendenza della regione dell'Azawad. Con un comunicato pubblicato sul sito del Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad (Mnla), il segretario generale Billal Ag Acherif ha annunciato l'indipendenza dell'Azawad. "Data la completa liberazione del territorio - si legge - dichiariamo in maniera irrevocabile l'indipendenza dello Stato a partire da oggi, venerdì 6 aprile del 2012". L'Mnla accusa il governo del Mali di cattiva gestione, nonché di aver tentato di sterminare la popolazione tuareg e di aver violato la normativa internazionale in materia di popoli nativi.
Inizialmente i ribelli sono riusciti a conquistare soltanto piccole città, ma nelle ultime settimane hanno approfittato del caos scatenato nel Paese dal golpe militare e hanno preso il controllo delle principali città nel nord del Paese.
Yassine Belkassem

Marocco qualifica “totalmente inaccettabile” la proclamazione dell’indipendenza del Nord del Mali e il Re Mohammed VI ordina di inviare urgentemente aiuti

Marocco qualifica “totalmente inaccettabile” la proclamazione dell’indipendenzadel Nord del Mali e il Re Mohammed VI ordina di inviare urgentemente aiuti

 Il Ministro marocchino degli affari Esteri e della Cooperazione, Saad Dine El Otmani, ha qualificato “totalmente inaccettabile” la proclamazione unilaterale del Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad (MNLA) del Nord maliano.
Il Marocco considera che tale inaccettabile decisione avrà conseguenze gravi sulla pace, la sicurezza e la stabilità in tutta la regione.
El Otmani ha, inoltre, indicato che il Re Mohammed VI ha dato istruzioni al governo marocchino di inviare urgentemente aiuti umanitari, per alleviare le sofferenze dei rifugiati maliani in Mauritania, aggiungendo che Rabat si attiva per intraprendere iniziative simili a favore dei rifugiati maliani in Niger ed a Burkina Faso.

giovedì 22 marzo 2012

MAROCCO: AL VIA COSTRUZIONE PIU' GRANDE RAFFINERIA DI FOSFATI AL MONDO


Attualmente il Marocco e' il terzo produttore al mondo e il principale esportatore di fosfati.
SM il Re Mohammed VI, il Re del Marocco, ha posato ieri la prima pietra per la costruzione a Fquih Ben Saleh la grande raffineria dei fosfati nel mondo con un costo di 3,4 miliardi di Dirham.
A questa occasione, sono state illustrate spiegazioni al Re di questo progetto destinato ad aumentare la capacità di produzione del sito di Khouribga ed a prolungare al massimo la durata di vita delle miniere attive (miniere di Sidi Chennane e d'El Halassa).
La raffineria permetterà anche il riciclaggio dell'80% dell'acqua usata nelle operazioni di raffinazione e si articolerà su due linee di  produzione con una capacità di 1.600 tonnellate all'ora, un laboratorio di galleggiamento, sei mulini, dighe su 120 ettari  di terreno e il recupero di fanghi e acqua. Con una capacità produttiva di 12 milioni di tonnellate all'anno. La raffineria creerà 250 posti di lavoro. La prima produzione del nuovo impianto è prevista per l'estate 2013.
La realizzazione della raffineria  El Halassa si inserisce nella cornice della strategia industriale delle miniere dell’Office Nazionale dei Fosfati (OCP) nel bacino di Ouled Abdoune che concerne un budget globale di 18 miliardi di dirham.
Questa strategia prevede l’apertura di tre nuove miniere per un aumento di 20 milioni di tonnellate supplementari di fosfati all’orizzonte del 2020 (da 18 milioni tonnellate attuali a 38 milioni).
Inoltre, la strategia porta alla costruzione di tre raffinerie dotate di alta tecnologia per maggior rendimenti e risparmio di consumo d’acqua e di energia. Dal 2013 creerà 630 posti di lavoro.
Attualmente il Marocco è il terzo produttore al mondo e il principale esportatore di fosfati.
Al progetto sono interessati diversi gruppi industriali e poli produttivi marocchini come l’OCP. Questi progetti denotanti di dinamismo e dell’impegno del Marocco su diversi cantieri, attraverso un approccio innovante in termine di sviluppo locale, permettano di produrre un vero impatto sul piano economico, sociale ed ambientale in Marocco.
22 marzo 2012
Yassine Belkassem
Afroeuropa

mercoledì 14 marzo 2012

Il Marocco combatte la povertà

Il Marocco combatte la povertà

Il Marocco ha lanciato martedì una operazione che punta a generalizzare un servizio di assistenza medica (Ramed) a 8,5 milioni di persone con bassi guadagni per un investimento nel 2012 di circa tre miliardi di dirhams (290 milioni di euro) ha indicato il governo. L’inizio di questa operazione, che deve essere a beneficio dei più poveri in Marocco, è stato dato a Casablanca, la capitale economica del Paese, dal Re Mohammed VI.
La generalizzazione del RAMED costituisce un passo molto significativo dell'istraurazione dello Stato dei Diritti e della democrazia e per l'accesso gratuito al Servizio Sanitario e nella lotta contro la disparità sociale.
L'evento si inserisce nelle globali riforme avviate da anni in Marocco e confermate dalla Costituzione approvata a luglio 2011.

martedì 13 marzo 2012

Nota sul rapimento di tre volontari, l’Italiana Rossella Urro e due spagnoli in Algeria

Nota sul rapimento di tre volontari, l’Italiana Rossella Urro e due spagnoli avvenuto 22 ottobre 2011 in Algeria: Ambiguità e sconforto
Siena 12 marzo 2012

Yassine Belkassem*
Rinnovando la condanna al vile rapimento di tre volontari, l’Italiana Rossella Urro e due spagnoli, avvenuto il 22 ottobre 2011 in Algeria, chiedendo la liberazione immediata degli ostaggi e rinnovando altresì la solidarietà e la vicinanza alle vittime e ai loro familiari. Ma la facilità dell’esecuzione del rapimento e la reazione tardiva delle autorità competenti impongono numerosi interrogativi. Credo che sia prioritario di sapere dove, come e perché è avvenuto questa operazione terrorista.
Luogo di rapimento. È accaduto nei campi dei “rifugiati” che si trovano a Tindouf in Algeria, una zona altamente sorvegliata in ragione che vi si trovano le più grandi basi militari algerine, i depositi delle armi e munizioni e gli alloggi di tutti i dirigenti del “Polisario“ (“Polisario“ organizzazione armata basata a Tindouf, creata e sostenuta dall’Algeria e Gheddafi, chiede di separarsi dal Marocco).
La zona è sottoposta a una rete di sicurezza algerina che controlla ogni movimento dei miliziani stessi e di tutto ciò che accade dentro e fuori i campi.
L’alloggio dei volontari si trova a Rabouni a 500 metri dalla residenza dei visitatori europei e a meno di 900 metri dal Segretariato generale (La sede di Mohammed Abdelaziz capo del “Polisario”) e a circa 1500 metri dal cosiddetto “Ministero della difesa”.
Nello stesso giorno del rapimento si è svolta una larga riunione (civili e miliziani) della Direzione generale del “Polisario“ fino alle ore 20.00 (900 metri dalla residenza dei volontari).
Perché i terroristi hanno scelto i volontari europei? I volontari disturbano? I volontari controllano che gli aiuti umanitari arrivino ad ogni campo e ne verificano la distribuzione in funzione di norme e criteri specifici. Per evitare ogni probabile manipolazione di tali aiuti umanitari, essi stessi acquistano tutti i prodotti dal mercato di Tindouf.
La presenza dei volontari disturba i dirigenti del “Polisario“ che dirottano e rubano facilmente gli aiuti umanitari prima ancora di mostrarli ai volontari per la verifica.
Il lungo soggiorno dei volontari e il loro continuo spostamento all’interno dei campi per il loro controllo dell’acquisto e della distribuzione ha dato l’opportunità di iniziare un processo di scoprire il numero esatto della popolazione nei campi, “segreto” che l’Algeria ed i dirigenti del “Polisario“ non permettano mai a nessuno di conoscerlo, malgrado le raccomandazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dell’ACNUR e delle ONG internazionali per organizzare un censimento.
Per questa ragione alcuni dirigenti del “Polisario“ desiderano liberarsi dei volontari e riaffidare la funzione di acquisto e distribuzione al “Polisario“ e per mantenere il “segreto”.
Ancora oscurità nella “zona grigia”: Il rapimento si evidenzia impossibile senza la complicità interna di elementi del “Polisario” e dell’Algeria, che sapevano precisamente dove si trovavano gli europei, i posti di blocco, le basi militari algerine, le strade …
Un Flash back doveroso, nel 1984 l’organizzazione separatista “Polisario“ ha avviato un assalto per deportare numerose famiglie arabe di beduini dal nord del Mali (Barabiche), per aumentare il numero degli abitanti dei campi e moltiplicare le unità militari. Questo assalto ha lasciato cicatrici indimenticabili e profonde nelle famiglie e nelle tribù del nord del Mali. Per questo i maliani hanno una certa ostilità verso “Polisario“.
I problemi tra i ranghi del “Polisario“ sono aumentati dopo la fine della guerra fredda e ultimamente dopo la Primavera araba; tutta l’attenzione si concentrata sulla vita quotidiana e la ripartizione equa degli aiuti umanitari che costituiscono la sola fonte di arricchimento dei leader del “Polisario“. Per affrontare questa situazione, la direzione separatista ha incoraggiato l’immigrazione verso la Spagna per “svuotare” i campi dagli “indesiderati”, e ha chiuso l’occhio sulle gang del contrabbando, che hanno trovato nei campi una base sicura e ideale per rifugiarsi dagli inseguimenti delle autorità algerine e mauritane.
La responsabilità, in primo luogo, è algerina, semplicemente perché il rapimento è avvenuto proprio in questo paese, roccaforte dell’AQMI, con grave difficoltà di controllare le proprie frontiere con il mediterraneo, Marocco, Mauritania, Mali, Niger, Libia, Tunisia. Per affrontare la questione della sicurezza nei campi ha affidato il controllo al “Polisario“. Ma invece di impegnarsi in questo mandato questo ultimo si è limitato ad affrontare le sfide della sua esistenza nei campi sulle spalle della sicurezza del paese ospitante. Il meccanismo di sicurezza non funziona per niente e l’inseguimento iniziato solo ore dopo il rapimento quando i terroristi erano già al sicuro.
Certamente la situazione di anarchia nei campi ha creato le condizioni che permettono ai terroristi di commettere il loro crimine.
Le raccomandazioni italiane, marocchine e francesi: Le cancellerie delle ambasciate italiane, marocchine e francesi avevano già rilevato il pericolo che regna nei campi, ma invece di prendere in serio le preoccupazioni straniere, i separatisti criticano fino ad accusare Marocco e Francia di diffondere false notizie di probabile attentato terroristico contro gli occidentali a Tindouf.
La Farnesina ha raccomandato in modo assoluto di sospendere i viaggi nei campi di Tindouf per evitare il pericolo del terrorismo e dell’insicurezza. Non è la prima volta che le autorità italiane, già tre anni fa le cancellerie dell’Ambasciata italiana ad Algeri hanno avvisato la Regione Toscana di questo pericolo.
La Comunità Internazionale deve agire con urgenza: La Comunità internazionale è chiamata, con urgenza, di misurare il pericolo che rappresentano oggi i miliziani dei separatisti, non solo per i saharawi trattenuti nei campi e che non hanno come sempre, né la libertà di circolazione, né la libertà di espressione, e nemmeno il diritto di essere censiti come esige urgentemente l’Alto Commissariato dei Rifugiati dell’ONU, ma anche di misurare la loro minaccia diretta che pesa sulla stabilità dei paesi del Maghreb, del Sahel e dell’Europa.
È prioritario arrestare e processare i colpevoli davanti ad un Tribunale italiano o spagnolo: È pressante e prioritario che la Comunità internazionale deve agire rapidamente e far pressione sull’Algeria per garantire la sicurezza degli stranieri in Algeria, affinché gli attentati terroristici non si ripetano mai e, affinché non sentiamo più che un volontario umanitario è stato rapito a Tindouf. Nello stesso modo deve agire per l’immediata liberazione degli ostaggi, arrestare e processare i colpevoli davanti ad un Tribunale in Italia o in Spagna.
*Coordinatore nazionale della Rete delle associazioni della comunità marocchina in Italia  e Segretario generale della Federazione Africana in Toscana